Che fosse uno dei miti assoluti del cinema è perfettamente inutile ricordarlo, ma questa bellissima mostra dal titolo “C’era una volta Sergio Leone” inaugurata all’Ara Pacis di Roma omaggia il grande papà degli spaghetti western a 30 anni dalla morte e 90 dalla nascita.
A Roma la sua città, l’esposizione approda dopo essere passata per Parigi e richiama nel suo titolo il film più noto dando risalto alle immagini di famiglia fino ad arrivare a quelle del set e alle celebri musiche e i suoi “rumori” che hanno caratterizzato da sempre le splendide pellicole, un percorso breve ma intenso che attraversa artisticamente il genere peplum, ossia il filone cinematografico storico-mitologico.
E poi oggetti, il tutto per far sognare il visitatore e renderlo partecipe di questo mondo, intriso di contenuti autentici e attraenti.
7 è il numero che conta, tanti sono stati i suo grandi film, da “Per un pugno di dollari” fino a “C’era una volta in America”, non solo riscritture di Western ma tracce che sono entrati a pieno titolo, dalla porta principale nel novero delle grandi opere.
Girare curiosi tra le sezioni della mostra vuol dire porgersi al cospetto del grande regista ed emozionarsi, con modellini, costumi, bozzetti e sequenze, incontrando un Morricone amico di infanzia di Sergio che parla di lui o del suo pianoforte che lo stesso musicista amava suonare a casa di Leone.
E poi autentiche chicche, simulacri, come le pistole dei film o il mantello usato dal celebre Clint Eastwood e le splendide fotografie di un maestro del set come Angelo Novi da sempre al fianco del regista fino ad arrivare ad un video di Carlo Verdone, che vide i suoi esordi proprio con Leone, che fu il produttore dei suoi primi film.
Sette grandi film e altrettanti sette motivi per goderci questa splendida passeggiata tra arte e finzione, talento e innata bravura.
Mauro Lama
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