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Decreto “Fase due”, la parola al CNA: «Acconciatori, estetiste e servizi alla persona devono poter riaprire subito»

2 minuti di lettura

Riapertura non oltre l’11 maggio. Il CNA non ci sta, pronte azioni di protesta

TREVISO, 27 APR. 2020 – «Desta sconcerto e rabbia il fatto che nel Dpcm del 26 aprile non si faccia alcuna menzione a una possibile data di riapertura delle imprese di acconciatura ed estetica. È intollerabile l’ennesima dichiarazione in conferenza stampa del presidente del Consiglio che lascia intendere uno slittamento del riavvio di tali attività al 1º giugno. Rappresenta una condanna a morte per l’intero settore con il rischio di chiusura di un’attività su tre e con nuova linfa per l’abusivismo».

 

 

Lo afferma Alfonso Lorenzetto, presidente di CNA territoriale di Treviso, esprimendo lo sconcerto dell’Associazione di categoria per la scarsa considerazione dimostrata dal Governo verso un settore che in provincia di Treviso conta circa 2700 attività e oltre 5 mila addetti e partecipa in maniera determinante all’economia del territorio, oltre a essere essenziale per garantire il benessere della popolazione.

 

 

«È incomprensibile la totale disattenzione da parte del Governo verso questa categoria di artigiani, che vedrebbero ripartire gli allenamenti delle squadre sportive prima della loro attività» rimarca Lorenzetto.

 

 

La CNA chiede che acconciatori ed estetiste, qualora riescano garantire nel loro negozio le norme di sicurezza, possano riprendere a breve la loro attività e a questo scopo sta predisponendo un protocollo aziendale anti-contagio con le linee guida e le norme igienico-sanitarie da applicare all’interno dei negozi.

 

 

«Le imprese sono ormai allo stremo delle forze e le loro condizioni finanziarie sono così gravi da destare preoccupazione anche sul fronte della tenuta sociale come quella di una chiusura così prolungata – rileva Giuliano Rosolen, direttore di CNA territoriale di Treviso – Le imprese non riusciranno a resistere ancora per molto. Le preoccupazioni degli imprenditori rischiamo di trasformarsi in rivolta. È quanto mai necessario che il Governo riveda le sue posizioni e dia subito segnali chiari e risposte certe rispetto un’apertura ravvicinata di queste attività».

CNA lavorerà da subito, insieme alle altre associazioni imprenditoriali, per far sì che questo decreto possa essere rivisto e migliorato.

«Noi di certo non lasceremo nulla di intentato per cercare di dare agli artigiani quella dignità che sino ad oggi non si sono visti riconoscere, senza escludere manifestazioni di protesta» conclude Rosolen.

 

Fondata nel 1946 la CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, conta oltre 621.000 associati che danno lavoro a oltre 1,2 milioni di persone. CNA rappresenta artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori autonomi, micro e piccole imprese del turismo, dei servizi e dell’industria. All’enorme diffusione dell’artigianato, sia nelle grandi città come nei piccoli comuni, corrisponde la presenza capillare della CNA: oltre 8.000 i collaboratori nelle oltre 1.100 sedi, di cui 19 regionali e 96 territoriali.

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