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In Veneto centinaia di insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, in possesso di diploma magistrale ma non di laurea in Scienze primarie (richiesto ora ma non al tempo dell’assunzione), hanno perso il posto per titolo di studio, considerato non adeguati, dopo decine di anni di insegnamento e aver svolto incarichi di responsabilità. 

 

Interviene in loro difesa, ancora una volta, l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan. “Amareggia e stupisce – afferma la titolare delle Politiche regionali per l’Istruzione – che questo governo si sia dimenticato dei propri insegnanti diplomati magistrali che non hanno nemmeno il sussidio di disoccupazione. Per loro nessun reddito di cittadinanza e, peggio, nessun riconoscimento del ruolo di educatori che dovrebbe essere prioritariamente tutelato proprio dallo Stato”.

 

“Maestre diplomate, ma senza laurea, sono state lasciate a casa nonostante le reiterate promesse di una soluzione politica. Sono state licenziate e sono quindi escluse dalle Graduatorie ad esaurimento. Non hanno nemmeno diritto alla Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione e restano in un limbo. Inoltre, beffa ulteriore, pur essendo state espulse dalla scuola, risultano ancora dipendenti per l’Inps e quindi il Tfr è a rischio”.

 

“Di fronte ad una vicenda paradossale come questa – conclude l’assessore –  sono sempre più convinta che l’autonomia sia una condizione necessaria, perché responsabilizzerebbe maggiormente la classe politica e determinerebbe scelte decisamente più giuste ed eque nei settori strategici della funzione pubblica, dove la scuola non può che rappresentare la priorità”. 

Chiara Di Giusto, Responsabile del Dipartimento Istruzione e Formazione del Veneto di F.I., ha spiegato al nostro giornale le finalità del testo unico del disegno di legge “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica” approvato in Senato il 1° agosto.

 

“Questa è una legge trasversale – ricorda la Di Giusto – ed è il risultato di più proposte di legge e prevede l’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica a partire dalle primarie. Questa è una legge che ha origini molto antiche, ma oggi era forte l’esigenza di un assetto definitivo che reinterpretasse il concetto di educazione civica.”

 

“L’aspetto importante è che nell’art.5 della legge, voluto fortemente da F.I., per la prima volta si parla di educazione alla cittadinanza digitale e si concretizza il concetto di Internet e dei Social. Questo aspetto è importantissimo perché anche se i nati dal 2000 ad oggi sono definiti nativi digitali, cioè predisposti a tutto ciò che è digitale, non vuol dire che conoscano il digitale.”

 

“Forza Italia – prosegue la Di Giusto – ha voluto questo articolo perché il mondo del web è parte della nostra vita quotidiana e nella convinzione che più democrazia vuol dire anche che la scuola si deve fare carico di trasmettere tutto ciò che è digitale. È ovvio quindi che l’offerta formativa deve comprendere questo tipo di insegnamento a partire dalle primarie e iniziando dall’abc. Si deve insegnare ai giovani come vagliare e conoscere tutte le fonti del web distinguendo quello che è vero e quello no, quindi criticamente.”

 

“Far capire quali sono gli strumenti digitali più adeguati alla nostra crescita futura. Purtroppo l’uso del digitale comporta una responsabilità personale e il sapersi difendere dal cyberbullismo. Insegnare a sapersi garantire e tutelare ponendo attenzione a tutti i fenomeni digitali.”

 

 

“Tutto questo a costo zero per la scuola. Si devono individuare insegnati che si occupino di questo insegnamento senza aumentare il loro monte ore e dovrà esserci un coordinatore tra i docenti che non avrà alcun tipo di compenso. Sarà a titolo gratuito anche il redigere una relazione con cadenza quindicinale nella quale si terrà conto del lavoro nel territorio.”

 

“L’ art. 6, relativo alla formazione dei docenti, è una conseguenza di questo processo, – conclude la Di Giusto – mentre l’art.7 si occupa del potenziamento rapporto scuola famiglia mentre. Le ore dovranno essere 33 annuali e dovranno essere distratte dal monte ore già esistente. La legge avrà decorso a partire dal prossimo anno scolastico.”

Studenti e famiglie meno abbienti potranno beneficiare fino a 200 euro di buono-libri per l’acquisto di libri di testo e contenuti didattici alternativi, comprese le dotazioni tecnologiche. Lo prevede la Giunta regionale del Veneto che, anche per l’anno scolastico 2019-2020, su proposta dell’assessore alla Scuola Elena Donazzan, ha avviato il bando per erogare il contributo destinato agli studenti della scuola dell’obbligo, nonché delle scuole secondarie superiore e degli istituti di formazione professionale.

 

Ne potranno beneficiare in via prioritaria le famiglie residenti in Veneto, con un indicatore di reddito equivalente fino a 10.632,94 euro. I nuclei familiari con reddito Isee fino a 18 mila euro concorreranno alle eventuali risorse residue. La somma totale messa a disposizione dal Ministero e dalla Regione Veneto ammonta quest’anno a 5.840.575,30 euro.

 

Le famiglie che intendono avvalersi del contributo dovranno fare domanda via web, a partire dal 16 settembre ed entro il 16 ottobre, al Comune di residenza. Saranno i Comuni ad eseguire l’istruttoria e a verificare il rispetto dei requisiti previsti dal bando e, infine, a erogare il contributo ai beneficiari, sulla base del riparto regionale delle risorse. Lo scorso anno hanno beneficiato del buono-libri 27.458 studenti del  Veneto.

 

“Il buono-libri è una delle misure, come il buono-scuola o i contributi per il trasporto scolastico, con cui la Regione Veneto assicura il diritto allo studio ai ragazzi delle famiglie con minori capacità reddituali – osserva l’assessore Donazzan – sia che frequentino la scuola pubblica, sia quella paritaria o privata”.

Mercoledì 24 luglio la Sesta Commissione della Regione Veneto ha convocato Arteven per una audizione. Dopo che il Presidente Massimo Zuin e il Direttore Pierluca Donin hanno relazionato sulle attività di Arteven dell’ultimo triennio, comunicando i quasi seicentomila spettatori paganti nel territorio e consegnando il nuovo dossier che celebra i 40 anni di organizzazione di spettacoli di teatro e danza del Circuito nel Veneto.

 

 

I Consiglieri hanno posto alcune interessanti domande anche in riferimento ai progetti del Teatro Stabile del Veneto. Non sono mancate le risposte, che hanno illustrato come i progetti dello Stabile debbano essere supportati da un buon accordo tra i due soggetti, che permetta ai cittadini di partecipare alla cultura dello spettacolo dal vivo anche se residenti in piccole comunità.

 

 

Si è ribadito che il lavoro di Arteven si sviluppa nei piccoli Teatri, costituendo la più capillare rete di spazi, luoghi e Teatri d’Europa, grazie alla possibilità di gestire grandi palcoscenici.

 

 

Il Direttore ha poi descritto i progetti dedicati agli studenti delle Scuole Superiori, con oltre duecento Istituti organizzati per ospitare lezioni teatrali all’interno dell’orario scolastico, e annunciato il prossimo progetto che affronterà i pericoli di Internet già segnalati addirittura nella trasmissione “Le iene”.

 

 

Grande attenzione al nuovo progetto al nastro di partenza che vede gli spettatori abbonati farsi mecenati a favore degli under 30, cedendo il proprio posto quando sono impossibilitati a vedere uno spettacolo. Il progetto chiamato ironicamente “biglietto sospeso” sarà testato nella stagione 2019/2020 e sarà completamente gestito via web e social.

 

 

Dalla Sesta Commissione è partito un invito al Circuito a collaborare con un Centro Studi alla luce della sua grande esperienza territoriale, attestata da una indubbia efficienza che vanta un bilancio di sette milioni di Euro all’anno realizzato da quattordici operatori con una performance personale eccezionale. Il Direttore Donin (che è anche coordinatore degli altri Circuiti italiani) ha parlato a lungo della funzione di Arteven e anche della fragilità di un sistema che, grazie alla Regione Veneto, è osservato sul piano nazionale e come il MIBAC lo ritenga tra i più meritevoli inserendolo nel primo Cluster del finanziamento dello Stato. I Consiglieri si sono complimentati per l’esposizione e per il grande lavoro realizzato dalla rete dei teatri del Veneto, considerata un patrimonio per la diffusione delle cultura regionale.

 

 

Photo Credits: Facebook @Arteven

Sono aperte da ieri le iscrizioni per il 6° anno di Università del Volontariato di Treviso. Un percorso formativo gratuito offerto da Volontarinsieme – CSV Treviso insieme all’Università Ca’ Foscari Venezia, partito nel 2014, che ha già “diplomato” 150 volontari, studenti e cittadini aspiranti volontari. 

 

C’è tempo fino al 30 settembre per volontari e cittadini e al 15 ottobre per gli studenti universitari, con tre posti riservati a volontari di Belluno. 

 

Università del Volontariato ha coinvolto in questi anni quasi 2mila volontari e cittadini interessati all’alta formazione offerta, che hanno partecipato alle lezioni specialistiche aperte alla cittadinanza. 

 

Lo scorso 21 giugno si è tenuta la cerimonia di consegna attestati per i 28 corsisti dell’anno appena concluso (in fotografia) che contribuiscono quindi a raggiungere quota 150 volontari altamente qualificati.

 

 

Tra le novità uno Short Master dedicato a dirigenti delle organizzazioni 

Quest’anno, Università del Volontariato a Treviso si arricchisce anche di uno short master riservato ai dirigenti delle organizzazioni dal titolo “Gestire un’associazione. Aspetti manageriali e responsabilità che si svilupperà tra Gennaio e Marzo 2020. La Riforma del terzo settore porta con sé una riconfigurazione del non-profit, ovvero dell’“infrastruttura organizzativa della società civile”.

Il corso si propone di offrire ai dirigenti delle associazioni strumenti concettuali ed operativi per comprendere il contesto sociale ed istituzionale, analizzare i bisogni, progettare le azioni e agire con efficacia ed efficienza. La proposta è aperta ad un gruppo di 15 partecipanti e l’accesso è riservato a presidenti e membri di consiglio direttivo di OdV e APS.

 

Il prossimo anno accademico sarà inoltre dedicato al rapporto tra volontariato, non profit e mondo dell’impresa. Diversamente da quanto si è soliti pensare, il mondo del volontariato e quello delle imprese hanno diversi obiettivi in comune. Per raggiungere i propri scopi benefici il volontariato ha molto da guadagnare dalle capacità economiche, organizzative e tecnologiche delle imprese. Allo stesso tempo, le imprese beneficiano moltissimo della coesione sociale, del clima di fiducia e, più in generale, dello spirito di collaborazione che il volontariato contribuisce a creare. L’incontro fra questi due mondi va dunque incoraggiato, favorendo in particolare progetti di innovazione sociale per migliorare quei servizi di welfare – assistenza alle persone in difficoltà, inclusione nella vita attiva, sostegni alla formazione, rafforzamento della protezione civile, iniziative per l’ambiente, per citare alcuni esempi – che le forme tradizionali di azione pubblica non riescono da sole a garantire.

Il Campus Ca’ Foscari Treviso e Volontarinsieme CSV – Treviso, vedono dunque con grande interesse lo sviluppo di questa collaborazione, mettendo competenze e strutture a servizio di un progetto dal grande valore sociale.

 

 

Il percorso di studi: lezioni, stage, formazione

Il percorso di studi strutturato è articolato in corsi base obbligatori (36 ore complessivamente), lezioni specialistiche a scelta (almeno 10 ore) e uno stage di volontariato (almeno 20 ore). Al termine dello stage viene richiesta l’elaborazione di un prodotto personale di restituzione dell’esperienza

 

Ogni corsista viene sostenuto nella sua formazione da un tutor con il supporto del quale definisce il piano di studi più adatto alla sua situazione e che lo accompagna per tutto il percorso. Il tutor aiuta negli approfondimenti, nei rapporti con i docenti, nelle esercitazioni e nello stage.

 

Al percorso strutturato si affianca quello a libera frequenza. In questo caso la scelta di un piano di studi di interesse riguarda le oltre 200 ore di lezioni specialistiche proposte.

 

Per informazioni e iscrizioni
0422.320191
[email protected]

Dall’Organizzazione Baccalaureato Internazionale con sede a Ginevra sono pervenuti al Collegio Pio X i risultati definitivi delle prove di esame del ‘Pio X International’.

 

La media complessiva è stata di 30 punti, pari a quella internazionale per la stagione 2019.

 

Ginevra ha dunque diplomato Nicolò Genisi, Veronica Michieletto, India Gustin, Giorgio Alessandri, Anita Burato, Matilda Cinel, Jacopo Favero, Matteo Guglielmi, Asia Pozzoni, Giuseppe Cardazzi, Olivier Zavattiero, Alessandro Andretta, Giovanni Marchiorello, Giovanna Maria Manconi, Jacopo Giustiniani e Ismail Mahmoud.

 

Gli esami si erano conclusi a Treviso già nella terza settimana di maggio con la soddisfazione degli studenti e la fiducia degli insegnanti. Come da regola dell’Organizzazione, la valutazione espressa dai docenti trevigiani è stata integrata con
quella della sede centrale: ne è scaturita così una votazione finale omologata con quella degli studenti di tutto il mondo.

 

Concluso il complesso iter della valutazione, gli studenti del Pio X hanno avuto il diploma che è riconosciuto come esame di ammissione universitaria in più di 80 Paesi e dalle più autorevoli università in Italia e all’estero.

“C’è da mettersi le mani nei capelli: Caporetto fu lo sfondamento del fronte ad opera dell’Esercito italiano ai danni degli Austriaci. Anche questo si trova nel libro che una nota casa editrice ha ritirato dal commercio dopo il mio intervento e quello della Associazione Nazionale Alpini a seguito della segnalazione di un genitore indignato nel leggere in una didascalia che il Ponte degli Alpini di Bassano si trova sul Piave”.

 

Così l’assessore all’Istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan, segnala il nuovo grave errore contenuto in un testo di storia, destinato alla preparazione scolastica dei giovani.

 

“È grazie alla professoressa Cavalli, una docente della scuola di formazione professionale ENAIP di Bassano del Grappa che siamo venuti a conoscenza di quest’altra chicca – continua l’assessore Donazzan -. Un errore da bocciatura senza appello, visto che non solo la storia ma anche il linguaggio comune intendono Caporetto come il paradigma di una sconfitta disastrosa, visto che fu la più grave rottura del nostro fronte ad opera degli Austroungarici nella Prima guerra mondiale. Nel libro, invece, l’autrice del testo, con somma superficialità, altrimenti dovremmo chiederci che laurea ha conseguito, mette nero su bianco uno dei più grossolani errori che si possano immaginare, perché scrive che Caporetto fu lo sfondamento del fronte nemico da parte dell’Esercito italiano”. 

 

“C’è da chiedersi quante altre inesattezze ci siano in questo testo che fino a ieri era adottato dalle scuole italiane e forse lo è ancora oggi – aggiunge l’Assessore -. Ha fatto bene la casa editrice a ritirarlo dal mercato, ma dovrebbe intervenire con una comunicazione ancora più chiara affinché chi lo ha in dotazione ne sospenda l’utilizzo. La storia va maneggiata con cura, nello spirito di verità che concorre a formare la coscienza civica di una comunità ed è alle radici della propria identità”.  

 

“Lo svarione che ho letto – conclude Donazzan – mi indigna profondamente e torno a chiedermi come vengano selezionati i volumi che sono indicati tra le scelte per il libro di testo obbligatorio. L’editore ha fatto la sua parte e spero non si avvalga più di simili collaboratori, ma sono preoccupata anche per l’approssimazione di chi, invece, dovrebbe essere il primo a vigilare sulla qualità dei testi che dovrebbero aprire le porte della conoscenza ai nostri giovani nelle scuole”. 

A seguito del nostro articolo sull’emergenza caldo nelle cucine dei nidi del Comune di Venezia, riceviamo da Mario Ragno (segretario generale Uil-Fpl di Venezia) una lettera indirizzata al Dirigente e all’assessore della P.I., al Direttore Ames Spa:

 

Il detto che il cane di due padroni muore di fame è attualissimo, per il Comune i dipendenti sono di Ames e di conseguenza problematiche loro, mentre per Ames gli spazi sono del Comune per cui spetta a questi intervenire. Risultato? Nessuno fa niente ed i lavoratori “muoiono” dal caldo senza che nessuno si preoccupi, con chiare problematiche per la salute, per il rischio di gravi infortuni e per la probabile poca salubrità degli ambienti.

 

L’anno scorso, comunicai a tutti voi della mancanza di sistemi di condizionamento d’aria in molti nidi, bene, ora a più di un anno dal mio intervento la situazione è pressoché uguale.

 

Capisco che né io né voi abbiamo questo problema, i miei uffici ed i vs sono dotati di ottimi sistemi di refrigeramento, ma nelle cucine, oltre al caldo naturale, che sarebbe più che sufficiente per dotarle di impianto di condizionamento,  l’accensione di fuochi e forno fa aumentare ancor più la temperatura, rendendo quegli ambienti invivibili e pericolosi.

 

Il 26 maggio 2018, Uil-Cgil-Cisl organizzarono una grande manifestazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro, a Padova e arrivammo a sottoscrivere una intesa con il Presidente Zaia, per far assumere 30 Upg Spisal, oltre al turn-over proprio per potenziare i controlli ed aumentare la prevenzione.

 

È vergognoso che siano poi gli stessi enti pubblici a non rispettare le norme sulla sicurezza!

 

Nel Comune di Venezia ad oggi le cucine dei nidi Cucciolo, Coccinella, S. Provolo, S.Pietro in Volta, Pollicino, Pinocchio, Colibrì, Cappuccetto Rosso, Onda, Gabbiano e Tiepolo sono prive di condizionatore e i primi quattro saranno sedi per i centri estivi. Oggi [ieri per chi legge] alle ore 8, con fuochi spenti, la temperatura media nelle cucine era di 30°.

 

Premesso che è più di un anno che la Uil vi ha chiesto di intervenire, visto che nulla è stato fatto, si diffidano le amministrazioni in indirizzo a provvedere e dotare di impianto di condizionamento dell’aria, entro e non oltre il giorno 26 giugno, quantomeno per i quattro nidi sedi di centro estivo. Ed entro il 31 agosto per i rimanenti, preannunciando che alla scadenza dei singoli termini, provvederemo a inviare segnalazione sia allo Spisal, che all’Ispettorato del Lavoro.

Tutti gli studenti dell’istituto Pio X sono stati promossi alla maturità. Di questi, tre con voto 100/100 al classico e 1 con lode al linguistico.

 

I tabelloni dei risultati del liceo classico del Collegio Pio X riportano l’esito positivo per tutti i 15 studenti, tra i quali spicca il 100/100 conseguito da Nina Bassi, da Agnese Virginia Benetton e da Stefano Lombardi.

Tutti promossi anche i 20 studenti del liceo scientifico e i 22 del liceo linguistico europeo. Qui spicca il risultato di Alessandra Marchesi, diplomata con 100/100 e Lode.

 

Alessandra Marchesi, di Preganziol, è già iscritta all’università Courtauld Institute of Art di Londra, uno dei più prestigiosi centri per lo studio della storia dell’arte nel mondo. Meritevole più volte della borsa di studio al merito durante gli anni al Collegio Pio X, all’esame di maturità ha dato prova di conoscenza, di ottima preparazione, di capacità di collegamenti e di passione, e ha messo a frutto sia l’esperienza di alternanza scuola/lavoro compiuta a Venezia presso la Onlus Save Venice, sia lo stage dell’estate scorsa a Londra presso la casa d’aste Christie’s. “Quella per l’arte è una passione che certamente è stata favorita da mia madre che ha lavorato per l’Unesco”, ha detto Alessandra, “ed ho avuto una conferma definitiva durante l’esperienza di alternanza scuola/lavoro a Save Venice che mi ha messo in contatto che le opere d’arte e gli interventi del restauro”.

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani intende porre all’attenzione del MIUR e delle autorità competenti, anche quest’anno, l’andamento dei trasferimenti interprovinciali registrato nelle regioni del Mezzogiorno per la classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed economiche.

 

Complessivamente, sono stati effettuati nel Meridione 34 trasferimenti interprovinciali. Sicilia: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 13 (38,2%); previsti dal CCNI n. 8 (42,1%); Calabria: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 4 (11,8%); previsti dal CCNI n. 3 (15,8%); Basilicata: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 12 (35,3%); previsti dal CCNI n. 5 (26,3%); Puglia: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 2 (5,9%); previsti dal CCNI n. 2 (10,5%); Campania: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 0; previsti dal CCNI n. 0; Molise: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 3 (8,8%); previsti dal CCNI n. 1 (5,3%) di questi un numero pari a 19 è stato assegnato tramite precedenza prevista dal CCNI (57,6% sul totale).

 

Per quanto riguarda il trend nelle province, non è certo una situazione rosea: in Sicilia quella di Agrigento, con quattro unità, è la realtà che ha evidenziato un maggiore numero di trasferimenti, anche se sono stati tutti assorbiti dalle precedenze; in Calabria, l’unico dato significativo si riscontra a Crotone, con 3 unità di cui 2 con precedenza CCNI; la provincia di Potenza con 8 trasferimenti di cui 2 con precedenza prevista da CCNI costituisce il dato più “vistoso”. Le ultime quattro regioni non evidenziano valori particolarmente significativi (Puglia: Brindisi trasferimenti interprovinciali n. complessivo 2; previsti dal CCNI n. 2; Sardegna: Cagliari trasferimenti interprovinciali n. complessivo 5; Nuoro trasferimenti interprovinciali n. complessivo 2; Molise: Campobasso trasferimenti interprovinciali n. complessivo 3; previsti dal CCNI n. 1).

 

Per il terzo anno consecutivo, la classe di concorso in questione risulta essere bloccata; tranne qualche isolato docente “fortunato”, si rimane là dove il vituperato (da quasi tutte le forze politiche) algoritmo ha spedito, insindacabile come il giudizio di Minosse nell’Inferno. Ricordiamo che gran parte del personale educativo in questione vanta tanti anni di servizio, anche fuorisede, e spesso un’età non certo verde. Eppure, le dinamiche, sfortunatamente, rimangono invariate: non ci sarebbero posti e, a quanto pare, non se ne vogliono creare. Secondo le dichiarazioni di alcuni esponenti politici, far avvicinare gli esiliati alle proprie famiglie comporterebbe un salasso perla spesa pubblica. Purtroppo, ci saranno, come da tre anni a questa parte, costi, in termini economici ed affettivi, assai onerosi solo per le famiglie dei docenti fuorisede. Ci chiediamo quanto sia giusto.

 

Un’ulteriore riflessione vogliamo rivolgerla alla situazione dei trasferimenti interprovinciali nella scuola primaria e dell’infanzia: per ottenere l’agognato trasferimento si ricorre con frequenza assai sospetta alla precedenza CCNI. È fortemente improbabile pensare che, vista l’insorgenza progressiva di tale fenomeno, statisticamente, tutti i richiedenti abbiano reali patologie. Ci auguriamo che si apra una seria discussione sui numeri e sulle soluzioni più adatte per restituire condizioni di vita e lavoro più ragionevoli soprattutto a chi ha lasciato gli affetti a chilometri di distanza per servire con onestà lo Stato.                       

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