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Nel tentativo di contenere la diffusione della pandemia di COVID-19, la maggior parte dei governi ha temporaneamente chiuso le strutture educative.

Il sito dell’Unesco monitora e aggiorna quotidianamente i dati relativi alle chiusure di scuole e università, dall’inizio dell’emergenza.
Il colpo d’occhio che si scorge alla vista di questa mappa è impressionante: ad oggi, 16 aprile 2020, di tutto il planisfero solo 5 Stati sono colorati in azzurro, ovvero Bielorussia, Tagikistan, Turkmenistan, Burundi e Nicaragua. Azzurro vuol dire che le scuole sono aperte. Poi si notano tre macroaree rosa, che simboleggiano le chiusure localizzate, e queste riguardano: Nordamerica, Groenlandia, Russia e Australia. Tutto il resto del pianeta è colorato di lilla: strutture scolastiche e universitarie chiuse fino a data da destinarsi.

 

Dalla scuola per l’infanzia all’università, le chiusure globali determinano il 91% – vale a dire un miliardo e mezzo – della popolazione studentesca a casa.

Basta puntare il mouse su ciascuno Stato per leggerne i numeri: oltre i 10,8 milioni di studenti a casa in Italia, 15,4 in Francia, 15,3 in Germania, 9,7 in Spagna e così via.

 

Con qualche difficoltà iniziale, il nostro Paese ha attivato la cosiddetta teledidattica o didattica a distanza, che naturalmente non si sostituisce alle lezioni scolastiche, ma almeno permette agli insegnanti di proseguire con il programma scolastico attraverso delle piattaforme apposite in cui possono incontrare – virtualmente – i propri alunni.
Ma c’è un ma. Queste lezioni a distanza non raggiungono tutti allo stesso modo. In Italia, per esempio, un milione e mezzo di studenti ne è tagliato fuori.

 

Mentre quindi da una parte la tecnologia ci viene in aiuto, dall’altro vediamo amplificate le diseguaglianze di partenza.
A dirlo sono  i fatti e le intenzioni. In Francia, Macron ha annunciato la riapertura delle scuole a maggio e il ministro dell’Istruzione Blanquer ha precisato che verrà data precedenza agli alunni che vivono nelle zone più in difficoltà.
In Germania, gli esperti dell’Accademia leopoldina delle Scienze auspicano la riapertura delle scuole il prima possibile, a cominciare da elementari e medie (si ipotizza a gruppi di 15, per rispettare le distanze di sicurezza), concentrandosi solo sulle materie fondamentali quali tedesco, matematica e lingua straniera.

E in Italia, quali sono gli studenti più in difficoltà? Sono quelli che già alla fine della terza media hanno accumulato un ritardo difficilmente recuperabile, oppure quelli che finiscono sulle prime pagine dei giornali quando l’Invalsi pubblica il suo rapporto annuale a luglio, o ancora quelli che non raggiungono la sufficienza nei test standardizzati. Di base, parliamo di uno studente italiano su tre, ma in alcune regioni del Sud Italia sono addirittura la metà: la metà dei quattordicenni calabresi e campani non sa né leggere né scrivere, né far calcoli.

 

Mi sento di chiudere l’articolo con la stessa riflessione lasciata da Orsola Riva: “sarebbe bello che con la stessa prontezza con cui il Governo italiano ha creato una task force d’emergenza per far ripartire l’economia, si approfittasse di quest’emergenza sanitaria per attuare un ambizioso piano di rilancio della scuola pubblica”. Date le lacune soprariportate, sarebbe auspicabile mettendo in piedi un’analoga commissione di esperti dell’educazione, quali pedagogisti, logopedisti, psicologi, esperti di didattica, che ripongano grande attenzione a chi ha più bisogno.

 

Fonte: Corriere Della Sera

La 43° sessione del Comitato per il Patrimonio mondiale Unesco, riunita a Baku, capitale dell’Azerbaijan, ha iscritto le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella lista dei paesaggi culturali da tutelare come patrimonio dell’umanità

 

Intervista a margine a Zaia

 

 

Intervista a margine al ministro Centinaio

 

Un commento di Elena Donazzan

“Una nomina più che meritata, un riconoscimento che va a valorizzare un territorio ineguagliabile per bellezza e per qualità della produzione vitivinicola”. Commenta così la nomina a patrimonio dell’Unesco delle colline del Prosecco l’assessore regionale al Lavoro e alla Formazione del Veneto, Elena Donazzan.

 

“Una buona notizia che arriva a pochi giorni dall’aggiudicazione delle Olimpiadi invernali 2026 a Milano-Cortina, che impone al Veneto la sfida di promuovere un turismo all’altezza delle aspettative dei visitatori”.

 

“Complimenti al Presidente Luca Zaia per il coraggio e la lungimiranza dimostrati in questa partita: anche questa volta ha puntato senza esitazione, e a ragione, sulla bellezza del nostro territorio. Un grazie, inoltre, ai tanti imprenditori che in questi anni hanno investito ristrutturando, manutenendo, abbellendo, lavorando nel modo giusto queste difficili colline. Infine un plauso al vicesindaco di Valdobbiadene Tommaso Razzolini, che si è molto speso in questi ultimi 5 anni con la sua delega al turismo. Sia per far conoscere il proprio Comune, sia per promuovere in ogni posto e occasione la qualità del Prosecco Consegliano-Valdobbiadene DOCG. Vince un’idea, vince un territorio, nell’interesse del Veneto e di tutti i veneti”.

Di seguito pubblichiamo un pensiero del Consigliere regionale Riccardo Barbisan, in merito alla candidatura delle colline del Prosecco a patrimonio UNESCO e a quella di Cortina come sede per le olimpiadi invernali 2026.

 

Abbiamo davanti a noi due occasioni d’oro per il Veneto: che le colline del Prosecco diventino patrimonio UNESCO e che la candidatura di Cortina per le olimpiadi invernali del 2026 abbia successo.
Il primo dossier ha subito uno “stop and go”, poca cosa, ma sufficiente per dare la stura a chi ha deciso di ergersi a paladino di chiunque sia in competizione con il nostro territorio. Gli organizzatori del “tifo contro” non smettono mai la trombetta e la grancassa. Sono ormai specializzati, studiano ogni mossa, non gli sfugge nulla, godono di nascosto, sperano nel peggio e sono felici quando si realizza.
Nel secondo caso la solfa è la medesima ma più discreta, perché la bocciatura per Cortina costituirebbe un male per un territorio più esteso, che rappresenta una popolazione più ampia, per interessi economici più diffusi e maggiormente apprezzabili dall’intera popolazione veneta.
Insomma, il Veneto ha una possibilità sola per fare il bene di se stesso: fare squadra e allontanare arpie e avvoltoi dal proprio orizzonte. Farcela non dipende da altri che dai Veneti.
Non si tratta di un obiettivo da poco per un popolo cui spesso è stato imposto di vivere la sua forte identità e senso di appartenenza con vergogna.
A breve, per Cortina, ci sarà il responso. Che si vinca o che si perda la cosa più importante saranno le reazioni all’esito, quelle ci dimostreranno se abbiamo fatto un passo avanti o se saremo rimasti gli artefici della gioia di chi ci vuole divisi per comandarci secondo il vecchio adagio.

“L’arroganza non paga, anzi costa. Centinaia di migliaia di euro per una bocciatura che era scontata. In pochi giorni Zaia ha incassato una doppia batosta, inevitabile conseguenza di una politica vuota di contenuto. A Venezia come in Bahrein stesso risultato: prima l’inno e adesso le Colline del Prosecco. Sia mai la volta buona che si metta davvero a lavorare per risolvere i veri problemi del Veneto”. Così Graziano Azzalin commenta la notizia arrivata da Manama, dove la candidatura delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene a Patrimonio Unesco è stata respinta con 12 voti contrari e nove favorevoli. Le osservazioni di Icomos riguardanti unicità e storicità del paesaggio sono risultate dunque fondate.

 

“Il presidente non ci ha neanche messo la faccia, mandando in Bahrein l’assessore Corazzari, ben sapendo che l’esito era scritto. La Giunta continua a mascherare la propria incapacità politica dietro provvedimenti propagandistici, in una campagna elettorale permanente. Le leggi identitarie, ‘prima i veneti, regolarmente impugnate per incostituzionalità, l’inno da inserire in Statuto, stoppato dalla stessa maggioranza, poi la battaglia per il riconoscimento Unesco finita nel nulla. A favore c’erano i Paesi del sud come Tunisia e Tanzania, contrari tra gli altri Francia e l’Ungheria dell’amico di Salvini Orban. Insomma si è sempre a sud di qualcuno, chissà che la Lega non impari la lezione e ne guadagni anche in termini di umanità. Si sapeva che non c’erano i presupposti per ottenerlo, eppure Zaia ha speso centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici e illuso un intero territorio, incentivando (direttamente e indirettamente) gli agricoltori a produrre Prosecco, senza preoccuparsi delle conseguenze”.

 

“Per la valorizzazione di un’area non c’è bisogno di un patentino o di un riconoscimento universale, che devono semmai arrivare come conclusione di un percorso e da uno sviluppo che sia sostenibile e compatibile – conclude il consigliere dem – La Regione se vuole davvero aiutare i produttori abbandoni slogan e avventure velleitarie, incentivi invece una vera riconversione, riducendo drasticamente l’utilizzo di sostanze chimiche dannose per l’ambiente e per la salute”.

 

Sul tema della candidatura respinta dall’Unesco si batte anche il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea  Zanoni, dicendo: “La specificità e la bellezza di questo territorio meritano senza dubbio dei riconoscimenti, ma è inimmaginabile che vengano dati a un’area in cui vengono utilizzate migliaia di tonnellate di sostanze chimiche di sintesi dannose per la salute umana e l’ambiente”.

 

“È la terza bocciatura incassata dalla Regione, davvero non capisco l’entusiasmo di Zaia e Corazzari convinti che riproponendo il dossier l’anno prossimo finalmente otterranno il ‘bollino’ Unesco. Serviranno ulteriori studi e altri soldi, come se finora ne fossero stati spesi pochi. Solo dalla Regione sono arrivati 433mila euro, a cui si aggiungono i 90mila della Provincia di Treviso e i finanziamenti di Camera di Commercio e Consorzi. Ufficialmente siamo a 763mila euro, ma sulle cifre non c’è mai stata sufficiente chiarezza. È uno spreco immane di denaro pubblico, di cui Zaia dovrà rendere conto. La smetta con le avventure propagandistiche e si occupi dei veri problemi dei veneti. Inclusa, certo, la valorizzazione delle Colline della Marca”.

 

Vogliamo davvero promuovere questo territorio, farlo diventare sempre più appetibile per il turismo e vantarci di un prodotto a livello internazionale? Ci sono delle modalità e dei mezzi utili allo scopo e, soprattutto, amici di biodiversità, ambiente e della salute dei cittadini che vivono nelle Colline del Prosecco. Questa agricoltura va riconvertita a un modello totalmente biologico, libero da prodotti chimici di sintesi che poi vanno a finire nei nostri fiumi arrivando poi nelle nostre tavole. Una svolta – conclude Zanoni – che Zaia ha più volte annunciato con slogan roboanti ma che non ha ancora trovato conferme in provvedimenti concreti”.

Sarà l’università  Iuav di Venezia a mettere a disposizione professionalità, studi e competenze per valorizzare i siti Unesco del Veneto e sviluppare nuove proposte di candidatura. Questo l’obiettivo dell’accordo di programma siglato tra il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, e il rettore dell’istituto universitario veneziano, Alberto Ferlenga.

 

“Il Veneto è una delle regioni italiane con il maggior numero di eccellenze culturali e ambientali che l’Unesco ha riconosciuto patrimonio dell’Umanità. E altri siti sono candidati al riconoscimento internazionale, come le colline di Conegliano e Valdobbiadene e i cicli di affreschi trecenteschi della Padova medievale – dichiara il presidente Zaia –  Con questa iniziativa la Regione potrà avvalersi delle conoscenze e delle capacità progettuali dei docenti e degli studenti dell’istituto universitario di architettura di Venezia per sviluppare forme ottimali di promozione e gestione dei siti Unesco già riconosciuti e per supportare le nuove proposte di candidatura. La collaborazione con l’università veneziana ci aiuterà a qualificare al meglio il lavoro di squadra per valorizzare le bellezze del nostro territorio”.

 

I siti protetti dall’Unesco in Veneto attualmente sono sette: Venezia  e la sua laguna, l’orto botanico di Padova, Vicenza e le ville palladiane, Verona, le Dolomiti, i siti palafitticoli dell’arco alpino e le opere di difesa veneziane tra ‘500 e ‘600.  A questi potranno aggiungersi, se le proposte di candidatura supereranno il vaglio dell’organismo internazionale, le colline del Prosecco e Padova ‘urbs picta’. Altre proposte di candidatura sono già in cantiere.

 

L’accordo di programma con lo Iuav prevede un impegno finanziario di 26.500 euro.

I commissari europei stanno ancora valutando se conferire il prestigioso riconoscimento di “Patrimonio dell’Unesco” alle colline del Prosecco. Dopo l’ufficializzazione della candidatura lo scorso gennaio, la delegazione incaricata è arrivata domenica a Treviso per un tour di sei giorni fra degustazioni e esplorazioni delle viti, le ville e le cantine che da sempre danno lustro al territorio trevigiano.

 

L’assessore regionale al turismo Federico Caner sottolinea l’importanza di tale riconoscimento per un territorio di grande interesse per il turismo enogastronomico, come dimostrerebbe il caso delle Langhe e del Moferrato: “A tre anni dall’imprimatur il salto di qualità è stato del 50%”.

 

Intanto sono stati resi noti i dati relativi alla produzione di Prosecco che registrano un calo del 20% e un lieve aumento dei prezzi. Le condizioni meteo sfavorevoli, specialmente le gelate di aprile, ma anche l’aumento della richiesta del mercato, hanno favorito un assestarsi del Prosecco Doc fra 1,85 e 2,10 euro.

 

Il presidente di Confagricoltura Treviso Lodovico Giustiniani traccia comunque un bilancio positivo, come riporta Oggi Treviso: “La stagione era cominciata con le gelate di aprile che ci avevano dato grande preoccupazione ed è proseguita con un andamento afoso tra giugno e luglio che ha messo sotto stress le piante. Abbiamo però avuto buone piogge, tra fine agosto e settembre, che ci hanno aiutato e i risultati in conclusione sono buoni: l’uva è sana e di qualità buona e il Prosecco ha mantenuto l’acidità, importante per garantire la freschezza al vino. Le rese produttive, come in tutto il Veneto e in Italia, hanno subito un calo, che però per quanto ci riguarda è stato inferiore rispetto a quello di altre regioni e, secondo le prime stime, andrà ad attestarsi attorno a un -20% di resa rispetto all’annata precedente”.

 

Sara Angioni

“Mogliano Veneto: le sue fontane tra passato e presente” è il titolo del progetto realizzato dal Liceo Statale “G. Berto” di Mogliano Veneto, grazie alla collaborazione con il Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua Onlus e il Comune di Mogliano Veneto, che ha fornito la mappa comunale con il censimento di tutte le sue fontane. Questo progetto è entrato a far parte del Water Museums of Venice che, a sua volta, si colloca all’interno del Global Network of Water Museums, patrocinato dall’UNESCO.

L’iniziativa svolta dal Liceo Berto ha visto al lavoro in particolare gli studenti delle classi: 2A, 2C, 4AA e 4BA, guidati dalle docenti Graziana Iemmolo (storia), Paola Marian (scienze) e Monica Vianello (scienze).
Il progetto è stato avviato con l’allestimento della mostra “L’acqua in 6 parole” nell’Aula Magna del Liceo e lezioni finalizzate a far riflettere gli studenti sull’importanza dell’acqua, quale bene essenziale per la vita. Sulla base della mappa di tutte le fontane del territorio comunale, sono seguiti i sopralluoghi per localizzare e scegliere le fontane oggetto della ricerca. Sono state quindi fotografate e per ciascuna è stato eseguito il prelievo delle acque. Il vero e proprio lavoro di ricerca è iniziato poi con la suddivisione delle classi in gruppi e la raccolta dei dati essenziali per ciascuna fontana: le seconde hanno ricostruito la storia di ognuna, mentre le quarte hanno effettuato il prelievo e l’analisi chimico-fisica delle acque nel laboratorio della scuola.

“E’ davvero significativo lo scenario in cui rientra questo progetto – commenta l’Assessore all’Ambiente, Oscar Mancini –, un network dei Musei dell’Acqua nel mondo, non a caso patrocinato dall’UNESCO. C’è da essere orgogliosi – aggiunge l’assessore – del contagioso entusiasmo di questi studenti, del loro rigore scientifico nell’eseguire la ricerca e della loro attenzione alla memoria storica che ha dato come risultato un lavoro di interesse per tutta la comunità. Un bell’esempio di fattiva interazione tra mondo della scuola e realtà rappresentative del territorio, accomunati da grandi energie, tanta passione e competenza”.

Ancora più preziose dei testi di storia locale, consultati nelle biblioteche della città, sono state le testimonianze di parenti degli studenti e di cittadini moglianesi che conservano nella loro memoria ricordi e immagini delle fontane analizzate. Fondamentale è stato l’aiuto di Silvana Chiarotto, la quale ha messo gli studenti in contatto con Emilio Tessarin – noto cittadino moglianese che ha lavorato per 42 anni alla CREA, la società che gestiva l’acquedotto di Mogliano Veneto, i cui archivi sono ancora consultabili – e Cesare Bison, membro del Gruppo Ricerca Storica Astori e dell’Associazione Culturale Mojan, che conserva nel suo Archivio Storico le foto della fontana più importante della città, quella di Piazza Caduti.

Water Museum of Venice è il progetto che mira a mettere insieme le testimonianze più significative dei densi ma frammentati patrimoni e “universi liquidi” della Civiltà dell’Acqua delle Tre Venezie grazie a una piattaforma on-line innovativa, volta a facilitare la localizzazione e la visita dei siti.
Con questo modello, il Water Museum of Venice si candida come capofila di un Network Mondiale dei Musei dell’Acqua (Global Network of Water Museum), patrocinato da UNESCO-IHP (International Hydrological Programme), volto a facilitare la creazione di una rete formale, finalizzato ad aumentare il potenziale comunicativo e il loro impatto su responsabili politici, portatori d’interesse, ricercatori, educatori e sul pubblico in generale.

Ulteriori info del progetto “Mogliano Veneto: le sue fontane tra passato e presente” sul sito www.watermuseumofvenice.com alla voce “didattica”.

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