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Nella mattinata di ieri, la Biblioteca del Palazzo Apostolico in Città del Vaticano ha ospitato l’Udienza Generale di Papa Francesco, che qui sotto riportiamo in versione integrale.

Al termine del suo intervento (che chi volesse rivedere e riascoltare, può farlo a questa pagina), il Pontefice ha ricordato che il 22 gennaio entrerà in vigore il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che vieta in modo esplicito questo tipo di ordigni, il cui utilizzo ha effetti indiscriminati e colpisce in breve tempo una grande quantità di persone, provoca d altresì danni all’ambiente di lunghissima durata.

 

Papa Francesco ha infine incoraggiato vivamente tutti gli Stati e tutte le persone a lavorare con determinazione al fine di promuovere le condizioni necessarie per un mondo libero da armi nucleari, contribuendo all’avanzamento della pace e della cooperazione multilaterale: due valori di cui oggi l’umanità ha tanto bisogno.

 

 

Catechesi – La preghiera per l’unità dei cristiani

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questa catechesi mi soffermerò sulla preghiera per l’unità dei cristiani. Infatti, la settimana che va dal 18 al 25 gennaio è dedicata in particolare a questo, a invocare da Dio il dono dell’unità per superare lo scandalo delle divisioni tra i credenti in Gesù. Egli, dopo l’Ultima Cena, ha pregato per i suoi, «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). È la sua preghiera prima della Passione, potremmo dire il suo testamento spirituale. Notiamo, però, che il Signore non ha comandato ai discepoli l’unità. Nemmeno ha tenuto loro un discorso per motivarne l’esigenza. No, ha pregato il Padre per noi, perché fossimo una cosa sola. Ciò significa che non bastiamo noi, con le nostre forze, a realizzare l’unità. L’unità è anzitutto un dono, è una grazia da chiedere con la preghiera.

 

Ciascuno di noi ne ha bisogno. Infatti, ci accorgiamo che non siamo capaci di custodire l’unità neppure in noi stessi. Anche l’apostolo Paolo sentiva dentro di sé un conflitto lacerante: volere il bene ed essere inclinato al male (cfr Rm 7,19). Aveva così colto che la radice di tante divisioni che ci sono attorno a noi – tra le persone, in famiglia, nella società, tra i popoli e pure tra i credenti – è dentro di noi. Il Concilio Vaticano II afferma che «gli squilibri di cui soffre il mondo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si combattono a vicenda. […] Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società» (Gaudium et spes, 10). Dunque, la soluzione alle divisioni non è opporsi a qualcuno, perché la discordia genera altra discordia. Il vero rimedio comincia dal chiedere a Dio la pace, la riconciliazione, l’unità.

 

Questo vale prima di tutto per i cristiani: l’unità può giungere solo come frutto della preghiera. Gli sforzi diplomatici e i dialoghi accademici non bastano. Gesù lo sapeva e ci ha aperto la via, pregando. La nostra preghiera per l’unità è così un’umile ma fiduciosa partecipazione alla preghiera del Signore, il quale ha promesso che ogni preghiera fatta nel suo nome sarà ascoltata dal Padre (cfr Gv 15,7). A questo punto possiamo chiederci: “Io prego per l’unità?”. È la volontà di Gesù ma, se passiamo in rassegna le intenzioni per cui preghiamo, probabilmente ci accorgeremo di aver pregato poco, forse mai, per l’unità dei cristiani. Eppure da essa dipende la fede nel mondo; il Signore infatti ha chiesto l’unità tra noi «perché il mondo creda» (Gv 17,21). Il mondo non crederà perché lo convinceremo con buoni argomenti, ma se avremo testimoniato l’amore che ci unisce e ci fa vicini a tutti.

 

In questo tempo di gravi disagi è ancora più necessaria la preghiera perché l’unità prevalga sui conflitti. È urgente accantonare i particolarismi per favorire il bene comune, e per questo è fondamentale il nostro buon esempio: è essenziale che i cristiani proseguano il cammino verso l’unità piena, visibile. Negli ultimi decenni, grazie a Dio, sono stati fatti molti passi in avanti, ma occorre perseverare nell’amore e nella preghiera, senza sfiducia e senza stancarsi. È un percorso che lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa, nei cristiani e in tutti noi, e dal quale non torneremo più indietro. Sempre avanti!

 

Pregare significa lottare per l’unità. Sì, lottare, perché il nostro nemico, il diavolo, come dice la parola stessa, è il divisore. Gesù chiede l’unità nello Spirito Santo, a fare unità. Il diavolo sempre divide, perché è conveniente per lui dividere. Lui insinua la divisione, ovunque e in tutti i modi, mentre lo Spirito Santo fa sempre convergere in unità. Il diavolo, in genere, non ci tenta sull’alta teologia, ma sulle debolezze dei fratelli. È astuto: ingigantisce gli sbagli e i difetti altrui, semina discordia, provoca la critica e crea fazioni. La via di Dio è un’altra: ci prende come siamo, ci ama tanto, ma ci ama come siamo e ci prende come siamo; ci prende differenti, ci prende peccatori, e sempre ci spinge all’unità. Possiamo fare una verifica su noi stessi e chiederci se, nei luoghi in cui viviamo, alimentiamo la conflittualità o lottiamo per far crescere l’unità con gli strumenti che Dio ci ha dato: la preghiera e l’amore. Invece alimentare la conflittualità si fa con il chiacchiericcio, sempre, sparlando degli altri. Il chiacchiericcio è l’arma più alla mano che ha il diavolo per dividere la comunità cristiana, per dividere la famiglia, per dividere gli amici, per dividere sempre. Lo Spirito Santo ci ispira sempre l’unità.

 

Il tema di questa Settimana di preghiera riguarda proprio l’amore: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (cfr Gv 15,5-9). La radice della comunione è l’amore di Cristo, che ci fa superare i pregiudizi per vedere nell’altro un fratello e una sorella da amare sempre. Allora scopriamo che i cristiani di altre confessioni, con le loro tradizioni, con la loro storia, sono doni di Dio, sono doni presenti nei territori delle nostre comunità diocesane e parrocchiali. Cominciamo a pregare per loro e, quando possibile, con loro. Così impareremo ad amarli e ad apprezzarli. La preghiera, ricorda il Concilio, è l’anima di tutto il movimento ecumenico (cfr Unitatis redintegratio, 8). Sia pertanto, la preghiera, il punto di partenza per aiutare Gesù a realizzare il suo sogno: che tutti siano una cosa sola.

 

 

FRATELLI TUTTI: riflessione a due voci

L’ultima enciclica di Papa Francesco ha destato scalpore, che è bene essere guidati alla sua interpretazione e comprensione.

 

Di sicuro interpretarla come legata alle vicende politiche odierne sarebbe riduttivo, ma non c’è dubbio che indichi una via da seguire, un atteggiamento culturale ed etico, che rappresenta una potente sfida a visioni politico-filosofiche che riflettono dal profondo la crisi.

 

Ecco allora che questa sera, due ospiti di eccezione – Don Walter Magnoni, responsabile della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano e il prof. Salvatore Natoli, ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università Bicocca di Milano – discuteranno questo testo di profonda importanza non solo per chi crede, ma anche per i laici che tuttavia conservano fiducia nella capacità dell’uomo di superare le difficoltà del presente per un futuro migliore.

 

L’evento, interamente online, sarà condotto nel rispetto della normativa vigente anti Covid-19 e sarà tramesso in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’Amministrazione comunale di Lurago d’Erba.

 

Info utili

ORARIO
(Giovedì) 21.00 – 22.30

 

EVENTO ONLINE
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Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 031.3599520 – negli orari di apertura della biblioteca – oppure scrivere all’indirizzo di posta elettronica [email protected]

 

INFO DI CONTATTO
[email protected]

 

 

In occasione della Giornata Internazionale delle Nazioni Unite, che si celebra oggi, 24 ottobre, il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani intende ripercorrere i momenti più significativi della storia dell’Onu per una riflessione sull’organizzazione che oggi più assomiglia a un governo mondiale. 

 

La Giornata internazionale delle Nazioni Unite è una ricorrenza internazionale che il 24 ottobre di ogni anno ricorda l’entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite (24 ottobre 1945). Quest’ultimo fu il documento fondante che seguì la nascita ufficiale dell’organizzazione. 

 

È opportuno ricordare che la costituzione dell’Onu non era un fatto scontato alla fine della Seconda guerra mondiale perché, dopo il naufragio della Società delle Nazioni dovuto alle ambizioni e alle rivalità dei singoli Stati, bisognava davvero essere dotati di una massiccia dose di idealismo per credere che ripetere l’esperimento, fallito appena venticinque anni prima, avrebbe sortito risultati diversi. Ma tali risultati si raggiunsero certamente grazie al grande contributo di intellettuali, attivisti e politici animati da ideali autentici e dalla volontà di sanare le macerie umane dei sopravvissuti, usciti dalla Guerra con l’orrore ancora negli occhi per tutte le violenze subite o perpetrate negli anni della cancerosa parabola del Nazi-fascismo.

 

Si trattava di un obiettivo nobilissimo, ma assai complesso. Con la costituzione di un governo sovranazionale garante di Democrazia, Pace e Libertà, i paesi membri attraverso uno statuto che avrebbe trovato da lì a poco la sua urgente applicazione, condannavano con la virtù del Diritto tutto quello che la guerra, come un virus letale, aveva portato, a partire dal clima malato di razzismo nel periodo antecedente ad essa. E così, condannavano l’ingiustificabile violenza di massa, le esecuzioni sommarie, le rappresaglie, gli stupri. Perché se la guerra fu la morte in atto, la liberazione dal Nazi-fascismo fu anch’essa accompagnata da una inarrestabile sete di vendetta che non fece altro che aggiungere  violenza, alla violenza appena consumata. 

 

Bisognava rinascere. Bisognava risorgere. Le Nazioni Unite questo lo sapevano. E così Stati Uniti, Regno Unito, Russia e Cina, più altri 26 paesi, unirono le loro forze per impedire il ripetersi di una nuova guerra mondiale. Con il tempo, inoltre, i Paesi membri iniziarono ad allargare il campo delle loro competenze e concentrarono i loro sforzi per ostacolare le discriminazioni, per cancellare la povertà, per debellare malattie mortali come vaiolo e poliomielite. Secondo quanto disposto dallo Statuto, l’Onu avrebbe svolto quattro fondamentali funzioni: mantenere la Pace e la Sicurezza internazionale, sviluppare relazioni amichevoli fra le nazioni, cooperare nella risoluzione dei problemi e promuovere il rispetto per i Diritti Umani.

L’Onu compie 74 anni

Sono passati ormai settantaquattro anni dalla creazione dell’Onu. È inevitabile guardarsi indietro, ripensare a ciò che è stato e fare bilanci. Possiamo quindi affermare con certezza che l’Onu nel campo dello sviluppo ha ottenuto grandi successi, perché è riuscito a bloccare ad esempio la diffusione di malattie importanti e a controllare la malnutrizione. I maggiori successi poi sono stati raggiunti nel campo della protezione perché il movimento dei Diritti Umani, di cui il CNDDU si fa portavoce nel nostro Paese, ha influenzato non solo i Governi, ma anche i popoli e gli individui. Le Nazioni Unite non sono riuscite, invece, anche attraverso le forze di pace, a impedire il radicalizzarsi di violentissimi scontri armati che molto spesso hanno portato alla morte di milioni di persone. Questo spinge quindi a cercare di capire come possa essere riformata l’organizzazione per renderla più efficiente e preparata a gestire i pericoli che può correre il mondo oggi. È innegabile, però, che senza l’Onu, la storia degli ultimi settant’anni avrebbe avuto sviluppi differenti.

 

Il CNDDU, in una giornata così importante che rievoca la storia nazionale e internazionale dei paesi che fanno parte delle Nazioni Unite, intende riconoscere tutti gli sforzi fatti dall’Onu dal 1945 a oggi, per trasformare i pericoli, sempre imminenti per il mondo, in civile dibattito. E anche se non sempre le Nazioni Unite sono riuscite a garantire la Pace promessa ai popoli e agli uomini, nessuno può mettere in discussione il valore di questa straordinaria Torre di controllo senza la quale sarebbe stato difficile, per tutti, rialzarsi dopo gli Anni del Disastro.

 

Siamo davvero fuori dagli Anni del Disastro? Purtroppo la cronaca ci racconta lo strazio di popoli che ancora non trovano tregua alla loro sofferenza. Sono settimane ormai che il popolo curdo della Siria, il popolo senza Stato, viene bombardato incessantemente dalle forze dell’esercito turco, il quale non si ferma nemmeno davanti a edifici pubblici e strutture mediche. I raid aerei si scagliono con violenza su obiettivi civili, e, stando alle informazioni dell’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, non hanno rispettato la Tregua. Le prime vittime di questa folle guerra sono ovviamente bambini innocenti che hanno come unica colpa quella di essere nati dalla parte sbagliata del mondo! Il bilancio è pesantissimo: si parla di 60 mila sfollati. L’Onu nella persona del suo portavoce, Rupert Colville, parla di gravi violazioni internazionali che costituiscono crimini di guerra, per tali ragioni le Nazioni Unite stanno verificando  le responsabilità della Turchia che potrebbe essere ritenuta responsabile del genocidio del popolo curdo. E mentre il leader turco minaccia l’ Unione europea di inondarla di profughi, le speranze del mondo civile, affinché il massacro del popolo curdo abbia fine, si raccolgono ancora una volta attorno all’Onu, che come sempre rappresenta l’ultimo baluardo di Pace.

 

Come sempre, alla vigilia di giornate così importanti, chiediamo ai docenti della scuola del nostro Paese di coinvolgere gli studenti in attività o lezioni che possano destare interesse e partecipazione e fornire nuovi stimoli per il recupero di una memoria collettiva che è fondamentale per la costruzione del presente. Umberto Eco, nella Lectio magistralis tenuta in inglese al palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York nel 2013, invitava le nuove generazioni, da entrambi i lati dell’Oceano Atlantico, a non perdere la memoria storica. E noi siamo fermamente convinti che ripercorrere la storia delle Nazioni Unite è proteggere la memoria storica. 

 

Oggi non facciamoci trovare impreparati e non lasciamo impreparati i nostri studenti, anche se il cielo della Siria per ora non conosce ancora l’azzurro, raccontiamo loro che in tanti altri posti del mondo nel cielo è tornato l’azzurro, mostriamo loro lo splendido colore azzurro della bandiera dell’Onu e indichiamogli la mappa del mondo protetto da due rami d’ulivo. Poi raccontiamo ai nostri ragazzi una storia bella, la storia di popoli a lungo in contrasto, che si sono inferti le più profonde ferite, e che alla fine hanno scelto di camminare insieme, per costruire con impegno e fatica un mondo migliore.

Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani in occasione dell’International Day of Peace, che si celebra il 21 settembre di ogni anno, intende fare una sincera riflessione sul tema della Pace come condizione indispensabile per la convivenza dei popoli. Iniziamo col dire che tale giornata fu istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1981, solo nel 2001 però si scelse all’unanimità la data del 21 settembre. L’Onu stabilì che l’obiettivo da perseguire sarebbe stato quello di invitare tutti i popoli a rispettare l’interruzione di qualsiasi ostilità durante questa giornata, in altre parole si trattava di un esplicito “Cessate il fuoco!” nelle zone di guerra, e altresì partecipare a tale ricorrenza con iniziative formative e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della Pace e della non violenza.

 

 

L’obiettivo delle Nazioni Unite era, quindi, perfettamente in linea con il I articolo del suo Statuto: “Mantenere la Pace e la sicurezza internazionale e, a questo fine, prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace”.  Difatti, le 51 nazioni che presero parte alla conferenza cercarono di ritrovarsi in valori universali come la fraternità internazionale e l’uguaglianza dei popoli. Valori di cui il Novecento era stato digiuno. Le due guerre mondiali, l’olocausto, la bomba atomica e la guerra fredda avevano lasciato miserie e dolore ovunque. Ma avevano anche insegnato alle nazioni la necessità di cooperare per assicurare al mondo una pace duratura. Toccò alla Società delle Nazioni, prima organizzazione internazionale volta al mantenimento della Pace, nel 1919,  gettare le basi per accrescere il benessere e la qualità di vita degli uomini. Solo nel 1945, però, dopo due guerre mondiali e milioni di morti, gli Stati del mondo riuscirono finalmente a realizzare un nuovo assetto internazionale che avrebbe garantito una Pax duratura: l’Onu. Nonostante il grande lavoro di mediazione di quest’ultimo e nonostante l’impegno continuo e costante profuso negli anni, quello della Pace rimane un obiettivo difficile da raggiungere. Per questo motivo, sia in passato che di recente, i messaggi di Pace rivolti ai popoli sono giunti anche dalle figure più eminenti della Chiesa. Basti pensare all’enciclica Pacem in Terris di Papa Giovanni XXIII nel 1963 o al Dialogo tra le religioni per la Pace, di Papa Giovanni Paolo II, tenutosi ad Assisi nel 1986, evento planetario della durata di tre giorni che porta ancora avanti Papa Francesco.

 

 

La Giornata internazionale della pace è, quindi, un giorno carico di significato.  È il giorno in cui scegliamo di stare dalla parte della Pace, è il giorno in cui rivendichiamo il nostro Diritto alla Pace, perché fuori dalla Pace non si vive. Fuori dalla Pace c’è solo guerra e violenza, fuori dalla Pace c’è l’assenza del diritto, fuori dalla Pace si gioca alla roulette russa con la vita. La giornata Internazionale della pace è diventata di conseguenza la giornata dell’opportunità per i grandi capi di Stato e per i semplici cittadini di ripensare alla propria condotta.  E’ il momento speciale in cui ognuno nel suo piccolo può “cessare le ostilità” con i familiari, con i vicini di casa, con i compagni di classe e di squadra. L’International Day of Peace su vari piani, locali, regionali, nazionali e universali è diventato, per tali ragioni, il giorno da dedicare alle attività di educazione e sensibilizzazione. 

 

 

Il CNDDU, come sempre, crede che l’educazione giochi un ruolo fondamentale nello sviluppo umano e nel formare nell’individuo la coscienza di essere cittadino del mondo. Pertanto, crede fortemente che bisogna educare i giovani a una cultura di Pace la quale sappia lodare il valore e la dignità di ogni essere umano. Vivere di Pace e in Pace, vuol dire conoscere le leggi basilari di uguaglianza e dignità. C’è, quindi, un urgente bisogno di educare alla Pace e spingere soprattutto i giovani alla fraternità internazionale, a lottare per i Diritti Umani, a sentire l’orrore per le ingiustizie. Educare alla Pace significa identificare le cause della violenza e decostruirle al fine di vivere bene con gli altri nella cooperazione e nella condivisione dei valori universali dell’uomo. Come sempre, ci rivolgiamo ai colleghi della scuola italiana che rappresentano l’humus fertile fondamentale per la crescita dei nostri studenti. L’insegnamento può tanto. Un messaggio di Pace e di non violenza che giunga dal mondo della scuola e dal popolo degli studenti può innescare esempi di giustizia inarrestabili e contagiosi. E allora anche stavolta, a pochi giorni dall’inizio di un nuovo anno scolastico,  invitiamo i nostri colleghi docenti a coinvolgere gli alunni, che occuperanno a breve i loro banchi, in attività che favoriscano lo sviluppo e il potenziamento di sentimenti di solidarietà. Perché “Stabilire una pace duratura è un compito dell’istruzione”. Così sosteneva Maria Montessori e così sosteniamo noi.

 

 

Il CNDDU è convinto che il dialogo tra i popoli sia stato il grande assente del nostro tempo, e nessuna Pace può esistere senza le solidissime basi del dialogo tra gli uomini, perché la cultura della Pace è la cultura del dialogo. Allora parliamola la Pace, raccontiamola, disegniamola, urliamola nelle piazze, sventoliamola sui balconi. Viviamola nel quotidiano. Facciamolo adesso, facciamolo noi. E convinciamo(ci) che ora, più che mai, è tempo di Pace! 

Anche la città di Mogliano sarà ufficialmente alla Marcia della pace e della fraternità che si svolgerà domenica prossima ad Assisi.

 

La giunta, infatti, ha deciso di aderire al Comitato Promotore della Marcia e del Meeting Internazionale dei Diritti Umani a essa collegato, rispondendo a un invito del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.

 

La marcia si svolgerà a 70 anni dalla proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della Costituzione Italiana, a 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, a 50 anni dalla scomparsa di Aldo Capitini, educatore e promotore della nonviolenza, ideatore della Marcia Perugia-Assisi.

 

“Abbiamo aderito in un momento storico particolarmente delicato caratterizzato dall’aumento delle disuguaglianze, delle sofferenze, delle tensioni e dei conflitti, della disoccupazione e dell’insicurezza di tantissime persone, per fare fronte al quale non servono solo le grandi decisioni ma sono indispensabili anche tutte le piccole, piccolissime, azioni fatte ogni giorno, da ciascuno”, ha commentato il sindaco Carola Arena.

 

Alla marcia, il Comune sarà rappresentato dall’assessore Oscar Mancini.

In tutto il mondo si celebra oggi una giornata dedicata alla promozione della pace. Una ricorrenza nata nel 1980 ad opera delle Nazioni Unite.

 

In origine si stabilisce come ricorrenza ogni terzo martedì di settembre, in occasione del giorno inaugurale della sessione annua dell’Assemblea Generale dell’ONU.

 

Nel 2001, a seguito di una campagna dell’attore inglese Jeremy Gille e della nascita dell’organizzazione Peace One Day, l’Assemblea Generale approva la risoluzione 55/282, tramite cui dichiara che, a partire dall’anno successivo, la Giornata internazionale della pace sarà celebrata il 21 settembre di ogni anno: giornata in cui viene rinnovato l’invito a tutte le nazioni e le persone a cessare ogni tipo di ostilità.

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