Girato in 0tto settimane nell’atmosfera melanconica del lago d’Orta in Piemonte, l’ultimo lavoro di Albanese assapora provincia e amare follie
Il ritorno di Antonio Albanese, nella duplice veste di regista e attore indossa la narrativa riguardante tre amici, Gigi, Beppe e Umberto, che attendono la ritrovata libertà del giovane Toni per innescare una notte interminabile, da ricordare. Diciamo subito che la verve teatrale dei protagonisti ammanta immediatamente la pellicola così come il bacino lacustre, il lago, che incombe sulla storia regalando decadenza e malinconia. Albanese, Battiston, Nicola Rignanese e Niccolò Ferrero, tra gli altri, formano la classica combriccola di chi nella vita ce l’ha fatta a modo suo, ormai fuori target per un coup de théâtre. Perché il titolo del film conta e fa riflettere, anche se la regia di Albanese mira più in alto, quasi a volerci raccontare una squisita favola di adolescenza permanente. Ma non ci troviamo nel terreno del “Forever young“ né tantomeno serve girovagare in altri lidi. La storia non si accende del tutto, anche se si ride e il divertimento non manca, seppur prigioniero della goffaggine dei suoi protagonisti e racchiuso giocoforza in una notte dove succede molto. Da un probabile incidente in cui i protagonisti vogliono far luce, dopo essere fuggiti di primo acchito, ai colpi di scena e alle disinvolte analisi delle loro malcelata esistenze. Il tutto al cospetto di un microcosmo dove ci sarà posto per una escort e una figlia ribelle, presenze femminili che adornano la storia senza disarcionarla. Dal tramonto all’alba diventa un periodo dove accadono indubbiamente diverse cose, ma anche il lieve pretesto per guardarsi dentro, dolce come l’acqua del lago, lontani dall’essere grandi per poter lavorare.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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