Il libro racconta storie di chi finisce a vivere per strada.
Il romanzo di Tiziana Plebani parla di un mondo che ci sta accanto ma di cui a fatica ci accorgiamo, è uno sguardo rivolto a chi si perde, smarrisce il senso della propria vita, non la riconosce più (e vi sono momenti in cui può succedere a tutti) sino a divenire uno di quei paria che trovano rifugio sotto i portici delle nostre città.
Protagonisti del racconto sono un uomo di mezza età e dal passato sconosciuto, e una giovane modella ossessionata dal suo corpo perfetto tanto da non riconoscerlo più e da desiderare di dimenticarlo. I due, come tutti gli altri soggetti che animano il romanzo, hanno una storia a sè, non c’è niente che li accomuni, anche se noi li consideriamo allo stesso modo e la vita che hanno scelto è pur sempre una vita, una vita sfrondata da tutto.
Nella manciata di giorni in cui si svolge la vicenda, l’uomo e la ragazza si sfioreranno lungo le strade che percorrono, avranno degli incontri decisivi per le loro scelte future, mentre la città in cui sono approdati si troverà a interrogarsi su un delitto che ha distrutto un equilibrio apparente.
Quella che esce dalle pagine del libro è una città diversa, che ha abitanti di seconda classe, che non hanno cittadinanza. E si mettono a fuoco i luoghi frequentati, le abitudini, i riferimenti, dalle panchine alle mense, dai rifugi ai portici.
Con una precisa scelta narrativa Tiziana Plebani utilizza registri diversi per ciascuno dei suoi protagonisti, li segue lungo la vertigine dell’abbandono di ogni cosa, dialoga con la giustizia umana, e con la sua insufficienza nel sanare le ferite della vita e incrocia lo sguardo degli altri.
Con un filo di speranza.
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