Home / Posts Tagged "governo"

«La Lega ha perso l’occasione di ascoltare i giovani e gli studenti del Veneto, che due settimane fa sono venuti davanti a Palazzo Ferro Fini a manifestare pacificamente contro il servizio militare obbligatorio. Dispiace constatare che chi governa a Venezia e a Roma abbia così poca stima e fiducia nelle nuove generazioni, che la Lega vuole condannare a una corvè di Stato». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), dopo l’approvazione del “pdl naja” di cui è stato relatore di minoranza.

 

«Se non altro siamo riusciti, come minoranza, a salvare il servizio civile che la Lega voleva cancellare. Con un emendamento, condiviso con la consigliera Baldin (M5S), abbiamo impedito questo oltraggio alle numerosissime associazioni di volontariato che operano nel nostro territorio anche grazie al servizio civile».

 

«Abbiamo anche evitato – sottolinea Ruzzante – il servizio di leva su base regionale, una formulazione che evocava degli “eserciti regionali” di cui proprio non si sente il bisogno».

 

«Tolte queste piccole ma importanti modifiche, la maggioranza ha respinto ogni emendamento che modificasse l’impianto della legge: resta il servizio militare, resta l’obbligo, continuano a mancare i soldi e le garanzie che la nuova naja di Zaia non vada a ostacolare il percorso di studi. La Lega non ha voluto ascoltare i giovani veneti e ha scelto di portare avanti un provvedimento di pura propaganda, che non ha alcuna speranza di diventare legge poiché non ha i numeri in Parlamento: la mia scommessa – conclude Ruzzante – è che tra un anno questa proposta di legge non sarà ancora arrivata all’esame della Camera. A quel punto, chiederò ogni settimana che fine ha fatto…».

La Giunta che governerà Treviso per i prossimi cinque anni è stata presentata ieri dal neo sindaco Mario Conte, che ha scelto come vice sindaco Andrea De Checchi.

Gli assessori saranno sette, di cui quattro donne e tre uomini.

 

Ecco la squadra femminile.

assessore ai Beni culturali: Lavinia Colonna Preti

assessore all’Urbanistica: Linda Tassinari

assessore allo Sport: Silvia Nizzetto

assessore alle Politiche sociali: Gloria Tessarollo.

 

Ed ecco quella maschile: Alessandro Manera sarà assessore alle Politiche ambientali, Cristian Schiavon sarà assessore alle Risorse economiche e Sandro Zampese avrà l’assessorato ai Lavori pubblici.

Finalmente il buon senso è tornato e il governo, frutto del contratto tra Lega e Cinque Stelle, ha preso il via – speriamo – per i prossimi cinque anni!

È bastato che tutti facessero un passo indietro e la cosa si è resa possibile.

 

La Lega ha spostato il prof. Savona dal ministero dell’Economia, sgradito all’Europa e al presidente Mattarella, al ministero delle Politiche europee, e tutto si è risolto.

 

La compagine di governo sembra molto solida, anche se il premier Conte avrà alle calcagna due mastini, i vicepremier Di Maio e Salvini.

 

A questo punto sono pochi i commenti da fare: buona la scelta del prof. Tria al ministero dell’Economia, molto apprezzato in Europa, e che certamente ben difenderà i nostri interessi in quella sede.

Aspettiamo con curiosità di vedere quali posizioni di Salvini nei confronti dell’immigrazione, visto che si è piazzato al ministero degli Interni.

 

Di seguito, i nomi dei ministri e dei ministeri a loro assegnati, che oggi pomeriggio si presenteranno al Quirinale dal presidente Mattarella per il giuramento, e martedì saranno in Parlamento per ottenere la fiducia.

 

Premier: prof. Giuseppe Conte

Vicepremier: Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Ministro dell’Economia: Giovanni Tria (Lega)

Ministro degli Esteri: Moavero Milanesi

Ministro della Giustizia: Alfonso Bonafede (M5S)

Ministro delle Politiche comunitarie: Paolo Savona

Ministro dei Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta: Riccardo Fraccaro (M5S)

Ministro della Pubblica amministrazione: Giulia Bongiorno (Lega)

Ministro degli Affari regionali: Erika Stefani (Lega)

Ministro del Sud: Barbara Lezzi (M5S)

Ministro della Famiglia e dei disabili: Lorenzo Fontana(Lega)

Ministro della Difesa: Elisabetta Trenta (M5S)

Ministro delle Politiche agricole: Gian Marco Centinaio (Lega)

Ministro delle Infrastrutture: Danilo Toninelli (M5S)

Ministro dell’Istruzione: Marco Bussetti (Lega)

Ministro dei Beni culturali: Alberto Bonisoli (M5S)

Ministro della Salute: Giulia Grillo (M5S)

Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Dopo numerosi rimandi e accese discussioni, sembra che a Roma qualcosa si stia realizzando: ne sapremo di più nelle prossime ore.

 

 

Nel frattempo, la probabile squadra di governo sembra essere la seguente:

 

SOTTOSEGRETARIO: Giancarlo Giorgetti (Lega)

MINISTRO DELL’ECONOMIA: Paolo Savona

MINISTRO DEGLI ESTERI: Giampiero Massolo

MINISTRO DELL’INTERNO: Matteo Salvini (Lega)

MISE E LAVORO: Luigi Di Maio (M5S)

MINISTRO DELLA GIUSTIZIA: Alfonso Bonafede (M5S)

MINISTRO DELLA DIFESA: Elisabetta Trenta (M5S)

MINISTRO DELL’ISTRUZIONE: Vincenzo Spadafora (M5S)

MINISTRO DELLA CULTURA: Emilio Carelli (M5S)

MINISTRO DELLA FAMIGLIA E DELLA DISABILITÀ: Simona Bordonali (Lega)

MINISTRO DELLA SANITÀ: Giulia Grillo (M5S)

MINISTRO DELLA SEMPLIFICAZIONE: Laura Castelli (M5S)

MINISTRO DEGLI AFFARI EUROPEI: Enzo Moavero

MINISTRO DELL’AGRICOLTURA: Nicole Molteni (Lega)

MINISTRO DELL’AMBIENTE: Sergio Costa (M5S)

MINISTRO DEL TURISMO: Gian Marco Centinaio (Lega)

 

In Parlamento sembra ci andrà Giulia Bongiorno (Lega). La partita resta invece aperta sulla scelta del ministro delle Infrastrutture.

Quanto a Di Maio e Salvini è ancora un grande punto interrogativo: ancora non si sa se saranno vicepremier. Staremo a vedere.

Il sentiero per un governo M5s-Lega è stretto, com’era prevedibile, sia per le contraddizioni programmatiche delle due forze politiche, sia per i vincoli finanziari e normativi esterni con cui anche loro devono fare i conti per non caricare ulteriore debito sulle future generazioni.

 

Anche se non è questo il governo che vorrei per l’Italia, non sono tuttavia tra coloro che tifano per l’insuccesso di questo tentativo. Perché il relativo fallimento costituirebbe comunque un danno per la nostra democrazia rappresentativa. Invece, se il consenso che hanno ricevuto dalla maggioranza degli elettori, in nome del cambiamento, fosse ben indirizzato potrebbe dare una spallata a quel centralismo burocratico e fiscale che frena da sempre lo sviluppo dell’Italia.

 

Qui sono però destinate a emergere due contraddizioni: può la Lega propugnare il sovranismo nazionale contro l’Europa e insieme realizzare il federalismo tanto atteso dal Nord? Può il M5s conciliare lo statalismo assistenzialista/dirigista delle sue proposte con la battaglia per l’autonomia di territori come il Veneto, che pure ha sostenuto? Contraddizioni che spiegano perché è del tutto assente nel contratto di governo sia ogni riferimento al completamento della riforma federale dello Stato, sostituita da un generico “regionalismo”, sia all’attuazione del federalismo fiscale.

 

Certo, considerato gli oltre 2 milioni e mezzo di Veneti che hanno votato per l’autonomia il 22 ottobre scorso e il cappotto di parlamentari fatto dalla Lega sul nostro territorio, è il minimo sindacale che al punto 19 sia presente l’impegno di portare “a conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte”, con il “trasferimento delle risorse necessarie” alle ulteriori competenze. Ma è cosa ben diversa dal riconoscere anche al Veneto l’autonomia tributaria necessaria alla competitività del territorio. Come per le Regioni speciali confinanti.

 

Spero di sbagliarmi, ma temo che le posizioni sovraniste/stataliste delle due forze politiche tendano verso politiche fiscali centraliste piuttosto che di decentramento fiscale ispirato ai principi di sussidiarietà e responsabilità, con il rischio di un ulteriore sforamento dei conti pubblici per accontentare le opposte istanze dei rispettivi elettorati, al Nord e al Sud.

 

Solo il federalismo infatti “chiama a giudizio la burocrazia” (efficace espressione del prof. Bertolissi), costringendola all’efficienza e responsabilizzando ogni livello di governo, dai Comuni ai Ministeri. Perché impone a chi ha il potere di decidere la spesa di chiedere le relative risorse ai contribuenti, fornendo un potente strumento di controllo democratico agli elettori.

 

Spero che il Partito Democratico, riflettendo sulle ragioni della propria sconfitta e rammentando che tra gli impegni del decalogo scritto da Veltroni nel 2007 vi era anche quello di“completare la riforma federale dello Stato, attuandone gli aspetti più innovativi, a cominciare dal federalismo fiscale e dalle forme particolari di autonomia che possono avvicinare le regioni a statuto ordinario alle autonomie speciali”, incalzi in questo senso l’eventuale nuovo Governo.

 

on. Simonetta Rubinato

“Il leader del centrodestra ha portato al Quirinale istanze forti, come l’autonomia delle Regioni che la chiedono. Lo ringrazio: è musica per le orecchie dei veneti, che hanno sposato questa sfida andando a votare sì all’autonomia in 2 milioni e mezzo”.
Così il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha commentato le dichiarazioni rilasciate da Matteo Salvini all’uscita delle consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la formazione del nuovo Governo.
“Con questa legislatura – aggiunge Zaia – c’è l’occasione di cambiare la storia del Paese, dando vera autonomia a chi spetta. Che la coalizione di centrodestra sposi questa sfida significa che le riforme stanno avendo un ottimo inizio”.

 

“Siamo pronti – conclude – a dialogare con il nuovo Governo al più presto per arrivare alla definizione finale dell’autonomia del Veneto”.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni