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Nell’ultima raccolta poetica del trevigiano Piero Bonora emerge l’importanza di autenticità nelle nostre vite e la consolazione che può nascere dalla poesia: temi particolarmente sentiti in questo periodo contrassegnato dall’emergenza Covid-19

 

Ritorna in libreria, con una raccolta poetica intitolata “Il viaggio” (Aletti Editore), il poeta Piero Bonora, insegnante di Lettere, ora in quiescenza.

 

“Il viaggio” è un libro che testimonia l’importanza di autenticità nelle nostre vite e la consolazione che può nascere dalla poesia, che “è intuizione del valore / e filo conduttore / della nostra esistenza”.

In un periodo particolare in cui le nostre certezze sono state messe a dura prova a causa dell’emergenza Covid-19 e siamo alla ricerca di nuove soluzioni che ci sollevino dall’angoscia e dall’incertezza del futuro, la poesia (e in particolare i versi di Bonora per le tematiche che affrontano) può ritornare a consolare i nostri animi e a rigenerarci con la sua energia.

 

Bonora è stato premiato per la sua attività poetica da Alessandro Quasimodo, figlio del poeta Premio Nobel per la Letteratura

Nato a Vedelago, Treviso, nel 1943, dopo gli studi classici a Castelfranco Veneto, si è laureato in Filosofia a Padova e in seguito, oltre al lavoro nella scuola, si è sempre impegnato in attività sociali del suo territorio e si è dedicato alla scrittura con ottimi risultati.

 

Ha pubblicato infatti numerosi libri: “Terra promessa”, “C’era una volta, vita nei campi”, “A braccia aperte”, “Fantasmi”, “Mille mani alzate”, “Eppure sono verdi quei prati”, “Oltre la nebbia”, tutti con la Aletti Editore, e per la sua attività letteraria ha ottenuto il primo premio al concorso “Maria Cumani Quasimodo” 2018, in cui era presidente di Giuria Alessandro Quasimodo, autore, attore, regista teatrale, figlio di Maria Cumani e del poeta Salvatore Quasimodo.

 

La nuova fatica letteraria “Il viaggio” contiene testi –  si legge nel retrocopertina – “ispirati alle varie emozioni e riflessioni che caratterizzano la vita umana: un viaggio, dunque, nell’esistenza ad evidenziarne sia le situazioni e i comportamenti problematici, sia attimi di emozione che riconciliano con essa, comunque alla ricerca dei suoi valori profondi e universali”.

 

Come spiega anche il poeta ed editore Giuseppe Aletti, nella prefazione che apre il volume: “Come un moderno Ulisse, in viaggio nel mare della vita, a volte più calmo altre tempestoso, il poeta Piero Bonora consegna l’itinerario che lo ha portato alla conoscenza del mondo. Bonora è un poeta non nuovo per i lettori. In questi anni, conseguendo anche importanti riconoscimenti, ha maturato un percorso poetico singolare e fruttuoso, che si è snodato tra molteplici racconti, tra cui l’intensa esperienza scolastica e il ricordo della vita contadina di un tempo, ed ora giunge a questa nuova opera, dove il Nostro pungola riflessioni sull’esistenza in generale, sulle dinamiche e sugli eventi che condizionano il destino dell’umanità. Il poeta si allontana dalla sua esperienza personale – che pure c’è, sottostante, e si evidenzia nel condivisibile ragionamento critico – per giungere ad una comprensione universale delle cose del mondo. Per queste ragioni, il suo è un viaggio che può essere abbracciato da altri uomini e donne; è un viaggio che pone questioni che vanno oltre la sua esistenza e possono essere illuminanti per quanti si apprestano a leggere questi versi”.

Silvia Moscati può finalmente stringere fra le mani il suo ultimo libro di racconti fresco di stampa, intitolato “La zolla nella scarpa”

 

Sarà presentata nel Teatro all’aperto di Mogliano Veneto, giovedì 27 agosto alle ore 18.30, l’ultima pubblicazione di Silvia Moscati dal titolo “La zolla nella scarpa” (Alcione Editore).

 

Questo traguardo, il quarto per Silvia, ha significato poter dare finalmente voce alle storie dimenticate nel computer, divenute stranamente attuali, e diari d’esistenza in divenire che ancora una volta ha voluto fissare su carta. In quest’ultima pubblicazione si narrano naufragi di sentimenti e speranza di rivalse, fantasie di cambiamenti e dolorose certezze della quotidianità.

 

Recentemente Silvia Moscati ha spaziato anche nell’arte contemporanea, inventando, riproducendo, fotografando; da una decina d’anni conserva scontrini fiscali con i quali ha creato diverse opere e progettato installazioni.

 

 

“Come mai questo passaggio dalla scrittura alla pittura?”, le chiedo curiosa.

“Forse non è un passaggio ma un prolungamento in quanto ogni storia, ogni racconto, ogni creazione, altro non è che un pezzo della tua vita che prende forma diversa, si stacca da te e non è più tuo, come un figlio che parte per la sua strada, ma continua a essere parte della tua esistenza. Non c’è il possesso ma rimane la rappresentazione”.

 

“Ritornando al tuo ultimo libro, La zolla nella scarpa, c’è un leitmotiv che lega i racconti?”

“Le storie sono molto diverse tra loro ma tutte hanno un punto di riferimento comune che è Venezia, intesa come tutto il suo territorio dalla città storica, alla sua laguna, a Mestre, città che porterò sempre nel mio cuore”.

 

“E come mai questa… zolla nella scarpa?”

“Avevo l’urgenza di scrivere, in un periodo nel quale ogni certezza è stata spazzata via da quello che tutti sappiamo. C’era una grande zolla da togliere dalla scarpa e così una telefonata al mio editore e una full immersion nella scrittura ha risolto il problema! Colgo anzi l’occasione per ringraziare Alessandro Cuk, Alcione Editore, che da ormai quasi 8 anni dimostra di credere in me”.

 


L’autrice

Nata a Trieste, Silvia è vissuta sin dall’età di sette anni a Mestre e solo da due risiede a Mogliano Veneto. Questo è il suo quarto libro dopo “Camera & Colazione a Casamia”, con il quale ha vinto il Premio Settembrini Giuria dei Giovani nel 2004, “Dammi un bacino” del 2010 e “Le cinque giornate di Fiume” dove racconta di D’Annunzio e dell’impresa di Fiume.

La presentazione sarà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook “Polis Pro Persona”

 

Alla Camera dei Deputati si stanno discutendo proposte di legge – presentate da più forze politiche – in tema di contrasto all’omo/transfobia.

Nel corso delle precedenti legislature ci sono già stati tentativi di leggi in questo senso. Ai giorni nostri però la loro approvazione avrebbe un significato ancora più incisivo, poiché completerebbe il percorso iniziato con l’introduzione della legge sulle unioni civili, con l’inserimento farmaceutico da parte del Servizio sanitario nazionale della c.d. triptorelina (la molecola che, assunta da un adolescente, blocca lo sviluppo ormonale, nella prospettiva del mutamento di genere) e la frequente trattazione a scuola di tematiche gender.

 

Il libro di Alfredo Mantovano “Omofobi per legge?” (Cantagalli edizioni) offre una profonda riflessione e gli elementi necessari per affrontare questa tematica dal punto di vista giuridico, a prescindere dall’ordine religioso del suo lettore.

 

Martedì 14 luglio, alle ore 17.30, Palazzo Maei Marescotti (Sala Apollo – via della Pigna, 13/a, Roma) ospita la presentazione del volume, acquistabile qui, con un evento pubblico di grande portata cui hanno aderito numerose sigle dell’associazionismo italiano.

 

Per il rispetto delle norme sanitarie, è necessaria la prenotazione all’indirizzo: [email protected]

Le prenotazioni saranno accettate fino ad esaurimento dei posti disponibili.

L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook “Polis Pro Persona”.

Il Consolato dell’Uruguay a Venezia, in collaborazione con Ateneo Veneto, intende ricordare la recente scomparsa del grande autore Latino Americano Luis Sepúlveda, che più volte è stato presente nella nostra Regione.

L’evento si svolgerà online alle ore 17.00 di oggi, venerdì 24 aprile 2020, sulla piattaforma GoToMeeting.

 

Interverranno:

– Claudio Scarpa, Console Onorario dell’Uruguay a Venezia

– Gianpaolo Scarante, Presidente dell’Ateneo Veneto

– Milton Fernandez, Artista uruguayano, Direttore del Festival della Poesia di Milano

– Rodrigo Diaz, Direttore del Festival del Cinema Latino Americano di Trieste

– Franco Avicolli, già Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Cordoba – Argentina e  esperto dell’Ambasciata Italiana a Città del Messico.

 

 

Come accedere:

è possibile partecipare alla riunione da computer, tablet o smartphone, semplicemente cliccando su questo link.

Se è la prima volta che si usa GoToMeeting, è necessario prima scaricare l’App: GoToMeeting Download.

Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani, in occasione della Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore che si celebra oggi, 23 aprile, intende valorizzare l’importanza della lettura come elemento di crescita personale e collettiva.

 

L’idea di celebrare questa giornata è nata in Catalogna. Qui, infatti, su proposta dello scrittore Vincente Clavel Andrés nel 1923 e approvazione da parte del Re Alfonso XIII tre anni dopo, venne promulgato un decreto a favore dell’istituzione della Giornata del libro in tutta la nazione.

 

È dunque da questa ricorrenza, risalente agli anni venti del XX secolo, che nasce l’idea della Giornata Mondiale del Libro. Solo nel 1996, però, nella conferenza generale dell’Unesco tenutasi a Parigi, fu istituita la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore. Fu scelto il 23 aprile perché è il giorno in cui morirono nel 1616 tre scrittori considerati i pilastri della cultura universale: Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garcilaso de La Vega.

 

 

Kuala Lampur capitale mondiale del libro 2020

Da allora, ogni anno, l’Unesco e le grandi associazioni che rappresentano editori, librai e biblioteche scelgono la capitale mondiale del libro, una città che si impegna a promuovere i libri e la lettura per tutto l’anno attraverso eventi prestigiosi. Lo scopo fondamentale di questa iniziativa è quello di sostenere la crescita socioculturale e economica di un Paese. Tante sono state le città del mondo capitali del libro, basti pensare a Madrid, a Torino, a Buenos Aires, ad Atene e a tantissime altre che si sono distinte perché hanno incoraggiato l’immenso patrimonio letterario di cui ogni Paese dispone. Le città vengono scelte in base alla forte attenzione che esse tributano alle infrastrutture culturali, alle fiere, alle mostre e ovviamente all’istruzione. La capitale del libro 2020 è Kuala Lampur (Malesia), città che si è distinta per i suoi innumerevoli sforzi in campo sociale affinché la lettura e l’istruzione fossero accessibili a tutta la popolazione. Il Nostro Paese inoltre, dal 2011, promuove la campagna nazionale Il Maggio dei Libri, con iniziative che si svolgono tra il 23 aprile e il 31 maggio.

 

 

I libri sono porte che si aprono su infinite possibilità

Il CNDDU ci tiene a sottolineare come in questo lungo periodo di rinunce, paure e difficoltà il libro possa davvero rappresentare per noi tutti, e ancor più di prima, una preziosissima ancora di salvezza perché ci permette di essere consolati e incoraggiati dalle parole scritte dai grandi uomini del passato che, con delicatezza e lungimiranza, possono aprire i nostri orizzonti, nutrire le nostre coscienze e proiettarci al futuro che ci corre incontro.

 

I libri sono porte che si aprono su infinite possibilità: universi magici, storie del passato, visioni futuristiche. Inoltre, un libro innesca anche un processo dialettico tra l’autore e il lettore, favorisce un meraviglioso dialogo a due voci, un dialogo che molto spesso è finalizzato alla ricerca di valori da scoprire o ri-scoprire.

 

È importante, quindi, celebrare la Giornata Mondiale del Libro perché quest’ultimo è l’amico silenzioso e saggio che ci fa riflettere, e talvolta ci consiglia, perché è fruitore millenario di conoscenze, da quelle antiche a quelle attuali. In questi giorni di quarantena forzata, ma necessaria possiamo viaggiare idealmente facendoci accompagnare dalle parole di grandi scrittori che ci permettono di conoscere, amare e apprezzare la poliedricità del mondo che abitiamo.

 

Il libro e la lettura rappresentano un mezzo indispensabile di approfondimento e di conoscenza di noi stessi, degli altri e del mondo, e soprattutto nei periodi di incertezze e precarietà ci aiutano a guardare avanti fiduciosi.

 

Purtroppo, in questo periodo privo di serenità per il Nostro Paese, e non solo, anche il mondo dell’editoria è stato messo in ginocchio dal COVID-19. Secondo l’Osservatorio dell’Aie, che ha monitorato l’andamento editoriale in questa fase di lockdown delle librerie, nel corso dell’anno saranno pubblicati 23.200 titoli in meno. È una cifra altissima, che ci spaventa. Ma noi siamo fiduciosi, perché ci fidiamo del nostro popolo, ci fidiamo dei nostri giovani. E allora speriamo davvero che la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, in concomitanza con la riapertura delle librerie, possa rischiarare la notte.

 

 

Giornate di lettura e un video-flashmob #SIAMOUNLIBROAPERTO 

Il CNDDU, per tali ragioni, invita i colleghi docenti della scuola italiana Secondaria di I e II grado a promuovere giornate di lettura tra gli studenti invitando gli stessi a scegliere un libro da leggere tra quelli indicati dal docente nella Settimana del Libro per esporlo, poi, successivamente alla classe. I libri scelti dai ragazzi potrebbero dar vita a una Biblioteca digitale di classe, e in questo periodo di Didattica a distanza quest’ultima potrebbe essere l’occasione per creare una attività ulteriore di coesione tra i ragazzi, inoltre la realizzazione della Biblioteca digitale di classe potrebbe essere anche oggetto di valutazione da parte del docente. Ma veniamo all’iniziativa che vi proponiamo. Per la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore abbiamo pensato di dare vita nella scuola italiana a un video-flashmob #SIAMOUNLIBROAPERTO: ogni studente della classe partecipante all’iniziativa inquadrerà la copertina del libro che ha scelto, sfoglierà le pagine e si fermerà su una frase messa in evidenza. Il video, che sarà condiviso il 23 aprile su Classroom, avrà una colonna sonora, una durata complessiva di un paio di minuti, e alla fine conterrà le copertine di tutti i libri scelti e le frasi messe in evidenza, riporterà la classe, la sezione, la scuola e ovviamente l’hashtag del flashmob #SIAMOUNLIBROAPERTO. Perché i libri aperti sono più belli, e sfogliandoli pagina dopo pagina, ci ricordano che siamo vivi.

Un nostro affezionato lettore di Marcon dona alla nostra Redazione una straordinaria storia da condividere con tutti voi, per viaggiare nelle terre d’Oriente, pur restando comodamente seduti sul divano di casa

 

Mario Cimarosti, 46enne di Marcon, ha scritto da poche settimane il suo primo libro AI CONFINI DELL’ASIA. AVVENTURE E INCONTRI TRA ZAR SULTANI E MAIOLICHE, edito da Ediciclio editore (disponibile e acquistabile anche in formato EBOOK).

Corrediamo il presente articolo di alcune incantevoli fotografie scattate durante questo lungo viaggio lungo le terre della Via della Seta, in cui sono stati attraversato ben 14 fuso orari.

 

“Due anni fa”, ci racconta, “esattamente a settembre del 2018, ho pensato fosse giunto il momento di raccogliere in un libro le mie esperienze vissute tra questa gente, per far conoscere a più lettori possibili le meraviglie all’ombra di Zar, Sultani e maioliche. Un viaggio inteso, ricco di emozioni e di incontri, un percorso straordinario di 24.441 km”.

 

Continua: “Mi sono seduto, ho chiuso gli occhi e ho cominciato un altro viaggio personale, riportando alla luce i ricordi dei volti, le gesta, la vita emozionale tra popoli ricchi di storia, cultura, paesaggi incantevoli attraversati dai più grandi conquistatori di tutti i tempi: da Alessandro Magno a Gengis Khan fino a Tamerlano. Ho trascorso due settimane nel mitico treno lungo la Transiberiana superando i paesaggi bucolici della Siberia, solcando le dune del deserto del Gobi in Mongolia, e ancora dalla muraglia cinese all’esercito di terracotta, attraversando tutta l’Asia Centrale fino a Samarcanda, continuando il mio viaggio nel Caucaso nelle terre dei guerrieri del fuoco in Azerbaijan, in Georgia e in Armenia, dove ho condiviso il dolore di questo popolo e del suo genocidio e ho scoperto il grande orgoglio di questa gente che si è saputa rialzare”.

 

Il viaggio di Mario è continuato ancora fino al Mar Mediterraneo, sfociando nelle acque tra il Mar di Marmara e il Mar Nero lungo il corno d’oro sul Bosforo, visitando i Palazzi dei Sultani nella storica Costantinopoli, l’attuale Istanbul.

 

   

 

“Sono partito dalle mie origini, dall’isola di Murano dove è nato e ha vissuto mio padre Ernesto (era artista vetraio). Ispirandomi al mitico mio conterraneo Marco Polo, ho viaggiato per tanti anni nelle Terre d’Oriente.
Tutte le emozioni vissute in queste terre lontane sono fortemente legate alla mia città di mare, Venezia: in Russia, dove San Pietroburgo è chiamata la “Venezia del Nord”, in Cina a Suzhou, villaggio di pescatori oggi soprannominato la “Venezia D’Oriente”, in Azerbaijan dove nella città della seta (Sheki) ho ritrovato il vetro di Murano nel Palazzo del Gran Khan, e poi in Armenia, terra legata ancora oggi a Venezia anche con il Monastero Mechitarista Armeno nell’isola di San Lazzaro e infine in Turchia, a Istanbul, dove il quartiere Pera si affaccia al Ponte Galata sul Bosforo, un tempo colonia veneziana”.

 

“Questo percorso immenso – continua a raccontare – attraverso mezzo pianeta ha riempito la mia anima di viaggiatore, mi ha avvicinato alla meditazione scoperta e osservata in Oriente, diventando il viaggio stesso una insperata cura dell’anima, incentivando la mia sete di conoscenza, riempiendo la mia valigia di innumerevoli altri punti di vista”.

 

Mario è anche collaboratore delle Nazioni Unite, poiché nel 1994 ha partecipato alla missione Albatros con i Caschi Blu dell’ONU per portare la pace in Mozambico.

 

 

 

Prendendo appunti di viaggio, emozioni quotidiane, incontrando persone di popoli lontani e genti accoglienti e ospitali, il libro di Mario Cimarosti raccoglie oltre 20 anni di esperienze straordinarie che gli hanno insegnato ad abbattere le barriere dei pregiudizi.

 

Arriva un momento, nell’adolescenza, in cui la famiglia cessa per qualche tempo di essere un nido accogliente e incomincia a stare stretta. In questo periodo delicato molti sono i cambiamenti, ben maggiori le esigenze e insieme alle prime illusioni spesso giungono anche le prime delusioni.

 

In un clima simile, complice la profonda insoddisfazione verso la propria esistenza, la protagonista di questo libro vede ogni nuovo giorno accompagnarsi all’infelice sensazione di essere incompresa da tutti. Specie ora che la rivalità con la sorella non fa che accrescere la sua invidia o quando viene a mancare quel nonno a cui tanto si era affezionata e che sembrava essere l’unico, in famiglia, ad adorarla.

 

Quinto romanzo di Michèle Halberstadt – scrittrice, giornalista e produttrice cinematografica francese – La petite, edito da L’orma editore, è una storia che si esaurisce nell’arco di una giornata, che ha origine da un evento drammatico e si conclude con una radiosa promessa.

 

Ipersensibile e impacciata come molte ragazze di quell’età, la petite è una dodicenne parigina che si autoattribuisce il nomignolo di topino a causa del suo sgraziato aspetto. Non molto brillante a scuola, dove incontra l’ostilità degli insegnanti e l’antipatia dei suoi compagni, con i quali ha serie difficoltà a stringere amicizia, vive ogni momento con amarezza e sconforto.

 

Anche a casa è un fallimento, dove non si sente che l’ombra della sorella maggiore, sempre più brava, più onesta e più capace, agli occhi dei genitori.

 

Abbandonata quindi alla sua solitudine, la petite trascorre le giornate chiusa nella sua stanza e in se stessa, rifugiandosi nelle proprie passioni – la musica e il giornalismo – e nelle lettere che scrive a Laure, l’amica immaginaria, composta, educata e col naso dritto, che lei stessa vorrebbe tanto essere.

 

L’improvvisa mancanza del nonno cancella anche l’ultimo appiglio che ancora le consentiva di restare a galla, gettandole addosso un’ondata di sconforto che la fa sprofondare nella decisione sempre più liberatoria di non voler esistere più.

 

Quella vita vuota e la disperazione muta con cui ha deciso di affrontarla hanno portato la petite a costruire un muro attorno a sé, rendendola invisibile insieme alle sue emozioni, fino ad arrivare alla fatidica mattina in cui, prima di andare a scuola – consumata dall’ennesima delusione ai danni della famiglia – la piccola mischia e ingerisce il contenuto di diversi flaconi di medicinali che la madre conserva sullo scaffale alto dell’armadietto del bagno, confidando ai lettori: «Ho dodici anni e questa sera sarò morta».

 

Risvegliatasi con sorpresa in una stanza rettangolare in penombra, la petite si ritrova ancora una volta a meditare sulla propria esistenza. Sul vassoio con il pasto appoggiato sul tavolo accanto al letto insieme a uno yogurt bianco, un pacchetto di biscotti, una fetta di pane e una mela gialla, nota infatti la presenza di un coltello. Cosciente e memore di quanto accaduto, vede in quell’oggetto una seconda possibilità per portare a termine ciò in cui, anche se per un soffio, ha fallito. Probabilmente quella negligenza da parte degli infermieri è un segno del destino. Ma a questo punto la petite non può che chiedersi quale dei due sia il segno: il coltello o l’essere ancora viva?

 

Solitudine, costernazione, tormento. Poi chiarezza, riscatto, letizia.

 

La petite è un romanzo che fa capire quanto a volte si riesca ad apparire normali di fronte agli altri, pur nascondendo in realtà dentro di sé una grandissima sofferenza, e che non manca di uno sprone di riflessione per noi adulti sulla difficoltà incontrata da questa ragazzina – che rispecchia poi un qualsiasi adolescente odierno, solo più fragile e introverso di altri – a trovare un posto fra i grandi e i suoi coetanei. Una storia di fantasia quanto mai reale.

 

 

 

 

Io sono Malala è uno di quei libri che non può mancare nella libreria di casa. Lo avevo aggiunto alla mia lista di letture già da un po’ e sono molto contenta di essere finalmente riuscita a dedicargli il mio tempo. Pagina dopo pagina, le parole di Malala Yousafzai mi hanno regalato emozioni intense, a volte contrastanti, rivelandomi come si vive in un paese di cui, fino a prima, conoscevo soltanto il nome.

 

Con Malala ho scoperto un Pakistan unico al mondo per l’ospitalità dei suoi abitanti, ma ahimè altrettanto unico per l’avversione che ancora dimostra nei confronti delle donne – creature inferiori cui è permesso uscire di casa solo se coperte da un burqa o in compagnia di un parente di sesso maschile –, a cominciare dalla credenza diffusa che «quello in cui nasce una femmina è un giorno triste». Ma quel 12 luglio 1997 è tutt’altro che un giorno triste nella valle dello Swat; già dalla culla Malala Yousafzai sembra destinata a un promettente futuro. Suo padre ha infatti scelto per lei un nome carico di significato, ispirandosi alla paladina afghana Malalai di Maiwand, che ribaltò le sorti della guerra contro gli inglesi, accendendo i suoi soldati con valorose parole.

 

Se oggi Malala è l’icona universale delle donne che lottano per il diritto all’istruzione è perché ha avuto il coraggio di sfidare le imposizioni dettate dai talebani, complice il sostegno di un padre attivista in nome della libertà di insegnamento, che ha sempre rispettato il suo pensiero. Malala è anima e corpo accanto a lui in questa battaglia.

 

Crescendo, Malala è una vera promessa: ottimi voti a scuola, abile oratrice, autrice di un blog della BBC in cui racconta la quotidianità sotto il regime talebano e denuncia un sistema che nega il diritto all’istruzione, causa l’assurda convinzione che la conoscenza renda occidentali. Per lei «l’istruzione non è né occidentale né orientale, è un diritto umano».

 

Malala racconta anche del giorno in cui nota una giovane venditrice di arance lungo la strada che, non sapendo né leggere né scrivere, tiene il conto dei frutti venduti facendo dei segni con un chiodo su un pezzo di carta. Di fronte a questa scena Malala giura a se stessa di fare ogni cosa per mandare a scuola tutte le bambine come lei e coronare il suo sogno: garantire la libertà e l’istruzione a tutte le donne.

 

Tuttavia, in un paese politicamente instabile e corrotto, che non garantisce pari diritti fra uomini e donne e soggetto alla propaganda jihadista, in pochi mesi tutto cambia: la televisione diventa un mezzo proibito e presto arriva l’annuncio che tutte le scuole femminili dello Swat dovranno chiudere. Malala ha appena 11 anni e si sente crollare il mondo addosso, ma non intende rinunciare a studiare, perché «l’istruzione è istruzione. Noi bambini dovremmo poter imparare ogni cosa, e poi scegliere liberamente il cammino da seguire.»

 

Se da un lato mi dispiacevo per le delusioni toccate a una bambina che vedeva calpestati i propri diritti, dall’altro mi meravigliavo per il coraggio sempre più grande che quella stessa bambina dimostrava con gli anni.

In aperta sfida al diktat dei talebani, Malala continua infatti a frequentare segretamente la scuola insieme alle sue compagne. Con gli esami di fine anno giungono però anche le prime minacce rivolte a lei e a suo padre, fondatore di diverse scuole. Nemmeno questo riesce comunque a frenare il coraggio e la grinta con cui padre e figlia portano avanti la propria battaglia contro l’ignoranza: «Ancora una volta ci sentivamo frustrati e spaventati. Fu allora che decisi che sarei entrata in politica.»

 

La situazione è delicata, gli animi dei talebani si scaldano facilmente e Malala diviene presto un bersaglio. Un giorno, di ritorno da scuola, il pullman su cui si trova viene assalito. Tre spari e il buio.

 

Dieci giorni dopo, quando si risveglia dal coma, Malala non trova le montagne familiari a cui è abituata, ma sacchi colmi di lettere e regali arrivati da tutto il mondo per augurarle una pronta guarigione. Ora è a Birmingham, in Inghilterra, dove ha una casa solida con un vero cancello e degli elettrodomestici. Ha ripreso a frequentare la scuola e sta costruendo nuove amicizie, nonostante le sue ex compagne tengano sempre un posto libero in classe per lei.

 

Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, Malala ama il suo paese, lo ama anche dopo le delusioni che le ha causato e sogna di tornarci a vivere: «nell’ultimo anno ho visto molti luoghi diversi, ma per me la mia valle resta il posto più bello del mondo. Non so quando la rivedrò di nuovo, ma so che lo farò».

 

Se io a Malala ho potuto dare solo parte del mio tempo per leggere la sua storia, lei con le sue parole mi ha restituito molto di più. Mi ha infuso un senso di gratitudine verso il mio paese, l’Italia, in cui l’istruzione è un diritto costituzionalmente garantito e non da conquistare.

 

Nell’estate 2017 Malala ha superato a pieni voti il test d’ammissione alla prestigiosa università di Oxford, dove ora studia filosofia, economia e politica. Personalmente le auguro di brillare non meno di quanto abbia fatto finora, pienamente d’accordo con lei che «un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo».

Sabato 1° febbraio, alle ore 17, presso l’area Infopoint Infovox del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, si terrà l’incontro con l’autrice Chiara Gagietta che presenterà il suo libro multimediale L’ultima a morire. Modera l’incontro l’editore Andrea Mazzanti.

 

Si tratta di un giallo un po’ diverso dal solito, in quanto a indagare è la Polizia Locale. La protagonista, Sandra Rizzo, è un personaggio che ha fatto il suo esordio nel precedente Anteprima di morte (Mazzanti Libri, 2017 e che ritroviamo in questa seconda indagine.
“Cosa c’entrano i fiori con un pirata della strada seriale?”: se lo chiede Sandra Rizzo, impegnata, assieme ai colleghi del Reparto Infortunistica Stradale, in un’indagine ostica quanto insolita. Cosa spinge il pirata a uccidere pedoni e ciclisti indifesi con il favore delle tenebre? Si tratta di un folle o di un lucido terrorista? Un caso difficile, come difficile è il momento che sta vivendo la protagonista, ancora provata dallo scontro/incontro con lo strangolatore, alle prese con ricordi del recente passato che riaffiorano la notte e con sogni rivelatori del presente.

 

L’ultima a morire è un Meta Liber, marchio registrato Me Publisher, che consente di usufruire di contenuti multimediali mediante un’apposita App gratuita (ML) e di ascoltare l’audiolibro letto dall’autrice.
Il libro è acquistabile con 18App e Carta del Docente.
La partecipazione all’incontro è libera ed aperta a tutti.

Sabato 25 gennaio, alle ore 17, presso l’area Infopoint Infovox del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, si terrà l’incontro con l’autrice MariaCristina Toso che presenterà il suo romanzo “Il mondo di Amarine”.

 

Superare un difficile divorzio e ricominciare la vita da zero non è facile per nessuno soprattutto per Amarine, una donna senza carattere, fragile e incapace di affrontare con coraggio le prove della vita, bloccata in tutto, da una profonda e inspiegabile paura. E se non fosse abbastanza anche i fantasmi del passato sembrano aver ricominciato a tormentarla con allucinazioni e devastanti emicranie. Amarine però, determinata a ricominciare la sua vita saprà ritrovare una nuova sé più determinata e forte, tanto da sventare, da sola, un intrigo internazionale. Ma siamo sicuri che Amarine sia veramente chi crede di essere? E chi è la misteriosa paziente, ricoverata nella stanza numero 5, presso l’ospedale psichiatrico della città? Cosa avrà in comune con lei? Quando inevitabilmente si troverà ad affrontare il suo passato, non potrà che rimettere insieme i pezzi del puzzle fino alla soluzione finale, dove la paura finalmente avrà un nome.

 

I libri sono acquistabili presso la piattaforma Amazon con il Bonus Cultura e con il Bonus Carta del Docente.

La partecipazione all’incontro è libera e aperta a tutti.

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