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Caccia, preapertura dannosa per i nuovi nati

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La Regione Veneto ha inserito nel calendario venatorio 2022 cinque giorni di preapertura il 1,2,3,5,7 settembre – che vanno ad aggiungersi al calendario ufficiale che va dal 25 settembre 2022 al 30 gennaio 2023.

Nella provincia di Venezia, nei primi giorni di apertura sono state segnalate criticità ai numeri di telefono della Sezione, in merito a frequenti spari nei pressi delle abitazioni in località Martellago, Campagna Lupia, Favaro Veneto.

“La preapertura rappresenta un estremo danno alla fauna presente in quanto molte specie mantengono nel nido dei giovani che devono ancora involarsi – spiega Gianpaolo Pamio, delegato LIPU Venezia.

“Gli adulti, anche se non rientranti nelle specie cacciabili, possono per errore venire abbattuti, condannando la morte per inedia i giovani ancora bisognosi di accudimento. Stessa cosa se particolarmente disturbati: per la loro incolumità abbandonano i nidi lasciando i giovani a morte certa”.

La nostra Penisola e l’area Nord Orientale in primis, è inserita nelle tre rotte principali di migrazione tra Nord Europa – Eurasia e Nord – Africa ed Africa Sub – Sahariana: Le giornate di preapertura ostacolano, portandoli a morie per infarto e shock alcune specie particolarmente elusive e timide tra cui il Voltolino Porzana porzana che proprio in questi giorni sta effettuando la migrazione post – riproduttiva dalle Steppe Siberiane al Nord Africa. Sono sempre maggiori le specie inserite nella lista rossa delle specie in via di estinzione redatta dal IUCN International Union for Conservation of Nature”, prosegue Pamio.

Voltolino, credits Massimo Scalabrin

Lo stesso ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale nel documento inviato alle Regioni nel 2021 esprime un quadro preoccupante  (…) il perdurare di condizioni climatiche estreme nel corso della corrente stagione estiva, soprattutto nel caso di specie che nel nostro Paese raggiungono il limite meridionale del proprio areale, ha sicuramente determinato un peggioramento delle condizioni fisiche degli individui rispetto a quanto si registra in annate caratterizzate da valori nella norma dei parametri climatici poiché risulta necessario un maggior dispendio energetico per raggiungere le fonti idriche che si presentano ridotte e fortemente disperse.

Ciò può condizionare negativamente il successo riproduttivo e aumentare la mortalità degli individui giovani e adulti rendendo i soggetti maggiormente vulnerabili a malattie e predazione. A ciò va ad aggiungersi un impoverimento quali-quantitativo dell’offerta trofica, determinato dal perdurare di condizioni climatiche siccitose. La scarsa disponibilità di risorse trofiche condiziona sia specie che si nutrono di bacche, semi e insetti, sia specie erbivore che, a causa della scarsa disponibilità idrica, non sono in grado di compensare il basso tenore d’acqua presente nei tessuti vegetali di cui si nutrono.

Per quanto concerne gli ecosistemi acquatici, le temperature elevate e la siccità determinano la perdita o forte limitazione dei livelli idrici di zone umide, stagni e invasi favorendo tra l’altro l’insorgenza di estesi fenomeni di anossia, con conseguente alterazione delle reti trofiche esistenti e parziale o totale collasso delle biocenosi.

Allo stesso tempo, con il perdurare della crisi idrica molti ambienti palustri nel corso dell’estate tendono a seccare, riducendo il successo riproduttivo delle specie che nidificano più tardivamente e costringendo gli uccelli a concentrarsi nelle poche aree che rimangono allagate. In un tale contesto, inoltre, l’impatto antropico sugli ecosistemi acquatici risulta ancora più incisivo: le già ridotte risorse idriche naturali vengono infatti sfruttate con maggiore intensità, per far fronte alle crescenti richieste per usi civili, agricoli e industriali. Al tempo stesso, le sostanze inquinanti derivanti dalle attività agricole, industriali e civili tendono a concentrarsi con maggiori impatti sugli ecosistemi acquatici.” (…).

La situazione nel 2022 si trova speculare con l’aggravamento degli eventi siccitosi, i calendari venatori di tutte le regioni, tra cui il Veneto, non hanno tenuto conto di tali eventi. Le conseguenze sono già deleterie in termini di conservazione della stragrande maggioranza delle specie di uccelli.

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