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Riceviamo e pubblichiamo una analisi a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama politico-sanitario italiano

 

Mi sembra difficile capire chi deve fare cosa e perché. Se l’Italia avesse un territorio immenso, il problema del contagio sarebbe estremamente ridotto, ma nella situazione data ci è stato giustamente ricordato che noi cittadini siamo il virus e i nostri comportamenti soffocano o alimentano la pandemia.

 

Questa tesi è stata sostenuta e divulgata sia da scienziati governativi, che da esperti di recente notorietà televisiva e mi riferisco ai vari Ricciardi, Locatelli, Ippolito, Capua, Galli, Crisanti e Viola che ci hanno frequentemente intrattenuto e informato sulla natura e l’aggressività di quanto ci sta dannando.

 

Certo, prima della scorsa estate abbiamo anche sentito dire che il virus clinicamente non esisteva più e che le notizie sul suo dilagare erano irresponsabilmente terrorizzanti e queste tesi ottimistiche furono abbracciate sia da alcuni politici, che dai promotori di un convegno negazionista anche troppo declamato, creando molte incertezze e confusioni.

L’esperienza ha purtroppo evidenziato la correttezza delle indicazioni più allarmanti, e se nella prima fase il governo, conscio dell’inesperienza dei cittadini, si adoperò giustamente per promuovere un dovuto e, per quanto possibile, risolutivo lockdown, successivamente lo stesso, sapendo la forzatura economica e sociale insita nel rimedio, all’inizio dell’estate aprì le porte ad una ripresa lavorativa e ludica assolutamente necessaria.

 

Naturalmente questa apertura fu accompagnata da precise indicazioni di comportamento, indicazioni decisamente complesse e costose per le gestioni aziendali, ma più che elementari per tutti gli altri cittadini che dovevano evitare assembramenti, usare la mascherina, stare per lo più in famiglia e lavarsi le mani: insomma, dovevamo comportarci con una certa accortezza.

Tutto ciò però non è evidentemente avvenuto e già al rientro in città si sono segnalati motivi di preoccupazione sempre più allarmanti, dovuti a una pluralità di fattori che hanno visto molti cittadini, aziende e studi professionali comportarsi in maniera profondamente inadeguata rispetto alle attese.

 

E così ora siamo ricaduti nel problema, ma per fortuna il settore medico ha nel frattempo acquisito maggiore esperienza, per cui le probabilità di guarigione dei malati sono fortemente aumentate non solo nelle persone giovani, ma anche negli anziani o in chi soffre di altre gravi patologie.

 

C’è un persistente conflitto istituzionale, ma le Regioni hanno la responsabilità del funzionamento del servizio medico nazionale e questa incombenza è stata da loro a suo tempo fortemente voluta: Conte veniva anche incolpato di applicare con i Dpcm un dirigismo democraticamente borderline e quindi oggi, con le deleghe ai poteri territoriali, le polemiche su questo argomento dovrebbero rientrare.

 

Alcune Regioni però, nel periodo trascorso non hanno assolutamente risolto i problemi sanitari evidenziati dalla prima ondata, per cui ancora oggi non tutte offrono ai cittadini un’adeguata organizzazione medica territoriale e conseguentemente gli ospedali sono presi d’assalto dai nuovi ammalati covid, a scapito – purtroppo – di qualsiasi altra esigenza curativa; le mascherine sono insufficienti e non si capisce perché l’Emilia Romagna e il Veneto le stiano comprando al costo unitario di 5 euro e la Lombardia a 26; i test rapidi sono già stati autorizzati da mesi dal ministro Speranza e sono disponibili, ma scarsamente utilizzati; i mezzi pubblici sono inadeguati e così alle fermate gli assembramenti si moltiplicano, nonostante che il governo abbia già stanziato specifiche risorse per il noleggio di altre vetture. Governo che però è incerto e 3 Dpcm in poco tempo ne costituiscono una prova evidente: non va dimenticato che la recrudescenza infettiva a cui stiamo assistendo non è esclusivamente italiana, ma la speranza che le linee guida a suo tempo indicate fossero maggiormente seguite e potessero fornire un risultato duraturo era molto concreta.

 

Con l’obiettivo di evitare un nuovo lockdown generalizzato, il Presidente del Consiglio – dopo un confronto con il responsabile dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro – ha fatto scelte che provocheranno molti scontenti e, comunque deve prendere una nuova spinta propositiva perché, ad esempio, le procedure di tracciamento non completate sono essenziali anche per Immuni, che però – a detta di molti cittadini – viene poco utilizzata per grossi problemi di privacy, problemi che, invece e miracolosamente, non ostacolano l’utilizzo intensivo di Amazon, Apple o Google. Non c’è niente da fare siamo fatti così, Immuni è pericolosa, gli assembramenti per una giornata di sci o per una bicchierata tra amici sono del tutto trascurabili e gli effetti negativi sono responsabilità governative. Nel frattempo l’opposizione scalpita, ma l’unico suggerimento innovativo riportato dalle pagine dei giornali si è concretizzato nell’ipotesi di una bicamerale, a conduzione Brunetta, per la gestione delle risorse del next generation eu.

 

 

Luigi Giovannini

Venerdì 30 ottobre, a partire dalle 17.30, commercianti, ristoratori, cassaintegrati e baristi e cittadini scenderanno in piazza Ferretto a Mestre per manifestare contro le ultime misure restrittive introdotte dal Governo. A scatenare la protesta è l’ultimo DPCM, in vigore dallo scorso 26 ottobre e fino al prossimo 24 novembre, che obbliga alla chiusura anticipata alle ore 18 le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie).

 

Sono sempre di più le proteste in tutta Italia dopo la firma dell’ultimo decreto (un’altra, sempre a Mestre, è avvenuta domenica). Limitare gli orari di apertura alle attività della ristorazione ha significato infatti colpire e danneggiare un’intera filiera di distribuzione a cui queste sono collegate, ovvero lavanderie, fornitori, impiantisti, aziende con produzione di cucine, senza contare intere famiglie che ora si trovano ridimensionate le loro entrate.

Padre Luigi Gaetani, presidente della Cism (Conferenza italiana superiori maggiori), esprime un commento a proposito del rientro a scuola, attualmente previsto per la metà di settembre, evidenziando i possibili rischi legati all’aumento dei contagi da Coronavirus, che anche il nostro Paese sta registrando in questi giorni.

“Noi abbiamo segnalato in tutti i momenti e in tutte le sedi opportune che la scuola o riparte insieme o non riparte. Chiaramente ci sono delle difficoltà: abbiamo segnalato la chiusura di 100 scuole pubbliche paritarie ad oggi, ma abbiamo anche un certo incremento di iscrizioni perché le famiglie sono spaventate rispetto a quella che potrà essere l’offerta della scuola pubblica statale, che avrà più problemi ancora di noi perché non potrà garantire la distanza di sicurezza, non si sa quando arriveranno i banchi né come concretamente ripartiranno le classi, se tutte insieme, se con ingressi scaglionati, se a turni”.

“Ad oggi ancora non ci sono idee certe – continua padre Gaetani. – Da parte nostra avevamo dato la piena disponibilità per un ‘patto civico-educativo’ invitando scuola pubblica e scuola privata, scuola pubblica paritaria e scuola pubblica statale a sedersi intorno a un tavolo per mettere insieme tutte le risorse per ripartire, ma il governo è stato sordo su questo. Abbiamo anche denunciato un’ideologia di fondo che tende a scartare le scuole pubbliche paritarie, del mondo cattolico in particolare. Diciamo che questa è la situazione pregressa”.

E a proposito dell’attuale incremento di casi di Covid-19 registrati anche in Italia, dice: “Era prevedibile, tanto che noi ci siamo già premuniti pensando a spazi sufficienti e attenzioni particolari perché la scuola possa riaprire in sicurezza, almeno per quello che spetta alla nostra competenza. Nel rispetto delle normative date dal ministero, abbiamo previsto distanza di sicurezza, uso di mascherine, entrata progressiva in classe. Abbiamo ripartito i luoghi in maniera tale da poter garantire anche la circolazione abbastanza sicura negli spazi scolastici, ad esempio sono stati scelti ambienti molto più ampi per ogni aula per garantire la sicurezza dei ragazzi e di conseguenza delle loro famiglie, oltre che prevedere l’igienizzazione degli ambienti. Tutto questo ha comportato un costo aggiuntivo a una situazione già precaria economicamente per le scuole. Noi non abbiamo aumentato le rette, che sono già talmente basse e che non coprono assolutamente i costi. Anche qui c’è una responsabilità civica da parte nostra per cui affrontiamo questi sacrifici per offrire un servizio alla nostra gente. Fino a quando potremo garantire questo non lo sappiamo, se si continua a essere così sordi e miopi rispetto al bene comune”.

Fonte: https://www.agensir.it/

“I Soldati dell’Esercito Italiano non possono essere trattati come ‘forze’ di serie B”. A dirlo è Rossano Moracci, Militare in Ausiliaria, Consigliere Comunale di Albignasego e Responsabile Regionale Difesa di Fratelli d’Italia, che lancia l’appello:
“In un momento così delicato per la vita del Paese, molte istituzioni locali (Regioni, Province e Comuni) stanno chiedendo il dispiegamento delle unità militari dell’Esercito sul territorio al fine di controllare le persone che non rispettano i decreti delle autorità”.
“Come nel caso del COVID19, il nostro Esercito si è sempre fatto trovare pronto quando il Paese ha dovuto affrontare delle emergenze. È a dir poco scandalosa la scelta del governo Conte di destinare risorse economiche solo per il personale del comparto sicurezza. Una situazione paradossale che evidenzia ancora una volta l’incapacità di questo governo nel gestire l’emergenza”, prosegue Elisabetta Gardini, Componente dell’Esecutivo Nazionale di FdI.
“Fratelli d’Italia chiede al ministro della difesa Guerini e al premier Conte di allocare risorse adeguate affinché anche al personale militare dell’Esercito Italiano impiegato nell’operazione Strade Sicure/ Covid -19 sia garantito il paritetico trattamento economico dei colleghi del comparto sicurezza. In un comunicato stampa diffuso proprio nelle scorse ore, il Consiglio Centrale di Rappresentanza dei Militari dell’Esercito”, denuncia senza mezzi termini il discriminatorio provvedimento a danno dei soldati italiani da parte di questo governo” conclude l’On.Luca De Carlo, Coordinatore FdI Veneto.

Sulle dimissioni del ministro Fioramonti riportiamo un commento di Loredana Fraleone, responsabile scuola e università del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

 

Sarebbe stato difficile per Fioramonti mantenere il ministero dell’Istruzione, dopo aver annunciato fin dalla sua nomina che si sarebbe dimesso, se non fossero stati assegnati almeno 3 miliardi in più a Scuola e Università nella legge di bilancio. Una cifra ancora insufficiente, ma che avrebbe permesso almeno un “galleggiamento”, ebbe a dire l’ex ministro.

 

Apprezziamo coerenza tra ciò che si annuncia e ciò che si fa. La scelta del ministro è apprezzabile in un contesto politico in cui regna da anni il trasformismo e non si contano gli annunci bluff di esponenti politici che dovevano andarsene in Africa o ritirarsi dalla politica. C’è da sottolineare che l’ormai ex ministro dell’Istruzione è stato molto attaccato rispetto ad alcune sue posizioni, come quelle su tasse, laicità e Israele, che abbiamo giudicato positive. Fioramonti si è anche schierato contro l’autonomia regionale differenziata per la Scuola, perciò ci sarebbe piaciuto che le sue dimissioni fossero motivate anche dalla posizione del governo su questo terreno.

 

Così come sarebbe stato apprezzabile un atteggiamento di merito sull’INVALSI, il sistema di valutazione che dovrebbe rilevare il livello di preparazione degli studenti e di cui pedagogisti e insegnanti denunciano da anni le aberrazioni. Ma l’ex ministro si è guardato bene dall’entrarvi nel merito.

 

Infine sull’abbandono scolastico, di nuovo in aumento in Italia dal 2017, Fioramonti si è limitato ad individuare nella carenza di risorse la soluzione di un problema che richiederebbe interventi strutturali, a partire dall’abolizione della “Buona Scuola” e del “Jobs Act”. Segnaliamo all’ex-ministro, che ha accusato il suo partito di non avere un’idea di società, la necessità di una decisa inversione di tendenza rispetto alle politiche che condannano le nuove generazioni a usufruire di sempre meno diritti, a partire da quello allo studio.

 

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta della Lega Giovani del Veneto in risposta alla polemica sollevata dal segretario provinciale del PD, Giovanni Zorzi, per gli striscioni di protesta contro il Governo comparsi nella Marca Trevigiana

 

La Lega Giovani del Veneto dichiara di aver semplicemente voluto esporre in maniera pacifica il proprio punto di vista riguardo le ultime vicende che caratterizzano la politica del nostro Paese: il dissenso verso questo Governo formato dai due partiti che dal 4 marzo 2018 hanno perso tutte le elezioni in cui si sono presentati.

Il primo a prendere la parola è Piergiovanni Sorato, commissario veneto della Lega Giovani e assessore comunale a Pianiga, che dichiara: “Non credo che uno striscione appeso possa aver creato un’indignazione così forte al segretario provinciale del PD. Credo che definire le nuove leve emergenti della Lega nel territorio non solo trevigiano irrispettose verso le istituzioni e la democrazia sia un po’ esagerato e siano usate parole particolarmente pesanti, anche perché noi di nuove leve e di nuovi amministratori possiamo parlarne con senso compiuto. Ci sono infatti in molte amministrazioni comunali ragazzi che lavorano in maniera lecita, rispettosa delle istituzioni e dedicano il loro tempo per cercare di migliorare i propri comuni di appartenenza. Esporre un proprio pensiero non è un crimine. Chiedo quindi alla dirigenza provinciale del PD di usare lo stesso metodo e gli stessi termini usati contro il movimento giovanile della Lega verso i ragazzi che provengono da altre estrazioni politiche, che avviano azioni di forza e manifestano in maniera non autorizzata contro chi in maniera pacata e pacifica porta avanti le proprie idee”, chiude Sorato.
“Probabilmente il signor Zorzi ha bisogno di pubblicizzare la festa provinciale del PD che si terrà a Treviso e posso garantire che non ci saranno sicuramente manifestazioni per dezorzizzare Treviso, essendoci sempre da parte nostra il rispetto di chi ha un’idea diversa”.

 

“Prende posizione a favore del gesto di protesta dei giovani anche il neo commissario provinciale della Lega di Treviso Gianangelo Bof: “Fa sorridere il fatto che il segretario del PD parli di messaggi d’odio quando durante le loro manifestazioni di sinistra fanno comparire striscioni inneggianti Piazzale Loreto per Matteo Salvini, augurandogli quindi la morte. Non accettiamo morali da chi si riempie la bocca con parole democratiche ma poi nella concretezza fa tutt’altro, come ad esempio l’atteggiamento dei centri sociali o di alcuni attivisti e militanti che danneggiano cose, imbrattano le città e manifestano con violenza e cattiveria… Su questo nessuno mai si indigna”.

 

Sulla vicenda interviene anche Chiara Fraccaro, coordinatrice provinciale della Lega Giovani di Treviso e consigliere comunale a Castelfranco Veneto: “La Lega è il primo partito italiano per giovani iscritti e attivi, formati attraverso le scuole politiche e l’esperienza diretta nelle amministrazioni e sul territorio, siamo sempre a contatto con la gente e a servizio dei cittadini, sappiamo fare squadra, abbiamo ideali, cuore e coraggio. Probabilmente il PD manca di questa parte e non può far altro che attaccarci su simili banalità; non dimentichiamoci anche l’attacco dai banchi del Partito Democratico durante l’ultimo Consiglio Comunale a Castelfranco dove si dava del ‘sensale tombolano’ ad un assessore, offendendo e scatenando l’ira di un’intera comunità di Tombolo, dimostrando palesemente chi sono coloro che seminano odio”.
Poi conclude: “Purtroppo le persone preferiscono vedere le pagliuzze negli occhi altrui e non accorgersi delle travi nei loro occhi.”

 

Una netta visione arriva anche da Loris Florian, membro del Direttivo Federale della Lega Giovani e capogruppo Lega in comune a San Vendemiano: “Penso che il segretario del PD farebbe meglio a pensare al suo Governo e al suo neo ministro per gli Affari regionali, perché si adoperino per garantire l’Autonomia che Veneto e Lombardia hanno richiesto a gran voce con il referendum del 22 ottobre 2017, faccia questo e sarà la prima volta che un esponente del PD avrà fatto l’interesse dei Veneti”.

 

Andrea Cogo, giovane consigliere della Provincia di Treviso e consigliere comunale a Silea sostiene: “Ad oggi il PD è intenzionato ad apparire per via delle imminenti elezioni regionali 2020 con tutta probabilità; come sempre però si aggrappano al pretesto sbagliato. Noi a differenza loro apprezziamo, sosteniamo e valorizziamo i giovani che fanno sana politica e che cercano di migliorare la società in cui vivono. Dispiace sentire Zorzi criticare un intero movimento per un’idea che non condivide, al punto da volerla censurare ma ahimè, avesse voluto solo censurarla avrebbe agito in silenzio, invece ha voluto creare un caso mediatico solo per ottenere un po’ di visibilità… positiva o negativa lo decideranno presto gli elettori.”

 

Commenta i fatti anche Alain Tommasi, giovane segretario di sezione Lega a San Zenone degli Ezzelini e consigliere comunale del medesimo comune: “Il segretario del PD Trevigiano definisce questo atto come una mancanza di rispetto per le istituzioni e la democrazia di questo paese, proprio il partito che rappresenta forse non conosce bene la parola democrazia (letteralmente il popolo che comanda), ricordo inoltre i 7 anni tra governi tecnici ed auto eletti, non ultimo il penoso inciucio con coloro che tanto hanno contestato e denigrato. Se Zorzi vuole parlare di democrazia lo faccio sostenendo il ritorno alle urne, subito!”

 

 

Photo Credits: FB @LegaGiovaniTreviso

Il presidente nazionale di AIDAA-ITALIAMBIENTE ha inviato una lettera aperta al presidente del consiglio avvocato dottor Giuseppe Conte e ai capigruppo di tutti i partiti politici presenti coi loro gruppi nei due rami del Parlamento, elencando le priorità di una politica di tutela degli animali e in particolare la richiesta al presidente Conte, perché tenga conto anche del benessere e dei diritti degli animali nel programma che andrà a illustrare nei prossimi giorni in Parlamento in occasione del voto di fiducia al suo nuovo governo.
I punti sommariamente elencati dal presidente di AIDAA-ITALIAMBIENTE Lorenzo Croce sono 6 e possono essere brevemente così riassunti:
1) IVA
Si chiede l’abbassamento o in via subordinata il mantenimento delle attuale aliquote iva sulle prestazioni veterinarie e sui farmaci veterinari e sugli alimenti e i prodotti di prima necessità per cani e gatti compresi gli antiparassitari.
2) RANDAGISMO
Solo una seria lotta al randagismo con l’introduzione delle stazioni mobili di sterilizzazione affidate per le zone di maggior criticità alla veterinaria militare strutturata con gli ospedali veterinari da campo per operare anche in zone impervie e montuose, potrà ridurre il randagismo in tempi rapidi. Forte campagna di adozioni dei cani e nuove regole europee per le adozioni internazionali sia per i cani in entrata che in uscita dall’Italia. Finanziamenti della cassa depositi e prestiti a tasso zero ai comuni per pagare gli arretrati ai canili e maggiore controllo delle attività degli stessi. Introduzione dell’obbligo del microchip anche per i gatti, riconoscimento legale del ruolo delle gattare e fondi ai Comuni per la gestione del fenomeno del randagismo felino. Da tenere sotto controllo con interventi specifici anche nuove forme di randagismo, compreso quello equino il cui numero di cavalli abbandonati cresce mese per mese.
3) AVVELENAMENTI
Il problema dell’avvelenamento degli animali di affezione è un problema centrale in forte espansione. AIDAA-ITALIAMBIENTE chiede che si faccia una seria politica di contrasto a questo fenomeno con l’introduzione di pene certe e severe per coloro che si rendono responsabili dell’avvelenamento dei cani e degli altri animali domestici, di affezione e dei selvatici.
4) CACCIA E LOTTA AL BRACCONAGGIO
Si chieda che entro il 2022 si arrivi alla totale abolizione della caccia, e che nel frattempo si faccia una seria revisione di quelli che sono i permessi di caccia ed i porto d’armi introducendo limiti di età massima per il conseguimento ed il mantenimento della licenza di caccia. Lotta senza quartiere al bracconaggio.
5) SELVATICI
Da subito stop all’abbattimento di lupi, ibridi e orsi e revisione delle regole di abbattimento di selezioni in senso restrittivo per le altre specie selvatiche. Da subito nuovi progetti di introduzione delle specie selvatiche, un piano lupo ed un piano orso che preveda anche adeguati finanziamenti per i rimborsi dovuti agli allevatori in caso di comprovati danni causati dalle specie selvatiche compresi i cinghiali.
6) INTRODUZIONE NUOVE PENE PER I REATI CONTRO GLI ANIMALI 
Introduzione di pene severe che prevedano la reclusione fino a 10 anni di carcere per i reati di cui all’articolo 544 del codice penale relativo al maltrattamento ed uccisione di animali.
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“L’aria sta velocemente cambiando e del cambiamento fa parte anche una nuova e positiva attenzione ai territori da parte del livello nazionale. Dopo i 33 milioni assegnati pochi giorni fa ai Comuni veneti con meno di ventimila abitanti, oggi la buona notizia che oltre 23 milioni di euro da destinare alla manutenzione di scuole e strade arriveranno per le nostre Province. Ringrazio il Governo e il Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Sono segnali significativi, che danno fiducia”.

 

Lo dice il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, in relazione alla lettera con la quale il Viminale ha comunicato ai Presidenti delle Province italiane che è stato firmato il decreto interministeriale che destina 250 milioni di euro per la manutenzione di scuole e strade. In Veneto si tratta di 23.115.193 euro distribuiti nelle sei Province: a Belluno vanno 1,20 milioni, a Padova 2,49 milioni, a Rovigo 1,97 milioni, a Treviso 9,88 milioni, a Verona 5,32 milioni, a Vicenza 2,24 milioni.

 

“Dopo anni nei quali il patto di stabilità ha penalizzato i moltissimi Enti virtuosi veneti, impedendo loro l’uso legittimo dei fondi che avevano a disposizione – aggiunge Zaia – con questi finanziamenti è stato dato un grande segnale di svolta in termini di considerazione e attenzione ai territori”.

 

“Gli Enti locali – conclude il Governatore – sono i primi ‘terminali’ del nostro assetto istituzionale. Quelli virtuosi, come i Veneti, meritavano finanziamenti che si tradurranno in servizi attesi dai cittadini come la messa in sicurezza di strada e scuole. Molto bene. Avanti così”.

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma dell’Associazione italiana difesa animali e ambiente (AIDAA), in merito alla caccia al cinghiale

 

Secondo le notizie riportate dalle agenzie stampa, il Governo – o meglio la componente leghista del Governo – ha presentato un emendamento al decreto legge semplificazione, con il quale si chiede di dare alle Regioni la possibilità di: “individuare operatori qualificati ed abilitati per affiancare dopo un corso le guardie forestali, comunali ed i proprietari e gestori dei fondi ora coinvolti nei piani di abbattimenti e contenimenti dei cinghiali”.

 

In poche parole, la Lega, partito legato a triplo filo ai cacciatori, starebbe facendo passare la possibilità per i cacciatori di partecipare alle battute al cinghiale dopo un breve corso, in base alle richieste delle Regioni.

 

Questo con la complicità del Movimento Cinque Stelle – altra componente di Governo che si vantava di tutelare gli animali – e forse anche di altre componenti politiche della minoranza.

 

“Si tratta di una scelta precisa che apre la strada alla liberalizzazione della caccia al cinghiale – sostiene Lorenzo Croce, Presidente di AIDAA – e questo nel silenzio innanzitutto dei parlamentari, che si definiscono animalisti, e della componente Cinque Stelle del Parlamento che, in nome della reciproca non interferenza, si presta a questo orribile gioco di morte, che ovviamente noi condanniamo sia nella forma che nella sostanza dei fatti”.

“Fare previsioni è sempre difficile, ma non credo che questo Governo durerà per la legislatura”. Lo ha detto intervenendo questa mattina al Morning Show di Radio Padova, l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, rispondendo a una domanda del conduttore Barry Mason.
“Mi sembra che le difficoltà economiche che la sua azione ha provocato – aggiunge Paolo Gentiloni riferendosi all’attuale Governo – e che purtroppo si incrociano anche con un rallentamento dell’economia dell’Eurozona, renderanno impossibile mantenere anche gli ultimi tentativi delle promesse elettorali che sono state fatte. E questo non credo che renderà la vita del Governo particolarmente lunga. Dopodichè speriamo che si riesca a fare almeno una legge di bilancio perchè siamo al 17 di dicembre e ancora non ne abbiamo notizia”.
Venendo alla politica interna al Pd Paolo Gentiloni smentisce eventuali ritorni di accordi con Massimo D’Alema, come paventato in maniera ostile dall’ex ministro Carlo Calenda.
“Io credo che un po’ di rinnovamento è necessario – ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni riferendosi a sè stesso – se tu hai svolto un ruolo così importante come quello del Presidente del Consiglio, e poi alla fine gli elettori hanno espresso il loro verdetto…” e lo stesso ragionamento vale anche per Massimo D’Alema, che ha portato l’ex ministro Carlo Calenda a lanciare strali su twitter. “D’Alema non rispunta per niente. Se rispuntasse D’Alema avrebbe ragione da vendere anche Calenda”.

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