Un serial killer padre di un’adolescente, braccato dalla polizia proprio durante un concerto di una pop star idolo della figlia
Scritto e diretto da M. Nigth Shyamalan e interpretato tra gli altri da Josh Hartnett e Ariel Donoghue, dal 7 agosto nelle sale italiane, il film dona immediatamente empatia per l’immediatezza della sinossi, che vede un padre ricercato, che accompagna la figlia ad un concerto di una pop star idolatrata da ragazzine e social, con la polizia federale che, pur non conoscendo le sembianze dell’uomo possiede la certezza della sua presenza e organizza una trappola, una Trap appunto.
Una caccia all’uomo che mira a catturare uno psicopatico di professione serial killer, che porta con sé appiccicato un nomignolo che è tutto un programma, “The Butcher“, il macellaio.
Tra dirette Instagram e condivisioni su Tik Tok il film inneggia alla comunicazione odierna e alla follia di un killer lucido, beffardo e inafferrabile, cinico massacratore, che fa a pezzi le sue vittime senza alcuna pietà, totalmente sdoppiato nel ruolo di padre amorevole e criminale. Senza rimorsi per le sue traiettorie delittuose.
L’assassino che accompagna e scappa, lontano dalle spicce convenzioni. Trap è un lungometraggio che parte semplice, ma che si rivela complesso e articolato nelle sue ambiziose vedute e ha il pregio di poter comunicare alle nuove generazioni pur rifacendosi al cliché d’antan, che prevede il serial killer da arrestare, ad ogni costo.
Una pellicola che “rilascia volontariamente“ a grandi dosi il ruolo decisamente imperante dei social media, non solo per la mera presenza in rete, quanto per la condivisione attiva che rende protagonisti, riflessione d’obbligo incastonata in una storia di ossessione, crimini ed eccessi.
Photo credit by Wikipedia
Intravisti per voi di Mauro Lama
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