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Dolore, incertezza, perplessità, stranezza, solitudine, agitazione, sconforto, ma anche amore, serenità, divertimento, gioia, felicità. Un viaggio tra le tante parole ed emozioni dei ragazzi raccolte a scuola dagli educatori dell’Operativa di comunità in 11 Comuni della Marca trevigiana

 

Come stai, come ti senti, quali emozioni ti accompagnano maggiormente in questo periodo della tua vita?

Sono solo alcune delle domande rivolte a 500 ragazze e ragazzi di 25 classi prime delle scuole secondarie di primo grado di 11 Comuni dell’area coneglianese.

 

Codognè, Gaiarine, Godega di Sant’Urbano, Mareno di Piave, Orsago, San Fior, Santa Lucia di Piave, San Pietro di Feletto, San Vendemiano, Susegana e Vazzola, sono alcuni dei 28 Comuni della Sinistra Piave dove è presente il servizio di Operativa di Comunità dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, all’interno del quale le equipe di educatori e educatrici della Cooperativa sociale Itaca, che gestisce l’OdC, stanno realizzando in questi giorni una serie di laboratori educativi in classe e in presenza. Entro maggio di quest’anno verranno coinvolte ulteriori 70 classi dalla prima alla terza media e 20 classi quarte e quinte delle scuole primarie, altri 1800 studenti per un numero complessivo di 2300 ragazzi nella fascia 9-14 anni.

 

Gli obiettivi dei laboratori sono articolati e mirano a sviluppare relazioni positive in classe, stimolare la conoscenza tra i ragazzi, favorire la comprensione delle dinamiche del gruppo. Le attività sono quanto più possibili interattive, nonostante le diverse limitazioni dettate dall’emergenza sanitaria da Covid-19, e il grafico riportato sotto rappresenta un esempio delle risposte date dagli studenti di una classe prima di Codognè relativamente allo stato d’animo del periodo.

Gli stati d’animo dei ragazzi

La realizzazione del grafico viene fatta al momento classe per classe e, grazie alla buona strumentazione di lavagne Lim e pc presenti in aula, consente a tutti di visualizzare le risposte del gruppo. A partire da questa prima attività, che promuove la consapevolezza del proprio e dell’altrui stato d’animo, gli educatori accompagnano gli studenti a condividere le proprie riflessioni, stimolando il dialogo e il confronto con i compagni, per comprendere se in classe tutti si sentano a proprio agio e percepiscano un clima sereno e di reciproco rispetto. A volte, accade che qualche studente senta il bisogno di socializzare con i compagni le sue difficoltà, in quel caso l’équipe favorisce l’ascolto e condivide quanto emerso con il gruppo.

 

Le classi incontrate sono tante e la composizione delle torte o pizze, come suggerisce qualcuno verso l’ora di pranzo, è un caleidoscopio di colori e di fette dalle dimensioni diversissime, un grafico sempre diverso per ogni classe, un’altalena di emozioni variopinte, mai uguali. Dire come stanno i ragazzi in questo periodo non è facile e generalizzare non è possibile.

 

Nel grafico le emozioni positive come gioia (17%) e felicità (17%) sono presenti nella classe in meno della metà del gruppo, il resto è colorato da tristezza (17%), ansia e preoccupazione (13%), rabbia (13%), paura (8%), noia (4%) che prontamente fanno nascere in educatori e insegnanti in ascolto alcune domande aperte: perché questi stati d’animo? Da che cosa sono generati? Quali i possibili riscontri tra questi vissuti e la situazione che stiamo affrontando?

Le parole delle emozioni

In ogni classe i ragazzi usano parole diverse per definire le loro emozioni, tanto che una stessa parola non sempre corrisponde alla medesima emozione per tutti: dolore, incertezza, perplessità, stranezza, solitudine, agitazione, sconforto, amore, serenità, divertimento. Quante di queste emozioni sono riconducibili ai vissuti della pandemia?

 

Gli educatori in classe cercano di comprendere gli stati d’animo che i ragazzi mostrano in quel momento, perché tutti possano partecipare e trovare posto senza esclusione, senza sentirsi estranei, diversi, incompresi, giudicati. Ciascuno sta nel proprio banco con il proprio carico nel cuore, con tanti pensieri nella mente, oppure con un chiodo fisso, con le farfalle nella pancia, con quel non so che non si riesce a dire, ma che porta anche a piangere silenziosamente…

I ragazzi cercano ascolto

“Quello che possiamo raccontare di questi mesi di incontri a scuola, da settembre ad oggi – riferiscono gli educatori della Cooperativa Itaca -, è il forte bisogno dei ragazzi di dire e di essere ascoltati, forse un po’ più intenso degli scorsi anni. Emerge, infatti, che c’è meno bisogno di dedicare del tempo alla conoscenza tra gli educatori e la classe perché il clima diventi quello delle confidenze, e che ci sono meno studenti da riprendere perché disturbano o si distraggono, perché l’interesse è più alto. All’attività delle emozioni segue il racconto personale di ciascuno per spiegare meglio quello che prova”.

 

Ho scritto paura per tutte le volte che sento delle notizie brutte al telegiornale e mi preoccupano, e tristezza perché da quando è cominciato il Covid certi amici mi parlano alle spalle e dopo mi scrivono su WhatsApp se sono triste… E poi ho paura che succeda qualcosa a mia nonna che si deve operare, ma essendo in questo periodo sono preoccupata…

Non solo Covid

Un ragazzo chiede: Posso parlare anche di una paura momentanea? E racconta del timore per il padre che lavora in rianimazione, del timore di perderlo a causa del suo lavoro, un timore passeggero ma totalizzante, di quelli che accompagnano anche durante le lezioni. Il bisogno di raccontarsi è forte e parlando di tante cose, anche d’altro rispetto al Covid-19, perché la vita comunque si fa spazio e l’energia della crescita è potente: Le emozioni che mi accompagnano in questo periodo sono il coraggio, perché affrontare le medie non è mica uno scherzo; il divertimento perché ci si diverte di più delle elementari; la felicità perché si cambia il corpo, ma soprattutto il cuore e il cervello.

 

Un altro ragazzo si rivolge alla classe: Si alzi in piedi chi è innamorato e tanti accolgono l’invito nella meraviglia generale. I primi innamoramenti, le nuove amicizie si fanno largo come sempre, anche se lo sfondo è drasticamente cambiato. Le questioni importanti nella vita di questi giovanissimi sono la solitudine o i genitori che si separano, e a questo si aggiungono le preoccupazioni legate alla pandemia, come la paura della morte dei propri cari, dei genitori, ma soprattutto dei nonni, il punto di riferimento per tanti pomeriggi. Oppure la paura di morire giovani, di morire nudi: una paura così strana che inizialmente, detta ad alta voce, fa scoppiare la classe in una risata; ma poi si torna in sé e la commozione prevale. Si parla maggiormente di perdita e di lutto, del dolore ancora vivo e inconsolabile.

La distanza frena la conoscenza

“Uno degli aspetti che ci ha maggiormente colpiti entrando in classe – proseguono gli educatori – è vedere ragazzi meno vivaci, meno affiatati, ancora in fase di conoscenza”. Come si fa a fare nuove amicizie in questo periodo, se non ci si può vedere fuori dalla scuola e fare cose assieme… “Per questo motivo sono importanti le attività educative che si realizzano in presenza, perché diventano un’occasione in cui essere se stessi e conoscersi. Quando la paura più grande è quella che tutto possa cambiare nuovamente, dall’oggi al domani, ci si sente insicuri. È difficile fidarsi della situazione e immaginare quale sarà il domani”.

 

E così la commozione di un compagno si allarga presto ad altri: Erano anni che non piangevoNon mi immaginavo che il mio compagno potesse soffrire così. Quando le emozioni esplodono con tale intensità, la presenza dell’adulto è fondamentale per accogliere, contenere, condividere, lasciare libertà di espressione, far sentire empatia, comprensione. Il ruolo dell’educatore, in un momento in cui il rapporto scuola-genitori è fragile, facilmente perturbabile, diventa necessario per dare nuova definizione alla fiducia reciproca.

Genitori preoccupati

Il rapporto con i genitori è stato messo a dura prova durante il lockdown, quando padri e madri si sono sentiti investire di un ruolo che non era il loro, quello di insegnante: A casa dovevo fare da maestra ai miei figli, allora adesso ti dico io come è meglio insegnare, confida una mamma. E, nell’incertezza, succede che ciascuno investa l’altro delle responsabilità (e mancanze) maggiori.

 

Il patto scuola-famiglia va ridefinito e rivissuto a fronte delle nuove necessità. “I genitori che abbiamo incrociato in alcuni incontri formativi dal titolo Scuola bene comune sono molto preoccupati che le restrizioni sociali come il distanziamento fisico, il non potersi scambiare il materiale scolastico, il non tenersi per mano, il non abbracciarsi possano, a lungo andare, diventare abitudine; sono comportamenti che poco si conciliano con i valori della collaborazione, dell’aiuto reciproco, della vicinanza emotiva con cui ogni genitore desidera crescere i figli”.

La DAD è causa di demotivazione?

Il rischio è che la DAD si traduca in mera trasmissione di conoscenze, incentivando il ruolo passivo di chi è a casa. La voglia di apprendere e la proattività sono compromesse e la motivazione cala. Il senso dell’impegno non è un concetto astratto, ma si conosce attraverso il fare, il fare bene e in modo continuativo. Un ragazzo incontrato per strada dice: Ho iniziato le superiori quest’anno. Ho fatto il primo mese in presenza e… Sembrava potesse essere bello! Lo dice con uno sguardo e un’intonazione che raccontano molto altro. Vuoi mettere prendere l’autobus, entrare in un mondo fatto di nuove libertà, nuove scoperte? Lo dicono come se sapessero che alcune cose sono perse e non torneranno nello stesso modo: ricominciare tra un mese in presenza o direttamente in seconda superiore, non sarà la stessa cosa. Altri raccontano che ormai è una sfida a chi ha la media più bassa: 2.8 uno, 3.8 l’altro. Dicono che al rientro in presenza hanno già 7 giorni di sospensione da “scontare”, ma che più di tanto, stando così le cose, non gliene importa. Raccontano di molti ritardi e uscite senza permesso, che stando in DAD non immagineresti mai possano essere collezionati. Manca la parte umana, lo stare insieme tra pari… Addirittura mi manca vedere dal vivo gli insegnanti.

DAD: all’inizio sembrava tanto bello ma ora fa sentire soli

E la leggerezza, la simpatia, sono sparite del tutto? Alcuni ragazzi, in una classe che ha dovuto sottoporsi al tampone, ci hanno tenuto a raccontare del video che diversi di loro si sono fatti, subito condiviso via WhatsApp nella chat di classe. Come è cambiato l’uso della tecnologia, lo strumento che fa sentire comunque vicini anche se distanti? I ragazzi e le ragazze dai 14 ai 17 anni incontrati per strada o al campetto (che, anche se non si può, frequentano almeno finché la Polizia locale non li invita ad andare a casa), dicono che sono stanchi della DAD: All’inizio sembrava tanto bello ma ora ci fa sentire soli, ci lascia una sensazione sospesa, incompiuta. Un ragazzo aggiunge: Non è mica facile fare i compiti sullo stesso tavolo in cui segui le lezioni!

Voglia di condividere i pensieri

Ognuno ha il suo pensiero e la sua opinione e tutti sono ben disposti a condividerli. Qualcuno parla del lavoro, del futuro e chiede consiglio, chiede agli educatori come si evolverà la situazione. Durante un laboratorio (realizzato online) rivolto agli studenti rappresentanti di classe di una classe prima di scuola secondaria di primo grado, alla domanda “Come state/come vi sentite?”, le risposte sono stateChiusa in gabbia – spaesato – in confusione – bene/si studia meglio – è più difficile fare tutto – ho perso le abitudini – sono positivo rispetto al rientro a scuola – Normale, non mi cambia la vita perché non uscivo neanche prima – In tensione/confusione – ansia – stressato e nervoso (perché non esco mai) – deluso per la chiusura della scuola – Curioso. E ancora: incertezza, tranquillo ma sulle spine, in disordine, pesante, scoraggiato, in confusione, sto bene, rinchiusa, stressata, in tensione, nervoso, deluso.

Le videochiamate sono molto d’aiuto

I pomeriggi sono vuoti, liberi da qualsiasi impegno e così anche le attività degli educatori sono cambiate. In alcuni casi è stato possibile mantenere delle piccole proposte in presenza, in altri la modalità online diventa l’unico strumento per mantenere i contatti. Ci si ritrova a progettare concorsi, a scrivere libri sul lockdown, giornalini, video, a sfornare dolci ognuno dalla propria cucina, a fare origami, a ragionare assieme sul metodo di studio e molto altro. Tutti nelle loro case, con le loro famiglie, ma senza amici vicino… Le videochiamate sono l’unica salvezza: si svolgono assieme gli esercizi, ci si interroga reciprocamente, si scambiano due chiacchiere, si mangia la merenda, si guarda addirittura un film…

La pandemia ha aperto nuove strade 

I giovani che abbiamo incontrato ci dicono che la pandemia non ha bloccato o sospeso le loro vite, sono state necessariamente trasformate le modalità di relazione con gli altri. Ma i pensieri, le amicizie, la condivisione, l’amore hanno trovato nuove strade. La spinta alla crescita è inarrestabile e noi adulti dobbiamo aiutarli a comprendersi più che comprenderli, ad ascoltarsi nel profondo, a riconoscere le proprie emozioni e sentimenti.

I volontari di Gioventù per i Diritti Umani organizzano un webinar gratuito per portare maggiore consapevolezza

 

La Gioventù per i Diritti Umani, in inglese Youth for Human Rights International (YHRI), è un’organizzazione non a scopo di lucro fondata nel 2001 dalla Dott.ssa Mary Shuttleworth, un’insegnante nata e cresciuta nel Sudafrica durante il periodo dell’apartheid, assistendo in prima persona agli effetti devastanti della discriminazione dovuta alla mancanza dei fondamentali diritti umani fondamentali.

 

Lo scopo di YHRI è insegnare ai giovani i diritti umani, in particolare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, e così ispirarli a diventare sostenitori della tolleranza e della pace. YHRI è ora diventato un movimento mondiale, con centinaia di gruppi, club e filiali in tutto il mondo.

 

L’organizzazione insegna l’istruzione sui diritti umani sia in aula che in contesti didattici non tradizionali. L’obiettivo è raggiungere persone provenienti da ambienti diversi, con materiale che spesso fanno appello alle varie generazioni. Attraverso l’insegnamento dei diritti umani con tutti gli strumenti disponibili – conferenze, convegni, hip-hop e balletti – questo messaggio si è diffuso in tutto il mondo.

 

I volontari durante questa periodo di quarantena hanno deciso di organizzare un webinar gratuito per portare maggiore comprensione di cosa sono i diritti umani e come rispettarli per eliminare bullismo e discriminazione.

 

Il webinar si terrà sabato 18 aprile alle ore 17.00 sulla piattaforma ZOOM. Qualche ora prima di iniziare i volontari invieranno il link per accedere al seminario.

 

Per ulteriori informazioni, si prega di chiamare il 391.438.1933 (Valentina) o scrivere a [email protected].

 

I Social Network sono sempre più un mezzo per comunicare con gli altri e per “informarsi”, ma anche per condividere esperienze ed emozioni: ma quali sono gli aspetti positivi e negativi di questo fenomeno? La Fondazione Zanetti Onlus ne parla giovedì 16 gennaio 2020 alle ore 10.30, nell’auditorium della Provincia di Treviso, insieme a Gregorio Ceccone, pedagogista ed esperto in teorie e metodologie della media education, e Davide Dal Maso, coach di Social Media Marketing, nella top100 under 30 leader del futuro secondo «Forbes», fondatore del Social Warning – Movimento Etico Digitale.

 

Un nuovo appuntamento proposto nell’ambito del ciclo di incontri Passi verso l’Altrove che la Fondazione Zanetti Onlus rivolge alle Scuole Secondarie di Secondo Grado e alle persone interessate, per aprire uno sguardo sulle questioni urgenti nella contemporaneità.

 

 

Cyberbullismo, dipendenza dai social e fake news

Oggi solo 16 giovani su 100 non hanno un account social e si stima che il 70% dei ragazzi non sappia riconoscere un annuncio pubblicitario nell’ambiente dei social. Con l’avvento del digitale, infatti, i comportamenti e le relazioni hanno subìto un forte cambiamento e le persone spesso si trovano a dover cercare l’equilibrio tra reale e digitale, sia in ambito personale che professionale. Con l’emergere di problematiche come il cyberbullismo, la dipendenza dai social e la disinformazione online, si fa sempre più forte il bisogno di confrontarsi con i giovani su una gestione consapevole della propria reputazione virtuale.

 

Risponde proprio a questa necessità la nascita del Social Warning, movimento creato dal basso e composto da una rete capillare di professionisti del web con l’obiettivo di incontrare i ragazzi tra i 9 e i 19 anni e i genitori e informare su potenzialità e rischi della rete. L’associazione, che oggi conta 150 formatori-volontari, lo scorso anno ha raggiunto oltre diecimila ragazzi e tremila genitori in tutta Italia per portare la cultura digitale nelle scuole secondarie di primo e secondo grado e nelle università, con iniziative di informazione e formazione per condividere l’uso consapevole della rete.

 

Con i giovani partecipanti all’incontro – sono circa 300 le studentesse e gli studenti che hanno già aderito – i relatori Ceccone e Dal Maso analizzeranno anche i Social Network maggiormente diffusi fra i ragazzi, evidenziandone aspetti positivi e negativi, verso un’educazione digitale reale e civica che permetta di non diventare vittime dei fenomeni online e di coglierne le immense opportunità.

 

 

Informazioni

Fondazione Zanetti Onlus
0422.312680
[email protected]

L’ingresso è libero e rivolto alle scuole, per le altre persone interessate è consigliata la prenotazione, disponibilità fino a esaurimento posti.

Oggi le selezioni all’Istituto “Lepido Rocco” di Lancenigo di Villorba. Le semifinali domani presso Villa De Reali di Canossa a Dosson di Casier

 

Al via oggi pomeriggio le selezioni della Tiramisù World Cup Junior riservata ai “piccoli chef” di età compresa fra gli otto e i tredici anni di età. Anche per loro, due categorie: la ricetta originale (uova, mascarpone, zucchero, savoiardi, caffè e cacao) e la ricetta creativa (con la possibilità di aggiungere fino a tre ingredienti e di sostituire il biscotto). Semifinali e finali nella mattinata di domenica 15 dicembre a Villa De Reali di Canossa a Dosson di Casier.

 

Sono già “armati” di savoiardi e mascarpone i giovanissimi concorrenti che si sfideranno per realizzare il “tiramisù più buono del mondo” nella gara riservata ai ragazzi. La competizione comincerà presso l’Istituto “Lepido Rocco” a Lancenigo di Villorba alle 14.00, quando scenderanno in campo i partecipanti iscritti alla categoria “originale” del dolce al cucchiaio più famoso del mondo; a seguire, dalle ore 16,00 sarà la volta degli iscritti per la ricetta creativa.

 

Coloro che riusciranno a superare questa fase approderanno alle semifinali di domani mattina (inizio ore 9.00) e i più bravi raggiungeranno le finali che si terranno a partire dalle 11.00, sempre a Villa De Reali di Canossa a Dosson di Casier (TV).

 

Quest’anno, la Tiramisù World Cup Junior ha deciso di sostenere la missione in Etiopia della Comunità Missionaria di Villaregia.
Per tutte le info: www.tiramisuworldcup.com

La notte scorsa, poco prima delle 1.30, i Vigili del fuoco sono intervenuti per un gravissimo incidente lungo la SR 43 in Via Adriatico incrocio Via Pesarona a Jesolo.

 

Un’auto è finita nel canale: decedute quattro persone e una ferita. L’auto con a bordo tre ragazzi e due ragazze è finita nel canale dopo la perdita di controllo del conducente.

 

I primi soccorsi sono stati dati da alcuni ragazzi stranieri di passaggio che sono riusciti a estrarre la ragazza ferita e altri tre poi dichiarati morti dal personale medico del Suem 118.

 

I Vigili del fuoco arrivati dal locale distaccamento e da Mestre con l’autogru, hanno agganciato l’auto ed estratto l’auto recuperando l’ultima persona rimasta all’interno dell’auto, purtroppo anche questa deceduta.

 

I ragazzi morti sono tre ragazzi e una ragazza tra i 22 e 23 anni, tutti della zona di San Donà di Piave. La polizia locale ha eseguito i rilievi del sinistro sul posto anche i Carabinieri.

Venerdì 14 giugno, alle ore 17, presso la Piazza Eventi Unieuro del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, si terrà il concerto “Musica senza confini!” a cura di associazione Agape Onlus e della scuola di danza Dreaming Dance di Mestre.

 

“Musica senza confini” è un innovativo progetto musicale che, tramite tecnologie più o meno sofisticate, permette a persone con gravi limitazioni motorie o con problemi visivi di suonare e comporre musica.

 

I ragazzi dell’associazione Agape diretti da Manuele Maestri, ideatore del progetto, si esibiranno dal vivo proponendo alcuni successi recenti della musica pop e altri grandi classici. A interagire con loro le ballerine della Dreaming Dance che si esibiranno in alcune sequenze coreografiche per arricchire e accompagnare l’esecuzione musicale. Altre coreografie di danza e ginnastica ritmica verranno eseguite per allietare il pubblico presente.

 

Le due realtà associative infatti collaborano già da parecchi anni e per questo evento hanno deciso di fondere le loro competenze per dare vita ad uno spettacolo unico ed emozionante.

 

 

Associazione Agape

Opera nel settore dell’assistenza e dell’inserimento sociale delle persone disabili, avvalendosi dell’insostituibile servizio di operatori, volontari e giovani del servizio civile. Tra le varie iniziative ed attività sono comprese: la gestione di una casa-famiglia residenziale per disabili e la gestione di un centro socio riabilitativo.

 

Dreaming Dance

È una sezione dell’associazione sportiva Judokwai dedicata alla danza e alla ginnastica ritmica. L’associazione è operativa a Mestre dal 1973 e avvia alla passione sportiva una moltitudine di ragazzi e ragazze ogni anno.

Si è svolta ieri l’attesa finale del contest tra studenti degli istituti alberghieri veneziani

 

La sfida non era solo quella di coniugare creatività e tradizione, ma anche e soprattutto quella di cogliere il profondo legame tra formazione e innovazione tecnologica. E in palio, infatti, c’erano giornate di formazione per la crescita professionale e personale degli studenti delle classi quarte dell’Istituto Musatti di Dolo e dell’IPSEOA Andrea Barbarigo di Venezia.

 

A contendersele, nella finale della seconda edizione del Contest “Tradizioni creative” svoltasi mercoledì 22 maggio nel chiostro dell’Istituto veneziano, sono stati gli studenti selezionati dallo chef Paolo Levada in base alle ricette in precedenza sottoposte al suo giudizio. Ricette che i dieci finalisti hanno realizzato, presentato e proposto in degustazione ad una giuria composta dagli chef Paolo Levada, Pierluigi Lovisa e Nicola Michieletto e da altri esperti gastronomi e tecnici alimentari.

 

Secondo parametri quali l’organizzazione in cucina, la presentazione visiva, gli elementi olfattivo e degustativo, la giuria ha così decretato la vittoria di Giacomo De Battista (del “Musatti), seguito da Cristian Andrei Patrascu (del “Barbarigo”) e da Gianpietro Rigon (del “Musatti”), separati da pochissimi punti.

 

Carciofo violetto, il pesce povero (sarda, sgombro e ghiozzo), erbe spontanee e cereali (farro) sono stati gli ingredienti della tradizione veneta che gli aspiranti chef sono stati chiamati a declinare secondo la creatività e le tecniche di cucina apprese ed affinate dai giovani, che hanno dato tutti un’ottima prova di grande abilità e maturità tecnica, di buona conoscenza dei prodotti e di eccellente condotta professionale in cucina, dove i lavori sono stati coordinati dallo chef e docente del “Barbarigo” Manuel Garofalo.

 

I tre giovani, prossimamente parteciperanno a giornate di formazione nell’azienda Moduline di Vittorio Veneto (già sostenitrice della prima edizione del contest) e nell’Atelier Alimentare Cibo & Salute di Vigonza, per approfondire le tecniche di conservazione alimentare, l’abbattimento e la rigenerazione, le cotture a pressione e combinate: tecnologie che le due aziende affinano continuamente e la cui conoscenza, attraverso gli strumenti d’assoluta avanguardia che avranno a disposizione, faranno parte del bagaglio formativo degli chef del futuro.

 

Per i primi tre classificati, inoltre, una padella professionale Agnelli, simbolo della cucina italiana e per tutti i partecipanti, inoltre, un attestato di partecipazione, nonché giacca e falda personalizzate a ricordo dell’iniziativa.

Con l’arrivo dell’autunno e la ripresa della scuola, spesso arrivano anche le prime difficoltà nella gestione degli impegni quotidiani per le famiglie. La situazione può aggravarsi se ad aggiungersi sono anche gli scioperi scolastici, che spesso costringono le famiglie a trovare soluzioni “last minute” per i propri figli.

 

Per questo la Polisportiva Mogliano ha dato vita a “Sos Polisportiva Scioperi”, un’opportunità rivolta ai ragazzi per trascorrere una giornata di sport e altre attività ludiche, sotto la supervisione di un nutrito staff di tecnici e allenatori.

 

Per iscriversi non è richiesta alcuna prenotazione; sarà sufficiente recarsi alla palestra di Villa Torni e chiedere delle insegnanti Mara e Marica, pronte ad accogliere i ragazzi dalle 7.30 del mattino fino alle 16.30 del pomeriggio.

 

Il costo della singola giornata è di 40 euro, comprensivi di mensa.

 

Per maggiori informazioni è possibile contattare le insegnanti ai numeri 349.7710875 (Mara) e 339.2569794 (Marica).

 

Domenica 21 ottobre, alle ore 17, presso l’area infopoint Infox del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, si svolgeranno i laboratori ludico-creativi per bambini dai 4 anni in su a cura dell’associazione Baba-Jaga di Venezia.

 

Baba-Jaga ha lo scopo di promuovere attività culturali dirette a realizzare il benessere dei cittadini, in particolare valorizzando il gioco e la creatività, sia come strumenti di conoscenza e di aggregazione per tutte le età sia come espressione dell’individualità e delle capacità di ognuno.

 

L’appuntamento di domenica 21 ottobre al centro commerciale Auchan Porte di Mestre coinvolgerà i bambini in attività di manipolazione di paste naturali.

 

I prossimi appuntamenti con Baba-Jaga si terranno poi domenica 11 novembre, per celebrare la tradizione del San Martino, e domenica 16 dicembre, per un laboratorio a tema natalizio.

 

La partecipazione ai laboratori è gratuita.

 

Sono 132 i giovani moglianesi che, grazie a “Sport per tutti”, potranno praticare lo sport preferito nel 2018 e nel 2019. Sono state accolte, infatti, le domande di 132 famiglie per ciascuno dei due anni, per un totale di 264 contribuzioni, la maggior parte delle quali per l’intera retta dovuta alle società.

 

“È stato un successone e siamo davvero soddisfatti per questa opportunità che è stata data a famiglie in difficoltà economica ed ai ragazzi per poter praticare uno sport assieme ad altri coetanei, per fare una vita sana e per coltivare le proprie passioni ed aspirazioni. Ci piace l’idea che così anche lo sport sia uno strumento di inclusione”, hanno commentato il sindaco Carola Arena e l’assessore allo Sport, Oscar Mancini.

 

Lo sport che risulta maggiormente preferito è il calcio, con 20 iscritti alla Union Pro e 15 all’ADS Zerman, seguiti dalla ginnastica artistica della Polisportiva, con 17 iscritti e dal Rugby, con 15, Basket Polisportiva 12, danza con 15 iscritti a due società, la Polisportiva, 11, e DNA, danza nell’Anima, 4.

 

Sono stati stanziati 21.373 euro per il 2018 e 26.437,50 per il 2019.

 

Il progetto supporta le famiglie moglianesi che hanno difficoltà a sostenere i costi di iscrizione dei propri ragazzi alle attività delle società sportive e favorisce così la pratica sportiva continuativa da parte di tutti i bambini e ragazzi di Mogliano.

 

Il progetto è rivolto ai minori residenti nel comune di Mogliano Veneto, di età compresa tra i 6 e i 18 anni, appartenenti a famiglie a basso reddito documentato dal modello ISEE individuati mediante avviso pubblico. I beneficiari si sono iscritti alle società sportive che hanno aderito al progetto, e che riceveranno direttamente l’erogazione del contributo.

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