No, non chiamatelo Stadio è la Scala del calcio, con tutto quello che è stato e forse, ma forse non sarà più.
Che quando varchi il suo uscio diventi un’altra persona e lasci alle spalle tutto, gioie e dolori, fino a sederti nell’ultimo gradino o in tribuna poco importa.
Inaugurato nel 1926 è di proprietà del Comune di Milano e in origine poteva ospitare 35 mila spettatori poi passati agli odierni 80.000.
Arrivare da Viale Caprilli e approdare all’Ippodromo incontrando il bagarino che ti offre il biglietto maggiorato e il venditore di caldarroste, ecco tutto questo non accadrà più o forse è una foto anni 80.
1,2 miliardi di euro per un nuovo impianto che dovrebbe avere una capienza di 60.000 posti sorgerà nell’area contigua dell’attuale Stadio e darà origine all’ennesimo District milanese che porterà aree dedicate a shopping e intrattenimento e che accoglierà non solo tifosi ma anche turisti per 365 giorni all’anno, creando un indotto di occupazione stimato intorno a 3.500,00 persone.
Il piano è ambizioso e Milano in quanto “capitale del fare” potrebbe essere perfetta, i Club sperano di finire la parte tecnica nel 2.020 e se ci sarà intento si farà il bando tra i più importanti studi di architettura, il Comune nel contempo ha 90 giorni per esprimersi sulla dichiarazione di pubblico interesse, 90 si, come i minuti di un match.
Ma per ora il Meazza ovvero San Siro guarda tutti sornione ancora dall’alto, acciaccato, un tantino brizzolato ma ricco di fascino e suggestione, di quella che ti lascia senza respiro.
Mauro Lama
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