Donald Trump rilancia la sua offensiva commerciale e porta al 15% i dazi su tutte le importazioni negli Stati Uniti, meno di 24 ore dopo che la Corte Suprema ha bocciato il cuore della sua strategia tariffaria. Il Presidente ha annunciato sabato l’aumento dal 10% al 15%, ricorrendo a un diverso fondamento giuridico rispetto a quello dichiarato illegittimo venerdì dai giudici
Washington (USA). La decisione arriva in un clima di forte tensione istituzionale. La Corte Suprema, con una maggioranza di 6 a 3, ha stabilito che Trump aveva ecceduto i propri poteri introducendo lo scorso anno dazi generalizzati in base all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), senza ottenere l’approvazione del Congresso. Una sentenza che il presidente ha definito “una vergogna per la nazione”, attaccando duramente i giudici.
Nel suo messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha annunciato che, “con effetto immediato”, il dazio globale del 10% sarà innalzato al “livello pienamente consentito e legalmente testato del 15%” ai sensi della sezione 122 del Trade Act del 1974, norma mai utilizzata prima. Tale disposizione consente al presidente di imporre tariffe fino al 15% per un massimo di 150 giorni; oltre tale periodo è necessario il via libera del Congresso.
Durante questa finestra temporale, ha spiegato Trump, l’amministrazione lavorerà a nuovi dazi “giuridicamente ineccepibili”. Resta tuttavia incerto se tutti gli atti formali siano già stati firmati e quale sia l’effettiva tempistica di entrata in vigore. Un documento della Casa Bianca diffuso venerdì indicava che i precedenti dazi del 10% sarebbero scattati alle 00:01 (ora della costa Est) di martedì 24 febbraio.
La mossa rischia di riaccendere le tensioni commerciali con partner strategici. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato che si recherà a Washington con una posizione europea coordinata, sottolineando come “il veleno più grande per le economie europee e statunitensi sia l’incertezza costante sui dazi”. Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha difeso il ruolo della Corte Suprema e il principio dello stato di diritto, ribadendo che la regola più equa nei rapporti commerciali è la “reciprocità” e non le decisioni unilaterali.
L’aumento al 15% pone questioni anche per Paesi come il Regno Unito, che aveva già concordato un’aliquota del 10% con Washington. Secondo William Bain, responsabile delle politiche commerciali della British Chamber of Commerce, la nuova stretta “sarà negativa per il commercio, per i consumatori e le imprese americane e indebolirà la crescita globale”.
Non tutti i prodotti saranno colpiti. Sono previste esenzioni per minerali critici, metalli e prodotti farmaceutici, oltre ai beni conformi all’accordo USMCA provenienti da Canada e Messico. Restano inoltre in vigore i dazi settoriali già imposti su acciaio, alluminio, legname e automobili in base ad altre normative.
Trump difende la sua linea sostenendo che i dazi siano necessari per rilanciare la manifattura americana. Secondo i dati governativi più recenti, gli Stati Uniti hanno incassato almeno 130 miliardi di dollari grazie alle tariffe introdotte tramite l’IEEPA. Tuttavia, diversi studi indicano che circa il 90% dell’onere è stato sostenuto da imprese e consumatori statunitensi.
Le principali associazioni imprenditoriali americane hanno già iniziato a chiedere rimborsi dopo la sentenza della Corte Suprema, ma il presidente ha avvertito che eventuali restituzioni richiederanno una lunga battaglia legale.
Intanto lo scontro con la magistratura si è fatto personale. Venerdì, dalla Casa Bianca, Trump si è detto “vergognato” da alcuni membri della Corte e ha elogiato i tre giudici dissenzienti – Brett Kavanaugh, Clarence Thomas e Samuel Alito – attaccando invece duramente gli altri, compresi due da lui nominati, Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch, definiti “una delusione”.
Con l’ennesima escalation tariffaria e un conflitto aperto con il potere giudiziario, la politica commerciale americana entra così in una nuova fase di incertezza, con effetti potenzialmente significativi sull’economia globale.
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