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Una finestra sul mondo. Università di Napoli “L’Orientale”: il DAAM e il Museo d’Ateneo

5 minuti di lettura

di Carlo Franchini e Luisa Sernicola, Università di Napoli “L’Orientale”

È una giornata di maggio e Napoli, distesa tra i colli e le acque tranquille del golfo, mi accoglie con la familiarità e l’allegria che solo le città di mare sanno dare. Mi arrampico su per via Mezzocannone, nel cuore pulsante del centro storico, in compagnia di Luisa Sernicola, una cara amica e archeologa all’Orientale. Raggiungiamo Piazza S. Domenico Maggiore. Qui, nell’antico quartiere Seggio di Nilo, dove risiedeva la più alta nobiltà partenopea, sorge Palazzo Saluzzo di Corigliano, edificato nel XVI secolo per volontà di Giovanni di Sangro e oggi sede del DAAM, (Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo) dell’Università di Napoli L’Orientale.

Attraversiamo il monumentale portone in pietra piperno e percorriamo l’imponente scalone fino a raggiungere il quarto piano, ampliamento voluto dal proprietario settecentesco dell’edificio, Agostino Saluzzo, secondo duca di Corigliano, di cui il palazzo porta il nome. In uno degli ambienti privati della dimora, il celebre Gabinetto degli Specchi, mi riceve il Professore Andrea Manzo, attuale Direttore del Dipartimento, che conosco da tempo e che oggi mi accompagnerà in una speciale visita alla scoperta delle attività di studio e di ricerca che si svolgono quotidianamente tra queste mura.

Guarda la video-intervista al Prof. Andrea Manzo su YouTube

L’Università di Napoli “L’Orientale” nasce nel diciottesimo secolo come Collegio dei Cinesi. Fondato da Matteo Ripa e riconosciuto nel 1732 da Clemente XII, è la più antica scuola di sinologia e orientalistica in Europa. La sua lunga e consolidata tradizione di studi sulle lingue, le società e le culture dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa e delle Americhe risponde all’originale proposito di individuare gli elementi di contatto e le peculiarità di popoli e culture, stimolare al confronto, arricchirsi nella diversità, superare barriere e unità monolitiche, diventare permeabili all’altro, al diverso.

A questa visione si rifanno interamente le attività del DAAM, punto di arrivo di questa lunga tradizione. Attualmente, infatti, vi si insegnano oltre venti lingue antiche e moderne, inserite, insieme alle rispettive filologie e letterature, in una cornice storico-culturale che comprende la storia in senso stretto, ma anche la storia dell’arte, l’archeologia, la storia del pensiero religioso e filosofico. L’offerta didattica è declinata in due corsi di laurea triennale – Culture antiche e archeologia: Asia, Africa e Mediterraneo e Lingue e culture orientali e africane – e due di laurea magistrale – Archeologia: Asia, Africa e Mediterraneo e Lingue e culture dell’Asia e dell’Africa, e completata da un master in Didattica della lingua e cultura cinese, un dottorato in Asia, Africa e Mediterraneo, e da una Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici: Archeologia Orientale, Classica e Medievale in collaborazione con l’Università di Salerno. È, inoltre, arricchita ogni anno da un fitto calendario di laboratori, seminari, conferenze e convegni a cui partecipano specialisti italiani e stranieri.

Chiacchierando ci spostiamo tra corridoi, saloni affrescati e biblioteche ricche di manoscritti rari e volumi a stampa antichi e moderni: il patrimonio documentale di Palazzo Corigliano è stimato in più di 300.000 volumi, tra monografie e periodici, sull’Oriente, l’Africa e l’area mediterranea.

Ci muoviamo letteralmente a ritroso nel tempo fino a raggiungere l’Aula delle Antichità, nel piano interrato, dove sono visibili i resti di alcune strutture di epoca romana sulle quali sorge l’edificio, indagate negli anni Ottanta del secolo scorso dagli stessi docenti del dipartimento. Qui, davvero, il passato, la storia, non solo si studiano e si insegnano, ma si respirano ogni giorno.

Le attività di ricerca sono il fiore all’occhiello del DAAM. Decine di progetti su temi che spaziano dall’antichità alla contemporaneità, condotti in una prospettiva interdisciplinare, e declinati attraverso una fitta rete di collaborazioni con altri atenei e istituti di ricerca italiani e stranieri e, soprattutto, attraverso i numerosi Centri di Studio nati all’interno dei progetti “Dipartimento di Eccellenza”, finanziati per i quinquenni 2018‒2022 e 2023‒2027. Un dipartimento, dunque, con radici profondamente ancorate nel passato, ma con lo sguardo teso al futuro, come testimoniano le numerose attività sui temi più che mai attuali della transizione digitale e degli studi paleoambientali.

Inoltre, un dipartimento che si apre all’esterno, alla collettività, attraverso azioni volte a produrre beni pubblici di natura culturale, sociale o educativa e attraverso attività legate alla gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale dei Paesi in cui operano le sue missioni archeologiche. Molte di queste attività di Public Engagement si concretizzano anche attraverso l’uso di piattaforme digitali quali siti web e social media.

Forse il segno più tangibile di questa istintiva e costante apertura verso il pubblico del DAAM e dell’Ateneo è rappresentato dal Sistema Museale.

Ospitato al piano terreno dell’ottocentesco Palazzo du Mesnil, con una superba vista sul mare del Golfo di Napoli, il Sistema Museale d’Ateneo, istituito nel 2017, comprende le collezioni del Museo Orientale Umberto Scerrato e del Museo della Società Africana d’Italia.

Il primo, inaugurato nel 2012, nasce da un’idea di Umberto Scerrato, archeologo e docente dell’Orientale, che già negli anni Settanta del Novecento aveva messo insieme una collezione di ceramiche e metalli islamici di origine iranica. A questo primo nucleo di manufatti, se ne sono, nel tempo, aggiunti altri, provenienti dalle ricerche archeologiche dell’Ateneo e dalla generosità di alcuni donatori, fino a raggiungere la connotazione attuale che presenta stele funerarie islamiche dall’Egitto, sigilli dal Vicino Oriente antico, frammenti ceramici e altri manufatti antichi dal Sudan, materiali provenienti dall’Eritrea e dall’Etiopia, una corposa raccolta di ceramiche islamiche, sculture dall’India e porcellane cinesi.

Il Museo della Società Africana d’Italia, inaugurato nel 2014, raccoglie materiali etnografici, alcuni reperti archeologici, raccolte di rocce e minerali, collezioni botaniche e zoologiche provenienti dall’Africa. Muovendosi tra strumenti musicali, armi, ornamenti e utensili tradizionali, mummie di gatto dall’Egitto tolemaico, raccolte di semi, piante, gomme e resine, conchiglie e altri animali, si respira appieno lo spirito che animò questo sodalizio fondato a Napoli nel 1880. Un approccio olistico al continente africano, orientato allo studio e alla documentazione finalizzati a valutare le opportunità di sfruttamento economico delle risorse. 

Con l’intento, comune a tutte le espressioni dell’Orientale, di coniugare assieme ricerca, didattica e Public Engagement, il Sistema Museale d’Ateneo rappresenta un’opportunità unica per gli studenti di lavorare direttamente sui materiali, formandosi ed esercitandosi in attività di documentazione, descrizione, conservazione e restauro attraverso laboratori didattici opportunamente organizzati da docenti e ricercatori.

La visita giunge al termine. Sulla bellissima passeggiata di via Chiatamone, su cui si affaccia il museo, saluto il Professore Andrea Manzo ringraziandolo per il tempo che ha voluto dedicarmi e per la ricchezza delle informazioni condivise.

Torno sempre con piacere a Napoli e all’Orientale, università alla quale sono molto legato per una serie di vicende personali e familiari. Come il braccio di mare che ho di fronte, questa università è davvero una finestra aperta sul mondo e a tutti gli studenti che in questo momento stanno scegliendo il percorso universitario da intraprendere, rivolgo l’invito di Andrea: “Entrate nelle nostre aule, lasciatevi contaminare e affascinare da discipline, saperi e culture solo apparentemente distanti tra loro e, chissà, potreste scoprire una vocazione, una passione, un interesse che prima non pensavate di avere”. Oppure digitate www.unior.it e navigate con noi, nello spazio e nel tempo.

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