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Un nostro affezionato lettore di Marcon dona alla nostra Redazione una straordinaria storia da condividere con tutti voi, per viaggiare nelle terre d’Oriente, pur restando comodamente seduti sul divano di casa

 

Mario Cimarosti, 46enne di Marcon, ha scritto da poche settimane il suo primo libro AI CONFINI DELL’ASIA. AVVENTURE E INCONTRI TRA ZAR SULTANI E MAIOLICHE, edito da Ediciclio editore (disponibile e acquistabile anche in formato EBOOK).

Corrediamo il presente articolo di alcune incantevoli fotografie scattate durante questo lungo viaggio lungo le terre della Via della Seta, in cui sono stati attraversato ben 14 fuso orari.

 

“Due anni fa”, ci racconta, “esattamente a settembre del 2018, ho pensato fosse giunto il momento di raccogliere in un libro le mie esperienze vissute tra questa gente, per far conoscere a più lettori possibili le meraviglie all’ombra di Zar, Sultani e maioliche. Un viaggio inteso, ricco di emozioni e di incontri, un percorso straordinario di 24.441 km”.

 

Continua: “Mi sono seduto, ho chiuso gli occhi e ho cominciato un altro viaggio personale, riportando alla luce i ricordi dei volti, le gesta, la vita emozionale tra popoli ricchi di storia, cultura, paesaggi incantevoli attraversati dai più grandi conquistatori di tutti i tempi: da Alessandro Magno a Gengis Khan fino a Tamerlano. Ho trascorso due settimane nel mitico treno lungo la Transiberiana superando i paesaggi bucolici della Siberia, solcando le dune del deserto del Gobi in Mongolia, e ancora dalla muraglia cinese all’esercito di terracotta, attraversando tutta l’Asia Centrale fino a Samarcanda, continuando il mio viaggio nel Caucaso nelle terre dei guerrieri del fuoco in Azerbaijan, in Georgia e in Armenia, dove ho condiviso il dolore di questo popolo e del suo genocidio e ho scoperto il grande orgoglio di questa gente che si è saputa rialzare”.

 

Il viaggio di Mario è continuato ancora fino al Mar Mediterraneo, sfociando nelle acque tra il Mar di Marmara e il Mar Nero lungo il corno d’oro sul Bosforo, visitando i Palazzi dei Sultani nella storica Costantinopoli, l’attuale Istanbul.

 

   

 

“Sono partito dalle mie origini, dall’isola di Murano dove è nato e ha vissuto mio padre Ernesto (era artista vetraio). Ispirandomi al mitico mio conterraneo Marco Polo, ho viaggiato per tanti anni nelle Terre d’Oriente.
Tutte le emozioni vissute in queste terre lontane sono fortemente legate alla mia città di mare, Venezia: in Russia, dove San Pietroburgo è chiamata la “Venezia del Nord”, in Cina a Suzhou, villaggio di pescatori oggi soprannominato la “Venezia D’Oriente”, in Azerbaijan dove nella città della seta (Sheki) ho ritrovato il vetro di Murano nel Palazzo del Gran Khan, e poi in Armenia, terra legata ancora oggi a Venezia anche con il Monastero Mechitarista Armeno nell’isola di San Lazzaro e infine in Turchia, a Istanbul, dove il quartiere Pera si affaccia al Ponte Galata sul Bosforo, un tempo colonia veneziana”.

 

“Questo percorso immenso – continua a raccontare – attraverso mezzo pianeta ha riempito la mia anima di viaggiatore, mi ha avvicinato alla meditazione scoperta e osservata in Oriente, diventando il viaggio stesso una insperata cura dell’anima, incentivando la mia sete di conoscenza, riempiendo la mia valigia di innumerevoli altri punti di vista”.

 

Mario è anche collaboratore delle Nazioni Unite, poiché nel 1994 ha partecipato alla missione Albatros con i Caschi Blu dell’ONU per portare la pace in Mozambico.

 

 

 

Prendendo appunti di viaggio, emozioni quotidiane, incontrando persone di popoli lontani e genti accoglienti e ospitali, il libro di Mario Cimarosti raccoglie oltre 20 anni di esperienze straordinarie che gli hanno insegnato ad abbattere le barriere dei pregiudizi.

 

Arriva un momento, nell’adolescenza, in cui la famiglia cessa per qualche tempo di essere un nido accogliente e incomincia a stare stretta. In questo periodo delicato molti sono i cambiamenti, ben maggiori le esigenze e insieme alle prime illusioni spesso giungono anche le prime delusioni.

 

In un clima simile, complice la profonda insoddisfazione verso la propria esistenza, la protagonista di questo libro vede ogni nuovo giorno accompagnarsi all’infelice sensazione di essere incompresa da tutti. Specie ora che la rivalità con la sorella non fa che accrescere la sua invidia o quando viene a mancare quel nonno a cui tanto si era affezionata e che sembrava essere l’unico, in famiglia, ad adorarla.

 

Quinto romanzo di Michèle Halberstadt – scrittrice, giornalista e produttrice cinematografica francese – La petite, edito da L’orma editore, è una storia che si esaurisce nell’arco di una giornata, che ha origine da un evento drammatico e si conclude con una radiosa promessa.

 

Ipersensibile e impacciata come molte ragazze di quell’età, la petite è una dodicenne parigina che si autoattribuisce il nomignolo di topino a causa del suo sgraziato aspetto. Non molto brillante a scuola, dove incontra l’ostilità degli insegnanti e l’antipatia dei suoi compagni, con i quali ha serie difficoltà a stringere amicizia, vive ogni momento con amarezza e sconforto.

 

Anche a casa è un fallimento, dove non si sente che l’ombra della sorella maggiore, sempre più brava, più onesta e più capace, agli occhi dei genitori.

 

Abbandonata quindi alla sua solitudine, la petite trascorre le giornate chiusa nella sua stanza e in se stessa, rifugiandosi nelle proprie passioni – la musica e il giornalismo – e nelle lettere che scrive a Laure, l’amica immaginaria, composta, educata e col naso dritto, che lei stessa vorrebbe tanto essere.

 

L’improvvisa mancanza del nonno cancella anche l’ultimo appiglio che ancora le consentiva di restare a galla, gettandole addosso un’ondata di sconforto che la fa sprofondare nella decisione sempre più liberatoria di non voler esistere più.

 

Quella vita vuota e la disperazione muta con cui ha deciso di affrontarla hanno portato la petite a costruire un muro attorno a sé, rendendola invisibile insieme alle sue emozioni, fino ad arrivare alla fatidica mattina in cui, prima di andare a scuola – consumata dall’ennesima delusione ai danni della famiglia – la piccola mischia e ingerisce il contenuto di diversi flaconi di medicinali che la madre conserva sullo scaffale alto dell’armadietto del bagno, confidando ai lettori: «Ho dodici anni e questa sera sarò morta».

 

Risvegliatasi con sorpresa in una stanza rettangolare in penombra, la petite si ritrova ancora una volta a meditare sulla propria esistenza. Sul vassoio con il pasto appoggiato sul tavolo accanto al letto insieme a uno yogurt bianco, un pacchetto di biscotti, una fetta di pane e una mela gialla, nota infatti la presenza di un coltello. Cosciente e memore di quanto accaduto, vede in quell’oggetto una seconda possibilità per portare a termine ciò in cui, anche se per un soffio, ha fallito. Probabilmente quella negligenza da parte degli infermieri è un segno del destino. Ma a questo punto la petite non può che chiedersi quale dei due sia il segno: il coltello o l’essere ancora viva?

 

Solitudine, costernazione, tormento. Poi chiarezza, riscatto, letizia.

 

La petite è un romanzo che fa capire quanto a volte si riesca ad apparire normali di fronte agli altri, pur nascondendo in realtà dentro di sé una grandissima sofferenza, e che non manca di uno sprone di riflessione per noi adulti sulla difficoltà incontrata da questa ragazzina – che rispecchia poi un qualsiasi adolescente odierno, solo più fragile e introverso di altri – a trovare un posto fra i grandi e i suoi coetanei. Una storia di fantasia quanto mai reale.

 

 

 

 

Io sono Malala è uno di quei libri che non può mancare nella libreria di casa. Lo avevo aggiunto alla mia lista di letture già da un po’ e sono molto contenta di essere finalmente riuscita a dedicargli il mio tempo. Pagina dopo pagina, le parole di Malala Yousafzai mi hanno regalato emozioni intense, a volte contrastanti, rivelandomi come si vive in un paese di cui, fino a prima, conoscevo soltanto il nome.

 

Con Malala ho scoperto un Pakistan unico al mondo per l’ospitalità dei suoi abitanti, ma ahimè altrettanto unico per l’avversione che ancora dimostra nei confronti delle donne – creature inferiori cui è permesso uscire di casa solo se coperte da un burqa o in compagnia di un parente di sesso maschile –, a cominciare dalla credenza diffusa che «quello in cui nasce una femmina è un giorno triste». Ma quel 12 luglio 1997 è tutt’altro che un giorno triste nella valle dello Swat; già dalla culla Malala Yousafzai sembra destinata a un promettente futuro. Suo padre ha infatti scelto per lei un nome carico di significato, ispirandosi alla paladina afghana Malalai di Maiwand, che ribaltò le sorti della guerra contro gli inglesi, accendendo i suoi soldati con valorose parole.

 

Se oggi Malala è l’icona universale delle donne che lottano per il diritto all’istruzione è perché ha avuto il coraggio di sfidare le imposizioni dettate dai talebani, complice il sostegno di un padre attivista in nome della libertà di insegnamento, che ha sempre rispettato il suo pensiero. Malala è anima e corpo accanto a lui in questa battaglia.

 

Crescendo, Malala è una vera promessa: ottimi voti a scuola, abile oratrice, autrice di un blog della BBC in cui racconta la quotidianità sotto il regime talebano e denuncia un sistema che nega il diritto all’istruzione, causa l’assurda convinzione che la conoscenza renda occidentali. Per lei «l’istruzione non è né occidentale né orientale, è un diritto umano».

 

Malala racconta anche del giorno in cui nota una giovane venditrice di arance lungo la strada che, non sapendo né leggere né scrivere, tiene il conto dei frutti venduti facendo dei segni con un chiodo su un pezzo di carta. Di fronte a questa scena Malala giura a se stessa di fare ogni cosa per mandare a scuola tutte le bambine come lei e coronare il suo sogno: garantire la libertà e l’istruzione a tutte le donne.

 

Tuttavia, in un paese politicamente instabile e corrotto, che non garantisce pari diritti fra uomini e donne e soggetto alla propaganda jihadista, in pochi mesi tutto cambia: la televisione diventa un mezzo proibito e presto arriva l’annuncio che tutte le scuole femminili dello Swat dovranno chiudere. Malala ha appena 11 anni e si sente crollare il mondo addosso, ma non intende rinunciare a studiare, perché «l’istruzione è istruzione. Noi bambini dovremmo poter imparare ogni cosa, e poi scegliere liberamente il cammino da seguire.»

 

Se da un lato mi dispiacevo per le delusioni toccate a una bambina che vedeva calpestati i propri diritti, dall’altro mi meravigliavo per il coraggio sempre più grande che quella stessa bambina dimostrava con gli anni.

In aperta sfida al diktat dei talebani, Malala continua infatti a frequentare segretamente la scuola insieme alle sue compagne. Con gli esami di fine anno giungono però anche le prime minacce rivolte a lei e a suo padre, fondatore di diverse scuole. Nemmeno questo riesce comunque a frenare il coraggio e la grinta con cui padre e figlia portano avanti la propria battaglia contro l’ignoranza: «Ancora una volta ci sentivamo frustrati e spaventati. Fu allora che decisi che sarei entrata in politica.»

 

La situazione è delicata, gli animi dei talebani si scaldano facilmente e Malala diviene presto un bersaglio. Un giorno, di ritorno da scuola, il pullman su cui si trova viene assalito. Tre spari e il buio.

 

Dieci giorni dopo, quando si risveglia dal coma, Malala non trova le montagne familiari a cui è abituata, ma sacchi colmi di lettere e regali arrivati da tutto il mondo per augurarle una pronta guarigione. Ora è a Birmingham, in Inghilterra, dove ha una casa solida con un vero cancello e degli elettrodomestici. Ha ripreso a frequentare la scuola e sta costruendo nuove amicizie, nonostante le sue ex compagne tengano sempre un posto libero in classe per lei.

 

Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, Malala ama il suo paese, lo ama anche dopo le delusioni che le ha causato e sogna di tornarci a vivere: «nell’ultimo anno ho visto molti luoghi diversi, ma per me la mia valle resta il posto più bello del mondo. Non so quando la rivedrò di nuovo, ma so che lo farò».

 

Se io a Malala ho potuto dare solo parte del mio tempo per leggere la sua storia, lei con le sue parole mi ha restituito molto di più. Mi ha infuso un senso di gratitudine verso il mio paese, l’Italia, in cui l’istruzione è un diritto costituzionalmente garantito e non da conquistare.

 

Nell’estate 2017 Malala ha superato a pieni voti il test d’ammissione alla prestigiosa università di Oxford, dove ora studia filosofia, economia e politica. Personalmente le auguro di brillare non meno di quanto abbia fatto finora, pienamente d’accordo con lei che «un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo».

Sabato 1° febbraio, alle ore 17, presso l’area Infopoint Infovox del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, si terrà l’incontro con l’autrice Chiara Gagietta che presenterà il suo libro multimediale L’ultima a morire. Modera l’incontro l’editore Andrea Mazzanti.

 

Si tratta di un giallo un po’ diverso dal solito, in quanto a indagare è la Polizia Locale. La protagonista, Sandra Rizzo, è un personaggio che ha fatto il suo esordio nel precedente Anteprima di morte (Mazzanti Libri, 2017 e che ritroviamo in questa seconda indagine.
“Cosa c’entrano i fiori con un pirata della strada seriale?”: se lo chiede Sandra Rizzo, impegnata, assieme ai colleghi del Reparto Infortunistica Stradale, in un’indagine ostica quanto insolita. Cosa spinge il pirata a uccidere pedoni e ciclisti indifesi con il favore delle tenebre? Si tratta di un folle o di un lucido terrorista? Un caso difficile, come difficile è il momento che sta vivendo la protagonista, ancora provata dallo scontro/incontro con lo strangolatore, alle prese con ricordi del recente passato che riaffiorano la notte e con sogni rivelatori del presente.

 

L’ultima a morire è un Meta Liber, marchio registrato Me Publisher, che consente di usufruire di contenuti multimediali mediante un’apposita App gratuita (ML) e di ascoltare l’audiolibro letto dall’autrice.
Il libro è acquistabile con 18App e Carta del Docente.
La partecipazione all’incontro è libera ed aperta a tutti.

Sabato 25 gennaio, alle ore 17, presso l’area Infopoint Infovox del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, si terrà l’incontro con l’autrice MariaCristina Toso che presenterà il suo romanzo “Il mondo di Amarine”.

 

Superare un difficile divorzio e ricominciare la vita da zero non è facile per nessuno soprattutto per Amarine, una donna senza carattere, fragile e incapace di affrontare con coraggio le prove della vita, bloccata in tutto, da una profonda e inspiegabile paura. E se non fosse abbastanza anche i fantasmi del passato sembrano aver ricominciato a tormentarla con allucinazioni e devastanti emicranie. Amarine però, determinata a ricominciare la sua vita saprà ritrovare una nuova sé più determinata e forte, tanto da sventare, da sola, un intrigo internazionale. Ma siamo sicuri che Amarine sia veramente chi crede di essere? E chi è la misteriosa paziente, ricoverata nella stanza numero 5, presso l’ospedale psichiatrico della città? Cosa avrà in comune con lei? Quando inevitabilmente si troverà ad affrontare il suo passato, non potrà che rimettere insieme i pezzi del puzzle fino alla soluzione finale, dove la paura finalmente avrà un nome.

 

I libri sono acquistabili presso la piattaforma Amazon con il Bonus Cultura e con il Bonus Carta del Docente.

La partecipazione all’incontro è libera e aperta a tutti.

Dalla tranquilla provincia veneta al dramma incompreso della Bosnia Erzegovina

 

Il prossimo 17 febbraio avremo il piacere di ascoltare la presentazione/reading dell’ultimo romanzo di Roberto Masiero, dal titolo Dragan l’imperdonabile.

 

La serata sarà allietata dalle letture interpretate da Silvia Battistella e dall’accompagnamento musicale del Mo. Silvano Borin.

 

Info

Mogliano Veneto, sala consiliare del municipio – P.zza Caduti, 8
Data evento: 17 febbraio 2020
Orario: 18.00 – 19.30

 

Trama

Una commessa di provincia, ferita da un amore sbagliato, trova sicurezza solo nel dialogo con una bambina generata dalla propria fantasia. La sua vita solitaria si annoda inaspettatamente col dramma della guerra di Bosnia-Erzegovina. L’anello di congiunzione è Dragan, giovane ex insegnante di Višegrad, fuggito in Italia per ragioni misteriose. Il serbo bosniaco, spirito pratico, si rivela una specie di angelo custode al servizio della ragazza. Fino a quando riemerge un passato sconvolgente che ci riguarda tutti…
Ambientato parzialmente nella cittadina moglianese e i suoi dintorni, Il romanzo rimanda alla questione irrisolta sulla natura contraddittoria dell’essere umano, in bilico tra l’aspirazione ad una limpidezza irraggiungibile e l’abisso dei propri istinti peggiori.

 

L’autore

Roberto Masiero è nato e cresciuto a Bolzano. Oggi risiede a Mogliano Veneto, dove scrive preferibilmente narrativa con qualche fuga nella poesia.
Dello stesso autore i romanzi: Mistero animato (2009), La strana distanza dei nostri abbracci (2013) e L’illusione che non basta (2019).

 

 

Dopo la bella serata dedicata al gatto, grazie alla bravura del Dott. Cattarossi veterinario con clinica a Casale e residente a Conscio, venerdì 29 novembre “Consciamente” ospiterà una serata dedicata ai libri. Sarà una piacevole conversazione con la scrittrice moglianese Monica Tessarin.

 

Un’occasione un po’ diversa e gradevole per riflettere e conoscere.

Segue alle 19.30 l’immancabile spritz per tutti.

 

Una donna ferita da un amore sbagliato e un serbo di Bosnia dal passato sconosciuto, che il destino fa incontrare, sono i protagonisti di Dragan l’imperdonabile. Il nuovo romanzo dai forti connotati psicologici dello scrittore Roberto Masiero, nativo di Bolzano ma moglianese di adozione, è ambientato agli inizi degli anni ’90 proprio nei dintorni di Mogliano.

 

L’autore ama affiancare alla quotidianità di vite comuni l’irrompere di eventi della Grande Storia che, a volte inconsapevolmente, ci riguardano. Nella nuova opera Giada, giovane cassiera di un supermercato, è turbata da questioni personali e da una solitudine interiore, solo a tratti spezzata dal dialogo rassicurante con una bambina inesistente, generata dalla propria fantasia. 

 

Su questo scenario entra come un fulmine il dramma della vicina, ma affettivamente lontanissima guerra che si combatte nei Balcani, dopo la disgregazione della ex Jugoslavia.

 

Dragan, giovane ex insegnante di Višegrad, fuggito in Italia per ragioni misteriose, si arrabatta come può nella precarietà. Tra lui e la ragazza viene a stabilirsi uno strano rapporto: il serbo bosniaco, spirito pratico, si rivelerà una specie di premuroso angelo custode al servizio della ragazza, anche nell’assistenza alla madre gravemente malata, fino a quando succede l’irreparabile…

 

Pur non avendo finalità di letteratura narrativa dichiaratamente ancorata al territorio locale, tra le pagine più significative rivivono il parco abbandonato di Veneland con l’ambiente straordinario delle ex cave di Marocco, insieme a paesaggi della nostra pianura, ricca di testimonianze.

 

Appaiono sullo sfondo episodi dell’inenarrabile genocidio consumato in Bosnia, a cui questa storia toccante, pur nella finzione narrativa, fa riferimento in modo circostanziato. 

 

Pagine tese, dai toni pungenti, alternate a sprazzi di delicata introspezione e paesaggi dell’anima, ci avvicinano alla realtà di un conflitto fratricida vicino nel tempo, largamente incompreso, che rimanda alla questione irrisolta sulla natura contraddittoria dell’uomo, sempre in bilico tra l’aspirazione a una limpidezza irraggiungibile e l’abisso dei propri istinti peggiori, di cui sono vittime soprattutto gli esseri più deboli e in particolare le donne. 

 

Presentazioni

Venerdì 22 novembre, ore 17.30, Corte di Villa Errera, biblioteca comunale di Mirano (via Bastia Fuori)

Domenica 1° dicembre, ore 18, presso la libreria LOVAT di Villorba (via Newton 13)

Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta e Dragan l’imperdonabile.

 

 

Photo Credits: www.librerielovat.com

Nuovo appuntamento con la storia dell’impresa di Fiume, di cui ricorre quest’anno il Centenario, raccontata dalla scrittrice moglianese Silvia Moscati nel suo libro Le cinque giornate di Fiume, il prossimo mercoledì 6 novembre, a Mestre.

 

Con il suo libro, Silvia Moscati aprirà la rassegna d’autunno dedicata agli scrittori veneti che si tiene al Rione Pertini, nella Sala della Colonna, antistante la biblioteca Zorzetto, in via Gagliardi n. 27 a Mestre.

 

La trama

La rivisitazione del libro omonimo scritto nel 1930 dal legionario Giuseppe Moscati, a dieci anni dal tragico Natale di sangue, si intreccia, nel romanzo di Silvia Moscati, con il seguito della vita stessa del legionario, poi avvocato del Foro di Milano, amico fedelissimo di Gabriele D’Annunzio e fondatore dell’associazione “Amici del Vittoriale”.

 

Silvia Moscati ha sentito il bisogno di riscrivere queste pagine di storia e dare al legionario Peppino Moscati, fratello del nonno, il giusto ruolo e il riconoscimento che merita.

 

Conduce l’incontro Pierluigi Rizziato.

 

 

Sabato 26 ottobre, alle ore 17, presso l’area Infopoint Infovox del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, avrà luogo la presentazione del libro Tieni duro, Glauco scritto da Giorgio Girace, scrittore locale. Modera l’incontro Paolo Giovannetti, scrittore.
Girace nasce a Salerno nel 1959 ma vive e lavora a Mestre. È appassionato di storia antica, di filosofia, ma soprattutto di ballo. Tieni duro, Glauco è il suo quinto romanzo.

Il libro

Tieni duro, Glauco è un noir sentimentale, il cui protagonista non ricorda più dove ha nascosto la refurtiva che ha sottratto ad un rapinatore. Si ritroverà così inconsapevolmente in Australia dove il suo alter-ego lo ha portato e lì si innamorerà di una splendida ragazza sordomuta, Epiphany, la quale, grazie a lui, riscoprirà i colori e l’amore.
La forza del sentimento accompagna il nostro protagonista che rompe gli schemi per redimersi e tornare dall’amata con uno spirito nuovo attraversando due mondi, quello reale e il suo, interiore. La presentazione del libro sarà intervallata da momenti musicali e recitati, performance artistico-musicali a cura dell’autore stesso.

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