Home / Posts Tagged "smart working"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo a firma di Francesco Pagano (in foto), Consigliere Aidr e Responsabile servizi informatici Ales spa e Scuderie del Quirinale sui possibili scenari futuro dello smart working

 

Tra i tanti cambiamenti imposti dal 2020, l’introduzione di modalità di lavoro “flessibili” è uno tra i temi che ha trovato maggiore
attenzione nell’opinione pubblica. È opinione comune, infatti, che dopo il lungo periodo di lavoro in remoto dettato dalla necessità di far fronte al lockdown imposto per contrastare la pandemia da Covid-19, lo smart working verrà adottato come formula “normale” sia in ambito privato, sia a livello istituzionale.

 

Durante questa fase di sperimentazione forzata, tutti i soggetti coinvolti si sono resi conto dei vantaggi legati alla recisione del
vincolo di presenza sul posto di lavoro, riassumibili in un miglioramento della qualità della vita dei lavoratori (soprattutto in termini di tempo di vita) e di un conseguente aumento di produttività.

 

Se la previsione di una adozione massiccia della formula è condivisibile, il suo attraversamento richiede però di superare un equivoco: quello che milioni di lavoratori italiani hanno sperimentato in questi lunghi mesi non è affatto uno “smart working”. Si è trattato infatti di semplice “lavoro in remoto”, qualcosa di molto meno complesso (e meno innovativo) di ciò che rappresenta in realtà lo smart working. Con il lavoro in remoto, infatti, ci si limita a “spostare” la postazione di lavoro dall’ufficio al domicilio del
lavoratore. Una trasformazione, quindi, che impatta soltanto sul luogo, ma non sulle modalità della prestazione e che è caratterizzata dalla stessa rigidità di un’attività tradizionale.

 

Il concetto di smart working, invece, è per sua natura flessibile e consente di variare le modalità dell’attività lavorativa su più
fronti: sia in termini di orario, sia in termini di luogo in cui si opera. Il tutto, però, lasciando al lavoratore stesso la possibilità
di scegliere come, dove e quando prestare la sua attività.

 

Insomma: un vero smart working non si traduce esclusivamente nella predisposizione di strumenti di accesso in remoto, ma in una vera riorganizzazione dei tempi e dei modi del lavoro, attraverso la creazione di un ecosistema che deve consentire la massima libertà a chi presta il suo lavoro.

 

Corollario di questa declinazione del “lavoro agile” è che lo smart working non consente, come alcuni sembrano avere inteso cogliendone solo i vantaggi economici, di smantellare la dimensione fisica dell’ufficio. Ne richiede piuttosto una rimodulazione, con caratteristiche diverse. Lo smart worker, infatti, avrà comunque bisogno di un luogo fisico in cui confrontarsi con i colleghi o
collaborare faccia a faccia. Questo luogo fisico però dovrà avere caratteristiche diverse da quelle a cui siamo abituati, mettendo per esempio a disposizione sale meeting attrezzate per le videoconferenze, strumenti avanzati di Unified Comunication e Collaboration (UCC), infrastrutture progettate (anche a livello di cyber security) per consentire accessi in remoto e in mobilità.

 

Insomma: siamo di fronte a una situazione in cui ci sono tutte le premesse perché il passaggio allo smart working diventi realtà.
Ma dobbiamo avere la consapevolezza che non basta fornire un computer portatile ai lavoratori e spedirli a svolgere i loro compiti in salotto.  La sua declinazione pratica richiede impegno, investimenti e pianificazione.
Soprattutto, richiede un salto evolutivo a livello culturale.
Soprattutto in quei settori, come la Pubblica Amministrazione, che hanno storicamente una tendenza a essere refrattari ai cambiamenti.

L’augurio è che tutto questo possa accadere. Rapidamente.

Il mercato immobiliare non è certo statico, ma negli ultimi sei mesi si è trasfigurato ancora più del solito, avendo come causa scatenate la pandemia.

 

Nonostante gli Stati Uniti non si trovino in un momento favorevole della loro storia, hanno ancora la capacità di scatenare una nuova moda. Questa ha il nome di “Zoom towns”. Zoom proprio come l’app che tanti si sono ritrovati a usare durante la quarantena per continuare a lavorare. Non a caso. In questo periodo dove ci si è ritrovati a trascorrere la maggior parte del tempo nel luogo di residenza, gli americani si stanno ridimensionando, almeno per quanto riguarda l’alloggio. Si trasferiscono in città meno affollate o si dirigono verso la periferia e reinventano la loro casa dei sogni. La tendenza deriva dalla crescente popolarità del lavoro a distanza.

 

Queste peculiari città sono luoghi che in un recente passato attiravano acquirenti che cercavano di investire in proprietà per le vacanze, e che ora invece stanno vedendo un afflusso di residenti più permanenti. Dal momento che molte più persone attualmente hanno la possibilità di lavorare da remoto, senza più preoccuparsi dei loro spostamenti quotidiani, non devono nemmeno vivere vicino all’ufficio. Significa che non devono spendere la maggior parte dello stipendio per pagare l’affitto e che si possono permettere un qualità di vita migliore.

 

Quando è data la possibilità di vivere in un posto che si ama di più senza dover sacrificare la vita lavorativa, senza rinunciare a un’opportunità di lavoro a causa della posizione, non servono molti altri incentivi per fare il grande passo.

Riceviamo e pubblichiamo una segnalazione da parte di un nostro lettore, assunto presso il gruppo RBM a Borgo Verde di Preganziol, che esprime il proprio disagio in merito alla scarsa attenzione alla salute dei lavoratori dai vertici aziendali 

“La scorsa primavere le aziende (dopo ripetute pressioni sui giornali e attraverso i sindacati) hanno attivato a tutti lo smart-working, senza nessun problema tecnico o produttivo. Infatti anche durante il lock down Previnet e Previmedical non hanno mai chiuso ne messo nessuno in cassa integrazione.
Sebbene quindi lo smart-working sia ampiamente testato e comprovato, la dirigenza ha fatto tornare tutti a fine estate ed ora non concede più a nessuno la possibilità di lavorare da casa. Nemmeno ai conviventi con persone “fragili” (solo ai dipendenti “fragili” perché costrette dalla legge).
Purtroppo si stanno verificando diversi casi di COVID all’interno delle aziende, interi uffici sono stati messi in quarantena. Ma l’unica risposta da parte della dirigenza è stata quella di cercare di mantenere il segreto su questi episodi arrivando anche a minacciare i dipendenti perché dicano il falso ai colleghi sui motivi della loro assenza.
Il clima è sempre più degradante, e ne testimonia il fatto che nottetempo siano stati disegnati nel parcheggio vicino all’azienda numerosi (più di 100) peni sull’asfalto.
Mi chiedo come sia possibile una miopia così forte da parte della proprietà. nonostante le raccomandazioni del governo di attivare il più possibile la modalità di lavoro da casa e nonostante la reale e concreta possibilità di contagi all’interno dell’azienda.
Qui in Previnet/Previmedical l’aria si fa sempre più pesante consapevoli del fatto che costretti a recarci al lavoro mettiamo a rischio non solo le nostre vite, ma soprattutto le vite delle persone care più fragili che ci aspettano a casa.
Mi auguro che la mia segnalazione attiri l’attenzione della proprietà verso la salute dei propri dipendenti e delle loro famiglie e li sproni a portare l’azienda verso il futuro e non a tenerla ancorata a concezioni di lavoro ottocentesche”.

A causa del Coronavirus gli uffici si sono svuotati per consentire ai lavoratori di continuare a svolgere la loro professione in sicurezza, tra le mura domestiche. Secondo le statistiche questa tendenza non è destinata a scomparire, al contrario, saranno sempre più numerose le aziende che adotteranno lo smart working, così come l’home office, in pianta stabile. Fortunatamente, oggi possiamo usufruire di numerosi mezzi per lavorare da casa in tutta praticità. Ecco come organizzare lo smart working in modo efficiente e senza intoppi.

 

Smart working: scegliere la postazione e l’attrezzatura

L’ambiente in cui si deciderà di svolgere il proprio lavoro da casa è particolarmente importante per la produttività, perciò lo si dovrà scegliere con cura. Coloro che non dispongono di una stanza dedicata potranno scegliere un punto della casa tranquillo e poco trafficato, meglio se vicino al router, per una connessione veloce, e in prossimità di una finestra. La finestra non dovrà mai risultare alle proprie spalle, poiché potrebbe determinare fastidiosi riflessi al monitor.

La postazione da smart working dovrà essere arredata con mobili adatti; il tavolo e la sedia della cucina non sono l’ideale! Per evitare problemi alla schiena o al collo, meglio utilizzare una scrivania, o uno stand-up desk, e una sedia regolabile con braccioli.

Lavoro da casa: l’equipaggiamento tecnologico

Spesso sono le aziende stesse a fornire tutto il necessario per svolgere lo smart working da casa. Tuttavia, quando ciò non dovesse essere possibile, ci si dovrà organizzare da sé. Coloro che opteranno per un laptop avranno il vantaggio di poter cambiare la propria postazione di lavoro con estrema facilità. Per una maggiore comodità si potranno anche utilizzare mouse e tastiera wireless.

Se l’ambiente in cui si lavora è particolarmente rumoroso si potranno utilizzare delle cuffie cancella-suono. Coloro che devono partecipare a videoconferenze, invece, non potranno fare a meno di un microfono. A seconda del genere di lavoro che si dovrà svolgere da casa sarà opportuno munirsi di stampante e scanner, per caricare documenti nel cloud o per condividerli con il proprio gruppo di lavoro.

 

I tool e i software indispensabili per lo smart working

Oggi sono numerosissimi i software realizzati appositamente per svolgere il proprio lavoro da casa in tutta praticità. Oltre ai tool e alle applicazioni mobili per guadagnare soldi da casa, esiste anche un vasto numero di programmi indispensabili per lo smart working. Tra questi i più popolari sono TeamViewer, Skype, Asana, Google Drive, Microsoft Team, DropBox e Zoom.

Molti di questi strumenti sono gratuiti, mentre altri offrono una versione free per un limitato periodo di tempo. Mentre un team di lavoro tenderà, per ovvie ragioni, ad utilizzare lo stesso software per comunicare o per realizzare videoconferenze, altri tool per gestire il lavoro da casa, come Trello e Smartsheet, potranno essere utilizzati autonomamente per tenere traccia degli appuntamenti e dei vari progetti.

 

Smart working: come comunicare con il proprio team

Tra i vantaggi dello smart working spicca la possibilità di poter scegliere gli orari di lavoro con una maggiore autonomia. Nonostante ciò, bisogna ricordarsi di garantire la propria disponibilità per quanto riguarda la comunicazione con il proprio team. Infatti numerose aziende considerano fondamentale la comunicazione con il proprio gruppo di lavoro. La comunicazione da remoto con i propri colleghi, clienti o datori di lavoro, differisce totalmente da quella tipicamente svolta durante un normale giorno lavorativo in ufficio.

Con lo smart working il contatto diretto è ormai un ricordo lontano, tuttavia, se organizzata nel modo giusto, anche la comunicazione da remoto tra colleghi può risultare altrettanto soddisfacente, a patto d’essere reciprocamente disponibili. Affinché un team di lavoro possa rimanere in contatto senza difficoltà sarà bene stabilire un orario di disponibilità lavorativa da condividere.

Lavorare da casa richiede una certa dose di flessibilità, pertanto sarà necessario rispettare gli orari, partecipare alle videochiamate e rispondere con celerità a email e messaggi importanti.

 

Come raggiungere gli obiettivi senza distrazioni

Avere una lista di quelle che sono le principali cose da fare permette di lavorare in modo più efficiente. L’utilizzo di un semplice strumento come il cronometro consentirà di rispettare con precisione i tempi di pianificazione dei compiti da svolgere. Inoltre, l’utilizzo del cronometro permetterà di tenere sotto controllo il tempo trascorso al cellulare, leggendo e-mail, ecc.

Per mantenere il ritmo degli impegni presi è consigliabile avere degli orari precisi, anche per quanto riguarda le pause.

Quando si lavora, sia da casa che dall’ufficio, la più frequente causa di distrazione è sicuramente determinata dal cellulare. Notifiche di social, messaggi e news tendono ad attirare la nostra attenzione, soprattutto durante lo smart working, poiché protetti dalla privacy della nostra abitazione. Per non compromettere la produttività, ci si dovrà sforzare di controllare il telefono solo durante le pause.

POST TAGS:

L’emergenza Coronavirus, in Italia, sta dominando le notizie d’attualità e ha travolto tutti gli aspetti della nostra quotidianità.

La necessaria chiusura dell’intero Paese e il conseguente abbassamento delle serrande di qualsiasi attività ed azienda hanno messo gli italiani in una situazione surreale durante questa emergenza.
Come possono aiutarci il mondo della rete e il Web Marketing a superare questa situazione?

 

 

Il Web Marketing al tempo del COVID-19

Seppur il mercato digitale sia fondamentalmente differente dal mercato reale, il marketing digitale si rivolge comunque a persone in carne e ossa. Chiaramente se le persone sospendono tutte le loro attività o le cambiano, allora anche il web marketing si adatta e cambia seguendo i tempi.

 

Google Ads e Facebook Ads, due colossi della pubblicità online, sono i due servizi/piattaforme online che in questi giorni vedranno più interventi rispetto al solito. Così come i pezzi grossi delle vendite online, come Amazon ed E-Bay, porteranno sicuramente a chi vende grossi benefici in questo periodo di incertezze per i consumatori.

 

In questo momento quindi stiamo vivendo un vero e proprio boom degli e-commerce, così come le ottimizzazioni dei processi chiave sui siti atti alla vendita: collegamento magazzini e stock, metodi di pagamento e spedizioni, allacciamento aree utente, ottimizzazioni della pagina checkout…

 

Smart Working

Questa scomoda situazione di quarantena ha modificato di molto il modo di lavorare di tutto il paese: finalmente nel 2020 anche in Italia si è scoperto lo smart working, un metodo funzionale ed una valida alternativa alla chiusura forzata di certi ambienti lavorativi.

 

Attraverso videochiamate, webinar, webmeeting e dirette streaming si sta aprendo un nuovo mondo in cui tutti hanno l’opportunità di prendersi più responsabilità, aiutando le aziende a snellire i processi e le difficoltà del momento.

Grazie agli innumerevoli strumenti di comunicazione presenti al giorno d’oggi infatti, il non essere vicini fisicamente a qualcuno non vuol dire ridurre la comunicazione interpersonale.

 

La tua azienda è pronta a lavorare da remoto?

Una cosa sembra essere certa: bisogna reagire accelerando e approfittando del momento per sistemare tutte le cose rimandate e pianificare al meglio azioni di medio/lungo termine come la SEO su Google e l’Analytics.

 

È necessario cercare di prevedere potenziali impatti negativi sulle attività di marketing come la lead generation che potrebbe diminuire in efficacia e il lead flow all’interno del funnel che potrebbe subire rallentamenti e peggioramenti nei tassi di conversione.

 

Mettiti in contatto con gli esperti di WTN-Digital Partner e analizza le possibilità per la tua azienda: in poco tempo potresti scoprire che molte fasi del tuo lavoro si possono svolgerle da remoto, permettendoti di continuare a lavorare e vendere anche in questa situazione di emergenza.

“È in momenti come questi che si pongono le basi per riorganizzare la propria attività imprenditoriale in modo che, superata la crisi, sia pronta a ripartire cogliendo le nuove opportunità che si presenteranno. È oggi che ci si gioca il futuro”. Ne è convinto Matteo Busato, ingegnere, fondatore e amministratore di Make Group Srl, società che tramite i brand Make Consulting, Nuovi Talenti e LaFirma, eroga servizi per l’innovazione e lo sviluppo delle imprese con sede a Scorzè. Per questo, senza perdersi d’animo, dopo averne parlato con il suo team ha dato vita alla community “Imprenditore del futuro – insieme si vince”.

 

Oltre al suo team, ha coinvolto avvocati specializzati in diritto del lavoro e diritto societario, commercialisti, esperti di comunicazione, commercianti con grande esperienza nel settore vendite, professionisti nel mondo del credito e del fisco, imprenditori. “Si tratta di una community aperta a cui ciascun imprenditore può partecipare. Ci ritroviamo giornalmente su Facebook e in differita su Linkedin per offrire attraverso delle dirette occasioni di formazione. Lo stile – spiega Busato – non è quello della lezione, perché non siamo docenti. Preferiamo il confronto, suscitare domande, scambiando idee e proposte che si fondano sull’esperienza professionale di cui ciascuno di noi è portatore”.

 

La partecipazione a questo spazio di formazione e condivisione è gratuita e aperta a tutti: basta iscriversi al gruppo Facebook “IDF – Imprenditore del futuro”.

 

 

Il programma delle dirette prevede due appuntamenti ogni giorno, sabato compreso, alle ore 14.00 e alle ore 20.00 in cui un professionista a turno si confronta per circa mezz’ora in diretta, offrendo spunti e raccogliendo domande e proposte. I temi sono vari: da come rendere il bilancio più efficiente al saper fare rete d’impresa; dallo Smart Working al rilancio del proprio brand; dalla sicurezza in azienda allo sviluppo di prodotti innovativi.

 

“Mai avrei pensato di raccogliere così tante adesioni. Questo è il momento di dare perché domani si possa ancora ricevere. E il condividere esperienze diverse può essere la strategia vincente. Se le richieste di aiuto e adesioni al gruppo “Imprenditore del Futuro” continuano a crescere, abbiamo già pensato di ampliare il numero degli interventi Live su Facebook e LinkedIn”. Una community aperta e solidale. Busato infatti con la società Make Group Srl è tra i sostenitori delle campagne di raccolta fondi da destinare ai nostri ospedali. “Perché prima di tutto c’è da vincere la battaglia sanitaria. Aiutando i tanti professionisti, medici e infermieri, che in questi giorni sono in prima linea” conclude.

La sostenibilità è ormai una prerogativa di molte realtà, nonché un aspetto fondamentale della vita di molti. In questo senso la regione Veneto ha dimostrato a più riprese di essere all’avanguardia, istituendo iniziative finalizzate a incoraggiare aziende e cittadini a dare un contributo rilevante all’ambiente.

 

Ne è un esempio il Premio Compraverde Veneto, che lo scorso mese è giunto alla terza edizione ed è realizzato grazie al lavoro coordinato di Confindustria Veneto, Confartigianato Veneto, Unioncamere Veneto, CNA Veneto e ARPA Veneto. Il concorso è parte della Green Public Procurement, strategia adottata dalla regione per garantire che tutti i principali criteri ambientali siano rispettati e valorizzati in ogni processo che coinvolge le aziende, dalla produzione al consumo finale. Il tutto, con l’obiettivo di favorire il mercato verde.

 

Il premio in questione è però solo uno dei tanti sforzi effettuati dal Veneto nei confronti di una maggiore sostenibilità. Basti pensare che all’inizio di febbraio circa 1 persona su 3 si spostava in bicicletta, con un aumento di quasi il 10% rispetto a un decennio prima. Non mancano poi iniziative attuate nel settore del commercio, con sconti a favore dei clienti che a Mogliano preferiscono recarsi a lavoro senza l’utilizzo della macchina. Una delle tante novità di un altro progetto regionale ambizioso, chiamato “Ecoattivi”, che stimola e premia i comportamenti dei cittadini che favoriscono l’ambiente. Suddetti comportamenti non si limitano però a spostamenti più “virtuosi” ma premiano anche altre attività come conferire rifiuti all’ecocentro e offrire lavoro volontario ad associazioni “green”.

 

Come detto, gli sforzi della regione Veneto sono in linea con un trend recente che non conosce confini nazionali. Ne è esempio lampante “La Giornata della Terra”, evento mondiale annuale a supporto della protezione ambientale a cui solo lo scorso anno ha preso parte più di un miliardo di persone, tra cui alcune tra le più importanti società al mondo. Rimanendo invece in ambito nazionale, doveroso citare il festival CinemAmbiente che solo l’anno scorso ha messo in mostra 140 titoli tra film-documentari e cortometraggi, tutti con lo stesso, rilevante tema di fondo.

 

I motivi dietro il crescente interesse di tante realtà nei confronti della sostenibilità sono innumerevoli e meritano un approfondimento. Lo sono soprattutto da un punto di vista professionale ma, anche indirettamente, rappresentano un beneficio inestimabile per la vita di ognuno di noi.

 

 

Innanzitutto, è bene sottolineare come per tutte le aziende impegnate sul fronte della sostenibilità quest’ultima possa rappresentare un’opportunità di crescita e sviluppo. Se a prima vista le tante regolamentazioni possono infatti sembrare vincolanti, queste sono un investimento anche per il futuro. Non è infatti difficile immaginare che nei prossimi anni sempre più compagnie si troveranno costrette ad attuare modifiche ai propri business e agire per tempo significa non farsi trovare impreparati in un futuro non troppo lontano.

 

Apportare poi dei cambiamenti non solo ai propri processi produttivi ma anche ai propri prodotti è a tutti gli effetti un’opportunità di innovazione e di maggior fidelizzazione. Sono tanti i clienti attenti all’eco-sostenibilità e soddisfare le crescenti richieste non è altro che una chance di espansione e miglioramento.

 

Ma la sostenibilità offre anche una finestra privilegiata sul mondo dello Smart Working, perché lavorare da casa significa ridurre le emissioni generate dagli spostamenti su mezzi di trasporto. E se è vero che lo Smart Working è già una realtà che si va consolidando, soprattutto in quest’ultimo periodo, non tutti ne colgono appieno l’enorme potenziale in termini di produttività e organizzazione. Anche in questo caso la sfida della sostenibilità rappresenta un incentivo in più.

 

Infine, ma non per ordine di importanza, a beneficiarne è soprattutto l’ambiente. Le risorse naturali sono differenti da quelle umane perché non sostituibili e vanno sfruttate con parsimonia, onde evitare conseguenze nefaste per la popolazione mondiale. Un modello sostenibile significa quindi garantire longevità a tutti i processi professionali e non che contraddistinguono le nostre vite.

 

Affacciarsi alla sostenibilità, come egregiamente fatto dalla regione Veneto negli ultimi anni, significa avere benefici immediati e tangibili. Ma, soprattutto, significa volgere il proprio sguardo al futuro e continuare a evolversi.

“Una risposta concreta e tempestiva, attraverso la quale contemperare le misure di contenimento della diffusione del COVID-19, di tutela della salute, di sostegno alle famiglie, con la necessaria continuità dell’azione amministrativa.”

È questa la motivazione che ha spinto il sindaco Romanello ad attivare, già da venerdì 6 marzo, presso il Comune modalità flessibili per lo svolgimento della prestazione lavorativa dei dipendenti comunali.

 

“Diverse le possibilità che offriamo ai nostri lavoratori”, spiega il sindaco:

• dal lavoro a distanza, che si è riusciti ad attivare in tempi record;
• al ricorso a una maggiore flessibilità dell’orario in entrata e in uscita, con possibilità di recupero anche in giorni diversi da quelli stabiliti dal consueto orario di lavoro, assicurando il regolare svolgimento delle attività istituzionali e la normale apertura degli uffici pubblici comunali;
• all’incentivazione nella fruizione di congedi ordinari e ferie, proprio in questo periodo.”

 

“Con questi provvedimenti – aggiunge Romanello – intendiamo agevolare in modo particolare:

• i lavoratori portatori di patologie che li rendono particolarmente esposti al virus;
• genitori lavoratori che debbano occuparsi di figli piccoli in questo periodo di asili e scuole chiuse;
• lavoratori che per raggiungere la sede lavorativa debbano avvalersi di servizi di trasporto pubblico.

 

“Prevenzione, tutela della salute, sostegno alle famiglie – sottolinea Romanello – sono questi gli obiettivi che garantiamo con decisioni tempestive per affrontare concretamente i problemi delle persone.”

Possibilità delle quali i lavoratori potranno usufruire per il perdurare dell’emergenza epidemiologica.

La diffusione del Coronavirus nel Nord Italia e la successiva decisione di chiudere scuole e Università ha portato da un lato all’applicazione dello smart working, per le attività lavorative che lo consentono, dall’altro alla diffusione dello smart learning. Trascorrere più tempo in casa comporta maggiori consumi, in particolar modo di luce e gas

 

Smart working e smart learning: sono queste le soluzioni attuate da molte aziende, scuole e Università, chiuse fino al 15 marzo in tutta Italia e fino al 3 aprile nella nuova zona rossa, a fronte delle restrizioni imposte per contenere la diffusione del Coronavirus. Passare più ore in casa, in orari nei quali si è in genere sul posto di lavoro o a scuola, può avere come principale conseguenza un aumento dei costi, in particolar modo di quelli relativi alle bollette di luce e gas.

Una nuova analisi condotta da SosTariffe.it ha evidenziato quanto lo smart working e lo smart learning incideranno sul budget familiare, proponendo le alternative disponibili nel mercato libero dell’energia e del gas attraverso le quali sarà possibile risparmiare da un minimo di 50 euro fino a un massimo di 265 euro.

 

I profili di consumo analizzati

Lo studio di SosTariffe.it ha preso in considerazione tre diverse tipologie di profili, ovvero i single, le coppie e le famiglie. Per ognuno, il portale di comparazione tariffe, ha stimato la spesa annua per le utenze, partendo dai dati dei costi di luce e gas, relativi a marzo 2020, del mercato tutelato.

Al momento emerge che un single spende in media 260 euro sulla componente luce e 353 euro per il gas, per un totale di 613 euro all’anno.

Le spese di una coppia sono pari a 358 euro per l’energia elettrica e 688 euro per il gas, per un totale di 1.046 euro all’anno. Le famiglie con una fornitura di luce e gas attiva nel mercato tutelato spendono attualmente 1.647 euro all’anno, dei quali 550 euro sono relativi alla luce e 1.097 euro al gas.

Gli aumenti previsti con lo smart working e lo smart learning

Tra il tempo impiegato sui mezzi e quello riservato all’attività lavorativa in sé, in genere si è soliti trascorrere almeno 10 ore del proprio tempo lontani da casa: si pranza fuori e non si consuma gas in cucina, così come non si utilizzano i principali elettrodomestici durante il giorno, che in genere hanno anche un costo più alto per tutti quei clienti che hanno una tariffa di tipo biorario.

Lo stesso discorso è valido sul versante istruzione: la scuola tiene impegnati i ragazzi per tutta la mattinata, mentre gli universitari sono soliti stare in aula a seguire le lezioni o studiare anche intere giornate fuori casa.
È abbastanza intuitivo capire che, se da un lato lo smart working e lo smart learning sono uno strumento efficace per mantenere la produttività delle aziende e assicurare il proseguimento degli studi, dall’altro avranno un impatto sulle spese mensili, in particolar modo su quelle relative a luce e gas.

Lo studio di SosTariffe.it ha evidenziato un aumento del 29,6% sulla luce e del 22,1% sul gas per quanto riguarda i consumi dei single. Le coppie subiranno un aumento del 21,8% sulla luce e del 22,2% sul gas, mentre per le famiglie è stato stimato un aumento del 32,4% sull’energia elettrica e del 31,9% sul gas.

Il risparmio stimato da SosTariffe.it

Risparmi da 66 e 130 euro sulla luce con il mercato libero

Il confronto con le migliori tariffe disponibili nel mercato libero dell’energia e del gas naturale ha fatto notare come la migrazione dal mercato tutelato permetterebbe di abbattere gli aumenti previsti, sia sulla bolletta della luce sia su quella del gas.

Dall’analisi comparativa tra i prezzi che caratterizzano i due mercati emerge infatti che i single potrebbero risparmiare 67 euro sulla bolletta dell’energia elettrica, attivando la migliore offerta del mercato libero, che prevede, a parità di consumo annuo in smart working, un costo di 270 euro.

Le coppie potrebbero risparmiare 66 euro, in quanto la tariffa del mercato libero al prezzo più basso è pari a 370 euro, mentre il risparmio totale di una famiglia sulla luce potrebbe arrivare fino a 130 euro, nonostante i costi in più relativi a smart working e smart learning.

Risparmi da 50 e 265 euro sul gas con il mercato libero

Le offerte gas del mercato libero garantirebbero risparmi ancora maggiori: un single potrebbero spendere 50 euro in meno, attivando una tariffa gas al costo di 381 euro, una coppia risparmierebbe fino a 137 euro con una tariffa che prevede una spesa di 704 euro, mentre le famiglie riuscirebbero a ridurre il costo della bolletta del gas fino a un massimo di 265 euro.

Nel totale, il passaggio da una tariffa del mercato tutelato a una del mercato libero permettere di ottenere un risparmio totale di 117 euro ai single, di 203 euro alle coppie e di 395 euro alle famiglie, che potrebbero tornare molto utili per altre necessità.

App e comparatore per trovare la tariffa più conveniente

Confrontare i prezzi delle offerte luce e gas disponibili sul mercato è davvero semplice: lo strumento di comparazione presente su SosTariffe.it consente di avere a propria disposizione una panoramica delle migliori soluzioni, con il dettaglio delle caratteristiche che le contraddistinguono.

In alternativa, per avere sempre a portata di smartphone le promozioni in offerta è consigliabile scaricare l’applicazione SosTariffe.it, che è gratuita e presente sia nello store Android sia in quello iOS. Il meccanismo alla base del funzionamento dell’app è molto intuitivo: si potranno visionare le migliori tariffe luce e gas, confrontarle e scegliere di sottoscriverle direttamente attraverso lo smartphone.

Per chi a casa non avesse una connessione Internet e non potesse sostenere il peso di una tariffa casa di tipo ADSL o fibra, è possibile valutare l’attivazione di una SIM dati, per navigare da tablet e PC, oppure una delle tante offerte di telefonia mobile che, a prezzi abbastanza contenuti, mettono a disposizione un bundle di Giga ideale per professionisti e studenti che in genere non sono soliti approcciarsi a una modalità di lavoro e studio a distanza.

Domani mattina (ore 9.30-13), l’assessore al Lavoro e alle Pari opportunità di Treviso Elena Donazzan interverrà al convegno “Smart Working, un nuovo modo di lavorare anche nella piccola impresa” a Mestre, nella sala conferenze Orio Zanetto dell’università Cà Foscari (via Torino, 115).

 

Il convegno farà sintesi del progetto “Veneto in azione”, promosso dalla Regione Veneto con Confartigianato Imprese, Confcommercio, Cisl e Cgil regionali. Il progetto, unico in Italia, ha coinvolto oltre 600 piccole e microimprese del Veneto, per definire una guida operativa che sviluppi flessibilità nell’organizzazione del lavoro.

 

“Lo smart working è innovativo, consente la mobilità e al tempo stesso la condivisione di gruppo, aiuta la produttività aziendale e il benessere delle persone, perché fa leva sulla responsabilizzazione individuale e incentiva la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro – dichiara l’assessore regionale, che domani concluderà i lavori. – È, quindi, uno strumento da esplorare con convinzione e da promuovere, non solo tra le grandi aziende ma anche tra le piccole e medie imprese e, anche nella pubblica amministrazione, dove si continua a guardare con diffidenza a forme flessibili di organizzazione lavorativa”.

 

“L’innovazione nei processi di organizzazione nel personale – sottolinea Elena Donazzan – non vale solo per le grandi aziende, ma può e deve valere anche per dimensioni più piccole che stanno dando prova di grandi investimenti in innovazione tecnologica. L’organizzazione del tempo-lavoro è strettamente correlata all’innovazione degli strumenti di lavoro e in una regione, come il Veneto, che punta alla filiera corta nella produzione questo diventa un elemento di competitività dell’intero sistema”.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni