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Referendum autonomia veneta, vince il sì. Cosa succederà?

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Il referendum consultivo sull’autonomia regionale è stato un successo in Veneto, confermando un plebiscito quasi ovvio per la maggior parte degli elettori. Negli ultimi tempi sono stati evidenziati i possibili punti di forza della consultazione popolare, fra cui il peso simbolico di una maggioranza manifesta che si esprime a favore di una soluzione finora solo ipotizzata.

 

Tuttavia, l’iniziativa del referendum è stata anche criticata per gli ingenti costi (14 milioni in Veneto e 50 in Lombardia), che ha richiesto un’operazione giudicata più una mossa elettorale che funzionale. L’esempio dell’Emilia Romagna, la quale senza spendere denaro pubblico sta già intavolando delle trattative con il governo in materia di autonomia, ha mosso in molti il dubbio di un endorsement di facciata, utile a rafforzare i gruppi politici coinvolti nel promuovere questo strumento.

 

Le critiche non hanno fermato l’affluenza al voto, come dimostra il 57,2% degli elettori andato alle urne. Chi ha votato si aspetta ora di vedere gli effetti di un Sì che quasi all’unisono vuole maggiore autonomia per il Veneto. Cosa accadrà ora?

 

Veneto e Lombardia non diventeranno una regione a statuto speciale, in quanto sarebbe necessario modificare la costituzione. Lo statuto speciale di Sicilia, Sardegna, Friuli, Val d’Aosta e Trentino Alto-Adige è infatti sancito dalla Costituzione, la quale difficilmente diventa oggetto di modifiche, come dimostra anche la débacle del referendum confermativo proposto dal governo Renzi nel 2016.

 

E’ doveroso premettere che la volontà dei veneti resterà comunque subordinata all’esito positivo della trattativa col governo. Dal canto suo, il presidente del Veneto Luca Zaia ha già annunciato l’intenzione di chiedere “tutte le 23 materie e i nove decimi delle tasse”. Il governo è inoltre disponibile a trattare, come dichiara il ministro per gli Affari Regionali Gianclaudio Bressa.

 

Ciò che verrà quindi discusso in sede di trattativa, sarà il trasferimento alla Regione delle materie di competenza dello Stato, fra cui tre di competenza esclusiva, ovvero l’organizzazione della giustizia di pace, l’istruzione, la tutela dell’ambiente e dei beni culturali. Tra le 20 materie ricorrenti, spicca invece il coordinamento della finanza pubblica e tributario.

 

Il cammino verso una maggiore autonomia regionale è quindi ancora lungo e tortuoso.

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