Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sul nuovo Governo Draghi
E così è partito il governo Draghi che si caratterizza soprattutto per la competenza e il carisma di un Presidente del Consiglio decisamente politico, visto che, a mio avviso, il risultato più importante da lui ottenuto in BCE è stata la frattura tra la maggioranza del Consiglio e la linea Schauble (ministro delle finanze tedesco), che gli ha consentito di guidare il passaggio dall’austerità all’espansione monetaria.
In Italia si ricorda Draghi per l’abusato “whatever it takes” che infranse i sogni di vari speculatori finanziari e ci si dimentica, penso volutamente, degli innumerevoli richiami da lui indirizzati a quella politica scialacquatrice che oggi occupa 15 delle 24 caselle ministeriali del suo governo.
Comunque, guardando l’elenco dei ministri, penso che la prossima gestione sanitaria sia in totale continuità con la precedente, mentre profonde differenze si stanno evidenziando sul recovery plan.
Conte, nei suoi incontri con Draghi, avrebbe dovuto cercare una proficua collaborazione per affrontare un pendio evidentemente superiore alle sue forze, e l’unica sua posizione che spero mantenuta nel recovery dell’attuale governo è la forte difesa di una diligenza di 209 miliardi di euro, che i politici e i loro sostenitori economici ritengono di poter regolarmente assalire.
Secondo il governista Salvini infatti è sempre meglio partecipare a una spartizione piuttosto che starsene fuori e, al di là di aulici interventi parlamentari, anche l’atteggiamento di Renzi nei confronti del Conte2 è stato segnato da accentuati risentimenti economici dovuti sia dalla mancata apertura della desiderata pratica “ponte di Messina”, che dalla revoca (non sospensione, ma revoca) di un contratto di fornitura di armi ai sauditi del valore di 411 milioni di euro.
Da qui forse un viaggio e un richiamo al rinascimento.
E a proposito di Salvini, ritengo del tutto diversive e dispersive le ipotesi sulla sua conversione europeistica, quando invece meriterebbero una decisa attenzione sia l’aggiramento legislativo delle decisioni della Corte di Giustizia Europea attuato dal Pd a favore di Mediaset, che gli ostacoli sorti sulla strada di Del Vecchio verso Mediobanca, visto che un imprenditore, solo per aver toccato gli equilibri di un potere tradizionale, si è dovuto rivolgere alla stessa Corte per il completamento (autorizzato) della sua iniziativa industriale.
Insomma credo che in questo Paese le adesioni alla causa europea siano sia altalenanti che condizionate, e si affiancano a pretese politiche liberali che in 30 anni hanno praticamente azzerato la concorrenza, gli ascensori sociali, il lavoro come valore e il rispetto di qualsiasi regola anche a livello sociale.
Speriamo ora in Draghi e facciamogli tutti i possibili auguri.
Luigi Giovannini
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