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Sono le nove di una sera qualsiasi che, a causa di 59 interminabili secondi, qualsiasi non lo sarà mai più. Ricordando, da Veneti, il terremoto che si portò via quasi mille persone, consegnò alla storia tremila feriti e 20mila sfollati.

 

Io mi ricordo. Seduta al tavolo del soggiorno, sto disegnando sulla carta millimetrata. Uno strano rumore, fuori, la matita prende vita, traccia una riga a zigzag. Mi guardo la mano. Contemporaneamente sento mamma urlare. Mi si presenta in ciabatte, con mio fratello di cinque anni avvolto in un asciugamano. Realizzo che era in vasca da bagno. Alzo gli occhi. Il lampadario va da una parte all’altra del soffitto. Mamma urla di nuovo, o forse non ha mai smesso, apre la porta di casa, in pianerottolo altra gente grida spaventata. Di corsa giù per le scale così come siamo, tutti.

 

Sono le 21.00.12 quando l’Orcolat colpisce il Friuli e i territori circostanti. 6.5 della scala Richter. Epicentro (ma questo lo scopriamo molto dopo) Gemona del Friuli. A Treviso, Venezia, Padova, Verona, Vicenza, Belluno, Rovigo lo sentiamo tutti. Prima il boato sordo, poi la terra che trema.

 

Il Veneto è sceso in strada, nelle piazze, lontano dagli edifici. Le persone si guardano negli occhi, i cellulari e il teletrasporto sono roba da Star Trek. Per la definizione del protocollo TCP/IP e della parola “Internet” bisognerà aspettare altri sei anni. Resta la televisione. In bianco e nero. La Tv a colori, infatti, debutta definitivamente in Italia il 1° febbraio 1977.

 

Qualche coraggioso è rimasto dentro casa, e aggiorna gli altri dalla finestra. Terremoto. Friuli. Morti. Danni. Pericolo. In quella arrivano i miei nonni e i miei zii, che abitano qualche strada più in là. Nessuno vuole tornare dentro. Nessuno tranne papà, che arriva camminando tranquillamente come niente fosse, di ritorno a Mestre dal lavoro, a Padova. Dice che sul cavalcavia tremava tutto. Va di sopra a prendere le cose che ci servono, ma avvisa che lui ha intenzione di dormire nel suo letto, che il giorno dopo deve andare a lavorare.

 

E mentre ci si appresta a passare la notte in macchina, i più fortunati si organizzano. Noi andremo a dormire, per tre giorni, nella tenda da campeggio degli zii, nel campo dove di solito fanno la Festa dell’Unità.

 

Negli stessi istanti in cui si pensa alla propria incolumità ma anche al disastro a pochi chilometri da noi, a come poter aiutare, scatta la catena della solidarietà. Arrivano da tutte le parti. Più di mille scout da ogni città d’Italia. Studenti, lavoratori, forze dell’ordine, esercito, vigili del fuoco, Italiani, stranieri. Uniti nel pensiero silenzioso che non sia un altro Belice.

 

E non c’è proprio pericolo. Non hanno ancora piena coscienza di cosa sia un furlan, né fatto i conti con gli uomini e le donne del Nord Est: le lacrime dopo, adesso non c’è tempo. Chi può è già al lavoro, nella notte, il passaparola silenzioso è fasin di bessôi, facciamo da soli. Tutto deve tornare come prima, dove si può. Si raccolgono e numerano le pietre. Si deve far ripartire tutto il prima possibile, e meglio.

 

“Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”. Mons. Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine, 12 maggio 1976

 

A Gemona, oggi, i portici e il Duomo sono gli stessi del 6 maggio 1976 prima della scossa: frantumati dall’Orcolat, sono stati ricostruiti con la tecnica di restauro dell’anastilosi, con la quale si rimettono insieme, elemento per elemento, i pezzi originali di una costruzione andata distrutta.

 

A oggi quella del Friuli resta l’unica ricostruzione completata in Italia.

 

6.05.1976, ore 21.00.12

Aree colpite: 5.500 chilometri quadrati – Popolazione colpita: 600mila abitanti – Morti: 990 – Sfollati: più di 100mila – Case distrutte: 18mila – Case danneggiate: 75mila – Danni al territorio: 4.500 miliardi di lire (oltre 18,5 miliardi di euro del 2010) Comuni coinvolti: 45 comuni “rasi al suolo” come Gemona, Venzone, Forgaria nel Friuli, Buia, Pinzano al Tagliamento, Monteaperta (frazione di Taipana) e Osoppo, 40 “gravemente danneggiati” e 52 “danneggiati”: tutti fra Udine e Pordenone, più tre soli comuni della provincia di Gorizia.

Il tema su cui riflettere è “Un viaggio non comincia con la partenza, ma molto prima”.

 

La scadenza del bando della XII edizione del Premio Giuseppe Mazzotti Juniores, inizialmente prevista per il 30 aprile 2019, è stata prorogata al 22 maggio. Gli studenti degli istituti superiori di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Slovenia e Croazia sono ancora in tempo per partecipare al prestigioso concorso; promosso dall’Associazione Premio Letterario Giuseppe Mazzotti con la collaborazione di Montura. L’obiettivo è quello di stimolare la riflessione dei ragazzi su temi legati ai molteplici interessi di Giuseppe Mazzotti e oggi ancora fortemente attuali.

 

 

Chi è Giuseppe Mazzotti

 

Mazzotti fu una figura di spicco del panorama culturale trevigiano nel Novecento; si occupò in modo innovativo di montagna e tutela del paesaggio, patrimonio architettonico locale (le ville venete in primis), arte e artigianato, enogastronomia. Gli ambiti a cui dedicò il proprio interesse e il modo in cui affrontò le questioni ad essi legate ne fanno un personaggio di spiccata attualità, ancora capace – a 38 anni dalla scomparsa – di incuriosire e stimolare il pensiero critico dei più giovani.

 

Il Premio

 

Quest’anno il Premio Giuseppe Mazzotti Juniores, che affianca lo storico Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” dedicato a scrittori affermati, invita i ragazzi a riflettere sul tema “Un viaggio non comincia con la partenza, ma molto prima”; questo realizzando un componimento scritto (per concorrere nella Sezione letteraria) o un video (per concorrere nella Sezione video).

 

Per ciascuna sezione sono previsti tre premi del valore di euro 600,00 (primo classificato), 400,00 (secondo classificato) e 200,00 (terzo classificato). È inoltre previsto un Premio di istituto del valore di 1.000,00 euro finalizzato all’attività didattica che le scuole degli studenti premiati si contenderanno nel corso della giornata delle premiazioni.

 

La prova

 

Questa prova è prevista al Palazzo dei Trecento di Treviso il 19 ottobre 2019; ci sarà un quiz che li metterà alla prova nella conoscenza delle tematiche mazzottiane: “Montagna: cultura e civiltà”, “Esplorazione – viaggi” e “Finestra sulle Venezie” (che rappresentano le sezioni di gara della XXXVII edizione del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”).

 

Info

 

Bando e regolamento sono consultabili sul sito www.premiomazzotti.it.

Per informazioni: Segreteria del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, tel. 0422 855609 – fax 0422 802070; e-mail [email protected]

Un grande successo, ieri, alla maxi cena in Vaticano preparata dal Consorzio dei ristoranti del radicchio per i 700 invitati. Tra gli ospiti c’erano anche il Governatore della Regione del Veneto, Luca Zaia e l’assessore al turismo, Federico Caner, intervenuti alle cerimonie in Piazza San Pietro in occasione dell’inaugurazione del presepe realizzato con la sabbia della spiaggia del Comune di Jesolo e dell’accensione dell’albero di Natale, donato dal Comune di Pordenone.

 

Ma venendo ai succulenti menù tradizionali veneti proposti per l’occasione, troviamo uno squisito risotto con il radicchio rosso di Treviso Igp e casatella trevigiana Dop, verdurine jesolane, radicchio variegato di Castelfranco Veneto Igp e radicchio rosso tardivo dorati, polenta di mais bianco perla con Morlacco del Grappa e radicchio rosso di Treviso Igp a scottadito, e il tiramisù dedicato al Papa.

 

Tra le prelibatezze friulane, invece, taglieri con formaggi tipici, amaretti e lecca lecca di Frico, crostini con trota affumicata del Livenza, prosciutto San Daniele Dop al taglio e prosciutto cotto alla brace. Il tutto sapientemente accompagnato dagli ottimi vini Castello di Spessa, Consorzio tutela del vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco, Fondazione Villa Russiz, Pighin e Zorzettin. A chiudere in bellezza, un brindisi col prosecco DOCG.

“Ringrazio l’Associazione Bancaria Italiana e il suo Presidente Patuelli per la sensibilità dimostrata nell’accogliere la nostra richiesta, nella certezza che gli Istituti di Credito associati daranno seguito all’indicazione”.

 

Con queste parole, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, esprime il suo apprezzamento per la decisione dell’ABI di chiedere a tutte le banche associate di accogliere la richiesta del Veneto e del  Friuli Venezia Giulia di non far pagare commissioni su bonifici o altre forme di trasferimento di fondi disposti a favore di iniziative a sostegno delle popolazioni colpite dalle calamità naturali, e di destinare gli importi corrispondenti alle commissioni eventualmente già applicate a favore delle iniziative di raccolta fondi.

 

“Lo spirito di solidarietà e di vicinanza ai territori che ha mosso il mondo bancario – aggiunge Zaia – è di grande significato. Se da un lato, come avevamo chiesto, è giusto non gravare di spese chi in questi giorni sta versando il suo contributo di generosità, dall’altro è anche importante la destinazione alle popolazioni colpite degli importi già eventualmente applicati. La squadra della solidarietà – conclude il Governatore – si allarga ogni giorno di nuovi protagonisti, e questo è bello e incoraggiante per il futuro”.

Tre nuovi appuntamenti con la musica jazz approderanno nei prossimi giorni vicino a noi, in un tour di grande intensità espressiva che nasce dall’incontro tra il trombettista iracheno Amir ElSaffar e il trio Hyper+, formato da Nicola Fazzini al sax, Alessandro Fedrigo al basso e Luca Colussi alla batteria.

 

La prima tappa in programma è per questo sabato 24 marzo, alle ore 21, sul palcoscenico del San Vito Jazz di San Vito al Tagliamento.

Nei giorni a seguire, il tour arriverà al Jazz Area Metropolitana di Dolo, domenica 25 marzo, alle ore 14, per concludersi al Carambolage di Bolzano, lunedì 26 marzo, alle ore 21.

 

Nato a Chicago, ma di origini irachene, Amir Elsaffar suona la tromba e il santur (una cetra su tavola percossa), dedicandosi altresì all’esplorazione delle tecniche vocali mediorientali, per rendere ancora più originale il suo approccio alla musica jazz.

Dopo l’annuncio dei Mogwai che suoneranno il 9 luglio a Sesto al Reghena, un altro grande nome della musica internazionale accende il festival friulano. Gli organizzatori: “Siamo orgogliosi, siamo stati scelti per la storia della nostra rassegna”.

 

 

Sarà certo un’edizione da ricordare quella che sta lanciando Sexto ‘Nplugged, la rassegna musicale estiva che si tiene in Friuli, a Sesto al Reghena, nel Pordenonese. Dopo il recente annuncio che i Mogwai suoneranno live il 9 luglio, arriva un altro big da oltreoceano ad arricchire la rosa artistica: gli Interpol. Il 26 giugno la band statunitense si esibirà per la prima volta al Sexto ‘Nplugged – e come UNICA DATA IN ITALIA – in una cornice unica nel suo genere, nello storico complesso abbaziale di uno dei borghi medievali più belli.

 

 

Gli Interpol e il loro acclamato alternative rock infiammeranno il palco di Sexto nella suggestiva location friulana, portando live “El Pintor”, il quinto album discografico in studio (2014). Il disco è stato registrato nei prestigiosi Electric Lady Studios e Atomic Sound di New York e per la prima volta senza il bassista Carlos Dengler, uscito dal gruppo nel 2010, ruolo che è stato preso dal frontman. Una curiosità nel titolo: in lingua spagnola vuol dire “il pittore”, ma è anche l’anagramma di Interpol.

“Sexto ‘Nplugged non si ferma – dichiarano gli organizzatori – Siamo solo all’inizio. Questa tredicesima edizione non avrà precedenti. Siamo orgogliosi di essere stati scelti come unico palco italiano per gli Interpol, è indice della serietà del nostro operato e della qualità delle proposte artistiche portate a Sesto in tutti questi anni. Vi emozioneremo come mai prima d’ora”.

 

 

 

TICKETING

Ticketone: 25 € (+ diritti di prevendita)

General sale: venerdì 2 Marzo, ore 11.00

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