Non sembra essere assolutamente boomer la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (1-11 settembre) che spegne 78 candeline ma appunto senza colpo ferire, anzi, e il cinema italiano confeziona per l’occasione 5 pellicole che sembra possano stupire, trasversali, intime e con quel pizzico di audacia trasformista capace di accendere animo e curiosità tra fonografie dei sentimenti e narrativa esaustiva quanto basta.
Che il cinema sia ripartito in sala da maggio è una verità ma il freno a mano è tirato e ha lasciato malinconicamente in cassa biglietti e pubblico, appiattito dalle piattaforme streaming. Manca ancora la “botta finale”. E la Mostra del cinema di Venezia arriva giusta giusta, quasi a voler innescare un volano determinante. Da qui il tricolore si agitata e tra speranze e timori ci siamo. Ecco la cinquina su cui puntare sulla ruota di Venezia: “Freaks Out” di Gabriele Mainetti, “America Latina” di Fabio e Damiano D’Innocenzo, “Qui rido” io di Mario Martone, “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino”, Il Buco” di Michelangelo Frammartino.
Venezia 78 si preannuncia appassionante e ricca di fermento, basta spegnere le luci in sala e sbirciare il glamour del red carpet.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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