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“La scuola serve per favorire un’integrazione a 360 gradi. La vera integrazione però non è a senso unico, e la mensa scolastica fa parte di questo processo. È anch’essa una modalità didattica all’interno del più vasto programma scolastico ed è uno sforzo importante anche sotto l’aspetto dell’educazione e dell’integrazione. Richieste come quelle avanzate dai genitori bengalesi di Mestre sono l’esatto contrario”.

 

Così l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, interviene rispetto alla richiesta di due genitori bengalesi di religione musulmana di Mestre di approntare per i loro figli una mensa “halal” senza carne di suino e di procedere alla macellazione rituale delle altre carni.

 

“Questi genitori – aggiunge Donazzan – hanno scelto di venire in Italia e credo sia un loro preciso dovere favorire un’integrazione piena dei loro figli. Se i loro bimbi non possono mangiare determinati cibi per motivi di salute, non c’è problema. In caso contrario – conclude l’assessore – faccio loro presente che, se quanto approntato dalla mensa per tutti i bambini non è di loro gradimento, possono senza problemi farli nutrire con alimenti equivalenti sotto l’aspetto nutrizionale”.

“Non è l’immigrazione a tutti i costi che aiuta certi popoli, l’Europa non è il paradiso e i soldi non crescono sugli alberi”. Parola del cardinale Arinze al Catholic Herald appoggiate in pieno da Roberto Fiore, leader di Forza Nuova: “Sono sempre più forti le voci di coloro che capiscono che il ruolo dell’Europa non è quello di dissanguare l’Africa – incalza il numero uno forzanovista – ma di aiutare i popoli a costruire una vita decente per gli africani lì in Africa. Forza Nuova lo dice da 22 anni. Ora se a dirlo è un cardinale di colore, un esponente importante della Chiesa, significa che il tema non può essere riconducibile a una questione di mero “razzismo” come molti vogliono far credere ma è una questione sociale reale che va risolta affinché interi popoli o Paesi non scompaiano”.

“Ancora una volta dobbiamo esprimere un plauso a chi quotidianamente e senza sosta opera a tutela dei cittadini per bene, sbarrando la strada alle nuove mafie, all’immigrazione in mala fede e incontrollata e ai mercanti di morte. Nell’apprezzare il lavoro che, oggi, stanno svolgendo i Carabinieri nella zona di San Donà e sul nostro litorale c’è il grazie di tutti i Veneti a loro e a tutte le Forze dell’ordine”.
È questo il commento del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia alla notizia del blitz dell’Arma che ha portato a ricostruire la struttura del pericoloso sodalizio criminale dedito allo spaccio di droga, comprendente diversi stranieri, alcuni dei quali arrestati e altri indagati.
“Stiamo ancora misurandoci con i sistemi di indiscriminata accoglienza delle politiche degli anni passati – prosegue Zaia – e ancor oggi sicuramente troveremo persone dalla comprensione facile e dal buonismo a buon mercato che diranno che i problemi per la sicurezza sono altri. Noi, invece, ringraziamo chi si sta impegnando alacremente come i nostri Carabinieri perché il problema esiste. Il litorale veneto è meta in questi mesi estivi di milioni di turisti, è uno dei nostri fiori all’occhiello. L’operazione di oggi lo rende più pulito in tutti i sensi”.

Ieri pomeriggio gli operatori del Servizio Sicurezza urbana della Polizia locale, su ordine della Procura generale di Venezia, hanno tratto in arresto un venticinquenne, M.B, di cittadinanza marocchina, in Italia senza fissa dimora.

 

Il detenuto

Il soggetto, a conferma dell’alto livello di intensità dei controlli sul territorio, era già stato fermato una prima volta in mattinata da una radiomobile del Nucleo Pronto impiego della P.L. in via Dell’Avena, a Marghera; questo mentre girava con fare sospetto tra le abitazioni.

 

Ad una richiesta di esibizione dei documenti, l’uomo non era stato in grado di fornirli; di conseguenza è stato condotto al Comando generale per le attività di fotosegnalazione e prelievo impronte.

 

Il soggetto, già tratto in arresto dalla Polizia locale per il reato di evasione, il 28 marzo 2019, da una Comunità in cui era in custodia cautelare, era stato rimesso in libertà. Questo a seguito di una verifica negativa sulle eventuali pendenze in atto.

 

L’ordine d’arresto

Ieri pomeriggio con incredibile coincidenza temporale, spiegano gli agenti, pochi minuti dopo la remissione in libertà del sospetto, è arrivato al Comando generale l’ordine di carcerazione emesso in mattinata dalla Procura Generale di Venezia. Le radiomobili si sono messe quindi alla ricerca del giovane, riuscendo ad intercettarlo poco dopo sempre a Marghera in via Pasini.

 

Una volta arrestato, M.B. è stato condotto alla Casa circondariale di Santa Maria Maggiore a Venezia; lì dovrà scontare la pena di 1 anno, 10 mesi e 7 giorni di reclusione. Inoltre dovrà pagare una multa di euro 5.400,00 per il reato di rapina.

 

L’altro arrestato

Poi, intorno alle 17, una radiomobile del Servizio sicurezza urbana ha tratto in arresto a P.le Rossarol a Marghera un cittadino nigeriano, E.E.J., di 35 anni; colto in flagrante mentre spacciava una dose di cocaina a un trevigiano di 57 anni.

 

Quando ha visto arrivare la pattuglia, lo spacciatore ha vistosamente deglutito; il pusher è stato portato in ospedale per verificare che non avesse ingerito ovuli di cocaina. Alla perquisizione gli agenti hanno rinvenuto 535 euro in banconote e due telefoni cellulari.

A diffondere la notizia è stata l’autorevole rivista Artribune. Il murales, comparso proprio nei primi giorni di apertura della Biennale di Venezia, sembra attribuibile proprio al famoso street-artist inglese, Banksy. Ad oggi il condizionale è d’obbligo in quanto l’Artista non ha ancora rivendicato l’azione.

 

L’opera, realizzata con ogni probabilità tra giovedì notte e venerdì mattina, è stata creata con la tecnica dello stencil da muro a spray. Rappresenta un bambino con i piedi nell’acqua che indossa un giubbetto di salvataggio e tiene in mano un bengala di segnalazione che emette un fumo fluorescente rosa.

 

Il tema è sicuramente quello dell’immigrazione che, proposto proprio in concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia può svilupparsi in molteplici significati.

 

L’opera è stata realizzata su una parete di un palazzo abbandonato a Dorsoduro, nella zona di Campo Santa Margherita. Per poterla ammirare al meglio, è sufficiente dirigersi verso la farmacia Santa Margherita e una volta giunti sulla parte più alta del ponte si avrà la migliore prospettiva.

 

Sarebbe la seconda volta che Bansky lascia traccia della sua arte in Italia, dopo la “Madonna con la pistola” realizzata a Napoli.

“Dovremmo chiamarlo ‘Decreto insicurezza’, perché il Decreto Salvini blocca ogni tentativo virtuoso di integrazione, condanna i richiedenti asilo alla clandestinità rendendoli facilmente preda di lavoro nero o criminalità organizzata. Ribellarsi a un provvedimento sbagliato e pericoloso è un dovere”. A dirlo è Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, che questa mattina a Treviso ha partecipato al presidio organizzato in piazza dei Signori.

 

 

“Auspichiamo che il prefetto intervenga per stoppare gli effetti di un decreto che vanifica l’ottimo lavoro fatto da amministrazioni comunali, cooperative e imprese sociali attraverso il sistema degli Sprar: solo in provincia di Treviso, infatti, sono oltre mille i richiedenti asilo seguiti in percorsi di accompagnamento per imparare la lingua e valorizzare le loro competenze professionali, permettendo così un inserimento nella società e una vera integrazione nel territorio. Tagliare drasticamente i fondi vuol dire eliminare percorsi virtuosi e creare ulteriore marginalità che a sua volta alimenta insicurezza e tensioni sociali. Elementi su cui la Lega potrà giocarsi, vergognosamente, l’ennesima campagna elettorale. Infine – ricorda in chiusura Zanoni – smantellando questo sistema di accoglienza, si perderanno migliaia di posti di lavoro, tra insegnanti, avvocati, mediatori culturali, medici e non solo. ‘Prima gli italiani’ per loro, evidentemente, non vale”.

Volontarinsieme – CSV Treviso, e in particolare il “tavolo immigrazione” attivato al suo interno, esprime grande preoccupazione per il modello di accoglienza diffusa dei richiedenti asilo, oggi fortemente compromesso.

 

Il mondo del volontariato torna inoltre a sottolineare, come fatto all’indomani dell’approvazione in Parlamento, l’incostituzionalità del Decreto Sicurezza, una norma che mette in discussione civiltà e sicurezza stessa.

 

Per questo, chiede con urgenza che il Prefetto di Treviso convochi il tavolo sicurezza e immigrazione per un confronto sullo scenario che si sta delineando.

 

Condividiamo fortemente la preoccupazione e comprendiamo il disagio delle Caritas di Treviso e Vittorio Veneto e delle Cooperative che ieri, dopo una riflessione non poco sofferta, hanno annunciato di non rinnovare la convenzione con la Prefettura di Treviso per i servizi di accoglienza dei richiedenti asilo – afferma il Presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso Alberto Franceschini – Già lo scorso ottobre avevamo sottolineato quanto fosse importante mantenere inalterati i livelli dei servizi e dei diritti riconosciuti agli stranieri entrati regolarmente nel nostro territorio, e quanto sta succedendo conferma che ora, circa 200 persone, vengono private di un percorso di inclusione e formazione di cui hanno beneficiato fino a questo momento.

Riteniamo questo, a tutti gli effetti, un passo indietro nella tutela dei diritti umani e del rispetto della dignità di ciascuna persona, una situazione che  genera peraltro problemi sociali nelle singole città e rende complicato l’intervento da parte delle istituzioni locali e del mondo del volontariato”.

 

Caritas e Cooperative hanno infatti garantito fino a questo momento un sistema di accoglienza diffusa che ha permesso l’integrazione, la crescita e la tutela di queste persone, insieme alle comunità e ai territori interessati. Senza dimenticare le figure professionali formate appositamente per questi progetti, che ora rischiano il posto di lavoro. Anche le aziende del territorio, che in questi mesi hanno offerto una possibilità lavorativa ai giovani richiedenti asilo, saranno in qualche modo penalizzate.

 

“Si rischia di perdere un patrimonio di esperienze, progetti e risorse umane e professionali che nel tempo hanno dimostrato come l’accoglienza possa essere un esempio di civiltà – prosegue Franceschini – Come mondo del volontariato abbiamo spesso contribuito, con le nostre associazioni e con l’Università del Volontariato, ad affiancare questi percorsi. Di fronte a questa situazione, come Presidente di una realtà che rappresenta oltre 350 associazioni del territorio,chiedo al Prefetto di Treviso Laganà di convocare con un urgenza il Tavolo prefettizio sicurezza e immigrazione, per un confronto schietto su quanto sta succedendo.”

“Ciò che chiedevamo inascoltati da tempo immemore è divenuto realtà. Grazie al Ministro per il grande lavoro fatto e per la promessa mantenuta”.

Con queste parole, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, commenta “con sollievo e soddisfazione” la decisione, comunicata dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, di chiudere definitivamente il centro di accoglienza per immigrati richiedenti asilo di Cona, in provincia di Venezia.

 

“Cona e Bagnoli aggiunge Zaia – finalmente sono chiuse. Dalle parole ai fatti non è solo uno slogan, ma diventa realtà”.

Sabato 2 giugno, il vice Premier Matteo Salvini e il ministro degli Affari regionali Erika Stefani sono stati in visita a Vicenza e poi a Treviso, a sostegno della Lega, impegnata nelle elezioni amministrative delle due città.

 

 

Interrogato sui suoi progetti in merito all’immigrazione, Salvini ha dichiarato: “Gli immigrati regolari non hanno nulla da temere. Per i clandestini è finita la pacchia, preparatevi a fare le valigie”.

Il sindaco di Treviso Giovanni Manildo ha ricordato il progetto del Ministro degli Interni Marco Minniti, che prevede la riduzione dei grandi centri di accoglienza. Ed è proprio l’ex Caserma Serena, il centro di accoglienza situato fra Treviso e Casier, ad essere al centro delle preoccupazioni del sindaco.

Da quest’estate, il numero dei migranti si è effettivamente ridotto da 700 a 500 persone, come riporta la Tribuna. Tra i fattori che hanno favorito questo trend, la diminuzione degli arrivi e la redistribuzione in altri centri.

 

Il Ministero ha inoltre proposto di chiudere i maxi-centri di accoglienza per incentivare una distribuzione all’interno di un’ampio numero di strutture più ridimensionate. Manildo si è espresso favorevolmente sulla nuova gestione di Minniti in materia di accoglienza: “Come ho già avuto modo di dire con l’arrivo di Minniti la gestione delle politiche migratore in Italia ha assunto un andamento nuovo, più rapido e gli effetti non stanno tardando ad arrivare anche nella nostra città”.

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