Home / Posts Tagged "governo"

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma dell’Associazione italiana difesa animali e ambiente (AIDAA), in merito alla caccia al cinghiale

 

Secondo le notizie riportate dalle agenzie stampa, il Governo – o meglio la componente leghista del Governo – ha presentato un emendamento al decreto legge semplificazione, con il quale si chiede di dare alle Regioni la possibilità di: “individuare operatori qualificati ed abilitati per affiancare dopo un corso le guardie forestali, comunali ed i proprietari e gestori dei fondi ora coinvolti nei piani di abbattimenti e contenimenti dei cinghiali”.

 

In poche parole, la Lega, partito legato a triplo filo ai cacciatori, starebbe facendo passare la possibilità per i cacciatori di partecipare alle battute al cinghiale dopo un breve corso, in base alle richieste delle Regioni.

 

Questo con la complicità del Movimento Cinque Stelle – altra componente di Governo che si vantava di tutelare gli animali – e forse anche di altre componenti politiche della minoranza.

 

“Si tratta di una scelta precisa che apre la strada alla liberalizzazione della caccia al cinghiale – sostiene Lorenzo Croce, Presidente di AIDAA – e questo nel silenzio innanzitutto dei parlamentari, che si definiscono animalisti, e della componente Cinque Stelle del Parlamento che, in nome della reciproca non interferenza, si presta a questo orribile gioco di morte, che ovviamente noi condanniamo sia nella forma che nella sostanza dei fatti”.

“Fare previsioni è sempre difficile, ma non credo che questo Governo durerà per la legislatura”. Lo ha detto intervenendo questa mattina al Morning Show di Radio Padova, l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, rispondendo a una domanda del conduttore Barry Mason.
“Mi sembra che le difficoltà economiche che la sua azione ha provocato – aggiunge Paolo Gentiloni riferendosi all’attuale Governo – e che purtroppo si incrociano anche con un rallentamento dell’economia dell’Eurozona, renderanno impossibile mantenere anche gli ultimi tentativi delle promesse elettorali che sono state fatte. E questo non credo che renderà la vita del Governo particolarmente lunga. Dopodichè speriamo che si riesca a fare almeno una legge di bilancio perchè siamo al 17 di dicembre e ancora non ne abbiamo notizia”.
Venendo alla politica interna al Pd Paolo Gentiloni smentisce eventuali ritorni di accordi con Massimo D’Alema, come paventato in maniera ostile dall’ex ministro Carlo Calenda.
“Io credo che un po’ di rinnovamento è necessario – ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni riferendosi a sè stesso – se tu hai svolto un ruolo così importante come quello del Presidente del Consiglio, e poi alla fine gli elettori hanno espresso il loro verdetto…” e lo stesso ragionamento vale anche per Massimo D’Alema, che ha portato l’ex ministro Carlo Calenda a lanciare strali su twitter. “D’Alema non rispunta per niente. Se rispuntasse D’Alema avrebbe ragione da vendere anche Calenda”.

La missiva è partita questa mattina e contiene le 10 richieste presentate a Governo e Parlamento, sottoscritte dai primi cittadini della Marca Trevigiana per l’autonomia finanziaria degli enti locali

Comuni al collasso, la piattaforma con le 10 richieste allo Stato dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana, firmata e sottoscritta dai primi cittadini della nostra provincia, è stata inviata questa mattina (mercoledì 5 dicembre) al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, al Ministro degli Affari regionali Erika Stefani, al Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta Riccardo Fraccaro, ai sottosegretari Massimo Bitonci e Massimo Garavaglia, al Prefetto di Treviso Maria Rosaria Laganà, ai parlamentari trevigiani, al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e al Presidente della provincia di Treviso, Stefano Marcon.

 

I contenuti della piattaforma sono già stati divulgati e sono noti. I Comuni trevigiani chiedono:

– la concreta attuazione del “federalismo dei costi standard”;

– la restituzione ai Comuni della “piena autonomia nel governo della leva fiscale”;

– l’aggiornamento del catasto in tutto il territorio nazionale (per avere basi imponibili realistiche);

– l’effettiva liberalizzazione degli avanzi di bilancio e la revisione di tutti quei “meccanismi bizantini” che impediscono l’utilizzo degli spazi finanziari pur in assenza di debito;

– la soppressione del sistema della Tesoreria Unica;

– la possibilità per i Comuni del ricorso all’indebitamento per investimenti di messa in sicurezza del proprio territorio;

– lo sblocco del turnover e la possibilità di nuove assunzioni su base concorsuale;

– una reale semplificazione legislativa per abbattere la “giungla normativa” vigente che ingessa l’azione amministrativa dei Comuni.

 

 

Ora la parola spetta al Governo e al Parlamento. Si sta discutendo la legge di bilancio e i sindaci trevigiani si aspettano provvedimenti concreti.

 

Nella lettera accompagnatoria, i Comuni della Marca Trevigiana chiedono «risposta affinché essi possano conservare un minimo di operatività dopo gli anni della cosiddetta “spending review”, il famigerato taglio della spesa a invarianza dei servizi, che si è rivelato un ossimoro amministrativo involontariamente comico nella sua pretesa e disastroso negli effetti: la riduzione dei diritti dei cittadini ad avere strade sicure, edifici scolastici a norma sismica, sostegno sociale negli anni della crisi e via elencando».

 

«Rifinanziare gli enti locali avrebbe due implicazioni positive – spiega la presidente Mariarosa Barazza -: investire in sicurezza su strade, ambiente e scuole, creare posti di lavoro reali e mettere le ditte che lavorano per il pubblico nelle condizioni di assumere. Ci aspettiamo che vengano accolte anche le altre richieste, tutte essenziali per la sopravvivenza dei nostri enti, in particolare la possibilità per i Comuni di assumere personale. Desideriamo vedere, a monte, un cambio di mentalità con il riconoscimento del ruolo dei Comuni nella nostra Repubblica. I Comuni pre-esistono allo Stato italiano: va maturata la consapevolezza in chi ci governa, tanto a Roma quanto a Venezia, che accogliendo le richieste dei comuni si danno risposte ai cittadini e che quindi il tema del ridare loro operatività va messo nelle priorità politiche del Paese».

 

«Nei sei anni che vanno dal 2011 al 2017, lo Stato con i tagli ai Comuni ha risparmiato soli 9 miliardi di euro, cioè una media di un miliardo e mezzo all’anno. Ne valeva la pena? – si chiede il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, referente del Gruppo Finanza Locale dell’Associazione -. È evidente che la riattivazione dei trasferimenti ai Comuni, meglio se alla luce della spesa standard rispetto a quella storica, come stabilito dalla non attuata legge 42/2009, non sconvolgerebbe l’impianto della finanziaria e, anzi, la migliorerebbe proprio nelle misure rivolte alla crescita sollecitate dall’Europa, poiché gli enti locali potrebbero tornare alla spesa d’investimento per strutture e infrastrutture, contribuendo così a rimettere in moto il comparto delle costruzioni, che è quello che maggiormente ha sofferto negli anni della stagnazione».

 

Cosa si aspettano i sindaci trevigiani da questo Governo?

«Si aspettano per prima cosa una grande sensibilità sul tema dell’autonomia in generale e comunale in particolare – risponde il sindaco di Codognè Roberto Bet -. I Comuni da anni subiscono provvedimenti economico-finanziari che vanno in direzione opposta a quella dell’autonomia. È stato fatto un primo passo con l’inserimento nella legge di bilancio dello sblocco delle tariffe e delle aliquote, ma è ancora un piccolo avanzamento rispetto alle modifiche necessarie per dare autonomia finanziaria ai Comuni: i soldi devono restare ai cittadini sul territorio in modo che ci sia maggior controllo sulle decisioni di spesa e maggiore responsabilità da parte di chi, come noi amministratori locali, ha l’onere delle decisioni di spesa».

 

«In questa fase di interlocuzione con l’Europa, il Governo deve capire che i Comuni sono quel livello istituzionale-amministrativo che può dare la spinta in avanti più forte al Paese per evitare che finisca in recessione e, al contrario, incentivare la crescita – ragiona Pieranna Zottarelli, sindaca di Roncade – . Le necessità dei Comuni sono a supporto delle imprese e quindi a favore della crescita. I soldi che noi chiediamo indietro sono già dei Comuni, perché è con i nostri soldi che alimentiamo il Fondo di Solidarietà. E sono risorse destinate a migliorare le infrastrutture, a cominciare da quelle stradali, e dunque a far ripartire gli investimenti, che sono crollati negli ultimi anni con conseguenze negative anche sulle imprese locali. Da questo Governo ci aspettiamo autonomia, che fa rima con solidarietà e responsabilità: responsabilità nello sviluppo, che dovrà essere sostenibile e sempre più “verde”; e solidarietà al nostro territorio, visti i danni derivanti dal mal tempo, e risposte concrete per i nostri giovani. Il Veneto è già proiettato in Europa e quindi bisogna che anche i Comuni veneti vengano ascoltati».

“Dopo anni di sole parole, con l’approvazione definitiva di oggi, viene data una risposta concreta a un’esigenza primaria della gente per bene come la sicurezza. Come Presidente di una Regione che l’ha invocata inutilmente per anni a tutti i livelli, ringrazio il ministro dell’Interno Matteo Salvini per un lavoro fatto presto e bene, il Governo e il Parlamento”.

 

Lo ha sottolineato ieri il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, dicendosi convinto che “questa decisione è un segnale fortissimo di cambiamento per un Paese dove legalità e sicurezza sono state troppo spesso trascurate”.

 

“La nuova normativa dà una serie di risposte chiare alle richieste che provenivano dalla società civile, dai cittadini stanchi di subire ingiustizie varie, determinate dalla debolezza di uno Stato più volte debole di fronte all’illegalità e alla clandestinità”.

 

“Nei contenuti del Decreto Salvini – conclude Zaia –  si ritrovano tanti contenuti di ciò che ripetute volte abbiamo chiesto, inascoltati, ai predecessori: lotta senza quartiere all’illegalità, presidio del territorio, sostegno alle forze dell’ordine, severità rispetto all’immigrazione clandestina come conseguenza della tratta illegale di migranti e del business incontrollato dell’accoglienza. La musica è davvero cambiata”.

«La Lega ha perso l’occasione di ascoltare i giovani e gli studenti del Veneto, che due settimane fa sono venuti davanti a Palazzo Ferro Fini a manifestare pacificamente contro il servizio militare obbligatorio. Dispiace constatare che chi governa a Venezia e a Roma abbia così poca stima e fiducia nelle nuove generazioni, che la Lega vuole condannare a una corvè di Stato». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), dopo l’approvazione del “pdl naja” di cui è stato relatore di minoranza.

 

«Se non altro siamo riusciti, come minoranza, a salvare il servizio civile che la Lega voleva cancellare. Con un emendamento, condiviso con la consigliera Baldin (M5S), abbiamo impedito questo oltraggio alle numerosissime associazioni di volontariato che operano nel nostro territorio anche grazie al servizio civile».

 

«Abbiamo anche evitato – sottolinea Ruzzante – il servizio di leva su base regionale, una formulazione che evocava degli “eserciti regionali” di cui proprio non si sente il bisogno».

 

«Tolte queste piccole ma importanti modifiche, la maggioranza ha respinto ogni emendamento che modificasse l’impianto della legge: resta il servizio militare, resta l’obbligo, continuano a mancare i soldi e le garanzie che la nuova naja di Zaia non vada a ostacolare il percorso di studi. La Lega non ha voluto ascoltare i giovani veneti e ha scelto di portare avanti un provvedimento di pura propaganda, che non ha alcuna speranza di diventare legge poiché non ha i numeri in Parlamento: la mia scommessa – conclude Ruzzante – è che tra un anno questa proposta di legge non sarà ancora arrivata all’esame della Camera. A quel punto, chiederò ogni settimana che fine ha fatto…».

La Giunta che governerà Treviso per i prossimi cinque anni è stata presentata ieri dal neo sindaco Mario Conte, che ha scelto come vice sindaco Andrea De Checchi.

Gli assessori saranno sette, di cui quattro donne e tre uomini.

 

Ecco la squadra femminile.

assessore ai Beni culturali: Lavinia Colonna Preti

assessore all’Urbanistica: Linda Tassinari

assessore allo Sport: Silvia Nizzetto

assessore alle Politiche sociali: Gloria Tessarollo.

 

Ed ecco quella maschile: Alessandro Manera sarà assessore alle Politiche ambientali, Cristian Schiavon sarà assessore alle Risorse economiche e Sandro Zampese avrà l’assessorato ai Lavori pubblici.

Finalmente il buon senso è tornato e il governo, frutto del contratto tra Lega e Cinque Stelle, ha preso il via – speriamo – per i prossimi cinque anni!

È bastato che tutti facessero un passo indietro e la cosa si è resa possibile.

 

La Lega ha spostato il prof. Savona dal ministero dell’Economia, sgradito all’Europa e al presidente Mattarella, al ministero delle Politiche europee, e tutto si è risolto.

 

La compagine di governo sembra molto solida, anche se il premier Conte avrà alle calcagna due mastini, i vicepremier Di Maio e Salvini.

 

A questo punto sono pochi i commenti da fare: buona la scelta del prof. Tria al ministero dell’Economia, molto apprezzato in Europa, e che certamente ben difenderà i nostri interessi in quella sede.

Aspettiamo con curiosità di vedere quali posizioni di Salvini nei confronti dell’immigrazione, visto che si è piazzato al ministero degli Interni.

 

Di seguito, i nomi dei ministri e dei ministeri a loro assegnati, che oggi pomeriggio si presenteranno al Quirinale dal presidente Mattarella per il giuramento, e martedì saranno in Parlamento per ottenere la fiducia.

 

Premier: prof. Giuseppe Conte

Vicepremier: Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Ministro dell’Economia: Giovanni Tria (Lega)

Ministro degli Esteri: Moavero Milanesi

Ministro della Giustizia: Alfonso Bonafede (M5S)

Ministro delle Politiche comunitarie: Paolo Savona

Ministro dei Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta: Riccardo Fraccaro (M5S)

Ministro della Pubblica amministrazione: Giulia Bongiorno (Lega)

Ministro degli Affari regionali: Erika Stefani (Lega)

Ministro del Sud: Barbara Lezzi (M5S)

Ministro della Famiglia e dei disabili: Lorenzo Fontana(Lega)

Ministro della Difesa: Elisabetta Trenta (M5S)

Ministro delle Politiche agricole: Gian Marco Centinaio (Lega)

Ministro delle Infrastrutture: Danilo Toninelli (M5S)

Ministro dell’Istruzione: Marco Bussetti (Lega)

Ministro dei Beni culturali: Alberto Bonisoli (M5S)

Ministro della Salute: Giulia Grillo (M5S)

Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Dopo numerosi rimandi e accese discussioni, sembra che a Roma qualcosa si stia realizzando: ne sapremo di più nelle prossime ore.

 

 

Nel frattempo, la probabile squadra di governo sembra essere la seguente:

 

SOTTOSEGRETARIO: Giancarlo Giorgetti (Lega)

MINISTRO DELL’ECONOMIA: Paolo Savona

MINISTRO DEGLI ESTERI: Giampiero Massolo

MINISTRO DELL’INTERNO: Matteo Salvini (Lega)

MISE E LAVORO: Luigi Di Maio (M5S)

MINISTRO DELLA GIUSTIZIA: Alfonso Bonafede (M5S)

MINISTRO DELLA DIFESA: Elisabetta Trenta (M5S)

MINISTRO DELL’ISTRUZIONE: Vincenzo Spadafora (M5S)

MINISTRO DELLA CULTURA: Emilio Carelli (M5S)

MINISTRO DELLA FAMIGLIA E DELLA DISABILITÀ: Simona Bordonali (Lega)

MINISTRO DELLA SANITÀ: Giulia Grillo (M5S)

MINISTRO DELLA SEMPLIFICAZIONE: Laura Castelli (M5S)

MINISTRO DEGLI AFFARI EUROPEI: Enzo Moavero

MINISTRO DELL’AGRICOLTURA: Nicole Molteni (Lega)

MINISTRO DELL’AMBIENTE: Sergio Costa (M5S)

MINISTRO DEL TURISMO: Gian Marco Centinaio (Lega)

 

In Parlamento sembra ci andrà Giulia Bongiorno (Lega). La partita resta invece aperta sulla scelta del ministro delle Infrastrutture.

Quanto a Di Maio e Salvini è ancora un grande punto interrogativo: ancora non si sa se saranno vicepremier. Staremo a vedere.

Il sentiero per un governo M5s-Lega è stretto, com’era prevedibile, sia per le contraddizioni programmatiche delle due forze politiche, sia per i vincoli finanziari e normativi esterni con cui anche loro devono fare i conti per non caricare ulteriore debito sulle future generazioni.

 

Anche se non è questo il governo che vorrei per l’Italia, non sono tuttavia tra coloro che tifano per l’insuccesso di questo tentativo. Perché il relativo fallimento costituirebbe comunque un danno per la nostra democrazia rappresentativa. Invece, se il consenso che hanno ricevuto dalla maggioranza degli elettori, in nome del cambiamento, fosse ben indirizzato potrebbe dare una spallata a quel centralismo burocratico e fiscale che frena da sempre lo sviluppo dell’Italia.

 

Qui sono però destinate a emergere due contraddizioni: può la Lega propugnare il sovranismo nazionale contro l’Europa e insieme realizzare il federalismo tanto atteso dal Nord? Può il M5s conciliare lo statalismo assistenzialista/dirigista delle sue proposte con la battaglia per l’autonomia di territori come il Veneto, che pure ha sostenuto? Contraddizioni che spiegano perché è del tutto assente nel contratto di governo sia ogni riferimento al completamento della riforma federale dello Stato, sostituita da un generico “regionalismo”, sia all’attuazione del federalismo fiscale.

 

Certo, considerato gli oltre 2 milioni e mezzo di Veneti che hanno votato per l’autonomia il 22 ottobre scorso e il cappotto di parlamentari fatto dalla Lega sul nostro territorio, è il minimo sindacale che al punto 19 sia presente l’impegno di portare “a conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte”, con il “trasferimento delle risorse necessarie” alle ulteriori competenze. Ma è cosa ben diversa dal riconoscere anche al Veneto l’autonomia tributaria necessaria alla competitività del territorio. Come per le Regioni speciali confinanti.

 

Spero di sbagliarmi, ma temo che le posizioni sovraniste/stataliste delle due forze politiche tendano verso politiche fiscali centraliste piuttosto che di decentramento fiscale ispirato ai principi di sussidiarietà e responsabilità, con il rischio di un ulteriore sforamento dei conti pubblici per accontentare le opposte istanze dei rispettivi elettorati, al Nord e al Sud.

 

Solo il federalismo infatti “chiama a giudizio la burocrazia” (efficace espressione del prof. Bertolissi), costringendola all’efficienza e responsabilizzando ogni livello di governo, dai Comuni ai Ministeri. Perché impone a chi ha il potere di decidere la spesa di chiedere le relative risorse ai contribuenti, fornendo un potente strumento di controllo democratico agli elettori.

 

Spero che il Partito Democratico, riflettendo sulle ragioni della propria sconfitta e rammentando che tra gli impegni del decalogo scritto da Veltroni nel 2007 vi era anche quello di“completare la riforma federale dello Stato, attuandone gli aspetti più innovativi, a cominciare dal federalismo fiscale e dalle forme particolari di autonomia che possono avvicinare le regioni a statuto ordinario alle autonomie speciali”, incalzi in questo senso l’eventuale nuovo Governo.

 

on. Simonetta Rubinato

“Il leader del centrodestra ha portato al Quirinale istanze forti, come l’autonomia delle Regioni che la chiedono. Lo ringrazio: è musica per le orecchie dei veneti, che hanno sposato questa sfida andando a votare sì all’autonomia in 2 milioni e mezzo”.
Così il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha commentato le dichiarazioni rilasciate da Matteo Salvini all’uscita delle consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la formazione del nuovo Governo.
“Con questa legislatura – aggiunge Zaia – c’è l’occasione di cambiare la storia del Paese, dando vera autonomia a chi spetta. Che la coalizione di centrodestra sposi questa sfida significa che le riforme stanno avendo un ottimo inizio”.

 

“Siamo pronti – conclude – a dialogare con il nuovo Governo al più presto per arrivare alla definizione finale dell’autonomia del Veneto”.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni