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Ex Caserma Serena. 244 positivi al Covid

4 minuti di lettura

Sulla stampa appare la notizia della seconda tranche di tamponi somministrati agli ospiti ed operatori della ex caserma Serena, dalla quale risultano 244 positivi al Covid in totale.

 

“Per Casier” ha deciso di tenere durante la pandemia un atteggiamento responsabile di collaborazione. Pur coscienti della delicatezza di un assembramento esistente di fatto alla ex caserma Serena, si è scelto di non accendere altre paure, evitando di mettere in scena azioni pubbliche di evidenza su questa situazione di pericolo di contagio. Bastava già il clima di smarrimento che la pandemia stava creando.

 

Ci siamo astenuti da prese di posizione pubbliche, ma abbiamo chiesto a chi amministrava se quella delicata situazione fosse sotto controllo, con un giusto dialogo istituzionale con Prefetto, gestore e Sindaco di Treviso. Si sono dunque richiesti diversi incontri con il Sindaco di Casier e il primo punto dei colloqui prevedeva sempre un aggiornamento sulla ex caserma Serena.

 

Il Sindaco di Casier ci ha sempre rassicurato sui suoi contatti giornalieri con il gestore, ma nelle dichiarazioni ai media di questi giorni, dopo il caso di centinaia positivi, egli stesso afferma che le richieste di controlli non sono state ascoltate. Non possiamo che registrare questa realtà: è dunque stato un dialogo istituzionale inefficace.

 

Ci chiediamo come mai in una Regione nota per l’eccezionale attività di somministrazione tamponi, non ci sia stato neanche un tentativo di accordo tra Stato e Regione per una sistematica attività di tamponi, anche per dei luoghi come le ex caserme di immigrati, in ottica di prevenzione per il territorio, considerando che un elevato numero di ospiti tiene contatti regolari con l’esterno grazie a rapporti di lavoro subordinato; non solo dunque per la presenza di operatori che entrano ed escono dalla struttura, ma soprattutto perché la ex caserma Serena è aperta sul territorio.

 

Riteniamo che la giusta ed opportuna attività dei Sindaci si sarebbe dovuta concentrare sulla forte richiesta ai livelli superiori di un tale accordo Stato-Regione che avesse reso “da protocollo” questa attività di tamponi e sul monitoraggio dei tamponi eseguiti, in dialogo attivo con la Prefettura.

 

Invece assistiamo come tutti ad una strumentalizzazione politica del focolaio Covid alle Serena, ad opera della Lega, forza politica coalizzata con questa Amministrazione. Il Presidente del Consiglio regionale Luca Zaia afferma nei suoi discorsi che quelle persone che alloggiano alla Serena dovrebbero andare a casa loro, celando la realtà, cioè che l’esistenza di queste grosse concentrazioni è diretta conseguenza di un rifiuto della Lega, che dura da anni, al dialogo su sistemi di accoglienza diffusa.

 

Per capire dobbiamo fare un passo indietro sul programma politico della forza che amministra Casier: Civicasier è la forza politica che a maggio 2019 si è insediata con un programma elettorale che alla voce ex caserma Serena recita:

 

“Il Comune di Casier non può esimersi da responsabilità riguardo alle condizioni di vita degli ospiti e all’influenza che questi hanno sulla cittadinanza e lavorerà, attraverso la partecipazione a tutti i tavoli di concertazione e la messa in atto di tutti quegli strumenti che veicolano verso una reale integrazione, fino ad arrivare alla chiusura progressiva del Centro di Accoglienza “Caserma Serena” nel più breve tempo possibile, in collaborazione con il Governo Centrale e il Comune di Treviso. Per quanto riguarda gli immigrati, l’obiettivo primario è quello di aderire al progetto SPRAR e/o stipulare un patto sociale tra cooperative/privati detentori dell’accoglienza e Amministrazione Comunale, che preveda un percorso di integrazione attraverso l’organizzazione di corsi di orientamento civico, in modo da fornire una base di conoscenze che possa portare ad un concreto inserimento nel tessuto sociale locale.”

 

Ci sono varie contraddizioni tra programma e realtà:

– già quando veniva diffuso questo programma lo SPRAR era sul punto di morire a causa degli effetti dei Decreti Sicurezza di Salvini, leader della Lega loro alleata. Prima contraddizione.

– Ad oggi, in più di un anno, questa Amministrazione non ha cercato in nessun modo di creare vera integrazione e neanche di far chiudere progressivamente il Centro di Accoglienza, non utilizzando quella leva politica leghista del capoluogo trevigiano, della Regione Veneto e del Governo (con Salvini Ministro dell’Interno fino all’agosto 2019). Seconda contraddizione.

– Questa Amministrazione è coalizzata con la Lega i cui Sindaci hanno sempre disertato tutti i tavoli prefettizi dal 2015 in poi, anni in cui l’onda migratoria sarebbe potuta essere gestita attraverso una accoglienza diffusa di piccoli numeri per ciascun Comune, con lo strumento dello SPRAR, unico sistema che gli amministratori avrebbero potuto usare per mantenere la pace sociale, integrare in modo indolore e utile nuovi residenti e forza lavoro per le aziende che lamentano da anni carenza di offerta di lavoro di un certo tipo. Terza contraddizione.

 

Esiste forse un limite anche per le politiche che non vogliono occuparsi di problemi mondiali e complessi come l’immigrazione, che disconoscono situazioni delicate come quelle delle ex caserme usate da hub. Perché in momenti di pandemia questo atteggiamento politico non paga neanche di fronte ad elevati consensi elettorali. Il problema ora, per questo tipo di politica si trasforma: passa da essere un problema “esterno” e diventa “interno”, quando colpisce il territorio, la gente, di nuovo gli ospedali. Lo slogan “PRIMA I VENETI” in questo caso entra in pericolo, sotto scacco. E allora si arriva a denunciare lo Stato per danni.

 

Laddove non si trovino ragioni di umana e solidale convivenza tra tutte le persone, a prescindere dal colore della pelle, laddove ci sia indifferenza e irritazione verso il gesto di accogliere, con criterio e regole, almeno si pensi a tutelare il territorio e ad aprire tavoli seri tra Istituzioni per garantire sempre una attenzione alta contro la ripresa dei contagi.

 

Lo dobbiamo a noi, ai nostri ragazzi e al nostro Paese.

 

Simona Guardati

Capogruppo Per Casier

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