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In occasione della 50° Giornata Mondiale della Terra, la più grande catena alberghiera italiana invita a (ri)scoprire il territorio con un tour immaginario tra le bellezze naturali meno conosciute del Belpaese, perfette per quando torneremo a viaggiare

 

Ogni giorno Gruppo UNA – la più grande catena alberghiera italiana – celebra la passione per il territorio italiano nei suoi hotel e resort. In occasione della 50esima Giornata della Terra porta i suoi ospiti alla scoperta delle perle naturali meno conosciute del Belpaese, raggiungibili con una gita fuori porta da uno dei suoi alberghi lungo tutto lo Stivale. Questi luoghi ricchi di fascino sono stati inseriti nella “mappa della Bellezza” stilata dal Touring Club Italiano e meritano un posto nella bucket list di destinazioni da (ri)scoprire durante un long weekend sotto il segno dell’italianità.

 

Toscana, oltre ai borghi c’è di più: un polmone verde di eccezionale valore

Oltre ai borghi e ai capolavori dell’arte italiana, il litorale della Toscana custodisce un gioiello naturalistico da esplorare durante un fine settimane in Versilia. Il Parco dei Monti Livornesi, che si estende per 1.300 ettari tra i comuni di Livorno, Collesalvetti e Rosignano Marittimo, è un vero e proprio polmone verde nel cuore della regione. Le sue colline rappresentano un patrimonio naturalistico, storico ed ambientale di eccezionale valore, da scoprire grazie a suggestivi itinerari immersi nel verde della macchia mediterranea. La visita del parco può essere fatta con trekking a piedi, in mountain bike e a cavallo, durante i quali è possibile avvistare tracce delle civiltà del passato, come mulini, ghiacciaie, fornaci e le splendide strutture dell’Acquedotto settecentesco di Colognole.

 

L’indirizzo da appuntare in agenda:
Versilia Lido | Lido di Camaiore, Lucca
Un paradiso di eleganza e benessere sul mare.
Info: www.unaesperienze.it/versilia-lido

 

 

La Puglia che non ti aspetti, tra steppa mediterranea e orizzonti sconfinati

Anche se è il secondo parco nazionale della Puglia, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, situato a meno di un’ora da Bari, è molto meno conosciuto del Gargano. Questo territorio straordinario custodisce l’ultimo esempio di steppa mediterranea in Italia e conserva un alone di fascino e unicità, grazie ai suoi spazi immensi che si alternano a sinuose colline. Qui l’ambiente spoglio e suggestivo, costituito prevalentemente da rocce calcaree, tufi e depositi di argille, accoglie una fauna tra le più variegate di tutta la Puglia. Fiore all’occhiello del parco è il misterioso Castel del Monte, un maniero ottagonale voluto da Federico II, a cui si uniscono importanti siti di interesse storico e archeologico. Per scoprire il parco sono disponibili tanti itinerari a piedi o su due ruote, adatti a tutti i livelli.

 

L’indirizzo da appuntare in agenda:
UNAHOTELS Regina Bari, Bari
Tutto il fascino dell’atmosfera pugliese, a pochi passi dal mare e dalle ricchezze culturali della Puglia.
Info: www.unahotels.it/unahotels-regina-bari

 

 

Un gioiello sotterraneo in Campania, immerso in un silenzio magico

Situate all’interno del massiccio dei Monti Alburni, con un’estensione di circa tremila metri, le Grotte di Pertosa-Auletta sono una delle perle naturali dell’area del Cilento, da esplorare con una breve gita da Napoli. Le grotte sono le uniche in Italia in cui è possibile navigare un fiume sotterraneo – il Negro – e le sole in Europa a conservare i resti di un villaggio palafitticolo risalente al II millennio a.C. Mentre ci si addentra verso il cuore della montagna, il fiume offre un inconsueto viaggio in barca tra stalattiti e stalagmiti con forme, colori e dimensioni diverse. La visita guidata promette una piccola avventura immersi in un silenzio magico, interrotto soltanto dal fragore degli scrosci della cascata sotterranea.

 

L’indirizzo da appuntare in agenda:
UNAHOTELS Napoli, Napoli
Un palazzo storico a pochi passi dalle location più preziose della città.
Info: www.unahotels.it/unahotels-napoli

 

 

Sicilia, un’oasi di mare cristallino e fauna avicola

Architettura barocca, mare cristallino, ricca tradizione gastronomica, ma non solo: pochi sanno che in provincia di Catania si trova anche una straordinaria riserva naturale che si estende per circa 2.000 ettari. L’“Oasi del Simeto” rappresenta una delle aree più singolari dell’isola per la sua ricchissima fauna avicola, che trova qui un territorio ideale grazie all’unione del mare agli ambienti umidi: durante le escursioni guidate con guide esperte, è possibile avvistare piccoli mammiferi come donnole e volpi o volatili come germani e aironi. Dopo una sessione di birdwatching, si raggiunge a piedi la lunga spiaggia fluviale bianca Foce del Simeto, altro luogo di alto valore naturalistico racchiuso all’interno dell’oasi.

L’indirizzo da appuntare in agenda:
Palace Catania | UNA Esperienze, Catania
Un idillio siciliano nel cuore di Catania, con vista mozzafiato sull’Etna.
Info: www.unaesperienze.it/palace-catania

 

 

Trekking con vista sulle Isole Eolie, circondati dai profumi della macchia mediterranea

Tra una distesa di fichi d’india, alberi di ulivo e filari di viti, sulle pendici della Fossa delle Felci e il Monte Rivi si diffondono i profumi inebrianti delle ginestre, dei corbezzoli e dei capperi: l’isola di Salina offre scenari degni di un film, che diventano ancora più suggestivi percorrendo uno dei tanti percorsi escursionistici disponibili. Un indirizzo da appuntare per una domenica all’aria aperta è Valdichiesa sul Monte Fossa delle Felci, definito anche il tetto delle Eolie (in foto), un antico vulcano spento da secoli ricoperto da una folta macchia mediterranea. Con una passeggiata poco impegnativa di circa due ore dal santuario della Madonna del Terzito si raggiunge la vetta, dove il panorama sulle Eolie e sul cratere ripaga la fatica. Oltre alle escursioni, Salina è rinomata per il suo mare cristallino, che nel 2019 si è guadagnato il terzo posto nella Top 5 delle Piccole Isole della Sicilia secondo la guida Il mare più bello 2019 del Touring Club Italiano e Legambiente.

 

L’indirizzo da appuntare in agenda:
L’Ariana Isole Eolie | UNA Esperienze, Borgo di Rinella, Isola di Salina
Una storica villa dei primi del ‘900 affacciata sul mare della Sicilia.
Info: www.unaesperienze.it/lariana-isole-eolie

I vertici della società che gestisce il sito di Pozzuoli sono accusati di omicidio e disastro colposi per la tragica morte della famiglia veneziana dei Carrer

 

Com’era prevedibile – rischiano una pena molto pesante – hanno richiesto “e ottenuto” tutti il rito abbreviato i sette imputati per il disastro della Solfatara, il cui processo si è aperto ieri, martedì 14 gennaio 2020, presso il Palazzo di Giustizia di Piazza Cenni, avanti al Gup del Tribunale di Napoli, ottava sezione penale, dott.ssa Egle Pilla. In aula c’erano ovviamente anche i due Pubblici Ministeri titolari del procedimento penale, le dott.sse Anna Frasca e Giuliana Giuliano, gli avvocati difensori e l’Avv. Vincenzo Cortellessa, del Foro partenopeo, il quale, con il collega Avv. Prof. Alberto Berardi, del Foro di Padova, e con Studio3A-Valore S.p.A., assiste le parti offese.

 

La tragedia del 2017

Alla sbarra i vertici della “Vulcano Solfatara srl”, la società che gestisce il sito naturalistico di Pozzuoli (da allora chiuso) dove il 12 settembre 2017 hanno perso la vita, durante una visita turistica, i coniugi veneziani Massimiliano Carrer e Tiziana Zaramella e il loro figlioletto Lorenzo: il ragazzino, avvicinatosi alla zona della fangaia (che era “aperta al pubblico e liberamente percorribile, senza alcun divieto di accesso” scrivono le Pm nella loro richiesta di rinvio a giudizio) per scattare una foto, precipitò in seguito all’apertura di una voragine sotto i suoi piedi, che inghiottì uno dopo l’altro, stordendoli con i gas del sottosuolo, anche il papà e la mamma, precipitatisi a ruota nel vano tentativo di salvare il ragazzo. Sopravvisse solo il figlioletto più piccolo dei Carrer, che ha assistito impotente al dramma e oggi vive con la zia.

 

Chi sono i sette imputati

Più precisamente, per questa immane tragedia i Sostituti Procuratori hanno indagato, chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per Giorgio Angarano, 72 anni di Pozzuoli, legale rappresentante della “Vulcano Solfatara srl”, l’unico a richiedere l’abbreviato condizionato al deposito di una propria consulenza tecnica, ammessa dal Gup, e sei soci della stessa: Maria Angarano, 74 anni di Pozzuoli, Maria Di Salvo, 70 anni, di Pozzuoli, l’omonima Maria Di Salvo, 40 anni, di Napoli, Annarita Letizia, 70 anni, di Pozzuoli, e Francesco Di Salvo, 44 anni, di Napoli. A giudizio anche la stessa società in persona del suo legale rappresentante.

 

 

Sentenza attesa in marzo

L’udienza è stata aggiornata al 4 marzo 2020 per la requisitoria delle Pm, mentre il 12 e il 17 marzo toccherà agli interventi delle difese: se non verrà ravvisata la necessità di ulteriori attività istruttorie, la sentenza potrebbe arrivare appunto già il 17 marzo. Studio3A, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, a cui i familiari delle vittime si sono affidati per essere assistiti, ha già chiuso il capitolo civile ottenendo un congruo risarcimento per i priori assistiti, innanzitutto per il bimbo sopravvissuto, ma adesso è chiaro che ci si aspetta che vengano riconosciute anche penalmente tutte le tante responsabilità di questo incidente “annunciato” per rendere piena giustizia a Massimiliano, Tiziana e Lorenzo e alle loro famiglie.

 

Rischio reclusione

Ai sette imputati sono infatti contestati reati pesantissimi per i quali sono previsti svariati anni di reclusione, di qui (anche e soprattutto) la scelta del rito abbreviato che darà loro diritto alla riduzione di un terzo della pena. In primis, quelli di omicidio colposo in concorso (artt. 113 e 589 comma 1 c.p.), con l’aggravante di essere stato commesso in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro (art. 589 comma 2) e ai danni di più persone (art. 589, comma 4), e ancora di disastro colposo e di delitti colposi di danno, sempre in cooperazione tra loro (artt. 113, 434 e 449 c.p.). Gli imputati, hanno scritto i due Pubblici Ministeri nella loro richiesta di rinvio a giudizio, anche sulla scorta dei risultati della superperizia affidata a sette esperti, sono accusati di aver causato il decesso dei tre turisti “per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia nell’aver gestito il sito vulcanico”, classificato dalla Commissione Grandi rischi “in zona rossa”, “in assenza di qualsiasi cautela idonea ad assicurare che l’attività turistico-ricettiva fosse svolta in modo da garantire la sicurezza dei lavoratori dipendenti e dei terzi visitatori, consentendo l’accesso al sito senza alcun percorso prestabilito, senza alcuna cartellonista, adottando recinzioni solo per delimitare la cosiddetta “Fangaia”, senza tenere conto della particolare conformazione territoriale del sito caratterizzato dalla presenza di cavità del sottosuolo, frutto dalla dinamica idrotermale vulcanica del cratere della Solfatara”. Ma sono accusati anche di “colpa specifica” per aver violato tutta una serie di capi della normativa in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro.

 

 

Di più, Sostituti Procuratori battono con forza su un punto: tutti erano perfettamente consapevoli della situazione di estremo pericolo nel quale si svolgeva l’attività. Sapevano che “il sito era gestito all’interno di un cratere in area con vulcanismo attivo, in quanto erano presenti intense manifestazioni vulcaniche come le fumarole, con continuo rilascio in atmosfera di gas vulcanici, tra cui il solfuro di idrogeno” letale ai Carrer; che “il sito, aperto al pubblico, al quale accedevano sia lavoratori sia terzi tra cui turisti e personale di enti di studio e di ricerca, presentava evidenti situazioni di pericolosità, come le già citate fumarole, fratturazioni, manifestazioni fangose, formazione di cavità di primo sottosuolo, tutte manifestazioni della dinamica vulcanica del sito e costituenti via preferenziale di risalita dei gas dal basso enormemente nocivi per la salute”. Erano anche ben consci del fatto che “presso il sito era frequente la formazione di cavità e voragini in virtù di fattori endogeni dovuti al carattere vulcanico dello stesso, tanto che ogni volta che se ne apriva una essa, in assenza di alcuna verifica e studio da parte di specialisti geologi o vulcanologi, veniva semplicemente colmata con il materiale prelevato del sito stesso, da cui si scavava per riempire i vuoti di volta in volta creatisi. Infatti già nel 2014 si era aperta una grande voragine nei pressi della zona in cui avvenne il fatto, ma non venne adottato alcuno studio specifico”. Non ultimo, il legale rappresentante e i soci della Solfatara srl sapevano anche che “nessuna delle risorse finanziarie della società era investita per ridurre la pericolosità del sito”.

 

Anzi, i magistrati, dettagliando l’accusa di disastro colposo, evidenziano come gli imputati “realizzavano opere che comportavano un’accelerazione dei fenomeni quali la dissoluzione del suolo, (ad esempio con il posizionamento di un tubo al margine della voragine dove sono caduti e deceduti i Carrer che ha comportato un ristagno di acqua con accelerazione dei tempi di dissoluzione), nonché strutture sportive e turistico ricettive, senza alcuno studio specifico dei rischi esponendo i terzi avventori al pericolo di inalazione di gas e al pericolo di esposizione delle frane, essendovi pareti scoscese gravanti sull’area di visita, da cui, nel corso degli anni, si erano erano già staccati massi rotolati a valle”. E inoltre “omettevano di realizzare opere idrauliche volte alla regimazione delle acque per mitigare il rischio idrogeologico, con conseguente ristagno dell’acqua nell’area centrale craterica e maggiormente depressa, con assottigliamento più rapido del suolo, così cagionando il disastro ambientale dell’intero sito della Solfatara di Pozzuoli con pericolo per la pubblica incolumità”.

 

Pertanto, concludono i magistrati, “pur rappresentandosi l‘evento morte, confidavano nella validità di rimedi approntati in maniera “artigianale” quali presidi capaci di evitare il pericolo stesso”. Ma i Pubblici Ministeri sono ancora più duri nel capitolo riguardante la società, dove accusano il suo legale rappresentane e i suoi soci “di non aver previsto alcuna destinazione di capitoli di spesa e voci di bilancio per la realizzazione di presidi e cautele idonee ad assicurare che l’attività turistico ricettiva fosse svolta non modo sicuro per i lavoratori dipendenti e i terzi visitatori, così realizzando, nell’interesse proprio e della società, risparmio di spesa ed accrescimento del profitto”.

 

Non si contano, poi, le violazioni specifiche del Testo unico sulla sicurezza, che vanno dal mancato aggiornamento del DVR – il Documento di Valutazione dei Rischi, fermo al 2009 – in occasione dell’organizzazione del lavoro o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione e protezione, alla mancata valutazione dei rischi dell’attività lavorativa, dalla mancata assicurazione ai lavoratori di una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza sul lavoro, alla mancata adozione delle misure perché i lavoratori fossero salvaguardati dai rischi di natura elettrica (i quadri del camping e del catering presentavano contatti diretti in tensione scoperti e privi di idonea chiusura), dalla mancata nomina di un medico competente per effettuare la sorveglianza sanitaria, alla mancata organizzazione dei necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso, salvataggio, lotta antincendio e gestione delle emergenze.

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Per la seconda tappa espositiva della mostra intitolata “La bellezza rivelata – Un viaggio nella terra d’Etiopia sulle orme degli antichi esploratori” si è scelta una città italiana culla della cultura, Napoli, che dal 13 al 29 aprile ospiterà le meraviglie etiopi nel settecentesco Palazzo delle Arti, in via dei Mille, 60.

 

Dopo il successo della scorsa edizione tenutasi a Roma questo inverno, i tesori d’Etiopia si preparano a emozionare anche il sud d’Italia, in un percorso dal sapore orientale che porterà in piano piano il fascino e i contrasti ambientali e culturali di una lontana terra millenaria.

 

Attraverso i suoi paesaggi, volti, tradizioni, oggetti etnografici, diari di viaggio, suoni e colori, ciascun visitatore sarà accompagnato in un itinerario alla scoperta di questo Paese meraviglioso, esplorato in lungo e in largo, nei secoli, dai viaggiatori in cerca di avventura.

 

Insieme ai numerosi fotogrammi dell’appassionato fotografo Carlo Franchini, che per tanti anni ha vissuto e camminato in queste terre lontane in cerca di scatti, le opere dell’artista Francesca Borro, ispirata a sua volta dalle illustrazioni degli esploratori, sedurranno i visitatori a scoprire di più su questa terra di contrasti.

 

La mostra, aperta al pubblico tutti i giorni, a esclusione del martedì, con orario 9.30 – 19.30, è a ingresso libero.

 

Tra i diversi sponsor che hanno contribuito alla realizzazione di questa edizione: Webtechnet, Società Geografica Italiana, Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, Caluma, Addis Abeba University, Ambasciata d’Etiopia Roma, Ethiopian Airlines, Palazzo delle Arti Napoli, Comune di Napoli, Francesca Borro, Dott. Marco Cattabiani, Green Land Tours di Addis Abeba, Prometeoengineering.

 

Questo autunno seguirà un’ulteriore tappa a Addis Abeba, presso il Museo Etnografico.

 

Per informazioni: http://www.labellezzarivelata.com/it/index.php

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