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“Sull’emergenza Pfas Zaia non sposti l’attenzione su altri attori: visto che chiede al Governo di porre limiti nazionali pari a zero; anzitutto li realizzi qua in Veneto dove abbiamo la contaminazione più grande al mondo con 350 mila residenti e 50 Comuni coinvolti e arriva a danneggiare anche il delicato territorio di Rovigo”.
È quanto afferma Cristina Guarda, consigliera della Lista AMP, assieme ai colleghi Zanoni e Azzalin (Partito Democratico), Ruzzante (Liberi E Uguali) e Bartelle (Italia In Comune); commentando le affermazioni odierne del governatore che parla di ‘questione nazionale’.
“Perché non implementa e finanzia il sistema di analisi e filtraggio delle acque in Veneto, visto che ne ha la facoltà, come gli stiamo chiedendo da tempo? Parla di Pfas zero ma in realtà mica lo persegue in Veneto! – aggiungono i consiglieri – Già da novembre 2018 infatti proponiamo che il Governo decreti urgentemente limiti per tutti i Pfas. Crediamo sia necessario unificare la normativa a livello nazionale; in modo che l’Italia possa avere una voce più autorevole in Europa prima che venga definita la nuova direttiva Ue sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.
Il ministro dell’Ambiente può agire subito e in piena autonomia, con decretazione di urgenza, come ha fatto con il Decreto Genova, per innalzare la quantità di idrocarburi ammessi nei fanghi di depurazione da spargere sui terreni, scelta dalle terribili conseguenze ambientali e sanitarie. Se l’ha fatto per una questione emergenziale, come ha ribadito, senza chiedere permessi a nessuno, non capiamo perché su questo tema, di enorme valore sociale e sanitario, non possa comportarsi in identico modo”.

Sono tornati a immergersi, per la quarta volta, i gondolieri sub. Ieri, domenica 14 aprile, hanno replicato l’esperienza in rio della Madonna dell’Orto, nel tratto che va dal portale dell’ospedale Fatebenefratelli alla chiesa della Madonna dell’Orto. Questo all’indomani dei tre interventi eseguiti tra rio dei Santi Apostoli e rio di San Girolamo, che hanno permesso ai sommozzatori di recuperare centinaia di chili di rifiuti.

Tra quelli raccolti ieri, pneumatici, antenne, bidet e un motore marino da 25 cavalli.

 

I commenti

Sul posto erano presenti anche il consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni, Giovanni Giusto, e la consigliera comunale, Francesca Rogliani. “È interesse dell’amministrazione comunale e del sindaco, Luigi Brugnaro, continuare questa utilissima iniziativa subito dopo l’estate una sorta di ‘pesca miracolosa’ a tutela di Venezia. Oggi sono stati riportati in superficie, oltre a diverse bottiglie di vetro, tubi, latte e copertoni usati come parabordi, anche un motore fuoribordo 4 cavalli, un fusto industriale di vernice antivegetativa, un lavabo doppio in ceramica e una piccola vasca”. Così ha dichiarato il consigliere Giusto.

 

Il gruppo di lavoro

I sei gondolieri, tutti istruttori sub, divisi in due squadre, oggi hanno recuperato in totale circa un quintale di materiale. Il rio è infatti risultato essere più pulito rispetto ai precedenti, probabilmente perché è un rio poco trafficato e con poche rive di scarico. Il rio è infatti risultato essere più pulito rispetto ai precedenti, probabilmente perché poco trafficato e con poche rive di scarico. Il materiale raccolto è stato consegnato a Veritas, che si occuperà di smaltirlo.

 

I disagi del traffico

Durante la mattinata, dalle ore 8 alle 14, il transito delle unità di navigazione a remi e a motore è stato interdetto, ma per garantire la viabilità acquea sono state escluse dal divieto le aree immediatamente corrispondenti alle intersezioni con i rii dei Zecchini e dei Trasti. Il progetto dei “gondolieri sub”, che ha natura sperimentale è frutto di una convenzione stipulata tra il Comune di Venezia e l’Associazione Gondolieri di Venezia e, nelle intenzioni degli organizzatori, potrebbe riprendere il prossimo autunno.

Domenica 14 aprile tornano in azione per la quarta volta i gondolieri sub; con l’obiettivo di recuperare materiale inquinante depositato nel corso degli anni sul fondo della laguna. Questo all’indomani dei tre interventi eseguiti tra rio dei Santi Apostoli e rio di San Girolamo; permettendo ai sommozzatori di recuperare centinaia di chili di rifiuti tra pneumatici, antenne, bidet e perfino un motore marino da 25 cavalli. La prossima domenica si replicherà l’esperienza in rio della Madonna dell’Orto.

 

 

Per questo motivo il transito delle unità di navigazione a remi e a motore sarà interdetto dalle 8 alle 14. Sono escluse dal divieto le aree immediatamente corrispondenti alle intersezioni con i rii dei Zecchini e dei Trasti; per far sì che le imbarcazioni possano effettuare eventuali svolte da e per l’altra parte del rio della Madonna dell’Orto, in direzione campo Sant’Alvise e Fondamenta dei Riformati. Il divieto sarà operativo salvo esigenze di servizio dei mezzi Veritas; l’interdizione al traffico dovrà iniziare dopo che il servizio di raccolta rifiuti urbani sarà concluso.

 

 

Nella fascia oraria interessata dall’intervento dei gondolieri sub viene autorizzato il transito nei rii dei Zecchini e dei Trasti anche delle unità a motore, fatte salve le altre limitazioni di circolazione vigenti (limiti dimensionali delle imbarcazioni e altri divieti in base alla categoria di trasporto).

 

 

Il progetto dei “gondolieri sub”, che ha natura sperimentale e che ha avuto una vasta eco positiva in città, è frutto di una convenzione stipulata tra la Direzione Progetti strategici, Ambientali e Politiche internazionali e di sviluppo del Comune di Venezia e l’Associazione Gondolieri di Venezia. Il materiale raccolto verrà consegnato a Veritas che si occuperà di asportarlo e smaltirlo.

Per questo appuntamento del venerdì dedicato al tema dell’inquinamento, tema sul quale il nostro giornale intende insistere, desidero parlare di quanto l’Europa sta facendo per ridurre sino ad azzerare la travolgente quantità di plastica che investe le nostre acque e i nostri mari.

 

 

Il Parlamento europeo ha appena varato delle misure che vieteranno dal 2021 l’uso di oggetti di plastica monouso. Saranno vietati piatti e posate di plastica, cannucce, bastoncini cotonati, sacchetti di plastica e contenitori in polistirolo espanso.

 

 

Inoltre entro il 2029 dovrà essere raccolto separatamente il 90% delle bottiglie di plastica, ed entro il 2030 il 25% delle bottiglie di plastica dovrà essere confezionato con materiale riciclabile.

 

 

Da un indagine condotta da Bruxelles, l’80% dell’inquinamento è causato da plastica, prodotto che resiste al tempo ed è difficilmente degradabile, oltretutto in tempi molto lunghi. Continuamente, grandi quantità di questo materiale si ritrovano nella fauna marina finendo poi nella catena alimentare.

 

 

Esempio emblematico è quello del capodoglio trovato pochi giorni fa spiaggiato e morto a Porto Cervo, in Sardegna. Nel suo stomaco sono stati rinvenuti 22 kg di plastica, piatti monouso, buste di plastica e sacchetti condominiali: probabilmente la causa della sua morte. Per la cronaca era una femmina ed era incinta.

 

 

È stato appurato che il 95% dei rifiuti nei nostri mari è costituito da plastica. Molti sono gli animali marini, tartarughe cetacei ed uccelli, che muoiono per aver ingerito grandi quantità di microplastiche.

 

 

Il record di inquinamento da microplastiche è stato registrato nel Mediterraneo. Triste primato per il nostro mare.

Cambiamenti climatici e green economy saranno al centro dell’incontro “L’Europa è il nostro futuro” in programma sabato 6 aprile a Treviso. Ne parleranno Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e l’eurodeputata Isabella De Monte.

 

Per troppo tempo il riscaldamento globale e i suoi costi, economici e sociali, sono stati sottovalutati. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici, restano 12 anni per ‘salvare il pianeta’. Una sfida ai negazionisti, guidati dal presidente degli Usa Trump.

 

Si rilancia la diminuzione, in maniera drastica, delle emissioni di gas a effetto serra; invitando inoltre a incrementare la quota di rinnovabili nel mix energetico e abbandonare fonti inquinanti a partire dal carbone. Si invita inoltre ad azioni coordinate a ogni livello, dai Comuni alle istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea.

 

“Per il Veneto finora è stato fatto poco o niente”. Accusa il Partito Democratico.  Il consigliere Zanoni ci tiene a ricordare che il PD ha presentato due mozioni, di cui n’è primo firmatario, per lanciare politiche energetico-ambientali nella regione; questo con l’obiettivo di abbattere le emissioni climalteranti. “Vedremo cosa risponderanno Zaia e la maggioranza leghista”. Conclude il PD.

 

L’appuntamento è per sabato in via Castagnole 20/M alle 17 nella sede del Pd provinciale di Treviso.

Anche la delegazione provinciale FISA di Padova ha aderito al progetto “Sea Rescuers Against Plastic” patrocinato dal Ministero dell’Ambiente, che ha preso il via domenica 24 marzo presso la spiaggia di Ponente a Caorle.

 

 

Questo progetto, promosso dal Settore Minaccia e Salvaguardia dell’Ambiente Marino della FISA e patrocinato dal Ministero dell’Ambiente. Il corso degli Assistenti Bagnanti FISA in mare prevede: 30 minuti di raccolta dei rifiuti con particolare attenzione alla plastica. Poi la sensibilizzazione sul consumo della plastica; questo insieme a un’educazione a stili di vita ecocompatibili, come l’utilizzo delle “boraccie” riutilizzabili che permettono di ridurre l’utilizzo della plastica monouso. Tutto questo portando ad una conseguente produzione di rifiuti.

 

La prima giornata ha visto la raccolta di rifiuti abbandonati in riva al mare o sulla diga, raccolti da dodici allievi che stanno affrontando la formazione di Assistente Bagnanti Mare. Molti passanti hanno apprezzato l’opera e molti di questi hanno loro stessi aiutato i ragazzi.

Il Presidente della Regione Luca Zaia ha richiesto al Governo la proroga dello stato di emergenza riguardo la contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova.

 

 

Un anno fa il Palazzo Chigi decretò lo stato di emergenza, fissandone la scadenza al 21 marzo 2019; il 28 maggio 2018 il Capo della Protezione Civile ha nominato Nicola Dell’Acqua (Direttore Area Tutela e Sviluppo del territorio della Regione del Veneto) come Commissario delegato.

 

 

Il piano approvato a dicembre 2018 dalla Protezione Civile ha dato il via alle infrastrutture acquedottistiche, con un costo pari a 56,8 milioni di euro, necessarie a bypassare gli acquedotti contaminati con fonti idropotabili di buona qualità presenti in altre aree del Veneto.

 

La richiesta di proroga permetterebbe di completare tutte le opere acquedottistiche, disponendo di un ulteriore tempo necessario per il completamento dei lavori. Inoltre la Regione si impegna a garantire un aggiornamento costante sullo stato dei lavori con la Protezione Civile.

“Fa piacere che il consigliere Zanoni abbia finalmente capito quanto andiamo ripetendo invano da anni in tutte le sedi e cioè che le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS e PFOAS) sono presenti lungo tutta l’asta del Po, con picchi di inquinamento non diversi da quelli registrati nelle zone del vicentino. Lo diciamo noi ma lo diceva con grande chiarezza e autorevolezza scientifica uno studio del CNR del 2013”.
Così l’assessore all’Ambiente della Regione del Veneto risponde a quanto sostiene il consigliere regionale del PD Andrea Zanoni, in riferimento alla scoperta di partite di vongole contaminate da PFAS nell’area del Delta del Po.

 

“Nessuna Regione, a parte la nostra, è intervenuta – sottolinea l’assessore – con il risultato che i PFAS pare siano diventati un fenomeno esclusivamente veneto. La realtà, invece, è che la Regione del Veneto è l’unica ad aver reagito con screening di massa sulla popolazione, filtri agli acquedotti e addirittura con la progettazione di un nuovo acquedotto”.
“Il consigliere Zanoni non può, quindi, chiedere alla nostra Regione di occuparsi dell’intera asta del Po – sottolinea l’assessore – o lasciare subdolamente e vergognosamente intendere che se c’è un problema di inquinamento alla foce del Po questo possa dipendere dal Veneto. Non abbiamo mai sentito denunciare questa situazione in riferimento all’intera valle padana e ancor meno abbiamo sentito sollecitare le altre Regioni, come ad esempio il Piemonte, a intervenire con la stessa forza e pervasività utilizzata in Veneto. Come mai?”
“Sappiano tutti – conclude l’assessore – che il Veneto conosce il fenomeno e lo ha affrontato, trovando la sordità di tante altre istituzioni: Zanoni pensi prima di tutto ad attivarsi nei confronti di quelle”.

Il bando è stato pubblicato al link  https://www.corisveneto.com/bandopfas. sul sito web del Consorzio per la Ricerca Sanitaria (CORIS), un Consorzio di enti pubblici senza scopo di lucro interamente finanziato dalla Regione del Veneto, e sul sito della Regione al link http://www.regione.veneto.it/web/sanita/igiene-e-sanita-pubblica.

 

“Su questo fronte – dice l’Assessore alla Sanità – la Regione Veneto sta portando avanti un grande lavoro di squadra tra le competenze dell’Ambiente e quelle della Sanità, che ha raggiunto obbiettivi concreti e importanti. Ora mettiamo in campo un forte investimento sulla ricerca sanitaria”.

 

“Decine di migliaia di persone a suo tempo esposte a PFAS tramite l’acqua contaminata – aggiunge l’Assessore –  stanno usufruendo di controlli sanitari gratuiti offerti dalla Regione. Tuttavia, gli effetti delle sostanze PFAS sulla salute vanno studiati ancora a fondo, anche perché lo screening sulle persone dovrà giocoforza durare anni e il progresso delle conoscenze in materia consentirà di migliorare gli interventi di prevenzione e cura a beneficio della popolazione esposta”.

 

Gli studi potranno durare al massimo 24 mesi e dovranno essere in grado di produrre risultati rapidamente trasferibili al contesto regionale, contribuendo al processo di valutazione del rischio dell’inquinamento da PFAS.

Più in dettaglio, i progetti dovranno rientrare in una delle due seguenti aree tematiche:

 

  1. comprensione della tossicocinetica delle PFAS nella specie umana, con particolare riguardo alla distribuzione nei diversi tessuti
  2. studio dell’associazione tra dose interna di PFAS e indicatori antropometrici e bioumorali nella specie umana, anche utilizzando dati già disponibili a livello regionale.

Il bando incoraggia la creazione di collaborazioni tra diversi enti sanitari e di ricerca, sia nazionali sia internazionali, ma con un forte radicamento nel territorio: infatti almeno uno degli enti che partecipano al progetto dovrà avere sede in Veneto. L’intera procedura di selezione dei progetti e di rendicontazione dei risultati si svolgerà in Inglese.

 

Le candidature pervenute saranno esaminate da esperti indipendenti reclutati nel panorama scientifico internazionale e ignari dell’identità dei proponenti, a garanzia di una valutazione competente e imparziale. La scadenza per l’invio delle candidature è prevista per il 19 marzo 2018.

Si è svolto nel pomeriggio di ieri un incontro strategico tra i rappresentanti di Regione, Arpav e Veneto Acque con la Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del Ministero dell’Ambiente, in cui si è affrontato il tema della rete acquedottistica veneta e del problema PFAS.

 

“Dall’incontro tecnico è stata confermata la bontà delle nostre progettazioni – afferma l’assessore all’Ambiente e Protezione Civile – sulle quali sono state chieste dal Ministero solo alcune minime correzioni. Ci è stato riconfermato anche che i soldi ministeriali dovrebbero essere disponibili a breve. Sono estremamente soddisfatto perché prosegue un intenso lavoro di squadra, che porterà in pochissimo tempo alla definizione delle principali urgenze che saranno inserite nell’ordinanza che sarà predisposta in coordinamento anche con la protezione civile e che ci permetteranno di partire di gran slancio”.

 

“Ancora una volta – conclude – si dimostra l’utilità del grande impegno che come Regione avevamo preventivamente messo in campo e che, sottovoce e lontano dagli strilli di qualcuno, abbiamo poi perfezionato in sintonia col Ministero in mesi di incontri e approfondimenti per non lasciare nulla al caso e che ora ci consente di essere pronti, e primi in Italia, in una battaglia tanto delicata come è quella sulle sostanze inquinanti dell’acqua” .

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