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“Il rischio di una eccessiva licealizzazione del sistema scolastico in Veneto non c’è grazie ad un lavoro di valorizzazione di tutti i percorsi che ha dato pari dignità all’offerta formativa e ha valorizzato tutte quelle scuole che sono in forte relazione con il sistema produttivo del Veneto. Un’azione che da anni portiamo avanti con l’Ufficio Scolastico Regionale e con le realtà della rappresentanza datoriale che in Veneto è particolarmente sensibile al rapporto scuola-lavoro”.

Così Elena Donazzan, assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione commenta i primi dati diffusi oggi dal Ministero dell’Istruzione in merito alle scelte per la scuola secondaria di secondo grado da parte degli studenti in uscita dalla terza media.

 

 

Gli istituti più scelti in Veneto

I dati evidenziano che il Veneto è la regione italiana con la maggior adesione agli istituti tecnici (38%), seconda per i professionali (13,8%) mentre ai indirizzi liceali viene riservato il 48,25% delle iscrizioni. Molto positivo anche il dato sulla compilazione online. Il 93,2% degli studenti veneti ha compilato la domanda in autonomia, dato secondo solo al Friuli.

 

“Le azioni di orientamento, le tante iniziative coordinate tra i soggetti istituzionali restituiscono un sistema capace di accogliere e valorizzare i talenti dei nostri studenti, ma di dare loro anche prospettiva di vita che non può non tenere conto della realizzazione professionale e occupazionale. Lo squilibrio verso alcuni percorsi a scapito di altri in Veneto non c’è e anche per questo i risultati qualitativi del sistema corrispondono alle scelte delle famiglie” conclude la Donazzan.

Il Movimento “Priorità alla Scuola” di Treviso, con la sua referente Roberta Bruccoli di Mogliano Veneto (che ha due figli studenti presso il Liceo Berto di Mogliano), ha manifestato questa mattina davanti alla sede della Protezione civile a Marghera, insieme a un gruppo di genitori e ragazzi, mentre all’interno si svolgeva la consueta rassegna stampa sul Covid.

 

“Al di là dell’emergenza Covid che è una parentesi, un’emergenza, ci sono problemi che arrivano da molto più lontano, da molto prima dell’emergenza Covid, come le classi pollaio, la carenza di insegnanti, le nomine che arrivano in ritardo e quindi cattedre che rimangano scoperte per uno o due mesi, necessità di riattivare la medicina scolastica che c’era una volta, insomma, un bel decennio di tagli alla scuola che non siamo più disposti ad accettare” ha detto la rappresentante. “Ci sono i ragazzi che vorrebbero ripartire perché riescono ancora a reagire ma mi fanno paura i ragazzi che non vogliono ritornare a scuola perché sanno che ritornare in classe vuol dire confrontarsi con il mondo reale. E sanno benissimo di avere un gap di 10 mesi di assenza da scuola perché la DAD non è scuola, è solo gestione dell’emergenza. Preferiscono rimanere nel limbo della DAD e della loro casa. Ma la scuola deve aprire subito – ha continuato la Bruccoli – perché le scuole sono un luogo normato e sicuro. Il problema sono i trasporti.”

 

Dal canto suo il sindaco di Mogliano Davide Bortolato, anche lui padre di un liceale del Berto, conferma il giudizio espresso dal Presidente Zaia sul fatto che chiudere le scuole sia un fallimento ma che sia necessario agire con molta prudenza: “Noi tutti vorremmo che le scuole fossero aperte ma in questo momento questo non ci sembra prudente perché si creano assembramenti pericolosi. Del resto si tratta di tenere duro ancora pochi giorni e poi, se i dati di contagi in calo saranno confermati,  si potrà ripartire con la scuola in presenza. Il sindaco Bortolato conferma che anche a Mogliano il trend dei contagi è in calo.

 

Silvia Moscati

Niente più assenze ma solo presenze, sembra preistoria la bruciata o la bigiata per latitare dalla verifica o da quella Prof. che, chissà perché, sembrava avercela con te. Qui comanda il wifi e la distanza è siderale, compagni di scuola con la barba che spunta e chi li vede più, al massimo una storia sull’Insta. Lucia Azzolina, rossetto carminio d’ordinanza, oggi marcia con gli studenti e ammette che l’orizzonte temporale ha fallito. I mesi dovevano essere 3 o poco più e parla di black-out della socialità e di disgregazione, sbalzi d’umore e dispersione scolastica. Tute come divise d’ordinanza, ciabatte che tanto non si vedono e tanta lontananza. Fibra che cade quando serve e giga ad oltranza, ma forse l’intervallo defatigante è quello che manca di più, come la campanella e il bidello amico. Dai che lo zainetto è pronto, come il compagno di banco, chissà come sarà.

 

Instacult di Mauro Lama

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sull’assalto avvenuto pochi giorni fa a Capitol Hill e sull’attuale situazione scolastica italiana

 

E così il 6 gennaio scorso Capitol Hill è stata assalita: non è il caso di entrare in particolari già commentati e documentati da giornali e Tv, ma bisogna prendere atto che il potere economico è oggi talmente prevalente sulla politica, da determinare non solo i risultati elettorali, ma da indurre anche l’eletto di turno a esercitare il proprio potere con decisioni persino arroganti e presuntuose, come se la nomina ottenuta fosse libera da qualsiasi controllo e garantisse una salvifica immunità.

 

Trump non è stato il primo e non sarà certamente l’ultimo politico a perseguire con particolare accanimento determinati traguardi, ma è stato il più scomposto, tanto che l’America è scivolata inevitabilmente ai limiti della democrazia, la cui fisiologica fragilità è stata recentemente documentata anche dalle vicissitudini di Hong Kong, ma in pochi hanno colto l’allarme.

 

Devo dire che non condivido le diffuse ammirazioni per una società legata ai richiami della frontiera e preferisco di gran lunga gli equilibri politici europei che, con tutte le loro contraddizioni, esprimono attenzioni sociali a mio avviso del tutto dovute, ma l’intrinseca debolezza democratica meriterebbe anche da noi continue riflessioni, per evitare di affidare vittorie elettorali e influenze politiche a narcisisti o affaristi che poi, naturalmente, passano all’incasso.

 

Perché è indubbio che forti contraddizioni coinvolgono da anni anche la politica italiana e infatti nasce da dissennate decisioni anche il livello del nostro debito pubblico che al 31 dicembre 2019 (ante Covid quindi) era arrivato a 2.409 miliardi di euro unicamente per soddisfare le spese correnti del vincitore politico di turno, impegnato a far vivere gli elettori al di sopra delle loro possibilità, addossando però – e senza alcuna remora – l’immancabile rimborso alle generazioni future: negli ultimi trent’anni, solo i due governi Prodi si sono distinti per una meritoria assenza in questa dissennata gara.

 

Ma un insistente esercizio di potere si manifesta pure nell’espressioni linguistiche, che identificano le recenti iniziative europee non con il dovuto termine di “next generation eu”, ma con la più disponibile e deviante espressione di “recorery fund”, bersaglio di furiose battaglie politiche proprio perché – in quanto fondo – è ritenuto possibile soddisfacente oggetto degli appetiti economici dei partiti e dei loro supporters, mentre il next generation identifica, senza alcun dubbio, scopi e beneficiari: per ostacolare quindi il cambiamento di marcia e di obiettivi europei, si cerca di azzoppare un governo proteso – pur con immancabili errori – a seguire la nuova strada in favore dei prescelti destinatari.

 

E così, invece di concentrarci per migliorare il piano esistente che deve essere approvato dall’Europa entro il prossimo 30 aprile 2021, viene imputato al governo l’accentramento gestionale dei 209 miliardi, indicando in alternativa la restaurazione di nuove concertazioni con sindaci, sindacati e associazioni di categoria, il tutto arricchito dall’indicazione di definiti progetti costruttivi assolutamente irrinunciabili, perché evidentemente già politicamente venduti.

 

Credo che nei momenti di cambiamento molte cose siano proponibili, ma i carrozzoni indicati e i conseguenti obiettivi clientelari non hanno mai portato alcun beneficio ai cittadini italiani, tant’è che i governi passati, i cui protagonisti sono oggi decisamente attivi nelle critiche, non sono stati assolutamente in grado di utilizzare le risorse europee disponibili, visto che dal 2014 al 2020 dei fondi strutturali di 72,4 miliardi a noi spettanti, al giugno scorso ne era stato utilizzato solo il 40%.

 

Non so se Conte stia governando meglio o peggio dei suoi predecessori, ma è comunque del tutto impensabile che il responsabile di un sistema aziendale – anche se decisamente particolare come uno Stato – riservi a persone estranee al gruppo dirigente la guida e la gestione di progetti assolutamente delicati: è chiaro comunque che il Governo deve procedere informando la maggioranza e il Parlamento sia delle sue scelte, che del suo procedere e, naturalmente, ne risponderà.

 

E poi c’è la scuola e il Corriere dell’altro giorno ci ha informato che 3 insegnati su 4 non intendono, nella situazione data, tornare in cattedra e subito molti politici si sono mossi contro gli indirizzi governativi che su questo argomento si sono sempre espressi a favore di un’urgente ripresa delle lezioni in presenza: sembra che in questo Paese tutte le attività debbano ripartire ma non la scuola, probabilmente perché gli studenti non votano, e non sono quindi destinatari di alcun vendibile o incrementabile ristoro: morale, non interessano.

 

Purtroppo oggi non c’è alcun referendum e così, nel chiuso delle stanze del potere e al riparo quindi da un secondo 40 a 60, chi ha un faticoso 11% di gradimento popolare, soffia sul fuoco per interrompere il cammino di chi ne riscontra il 60, e questa dannata prova muscolare viene espressa contando su forze che in America hanno portato all’assalto di Capitol Hill e che da noi assecondano da un lato la crescita di condizioni economiche sempre più floride e sempre più esclusive e, dall’altro, la diffusione di una povertà sempre più profonda.

 

Desidero chiudere con alcune riflessioni sulla qualità dell’informazione italiana che, distraendoci dalla delicatezza della situazione e dei problemi in campo, ogni giorno ci aggiorna con estrema insistenza dei ritardi italiani su qualsiasi problema di interesse europeo: e così si afferma che siamo ultimi nella distribuzione del vaccino, quando invece i dati ci danno al secondo posto dietro alla Germania, e così dallo scorso settembre viene denunciato un irrecuperabile ritardo governativo nei progetti da presentare in sede comunitaria, quando – e ancora invece – il commissario al bilancio Ue Johannes Hahn il 18 dicembre scorso ha affermato che l’Italia non è in ritardo e “ha già mandato una bozza di piano di riforme che ora la Commissione analizzerà”.

 

Quali siano gli obbiettivi di queste distorcenti informazioni non lo so, ma chissà che le attuali dure, paralizzanti e pretestuose polemiche politiche non finalizzino anche risultato “ritardo” e così la nostra informazione potrà sentirsi pure preveggente.

 

 

Luigi Giovannini

Il nostro affezionato lettore Mario Cimarosti, già narratore di uno straordinario viaggio nelle terre d’Oriente, ci regala uno splendido videoclip per far viaggiare una persona a noi cara e/o appassionata di cultura e di lettura, nonostante il periodo di confinamento in casa.

 

Cimarosti ci rende inoltre partecipi di una splendida e grandiosa soddisfazione: il suo libro “Ai confini dell’Asia” è stato promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, insieme al Ministero dell’Istruzione, per essere un volume da leggere nelle scuole italiane quale elemento di condivisione e abbattimento di ogni forma di pregiudizio tra i popoli del mondo, per me una grande soddisfazione che voglio condividere con voi.

Complimenti Mario, con le tue parole saprai sicuramente emozionare gli alunni d’Italia!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo a cura di Massimo Palermo, Direttore di salute33, sui dati ISTAT relativi al livello di istruzione nel nostro Paese

 

In Italia il 50,1% delle persone ha al massimo la licenza media, mentre i laureati e le persone che hanno conseguito un diploma di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica (A.F.A.M.) di I o II livello rappresentano il 13,9% della popolazione di 9 anni e più.

 

Lo si legge nel Censimento Istat della popolazione nel 2019, secondo il quale il 35,6% dei residenti ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale; il 29,5% la licenza di scuola media e il 16% la licenza di scuola elementare.

 

La restante quota di popolazione si distribuisce tra analfabeti e alfabeti senza titolo di studio (4,6%) e dottori di ricerca, che possiedono il grado di istruzione più elevato riconosciuto a livello internazionale (232.833, pari allo 0,4% della popolazione di 9 anni e più).

 

Rispetto al 2011, si legge, diminuiscono, sia in termini assoluti che percentuali, le persone che non hanno concluso con successo un corso di studi (dal 6% al 4,6%) e quelle con al massimo la licenza di scuola elementare (dal 20,7% al 16%) e di scuola media (dal 30,7% al 29,5%).

 

Nel 2019 aumentano le persone in possesso di titoli di studio più elevati rispetto a otto anni prima. In particolare, si contano quasi 36 diplomati (31 nel 2011) e 14 laureati (11 nel 2011) ogni 100 cento individui di 9 anni e più mentre i dottori di ricerca passano da 164.621 a 232.833, con un incremento pari a più del 40%.

In seguito alla notizia pubblicata qualche giorno fa in merito alla riapertura del plesso scolastico Anna Frank di Mogliano, riceviamo una lettera firmata dai consiglieri comunali di minoranza Roberta Albanese, Tiziana Baù, Daniele Ceschin, Ferdinando Minello, Giacomo Nilandi e Renzo Prete, che di seguito pubblichiamo integralmente.

 

“Non possiamo che considerarci soddisfatti del fatto che la scuola Anna Frank rimanga aperta. Una scelta di buon senso che noi consiglieri di minoranza abbiamo auspicato più volte nelle ultime settimane e che è arrivata a ridosso delle iscrizioni per il prossimo anno scolastico, dando finalmente delle certezze al personale della scuola e soprattutto alle famiglie. La mobilitazione di maestre, genitori e cittadini che hanno firmato a migliaia contro la chiusura del plesso è stata alla fine fondamentale.
Ora il sindaco, anche grazie alla nostra chiara opposizione, ha cambiato finalmente idea, ma ricordiamo che per un anno l’Amministrazione Comunale ha lavorato alacremente per chiudere la scuola con il fine di destinare quei locali alla nuova sede della Polizia Locale. Una opposizione, la nostra, che invitava il sindaco a fermarsi, a fare una riflessione sulla necessità di salvaguardare tutti gli spazi scolastici e a riconsiderare questa decisione in virtù di un’emergenza sanitaria sempre più grave. Ma per mesi il sindaco e l’assessore all’Istruzione, che evidentemente conoscono poco il mondo della scuola, non hanno ascoltato nessuno, nemmeno le istituzioni scolastiche superiori, e sono andati allo scontro con i genitori e gli insegnanti, dividendo la comunità educante di Mogliano in una fase molto complicata a causa della pandemia. Tutte energie e risorse che potevano essere meglio spese e magari riversate su un miglioramento dei plessi scolastici, sul reperimento di nuovi spazi o sulla rimodulazione di quelli esistenti. Ci chiediamo: ne valeva davvero la pena? La nostra soddisfazione per l’esito positivo non cancella dunque il rammarico per il pressapochismo e la superficialità con cui è stata affrontata la questione. Perfino nel dare comunicazione ufficiale di questa retromarcia che, a nostro parere, avrebbe dovuto essere fornita con una nota congiunta dell’Amministrazione Comunale e della dirigenza scolastica: la forma è sostanza. Si tratta di uno sgarbo istituzionale di non poco conto.
Rimane ora aperta la partita della nuova sede della polizia locale. Dal momento che lo scorso agosto l’amministrazione Bortolato ha commissionato uno studio di fattibilità impegnando una cifra rilevante (31.700 euro) per collocarla proprio alla Frank, è lecito chiedersi quale soluzione sarà individuata, con che tempi e con quali risorse. Ed è lecito augurarsi che non ci siano altri percorsi pasticciati”.

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma dell’organizzazione no-profit Polis Pro Persona in merito alla situazione scolastica attuale

 

“È urgente cambiare la legge di stabilità 2021 perché la libertà più grande è quella di educare”. È l’appello lanciato da oltre 70 associazioni no-profit (Comitato Polis Pro Persona). “Solo nell’ultimo periodo censito sono 143 gli istituti scolastici paritari che hanno chiuso e quasi 28mila gli studenti che hanno perso la loro scuola, mentre in altri casi la crisi rende ancor più care per le famiglie le rette”. “Qualcuno vuole forse trasformare la scuola libera in scuola di classe, riservandola ai soli ricchi?”. “Inoltre – continuano proprio nella giornata dedicata ai disabili – per i diversamente abili le paritarie troppo spesso sono ormai costrette a costi inarrivabili. Una situazione insostenibile, che però può essere ancora modificata intervenendo sulla legge di Bilancio 2021 con alcuni emendamenti mirati, proposti a tutti i gruppi parlamentari da Agorà per la parità e da USMI-CISM”.

 

Sul tema, le associazioni hanno organizzato un web-pressing dal titolo “PER IL FUTURO DELLA LIBERTÀ DI EDUCAZIONE” tenutosi questo pomeriggio, al quale è intervenuta un’ampia rappresentanza del mondo scolastico paritario, per un confronto con quasi tutti i gruppi della Camera dei Deputati: Suor Anna Monia Alfieri (ALTIS-Univ. Cattolica-USMI), Anna Ascani (viceministro dell’Istruzione, con video), Paola Binetti (Udc), Maria Elena Boschi (Italia Viva), Piero Fassino (Pd), Stefano Fassina (Leu), Padre Luigi Gaetani (USMI-CISM), Mariastella Gelmini (FI), Paola Frassinetti (Fratelli d’Italia), Giancarlo Giorgetti (Lega), Virginia Kaladich (FIDAE), Stefano Lepri (Pd), Maurizio Lupi (Misto), Luigi Morgano (FISM), Maria Rachele Ruiu (membro Fonags), Gianluca Rospi (Misto). Introduce DOmenico Menorello. Coordina Giancarlo Loquenzi, giornalista.

 

“L’originalità e l’eccellenza delle scuole pubbliche paritarie sono un patrimonio per tutti” premettono. “Per questo, vogliamo sostenere la libertà di scelta educativa delle famiglie” -spiegano le associazioni, che propongono- “la detraibilità integrale delle rette corrisposte alle scuole paritarie di ogni ordine e grado per il servizio scolastico erogato, con un tetto di spesa di 5.500 euro annuo ad alunno, in modo da salvaguardare il pluralismo scolastico e avere un sistema più equo e di qualità”.

 

Tra gli emendamenti voluti alla legge di Bilancio, in discussione alla Camera dei Deputati, figura la “costituzione di un fondo nazionale di dotazione per il funzionamento delle scuole paritarie dell’infanzia in convenzione con il Ministero dell’Istruzione”. Vi è, poi, la richiesta di “confermare, anche nel bilancio 2021, il contributo straordinario erogato alle scuole paritarie per far fronte all’emergenza Covid-19”, e la domanda di “esonerare dal pagamento di qualsiasi tipologia di imposta e tributo locale dovuto relativi al periodo dello stato di emergenza deciso per fronteggiare la diffusione del virus”.

 

“Gli emendamenti proposti – chiosa il Comitato Polis Pro Persona – suggeriscono di estendere gli incentivi per l’efficientamento energetico, il sisma bonus e quello fotovoltaico per intervenire nel miglioramento e nella messa in sicurezza degli immobili adibiti ad attività educative e scolastiche posseduti o detenuti da enti senza scopo di lucro che gestiscono scuole paritarie”.

 

Last but not least, con particolare forza il mondo no profit denuncia l’urgenza di misure a sostegno della disabilità, per garantire uguali opportunità di accesso al sistema scolastico nazionale di istruzione senza alcuna discriminazione economica”.

 

“Sono più di 13.600 gli alunni con disabilità che frequentano le scuole paritarie” -affonda il Comitato Polis Pro Persona- “ma la disparità le spese annuali sostenute per ogni alunno che frequenta la scuola pubblica e quelle per chi è iscritto alle paritarie, alle quali è riservato appena l’11,7 per cento delle somme impiegate per le scuole statali, è semplicemente inaccettabile. Un divario accresciuto dal piano pluriennale che prevede l’assunzione di 25mila docenti di sostegno per la scuola pubblica statale, con uno stanziamento circa 6 miliardi euro per il periodo 2021-2028”.

 

“È una grave discriminazione, un vero e proprio diritto negato ai disabili nelle paritarie – aggiungono – impedire di fatto il docente di sostegno ad allievi svantaggiati, imponendo il costo alla famiglia o alle scuole paritarie, che per lo più non possono sostenerlo. Doveroso, quindi, incrementare il fondo già previsto per gli alunni con disabilità”.

Insieme a Ca’ Foscari Challenge School, il Credito Cooperativo CMB di Treviso ha dato vita ad un progetto molto interessante per le imprese. Soprattutto in questo periodo difficile

 

Creare valore condiviso è una pratica che si sviluppa toccando le diverse fasi: passa attraverso la cura delle persone che hanno fatto e continuano a fare la storia di CentroMarca Banca, per il supporto alle comunità locali, per la promozione di stili di vita sostenibili tra i giovani e le loro famiglie giungendo al forte impegno verso le oltre 7000 imprese di Soci e Clienti.

 

E’ proprio a loro che si rivolge il progetto “Explora” nato dalla collaborazione, avviata già nel 2019, tra Ca’ Foscari Challenge School, Scuola di Alta Formazione Executive dell’Università Ca’ Foscari Venezia e CentroMarca Banca Credito Cooperativo di TV e VE con la necessità di dare vita, in un momento di nuove dinamiche socio-economiche e culturali legate ai distanziamenti sociali, ad un luogo (fisico e non) di scambio per ripensare il futuro e ottenere risultati immediati in termini di business.

 

Explora è un contenitore di una serie di iniziative congiunte la cui progettazione è nata dall’ascolto preciso dei bisogni che rappresenta l’obiettivo formativo di Ca’ Foscari Challenge School: essere istituzioni dove condividere e crescere insieme nel proprio territorio.

 

Il Progetto prevede l’istituzione di una cabina di regia congiunta con la partecipazione del Direttore scientifico Ugo Rigoni e della Direttrice esecutiva di Ca’ Foscari Challenge School Roberta Lesini, con l’obiettivo di guidare nuove progettualità per persone, imprese ed istituzioni.

 

“Le opportunità non si attendono, si creano per non trovarci impreparati ad un’evoluzione del sistema. – commenta il Direttore Generale di CMB Claudio Alessandrini. – La partnership con Ca’ Foscari Challenge School trova sintonia nell’obiettivo comune di generare valore nella crescita della persona e della propria impresa e nell’accompagnarle a fronteggiare il cambiamento nelle dinamiche di evoluzione dei sistemi economici e del mondo del lavoro. Ringrazio quindi il Professor Ugo Rigoni, Direttore Scientifico dell’iniziativa, che ci ha guidato nell’ideazione di questo progetto conformato su esigenze reali con proposte innovative utili sia per i nostri Collaboratori che i Soci e Clienti di CMB” conclude il Direttore Generale di CMB Claudio Alessandrini.

 

Soci e Clienti di CMB avranno l’opportunità, unica nel suo genere per un Credito Cooperativo, di potenziare il proprio business ed ottenere risultati immediati attraverso attività di alta formazione dedicate ai professionisti per ampliare competenze e capacità; approfondimenti in materia di finanza, economia globale e investimenti; incontri con esperti, eventi di networking, percorsi guidati per start-upping e redesign dei propri modelli di business.

 

Explora è un progetto di alta formazione, che rappresenta lo spirito e i valori fondanti di CentroMarca Banca. Saremo a fianco di Soci e Clienti per valorizzare il tessuto produttivo e l’imprenditorialità lasciando che le nostre reciproche esperienze siano a vantaggio di un hub di nuova concezione per favorire confronto, formazione e networking per le persone e per le imprese che sono il bene più prezioso al quale CMB guarda da oltre 120 anni”, ribadisce il Presidente di CMB Tiziano Cenedese.

 

Claudio Alessandrini (a sinistra) e Tiziano Cenedese (a destra)

 

Commento positivo anche dall’attuale Dean di Ca’ Foscari Challenge School Stefano Micelli, che vede nel progetto un rafforzamento della volontà di Ca’ Foscari Challenge School di trasferire conoscenze e competenze per il futuro, in un contesto di cambiamento.

 

Si parte con un ciclo di webinar gratuiti per Soci e Clienti di CMB. In un momento di grande difficoltà, l’alta formazione, in una modalità snella e facilmente fruibile (un’ora e mezza ciascuno) diventa strumento concreto per chiunque senta la necessità di ricevere supporto immediato, interpretare fenomeni globali di grande portata e trovare risposte/strumenti utili e semplici da attivare, per adattarsi subito a nuovi scenari.

 

Un modo concreto che mira a sviluppare talenti e risorse di persone e imprese e che ha come obiettivo la costruzione di network e relazioni professionali durature, promuovendo le istituzioni economiche e sociali che lo compongono per avere quindi un maggiore impatto sul territorio.

La scuola in Italia non ha chiuso causa Covid e non ripartirà senza un intervento con la Legge di Bilancio, depositata nelle aule del Parlamento.

Come ci ha insegnato Rita Levi Montalcini, che ha fatto sua la frase di Kant “Sapere aude”, abbi il coraggio di conoscere. E il Covid ha imposto questo coraggio.

 

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