Tra le mie varie ossessioni compulsive se n’è aggiunta una nuova: una fissazione per l’aria fresca. Ho recentemente avuto quasi un attacco di panico quando, invitata a casa di amici per cena, li ho trovati abbattuti da un brutto raffreddore. Ho immediatamente chiesto loro di arieggiare l’appartamento relativamente piccolo e, per mia disgrazia, la mia amica infreddolita non ne ha voluto sentir ragione. Non ci siamo abbracciati e nemmeno condiviso oggetti; l’aria che respiravamo era però la stessa. Da quella sera, sento il mio sistema immunitario combattere contro il virus e per ora è il mio sistema immunitario a vincere la battaglia. Questo episodio mi ha fatto notare come vicino ai tre pilastri – igiene, mascherina e distanziamento sociale – si nota un’assenza: l’areazione degli ambienti. Per una qualità dell’aria ottimale, negli ambienti chiusi dovrebbe esserci lo stesso livello di CO2 dell’aria aperta. Prestare attenzione alla situazione può aiutare a non ammalarsi di Coronavirus: la situazione ideale sarebbe quella di poche persone in una stanza grande, incontri brevi, indossare la mascherina quando si parla con qualcuno, distanziamento adeguato, ma anche ventilazione d’urto. L’inverno sta arrivando e non sarà facile aprire le finestre come indicato – dai tre ai cinque minuti circa ogni venti minuti – ma potrebbe fare (tutta) la differenza.
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