La violenza sugli animali è un fenomeno che purtroppo si verifica ancora troppo spesso nel nostro Paese, nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione e le norme a tutela del mondo faunistico. Chi maltratta o uccide un animale per crudeltà o senza necessità commette un reato penale, che può comportare la reclusione o la multa, oltre alla confisca dell’animale oggetto di maltrattamento.
Cosa si intende per violenza sugli animali
Per violenza sugli animali si intende qualsiasi atto che causi una lesione, una sevizia, una fatica o un lavoro insopportabile per le caratteristiche ecologiche dell’animale. Si tratta di condotte che provocano sofferenza nell’animale, a prescindere dalla presenza di lesioni visibili o da violenze fisiche particolarmente crude. La violenza sugli animali può essere motivata da crudeltà, cioè da un piacere sadico nel far soffrire l’animale, o da mancanza di necessità, cioè da una mancanza di giustificazione etica o legale per uccidere o maltrattare l’animale. Alcuni esempi di violenza sugli animali sono:
- Lasciare molti animali in una gabbia stretta o in uno spazio angusto tanto da non consentire loro di muoversi o di respirare;
- Non curare, non nutrire o abbandonare gli animali;
- Far trainare a un cane un carretto o sottoporre un animale a lavori eccessivi per la sua razza;
- Dopare gli animali per aumentare le loro prestazioni sportive;
- Torturare, mutilare o uccidere gli animali per divertimento o per rituali.
Quali sono le pene previste per la violenza sugli animali
La legge 189 del 2004 ha modificato il codice penale introducendo il reato di maltrattamento di animali, elevandolo da semplice contravvenzione a delitto. La norma prevede che chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. Inoltre, la legge prevede la confisca degli animali oggetto di maltrattamento, prima non prevista, e la sospensione o la revoca della licenza di allevamento, commercio o detenzione di animali. Se dal maltrattamento deriva la morte dell’animale, la pena è aumentata da quattro mesi a due anni di reclusione e da 5.000 a 30.000 euro di multa.
Come denunciare la violenza sugli animali
Chiunque sia testimone o abbia conoscenza di un caso di violenza sugli animali può e deve denunciarlo alle autorità competenti. La denuncia può essere presentata alle forze dell’ordine (carabinieri, polizia, guardia forestale, guardia di finanza), al pubblico ministero presso il tribunale, al sindaco o al veterinario comunale. La denuncia può essere verbale o scritta e deve contenere tutti i dati del denunciante, i fatti contestati, i dati dell’autore del reato, se noto, e le eventuali prove a disposizione (testimoni, foto, video, documenti). La denuncia può essere presentata anche da associazioni animaliste o ambientaliste, che possono costituirsi parte civile nel processo penale. Chi denuncia la violenza sugli animali ha diritto alla riservatezza e alla tutela della propria identità. Chi denuncia in buona fede non può essere perseguito per calunnia o diffamazione. Chi denuncia in malafede, invece, può essere punito con le stesse pene previste per il reato di maltrattamento di animali.
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