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“Esprimo la più forte e calorosa solidarietà all’amico e collega Gianpaolo: so che non ti fai intimidire e che continuerai a svolgere la tua preziosa attività per fare del Veneto una terra sempre migliore. Io, l’intera Giunta e tantissimi veneti siamo con te”.

 

Con queste parole il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, si rivolge al collega Gianpaolo Bottacin, fatto oggetto di minacce per l’azione svolta in veste di assessore all’Ambiente.      

 

“Qualunque sia il livello e l’entità della minaccia – conclude Zaia –, sappia costui o sappiano costoro, che una Regione come la nostra che vanta vari primati nella difesa dell’ambiente e la cui popolazione si distingue da sempre per i suoi comportamenti virtuosi, non abbasserà mai la guardia contro chi tenta di esportare da noi una nuova terra dei fuochi. Non glielo lasceremo fare”.

“Non mollare Rosanna, vai avanti, siamo tutti con te”. Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, esprime tutta la sua solidarietà, “personale e istituzionale”, all’europarlamentare Rosanna Conte, di Caorle, fatta oggetto di minacce dopo una sua interrogazione in qualità di consigliere comunale, nella quale chiedeva informazioni su presunte infiltrazioni della mafia nel territorio.

 

“Sono vicino a Rosanna e a tutta la sua famiglia – aggiunge Zaia – perché sono momenti dolorosi che conosco bene, durante i quali passano un sacco di idee per la testa. Ma l’unica soluzione è non mollare. Se ci siamo messi a disposizione della collettività – dice il Governatore – lo abbiamo fatto anche perché gente come questa non vada più in giro a delinquere e minacciare”.

 

“Spero – conclude Zaia – che gli inquirenti facciano chiarezza su questa vicenda, che è un atto gravissimo, da condannare senza se e senza ma”.

 

 

Photo Credits: rosannaconte.it

L’istituto zooprofilattico delle Venezie, con sede a Legnaro (PD), ha reso ufficialmente noto che nella busta recapitata lunedì scorso al Comune di Treviso, repertata dai Vigili del Fuoco di Treviso in aderenza alle procedure previste in caso di contaminazioni biologiche, non vi sono tracce del bacillo dell’antrace. I risultati degli esami condotti sono stati posti all’attenzione della Autorità Giudiziaria di Treviso, del Comune di Treviso, e della USL, al fine di porre termine all’allarme batteriologico destato dal fatto, accaduto lunedì scorso.

Questa mattina, intorno alle 10.30, i Vigili del fuoco di Treviso sono intervenuti a Ca’ Sugana per una busta indirizzata al sindaco Mario Conte contenente della polvere bianca e la scritta THE END.
Le sette persone che lavoravano all’interno dell’ufficio sono state decontaminate in via precauzionale e inviate tramite il 118 in ospedale per una profilassi adeguata.
L’ufficio è stato chiuso in attesa dei risultati di laboratorio della vera origine di questa polvere.

 

La solidarietà di Zaia

“Attentati a sedi di partito, minacce di morte reiterate sui muri, adesso anche la polvere bianca che richiama minacciosamente l’antrace. Tira una brutta aria per la libertà e la democrazia. Esprimo tutta la mia solidarietà al sindaco di Treviso, Mario Conte, e ai lavoratori del Comune che sono stati coinvolti in questo ennesimo fatto di criminalità”. Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta l’accaduto.

 

“È un atto di criminalità, e come tale va trattato – aggiunge – senza che si ceda alla tentazione di derubricarlo a bravata o scherzo di cattivo gusto. Un atto grave anche perché va a colpire un sindaco, democraticamente e liberamente eletto dai cittadini, e quindi tutta la comunità di Treviso”.

 

 

Photo Credits: FB @MarioConteSindaco

Nel pomeriggio di domenica 16 giugno personale della Squadra Volante della Questura è intervenuto in via Colombo a Mestre per la segnalazione di un uomo che aveva aggredito un autista dell’ACTV.

 

Gli Agenti, intervenuti prontamente sul posto, hanno rintracciato e fermato l’aggressore, che risultava essere un cittadino tunisino N. O. di 35 anni, che all’atto del controllo manifestava un atteggiamento oltraggioso  e violento nei confronti degli Agenti intervenuti.

 

L’uomo si è tolto la maglietta con fare provocatorio, riferendo testuali parole:

“Lasciatemi andare via, uccidetemi, andate a ‘fanculo”

 

In seguito si è scagliato violentemente contro un Agente, colpendolo al viso.

 

Nella circostanza, al fine di preservare la sua e altrui incolumità, gli operatori di Polizia hanno applicato le manette di sicurezza al cittadino tunisino che non desisteva dal suo intento, continuando a dimenarsi con forza, urlando, sputando e cercando di colpire con dei pugni gli Agenti costretti ad usare anche le fascette in velcro in dotazione.

 

Nel caos della situazione, un altro Agente è stato colpito alla schiena e al volto, sporcandosi col sangue della ferita alla mano del tunisino.

 

Una volta bloccato, il soggetto è stato trasportato con fatica all’interno dell’autovettura di servizio e accompagnato presso la sede della locale Questura. Durante il tragitto ha colpito più volte e violentemente con la testa il divisorio in plexiglass dell’autovettura di Polizia.

 

Nemmeno una volta giunto presso gli Uffici l’uomo ha desistito dal suo atteggiamento scatenato, tanto da rendere necessario l’intervento di altri operatori di Polizia, in presenza dei quali continuava nel suo comportamento violento, aggressivo e non collaborativo, offendendo gli agenti e cercando ripetutamente di colpirli. Tanto che gli stessi si sono visti costretti a far uso dello spray urticante.

 

Durante l’intera permanenza presso gli Uffici, N.O. non ha calmato la sua agitazione e, sebbene disteso per terra e assicurato con le manette di ordinanza e con le fasce in velcro, ha continuato a dimenarsi e a sputare contro gli Agenti.

 

Accortisi che la ferita alla mano dell’aggressore continuava a sanguinare, i poliziotti hanno richiesto l’intervento di personale medico del 118 SUEM, che ha provveduto a trasportare il soggetto presso l’ospedale SS Giovanni e Paolo di Venezia, per le cure del caso.

 

Durante il trasporto lo straniero non ha smesso di essere aggressivo e violento con gli Agenti e nemmeno con personale sanitario, sputando contro chiunque si avvicinasse e colpendo all’occhio destro un infermiere, che per quanto patito si è occupato dei dovuti accertamenti clinici per attivare l’eventuale profilassi medica.

 

Presso il pronto soccorso, il soggetto ha mantenuto il suo stato di agitazione e di aggressività costringendo il personale medico a sedarlo per poterlo assistere.

 

Dai successivi accertamenti clinici è risultato che lo stesso presentava un tasso alcolemico di 1,6 g/l nonché risultava essere positivo all’assunzione di sostanza stupefacente del tipo Cocaina.

 

Sulla base degli elementi raccolti, gli agenti hanno proceduto all’arresto del cittadino tunisino, poiché resosi responsabile dei reati di tentata rapina, lesioni, minacce e oltraggio a Pubblico Ufficiale.  

 

Dell’avvenuto arresto è stata data comunicazione al P.M. presso il Tribunale Ordinario di Venezia, che ha disposto che l’arrestato venisse trattenuto presso le locali celle di sicurezza, in attesa dell’udienza di convalida e del contestuale giudizio con rito direttissimo da tenersi la mattinata seguente.

 

Per le percosse subite, anche gli Agenti intervenuti sono ricorsi alle cure mediche presso l’ospedale di Mestre, dal quale sono stati dimessi con una prognosi di tre giorni s.c. per contusioni post traumatiche da colluttazione.

 

Lo straniero risulta avere svariati precedenti per reati contro il patrimonio, al persona e in materia di stupefacenti, risultando inoltre non ottemperante all’Ordine del Questore di Venezia a lasciare il territorio dello stato italiano.

 

Nel processo tenutosi lunedì 17 giugno, il giudice ha convalidato l’arresto, comminando al cittadino tunisino la pena di due anni e due mesi di reclusione e 440 euro di multa, pena sospesa con conseguente immediata scarcerazione, e ha emesso il divieto di dimora nella regione Veneto.

Ruzzante (Liberi e Uguali): «Metodi mafiosi in Veneto, Salvini intervenga»

 

«Solidarietà e vicinanza all’ex assessore di Cittadella Filippo De Rossi, dopo le minacce ricevute via posta che tirano in ballo anche i suoi affetti familiari. Una gravissima lettera intimidatoria, come ha detto il sindaco di Cittadella, da malavita organizzata: la sua preoccupazione è la nostra preoccupazione». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi E Uguali), che nella giornata di ieri ha presentato un’interrogazione regionale per chiedere al Presidente Zaia di intervenire presso il Ministero dell’Interno al fine di promuovere e stimolare le necessarie verifiche.

 

«Cosa sta succedendo in Veneto – si domanda Ruzzante – se a Cittadella si arriva a questo? Quello di De Rossi, purtroppo, non è un caso isolato: l’associazione “Avviso Pubblico” ha registrato 19 episodi di intimidazione e minaccia nei confronti degli amministratori locali veneti nel 2017, quasi il doppio dell’anno precedente». «Il ministro dell’Interno – conclude Ruzzante – invece di occuparsi sempre e solo dei migranti, si occupi della sicurezza nei nostri territori, lasci il mare alle leggi internazionali e si prenda cura della nostra terra. Mentre si tiene in ostaggio il dibattito pubblico paventando il rischio che donne e bambini in fuga dalla guerra e dalla miseria seminino il panico, un amministratore pubblico in uno dei luoghi più ricchi del Nordest si trova a denunciare ai Carabinieri una lettera anonima che prende di mira la sua bambina di neanche due anni e che ora dovrà convivere con il terrore quando verrà accompagnata al parco. Quando avremo un Ministro che si occupi delle vere sicurezze in questo Paese e nei nostri paesi?».

«Simili episodi non possono più essere tollerati. I terminal sono presi d’assalto da gruppi organizzati che molestano i turisti». Il presidente di Ava, Vittorio Bonacini, interviene sul caso delle minacce ai turisti nell’area di sosta della stazione di Mestre. L’Associazione veneziana albergatori, colpita dalle immagini diffuse sui social, ora spera di poter individuare le vittime delle intimidazioni. 

 

Quello dell’accoglienza ai turisti è un equilibrio precario. Basta un dettaglio per far saltare il delicato sistema che, da sempre permette agli operatori veneziani del turismo di garantire l’alta qualità dell’accoglienza e l’attenzione verso l’Ospite.

 

Ecco perché episodi come quello avvenuto sabato davanti alla stazione di Mestre preoccupano l’Associazione veneziana albergatori, che ancora una volta denuncia il degrado in cui versano alcuni tra i principali terminal, vere e proprie porte di accesso della città.

 

 

Le immagini che circolano sui social e l’episodio riportato dalla stampa fanno sobbalzare coloro che investono e operano nel turismo: nel video si vedono alcuni ragazzi, forse nigeriani, minacciare e mettere in fuga un gruppo di visitatori stranieri appena arrivati in città e fermi nell’area a parcheggio breve, costringendoli a rifugiarsi all’interno della stazione. Non sono chiare le ragioni del gesto ma non è certo la prima volta che i turisti vengono importunati appena mettono piede in città.

 

«Un episodio inqualificabile – commenta il presidente Vittorio Bonacini – che denuncia ed evidenzia ancora una volta il degrado in cui versa uno dei principali terminal di Venezia». L’Associazione ora spera di poter in qualche modo individuare le vittime dell’aggressione, che probabilmente si trovano ancora in città.  «Ci auguriamo di poter essere messi a conoscenza dell’identità di queste persone – aggiunge Bonacini – anche perché una volta di più Ava è addolorata e colpita per l’accoglienza riservata ai visitatori. La Repubblica di Venezia è sempre stata terra aperta e rispettosa nei confronti dei suoi ospiti ma le cose stanno cambiando. Certe situazioni non sono più tollerabili».

 

Un problema che non riguarda solo la stazione di Mestre: «Si stanno evidentemente scontando alcune politiche del passato che stanno condizionando pesantemente il nostro presente. Se non saranno riviste, spingeranno alcune zone della città, già difficili, verso il massimo degrado». Uno strapotere di piccoli gruppi organizzati che Ava registra in tutta la città. «Anche a Venezia Santa Lucia – conclude il presidente – i vigilantes cercano, non sempre con successo, di arginare i soggetti che, in qualsiasi ora del giorno e della notte, provano a delinquere molestando e importunando i passeggeri. Personaggi che non portano nulla alla città e che, al contrario, rischiano di danneggiare uno dei principali motori dell’economia di Venezia. Simili episodi fanno sobbalzare coloro che investono e operano nel turismo, che si regge su un delicato equilibrio emozionale in cui le aspettative rappresentano una componente fondamentale e non vanno quindi disattese. Se l’accoglienza deve essere questa, è meglio non farla».

Oggi, nell’ambito dell’ordinaria attività di campagna elettorale, mentre stava girando un breve video sugli spazi dedicati alle associazioni nei pressi del cosiddetto “CSO DJANGO”, nella zona di Viale Montegrappa, è successo un episodio particolarmente spiacevole per Davide Visentin, presidente del Comitato Prima i Trevigiani. Di seguito, ce lo racconta.

 

Dopo avermi riconosciuto, dal centro sociale è uscito un gruppo di soggetti che minacciandomi e insultandomi mi ha costretto ad abbandonare il luogo delle riprese. Gli stessi hanno poi seguito me e gli operatori video per diverso tempo. Non credo volessero un civile scambio di opinioni.

Ora mi chiedo: “Che città è quella in cui non c’è più la libertà di espressione?”

Città che, a detta del sindaco, deve essere civile, inclusiva ed aperta a tutti. Ritengo gravissimo che un libero cittadino non possa esercitare i propri diritti politici, perché minacciato da gruppi organizzati che attuano regolarmente violenza e illegalità.

 

Cosa ne pensa il sindaco Manildo che si preoccupa di dare le patenti di antifascismo per concedere spazi in piazza ma chiude gli occhi davanti a queste situazioni?

Ci tengo a ribadire e sottolineare la situazione, che è: io, cittadino di Treviso e candidato alle elezioni comunali, sono stato allontanato con minacce e insulti da un LUOGO PUBBLICO di proprietà comunale. Ero su una strada comunale di libero accesso e non dentro al centro sociale, non c’era alcun intento provocatorio, sia chiaro.

A questo punto chiedo che sia lo stesso MANILDO, responsabile dell’ordine pubblico, ad accompagnarmi in quel posto per poter esercitare il mio diritto e completare la registrazione del video.

Oppure la libertà a Treviso ha solo un colore?!?

Fermiamo questi scellerati!

Ancora una volta un genitore assale un’insegnante. I casi di intolleranza e di cattiva educazione, a dir poco, si ripetono in tutta Italia.

 

Questa volta è successo a Mestre, nella scuola Silvio Pellico di via Padre Kolbe. Giovedì mattina, alle 10, un genitore di etnia bengalese si è presentato a scuola chiedendo di  parlare con l’insegnate del figlio.

 

Appena alla presenza dell’insegnante, l’ha assalita con insulti e minacce.

 

La povera maestra è stata colta da malore e trasportata al pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo.

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