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Carta del Docente e trasporti, il CNDDU sollecita il Ministero: «Garantire l’effettivo utilizzo per treni e aerei»

3 minuti di lettura

In vista dell’anno scolastico 2026/2027, il Coordinamento chiede chiarezza sugli operatori accreditati e sui tempi di attuazione delle nuove disposizioni. Particolare attenzione alla condizione dei docenti fuori sede e dei lavoratori provenienti dalle isole.

Con l’avvicinarsi dell’anno scolastico 2026/2027 torna in primo piano il problema dei costi sostenuti dai docenti costretti, per ragioni di servizio, a vivere e lavorare a centinaia di chilometri dal proprio luogo di residenza.

A richiamare l’attenzione sulla questione è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che ha rivolto un formale sollecito al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, chiedendo di verificare con urgenza lo stato di attuazione delle nuove disposizioni relative all’utilizzo della Carta del Docente per i servizi di trasporto.

La condizione di lontananza non riguarda soltanto il personale precario, ma anche numerosi insegnanti di ruolo che da anni prestano servizio stabilmente in regioni diverse da quelle di provenienza. Per questi lavoratori la mobilità non costituisce un’esigenza occasionale, ma una componente costante della vita professionale e personale.

Nel corso degli anni, le spese per treni, aerei e altri mezzi di trasporto possono raggiungere importi considerevoli. A queste si aggiungono frequentemente il costo di un secondo domicilio e gli ulteriori oneri legati alla permanenza lontano dalla propria residenza e dalla propria famiglia.

La situazione diventa particolarmente gravosa nei periodi che coincidono con i principali momenti della vita scolastica. L’avvio delle attività a settembre, le festività natalizie e pasquali e gli altri periodi di rientro concentrano infatti gli spostamenti in date difficilmente modificabili per chi lavora nella scuola. Proprio in queste circostanze, i prezzi dei biglietti, soprattutto sulle tratte ferroviarie a lunga percorrenza e sui collegamenti aerei, possono registrare incrementi significativi.

Con l’apertura dell’anno scolastico 2026/2027, migliaia di docenti saranno quindi nuovamente chiamati a raggiungere le rispettive sedi di servizio, affrontando spesso spese elevate in una fase dell’anno caratterizzata da una forte domanda di mobilità.

La questione assume particolare rilievo alla luce delle modifiche introdotte dalla legge 30 ottobre 2025, n. 164, di conversione del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127. Le nuove disposizioni hanno ampliato le possibilità di impiego della Carta del Docente, includendo anche i servizi di trasporto di persone.

Secondo il CNDDU, la scelta normativa rappresenta una prima risposta concreta al peso economico della mobilità sul personale scolastico. Alla previsione legislativa deve però corrispondere un’effettiva possibilità di utilizzo. Le difficoltà che ancora interessano l’acquisto dei titoli di viaggio attraverso la Carta rischiano infatti di creare una distanza tra il beneficio riconosciuto e la sua concreta fruizione.

Il problema riguarda in particolare i collegamenti ferroviari a media e lunga percorrenza e quelli ad alta velocità. Il Coordinamento ritiene pertanto necessario definire con chiarezza le condizioni che permetteranno ai docenti di utilizzare la Carta per acquistare biglietti presso i principali operatori nazionali, a partire da Trenitalia e Italo. Chiede inoltre che siano completate le procedure necessarie e che vengano fornite informazioni certe sullo stato degli accreditamenti.

Accanto al trasporto ferroviario resta aperta la questione dei collegamenti aerei, che, secondo il CNDDU, richiede una specifica riflessione istituzionale. Per molti insegnanti provenienti dalla Sicilia e dalla Sardegna, così come per quelli che lavorano in regioni molto distanti dal proprio luogo di residenza, l’aereo non rappresenta una modalità di viaggio accessoria, ma può costituire l’unica soluzione concretamente sostenibile in termini di tempi e distanze.

Una disciplina che non tenesse conto di questa realtà rischierebbe di determinare una disparità tra lavoratori accomunati dalla stessa condizione professionale di lontananza, ma caratterizzati da possibilità di collegamento profondamente differenti. La condizione di insularità, sottolinea il Coordinamento, non può trasformarsi in una penalizzazione indiretta per il personale scolastico.

Il CNDDU chiede quindi al ministro Valditara di promuovere le necessarie interlocuzioni con le amministrazioni competenti e con i principali operatori del trasporto nazionale. L’obiettivo è consentire al personale docente di conoscere con certezza quali servizi siano ammessi, quali operatori risultino effettivamente accreditati e quali siano i tempi previsti per la piena operatività della misura.

Una disposizione pensata per alleggerire il peso economico della mobilità, osserva il Coordinamento, perde inevitabilmente parte della propria efficacia se i destinatari non vengono messi nelle condizioni di utilizzarla proprio nel momento di maggiore necessità.

La scuola italiana continua a garantire il proprio funzionamento anche grazie a migliaia di insegnanti, precari e di ruolo, che hanno accettato di costruire una parte significativa della propria vita professionale lontano dalla regione d’origine. Dietro questa mobilità vi sono anni di biglietti ferroviari e aerei, affitti, spostamenti e rinunce personali e familiari: una componente spesso poco visibile del contributo offerto da questi lavoratori al sistema nazionale di istruzione.

L’auspicio del CNDDU è che l’anno scolastico 2026/2027 possa segnare il passaggio dalla previsione normativa alla piena effettività della misura, sia per il trasporto ferroviario sia attraverso una definizione chiara della questione relativa al trasporto aereo.

Garantire un sostegno concreto alla mobilità significa riconoscere una condizione professionale che, per molti docenti di ruolo, non dura soltanto alcuni mesi, ma accompagna interi anni della loro carriera. L’effettività della misura, conclude il Coordinamento, non dovrebbe dipendere dalla distanza percorsa né dalla geografia del luogo di provenienza di un insegnante.

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