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Il contrasto al GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) è un impegno che l’amministrazione roncadese ha fatto proprio durante tutto il mandato quinquennale ma, da aprile, è proprio il regolamento comunale a sancire le iniziative da intraprendere per tutelare l’intera popolazione e in particolare i soggetti affetti dalla patologia, i loro familiari e le fasce più deboli (perciò maggiormente esposte ai rischi di GAP).

 

Tra queste regole emerge soprattutto quella che vieta l’apertura di nuove sale giochi e di raccolta scommesse, nonché la collocazione di qualsiasi ulteriore apparecchio per il gioco d’azzardo lecito o di altri sistemi di video lottery terminal nei locali che si trovino a una distanza inferiore ai 500 metri dai cosiddetti “luoghi sensibili” e minore di 100 metri da quelli che commercializzano oro, denaro od oggetti preziosi.

 

Roncade non spicca tra i comuni con maggior spesa pro capite per puntate ai giochi gestiti dallo Stato e alle slot machine. Nel 2017 ciascun roncadese ha impiegato in media 468 euro per l’azzardo. Sembrano molte, ma lo pongono al quartultimo posto nella classifica dei comuni della Marca Trevigiana, che vede spiccare Villorba con una spesa procapite di ben 3.247 euro.

 

“Il nuovo Regolamento arriva dopo anni di iniziative per contrastare la ludopatia”, ricorda l’assessore alle Politiche sociali, Sergio Leonardi. “Abbiamo aderito per esempio al Manifesto dei Sindaci contro il GAP, la proiezione del film-documentario Vivere alla grande, la divulgazione di manifesti e volantini per l’autovalutazione della propria condizione di giocatore Se non giochi, vinci.

In collaborazione con il gruppo ACAT si è istituito uno Spazio ascolto, con la finalità di orientare le persone ai Servizi del territorio, perché il gioco d’azzardo patologico sta assumendo dimensioni sempre più ampie con ricadute allarmanti sul piano sociale, familiare e lavorativo delle persone coinvolte”.

 

Il servizio Dipendenze ha preso in carico due richieste di trattamento sia nel 2016 che nel 2017, mentre nel 2018 non è arrivata alcuna richiesta.

 

Se il gioco d’azzardo più praticato è il Gratta e Vinci, l’età dei pazienti si colloca maggiormente nella fascia tra i 40 e i 54 anni. Le donne, in particolare, hanno generalmente un’età superiore ai 40 anni.

 

Col nuovo Regolamento Roncade punta a garantire che il gioco lecito avvenga riducendo i rischi connessi al moltiplicarsi delle offerte, che i costi umani, sociali ed economici vengano contenuti, che la salute pubblica e il benessere socio economico dei cittadini vengano tutelati e che forme di dequalificazione territoriale e di infiltrazione criminale come l’usura vengano arginate.

Parte il progetto SPI CGIL – Auser contro la ludopatia

 

Il 13 marzo scorso, nella sede Auser di Campalto in Piazzale Zendrini 22, è iniziato il percorso del Progetto Ludopatia, frutto di incontri tra lo SPI CGIL Lega Laguna, il dottor Silvano Felisati – ex sociologo del Servizio Dipendenze Droga Alcol e Gioco (SERD) Ulss 3 Serenissima – e l’Auser, al fine di fornire specifiche informazioni e delucidazioni a chi è coinvolto direttamente o indirettamente nel crescente fenomeno della ludopatia – ormai vera e propria patologia – presente con notevole incidenza nel territorio metropolitano  di Venezia.

 

 

Si potrà quindi telefonare – per una prima informazione – al numero 041.5491445 ed essere richiamati dal dottor Felisati,  che riceverà chi necessita di informazioni e delucidazioni inerenti alla patologia, nella sede Auser di Campalto, il mercoledì pomeriggio dalle 15 alle 18.

 

 

Il Progetto Ludopatia appena inaugurato, è stato concordato e perfezionato – per la sua attuazione – nell’incontro dell’11 marzo scorso, alla presenza di Roberto Giacomini e Bruna Busso dello SPI CGIL Lega Laguna, del dottor Felisati, dei presidenti Auser di Campalto, Quarto d’Altino e Marcon, rispettivamente Giuseppe Varagnolo, Maria Grazia Coletti e Giancarlo Boschin. Il Progetto Ludopatia appena avviato è l’inizio di un percorso di massima – che vede altresì  l’interessamento di alcuni Medici di Base – sarà via via corretto e aggiornato in base alle necessità, con la prospettiva di aggiungere eventuali altri recapiti, ove l’organizzazione sindacale metropolitana lo riterrà opportuno, non ultimo nei territori di Marcon e Quarto d’Altino, comuni che vedono una sempre maggior incidenza del fenomeno.

A prevederlo è un emendamento al Decreto Dignità, in discussione alla Camera, proposto dal Partito Democratico e approvato dall’aula di Montecitorio con 445 voti favorevoli, 10 astenuti e 59 voti contrari.
I tagliandi di nuova emissione dovranno contenere messaggi sui rischi connessi al gioco d’azzardo “in modo da coprire almeno il 20% della superficie dello stesso su entrambi i lati”.

 

L’emendamento è stato inserito nel testo all’articolo 9 del Decreto Dignità che contiene le norme contro la ludopatia anche con misure a tutela dei minori. La modifica non prevede solo i tagliandi gratta e vinci, ma i messaggi di avvertimento di rischi di dipendenza dovranno essere applicati anche alle cosiddette “slot machines” e nelle aree e i luoghi dove vengono installate.
L’obbiettivo di tale norma è quello di creare un effetto dissuasivo dal gioco, un po’ come avviene con le sigarette, mettendo in guardia il giocatore dai rischi per la salute.
Per quanto riguarda infine i vecchi tagliandi, potranno continuare ad essere venduti per un anno dalla data di conversione in legge del decreto.

 

 

Il testo integrale dell’emendamento recita:

1. I tagliandi delle lotterie istantanee devono contenere messaggi in lingua italiana, stampati su entrambi i lati in modo da coprire almeno il 20 per cento della corrispondente superficie, recanti avvertenze relative ai rischi connessi al gioco d’azzardo.

 

2. Con decreto del ministro della Salute, sentito l’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 133, quarto periodo, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono
stabiliti il contenuto del testo e le caratteristiche grafiche delle avvertenze di cui al comma 1. I tagliandi devono in ogni caso riportare, su entrambi i lati e con dimensioni adeguate e, comunque, tali da assicurarne l’immediata visibilità, la dicitura: ‘Questo gioco nuoce alla salute’.

 

3. I tagliandi delle lotterie istantanee prodotti fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto possono essere posti in vendita anche successivamente a tale data, per un periodo massimo di dodici mesi.

 

4. Formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica dei giochi con vincite in denaro devono essere applicate anche sugli apparecchi da intrattenimento previsti dall’articolo 110, comma 6, lettere a) e b), del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonché nelle aree e nei locali dove vengono installati.

 

5. Resta fermo quanto previsto in materia di avvertenze sui rischi derivanti dal gioco d’azzardo patologico dall’articolo 7, comma 5, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189.

 

Fonte: Fanpage

La Polizia locale, nucleo attività produttive di Terraferma, a tutela dalla salute pubblica, dall’inizio dell’anno ha effettuato una serie di controlli in materia di ludopatia, il gioco d’azzardo patologico, che hanno portato a redigere 112 verbali a Pubblici esercizi.

 

 

Dalle verifiche effettuate è emerso che alcuni bar tenessero i videogiochi accesi in orari in cui non è consentito. Questi casi sono stati riscontrati a Marghera in via Beccaria, in via Trieste e in via Longhena, e a Mestre in via Aleardi e in viale San Marco. Per aver reiterato il comportamento scorretto, alla sanzione pecuniaria di 166 euro per violazione all’art. 14 del Regolamento comunale in materia di giochi, è stata disposta quale sanzione accessoria la prima chiusura per tre giorni.  Altri 16 locali sono stati sanzionati già due volte e si attendono ora i provvedimenti di chiusura.

 

 

Le contromisure da parte dei gestori sono già state prese: 4 esercizi gestiti da cinesi hanno predisposto un tasto di spegnimento videogiochi dal bancone, da attivare quando nell’esercizio entra la Polizia locale. “Le proteste dei giocatori – rende noto la Polizia locale – sono il segno evidente dell’infrazione compiuta. Nell’ultimo sopralluogo gli agenti sono stati ringraziati da un anziano che nell’ultima settimana aveva già perso 700 euro. Il giro d’affari nel 2016 è stato di 80 miliardi di euro. La stima dei giocatori patologici è di 250.000 persone – una città come Verona. Lo Stato incassa più di 8 miliardi dalle slot che nel 2015 in Italia erano 418.210”.

Il parroco di Preganziol, Don Flavio Gobbo, fu condannato e sospeso dal suo incarico nel 2016, dalla Diocesi di Treviso.

In quell’anno Don Flavio fu protagonista di un buco di 200 mila euro nella parrocchia di Spinea, a quel tempo a lui affidata.

La causa dell’ammanco è stata addebitata a una forma di ludopatia di cui il parroco è risultato affetto. Tutti i soldi mancanti dalle casse della parrocchia di Spinea sono finiti nel gioco d’azzardo.

Don Flavio si sta ora sottoponendo a un programma terapeutico riabilitativo presso un centro specializzato.

Fonte: OggiTreviso

L’onorevole Arianna Spessotto (M5S) si esprime in merito al fenomeno della ludopatia in Veneto:

“La diffusione del gioco d’azzardo nel nostro Paese, e in particolare nella Regione Veneto – terza regione in quanto a giro d’affari – sta toccando livelli emergenziali, tanto che comunità come quella di Musile di Piave sono diventate, come emerge anche confrontando i dati dell’Espresso http://lab.gruppoespresso.it/finegil/2017/italia-delle-slot/, un vero e proprio caso nazionale per il volume di soldi incassati e per il numero di giocate e apparecchi disponibili (rispettivamente oltre 3 mila giocate e  10,40 apparecchi per mille abitanti nel 2016), anche a causa della presenza di una grande sala giochi che funge da calamita per il veneziano, soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione, più soggette a forme di ludopatia.

 

Ritengo non più sufficiente il semplice controllo del fenomeno – come è stato detto recentemente dal sindaco di Musile  – per arginarne la diffusione: credo che invece sia necessario ingaggiare una vera e propria battaglia, a partire dal livello istituzionale degli enti locali – per contrastare quella che è diventata una profonda ferita nella nostra Regione.

 

Basti pensare che in Italia sono circa un milione le persone affette da azzardopatia e due milioni i giocatori a rischio: i Comuni, che rappresentano il primo argine sul territorio contro questa piaga, devono essere messi nelle condizioni di avere maggiori strumenti, anche normativi, e un potere rafforzato su questa materia. Sempre più spesso le amministrazioni comunali sono infatti messe in difficoltà dagli esercenti e  dalle concessionarie, che hanno presentato negli anni  numerosi ricorsi ai giudici amministrativi contro i tentativi messi in atto per arginare il fenomeno.

 

Ricordo che  la stessa Corte costituzionale ha ribadito, da ultimo con la sentenza n. 108/2017 – la piena legittimità degli interventi dei comuni in questo settore e che Regioni ed Enti locali devono avere un ruolo essenziale nella definizione del quadro normativo in materia.

 

Mentre il Governo, con l’emendamento PD approvato in Commissione Finanze alla ultima legge di Bilancio, ha dimostrato, ancora una volta, di essere interessato più a fare cassa con i proventi del gioco che alla salute dei cittadini – tanto è vero che è stata prorogata di un  anno la possibilità di rilasciare il nulla osta per nuove slot-machine – il M5S ha depositato una proposta di legge per consentire una maggiore possibilità di azione ai Comuni e porre un serio freno, una volta per tutte, a questo fenomeno devastante”.

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