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Venezia. Gestione flussi turistici, storia di un fallimento annunciato

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Sembra di essere tornati indietro di anni. Ticket sì, ticket no. E ovviamente Tornelli. Non manca il fatidico Numero chiuso (quantificato sulla base di cosa non è dato sapersi né quali siano le quantità alle quali si pensa). Per non parlare della situazione dei trasporti perfino peggiorata che di certo mortifica lo stesso turista oltre che i cittadini veneziani.

Mesi e mesi in cui il mondo si è fermato e durante i quali c’era la possibilità di sperimentare la gestione dei flussi in entrata e in città, mesi e mesi in cui si doveva evolvere il concetto di ticket da mero contributo d’accesso – che tanto assomiglia al prezzo di un biglietto disneyficando l’entrata in città – ad un acquisto di servizi di qualità.

L’idea dell’attuale amministrazione è chiarissima. Dov’era com’era. Peggio se possibile. Si ha perfino intenzione di creare nuovi terminal come nell’area Pili-San Giuliano e Montiron con il rischio da una parte di compromettere le funzioni di un parco urbano e, dall’altra, con la certezza di incidere in una parte molto delicata della laguna e non, come da sempre immaginato, di insediare queste funzioni importanti a Tessera e Fusina. Intanto il Ponte della Libertà è sempre più una via di accesso per turisti pendolari che arrivano a Venezia anziché una strada urbana.

 Eppure non mancano idee alternative, non mancano finanziamenti (mai come negli ultimi anni Venezia ha ricevuto risorse dallo Stato centrale a vario titolo), manca la volontà politica di rendere il turismo una parte dell’economia cittadina e non il tutto. Manca l’idea di costruire una città metropolitana capace di governare questa economia. Nulla si sta facendo per insediare nuove attività che non siano legate al turismo.

 La storia dovrebbe insegnarci qualcosa: negli anni Settanta si decise di incentivare il turismo perché era fortemente stagionalizzato con molte strutture alberghiere che chiudevano nei mesi invernali, la città viveva una crisi economia profonda e si pensava – giustamente – potesse aiutare l’economia cittadina. Ora la situazione è ben differente. Ci vorrebbe un’amministrazione capace di fare quello che si fece a fine Ottocento quando si fondavano università, centri di ricerca, si attiravano capitali stranieri per dar vita a nuove industrie.

 I tornelli aiuteranno noi tutti a sentirsi protagonisti di un enorme gioco dell’oca e nulla più.

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