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Nove adolescenti su dieci navigano in rete da soli, senza alcun controllo da parte dei genitori; quattro su dieci sono connessi anche dopo le 23 e solo l’8% approccia la rete seguito dai genitori; infine solo 16 ragazzi su 100 non hanno un account social.

 

Sono alcuni dei dati che emergono dall’analisi che ha coinvolto 10mila ragazzi tra i 12 e 16 anni, nel corso del 2018; ragazzi che frequentano le scuole medie e superiori di tutta Italia. A realizzarla l’Osservatorio del Movimento Etico Digitale Social Warning; una società no-profit che coinvolge 100 professionisti che lavorano con il web e che, come volontari, si impegnano a educare le persone sulle potenzialità e i rischi della rete.

 

 

Davide Dal Maso, fondatore dell’associazione e nominato quest’anno nella top100 under 30 leader del futuro secondo «Forbes», ne parlerà sabato 11 maggio (ore 9 – 12) nell’Auditorium di Villa Zanetti a Villorba (Treviso) assieme a Gregorio Ceccone, pedagogista e coordinatore dei formatori dell’associazione; nell’incontro Il bisogno di competenza e consapevolezza.

 

Rivolto a genitori ed educatori, l’appuntamento conclude il percorso formativo Smartphone, cattivo baby sitter! promosso dalla Fondazione Zanetti Onlus e dall’Associazione Il Melograno Centro informazione maternità e nascita, in collaborazione con Idea Sociale; l’iniziativa è volta ad approfondire il tema dell’uso improprio e proprio che gli adulti fanno dei mezzi tecnologici in ambito educativo.

 

Davide Dal Maso è il più giovane ad avere tenuto una docenza all’Università di Padova a soli 21 anni. Classe 1995; Professore di Promozione online e social media al CFP di Trissino; Premio Italia giovane nella categoria Social Warning-contrasto al cyberbullismo 2018.

 

Con i partecipanti all’incontro condividerà il valore della sensibilizzazione su potenzialità e insidie del web, per costruire un’educazione digitale di base che permetta, agli adulti e ai loro figli, di non diventare vittime dei fenomeni online e di coglierne le immense opportunità. Con l’avvento del digitale, pensieri, comportamenti e relazioni hanno subito un forte cambiamento e le persone si trovano spesso a dover cercare l’equilibrio tra reale e digitale, sia a livello personale e che professionale.

 

 

Davide Dal Maso e Gregorio Ceccone presenteranno e analizzeranno i Social Network maggiormente diffusi ed utilizzati fra adulti e ragazzi evidenziando aspetti positivi e negativi.

 

«Il gap culturale che si presenta per la prima volta nelle generazioni a confronto richiede in modo urgente un’educazione digitale che diventi reale e civica – affermano i relatori – che parta in primo luogo dalla conoscenza del mezzo tecnologico, comprendendo da una parte i possibili rischi, senza allarmismi o panico, e dall’altra evidenziando le possibili risorse, per migliorare la consapevolezza dell’esperienza digitale».

 

La partecipazione all’incontro è gratuita, è richiesta la prenotazione.

Per informazioni: Fondazione Zanetti – T 0422 312680 – [email protected]

Per due giorni Paolo Picchio, il papà di Carolina (la ragazza suicida a 14 anni per un video lanciato in rete), sarà nelle scuole del capoluogo trevigiano

 

Domani, martedì 9 aprile alle ore 20.30 al Centro della Famiglia il padre di una ragazza lombarda morta suicida per bullismo sui Social incontrerà a Treviso educatori, genitori e tutte le persone che non intendono più far passare sotto silenzio il problema.

 

 

Lei si chiamava Carolina: in suo nome è stata scritta la prima legge europea sul cyberbullismo e il padre Paolo Picchio ha creato una Fondazione che ha come mission difendere i ragazzi da loro stessi e dai coetanei. Impegno che Paolo Picchio ha tanto seriamente assunto da spostarsi di continuo lungo la penisola per incontrare giovani, adulti, ogni soggetto che possa influenzare ed educare al meglio. “I giovani rappresentano il futuro”, ha detto papà Paolo, “non possiamo né farli soffrire, né farceli portar via così”.

 

 

 

Paolo Picchio nelle scuole del capoluogo trevigiano

Invitato a Treviso dal Centro della Famiglia in collaborazione con Volontarinsieme CSV Treviso sul tema “Le parole fanno più male delle botte: prevenire e gestire casi di cyberbullismo”, domani e mercoledì Paolo Picchio parteciperà agli incontri con gli studenti degli Istituti comprensivi di Casier e Felissent di Treviso, dell’Istituto Tecnico Palladio e del Liceo Da Vinci. In programma è anche un incontro con i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Treviso, ai quali ci si rivolge troppo poco spesso.

 

“Le attività digitali possono trovare la giusta dimensione di supporto nelle relazioni tra persone e tra giovani se il contesto in cui i ragazzi vivono è coerente”, ha detto don Francesco Pesce, direttore del Centro della Famiglia, “e per questo rivolgo ai genitori, a tutti i giovani e adulti un particolare invito all’incontro di martedì sera nella nostra Sala convegni di via San Nicolò. Picchio suggerisce una maggiore armonia di visione e di azione tra scuola e famiglia per offrire un contesto educativo condiviso, con ruoli e sensibilità diversi, ma coerenti”.

 

Le vittime non sanno salvarsi da sole

Carolina a sua insaputa è stata filmata e lanciata in rete. Aveva 14 anni. Prima di suicidarsi, lasciandosi andare nel vuoto, ha lasciato scritto: “Le parole fanno più male delle botte”. La legge che porta il suo nome mette al centro la scuola per il suo ruolo determinante. La prima difesa dal bullismo viene infatti dai ragazzi che devono isolare i bulli e denunciarli. La vittima diventa impotente, attanagliata dalla solitudine e dalla vergogna, senza il coraggio di parlarne. “Le vittime non sanno salvarsi da sole”, ha detto don Francesco, “per questa ragione dobbiamo offrire loro un contesto coerente e aperto, nel quale scuola, coetanei e genitori siano in dialogo tra loro”.

Una lezione-spettacolo di 50 minuti con un testo teatrale – tratto dal romanzo della scrittrice danese Janne Teller – accompagnato dal commento dello strumento musicale; è il progetto “La catena del branco”, pensato per ‘leggere’ la violenza del branco e comprendere anche emotivamente che cos’è il bullismo.

 

 

Portato in scena dal Theama Teatro di Vicenza e finanziato dall’assessorato all’istruzione e formazione della Regione Veneto, che si concluderà il 9 aprile; il tutto con un totale di 43 performance in una trentina di istituti scolastici coinvolgendo 4000 studenti e 2000 docenti. Alla lezione-spettacolo, in programma presso l’istituto alberghiero Leon Battista Alberti di Abano Terme,  ha partecipato anche l’assessore regionale alla scuola.

 

 

“L’aggettivo più usato dai ragazzi nel commentare lo spettacolo è ‘verosimile’. Il che ci fa rendere conto della diffusione della problematica del bullismo in una dinamica di branco. Ho voluto sostenere questa trasposizione teatrale di un testo che ha fatto molto discutere l’Europa intera, perché il linguaggio dello spettacolo dal vivo non solo coinvolge i ragazzi, ma li rende anche protagonisti diretti”.

 

 

Queste le parole dell’assessore. “Serve infatti che  i nostri giovani si rendano conto di essere dentro una catena di violenza che può essere interrotta. E per interromperla c’è bisogno di dialogo, soprattutto con gli adulti”.

 

 

Commentando la presenza delle classi prime dell’istituto Alberti di Abano, dove si è verificato l’episodio dell’insegnante coinvolta nei tafferugli a Padova, l’assessore ha sottolineato la sensibilità del corpo docenti della scuola nel preparare i ragazzi ad affrontare la problematica del bullismo e l’autodisciplina degli studenti; questi prima dello spettacolo hanno consegnato i cellulari per ritirarli solo al termine.

 

 

“Avevo previsto di partecipare a questo presentazione venti giorni fa e mi è parso più che opportuno venire e ribadire che la Regione è a fianco della scuola, innovativa nella didattica e pronta ad aderire a percorsi formativi sostenuti dalla Regione come le recenti Giornate dello sport, nonché della stragrande maggioranza dei docenti che, con grande rispetto per il propri ruolo educativo, non devono essere messi in discussione rispetto ad un episodio isolato”. Commenta l’assessore tornando sull’episodio che ha portato l’Alberti al centro delle cronache cittadine e nazionali.

Sabato 9 febbraio, dalle ore 11, presso la piazza eventi fronte Unieuro del centro commerciale Auchan Porte di Mestre, avrà luogo l’evento Open Source Day a cura dell’associazione VeLug (Venezia Free software Users Group) in collaborazione con Joomla Veneto e LibreItalia.

 

Gli esperti delle varie associazioni saranno a disposizione del pubblico con dei presidi informativi per favorire e approfondire la conoscenza di GNU/Linux e di tutto il software libero

 

Dalle ore 17 si svolgeranno degli incontri gratuiti di approfondimento, aperti a tutti, sui temi della navigazione internet in sicurezza, sui pericoli della rete e verranno dati preziosi consigli ai genitori su come contrastare il fenomeno del cyber-bullismo.

 

Il VeLug, in collaborazione con la Municipalità di Chirignago Zelarino e l’Assessorato alle Politiche Giovanili e Pace organizza corsi di software libero e informatica di base presso la Nuova Casa delle Associazioni in via Pomi a Zelarino.

Un grimaldello in grado di scardinare le serrature di prigioni del silenzio, perché il non detto uccide e corrode le persone da dentro: è questo il senso del docufilm presentato ieri al cinema teatro Busan a duecento studenti delle classi seconde delle scuole medie Montalcini e Hack.

 

Il docufilm è opera di Luca Pagliari, giornalista, autore, regista e storyteller, che da alcuni anni è impegnato nella divulgazione anche di campagne sociali contro il bullismo, con spettacoli che porta in giro per le scuole italiane. Pagliari ha accolto l’invito rivoltogli da insegnanti moglianesi, che hanno voluto realizzare un evento a corredo dei temi già affrontati nel progetto Rispettiamoci, che ha trovato il sostegno dell’Amministrazione comunale.

 

#dodicidue è il titolo del docufilm e format giornalistico teatrale che racconta la storia di Alice. 3 anni di vessazioni e di attacchi da parte dei bulli. 3 anni di silenzio. 3 anni di rabbia tenuta dentro. 3 anni di musica ascoltata ininterrottamente per restare lontana dal mondo.

Poi è arrivato il dodici due duemilasedici. La data in cui Alice, 16 anni e vittima di bullismo, dopo aver assistito a uno spettacolo di Pagliari gli scrive. Alice nei cinque anni di vessazioni continue non aveva mai condiviso con nessuno il suo carico di dolore. Lo aveva nascosto al mondo intero trincerandosi dietro le sue cuffiette, creando un muro di musica sparata nelle orecchie per evitare di ascoltare, sublimando la sofferenza attraverso atti di autolesionismo e di rabbia incontrollata. Neppure lo psichiatra era riuscito a comprendere.

 

“Alice mi lasciò tra le mani le chiavi della sua personalissima cella, affidandomi una responsabilità enorme: condurla fuori di lì, restituirle la bellezza dei suoi 16 anni e connetterla nuovamente con il mondo esterno”, raccontato oggi Pagliari.

 

I ragazzi moglianesi hanno visto il film che ha per protagoniste Alice e la mamma. In 30 minuti viene ripercorsa questa storia che ha il sapore di un ritorno alla vita. Oggi, infatti, Alice è serena e soprattutto libera.

 

“Quella raccontata oggi, pur con la sua durezza, è una storia a lieto fine. Ma non sempre va così e riteniamo che non si faccia mai abbastanza per far capire ai ragazzi che il bullismo, il cyberbullismo, possono essere letali per un loro coetaneo e che, se capita di esserne vittima, non ci si deve rinchiudere in se stessi, ma al contrario aprirsi, ai genitori, ai professori, agli stessi compagni. La lezione da dare è anche rivolta a chi assiste impaurito senza riuscire a opporsi a questi comportamenti. I bulli vanno dissuasi, i cyberbulli vanno isolati. Questo è il senso del nostro impegno a sostegno della scuola su questo fronte”, hanno commentato Carola Arena, Sindaco, e Daniele Ceschin, assessore alle Politiche educative di Mogliano.

Insulti, umiliazioni, violenze: il bullismo e la sua versione cibernetica, tramite chat, web e social, è sempre più presente in Veneto, nell’esperienza di vita di bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. La Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore al Sociale, istituisce un tavolo istituzionale per studiare il problema e soprattutto per coordinare le diverse istituzioni coinvolte: scuola, enti locali, Ulss e servizi, ordine pubblico e sicurezza, associazioni.

 

“I casi di cronaca si intensificano – dichiara l’assessore al Sociale – e il più delle volte colgono impreparati educatori, famiglie, istituzioni. La Regione Veneto si è data una norma ad hoc, con il collegato alla legge di stabilità 2018, per prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. La nomina del tavolo istituzionale rappresenta il primo passo per individuare strategie e interventi, come prevede appunto la legge veneta, che aiutino a prevenire, a educare al rispetto dell’altro e assicurino a tutti i bambini e ragazzi il diritto di crescere e di essere se stessi, senza il rischio di subire condizionamenti e vessazioni da parte compagni violenti”.

 

Il tavolo regionale, che sarà coordinato dall’assessore al sociale o da un suo delegato, vedrà la partecipazione del garante regionale peri diritti alla persona e dei rappresentanti di Corecom, Ufficio scolastico regionale, Direzioni regionali al sociale, alla scuola e alla prevenzione, Ulss, Prefetture, Questure Anci, Tribunali per i minorenni, Carabinieri, Polizia postale, terzo settore, cooperative sociali e volontariato, nonché del Centro per i diritti umani dell’Università di Padova.

 

I componenti nominati opereranno a titolo gratuito e sono chiamati a suggerire alle Ulss le iniziative sperimentali da mettere in campo a protezione dei minori e a sostegno delle famiglie.

Si è svolta venerdì 23 febbraio, a Ca’ Farsetti, la conferenza stampa di presentazione di “Crescere la generazione digitale, adulti e ragazzi a confronto”, il ciclo di incontri promosso dall’assessorato alle Politiche educative, in collaborazione con il servizio Progettazione educativa comunale e con la Polizia di Stato e delle Telecomunicazioni, per promuovere un utilizzo consapevole degli strumenti tecnologici. All’incontro con la stampa sono intervenuti l’assessore comunale alle Politiche educative, Paolo Romor, la dirigente e il direttore tecnico del compartimento Polizia postale di Venezia, Emanuela Napoli e Letterio Saverio Costa, e la responsabile del Servizio di Progettazione educativa, Daniela Galvani.

 

 

“Le nuove tecnologie – ha esordito Romor – da una parte offrono enormi possibilità e vanno quindi conosciute, dall’altra possono nascondere delle insidie ed è proprio per prevenire potenziali pericoli legati all’uso della Rete che iniziative come quella che oggi presentiamo sono particolarmente preziose. Gli stessi strumenti possono essere buoni o cattivi, a seconda dell’uso che ne facciamo: l’importante è quindi imparare a usarli con la testa”. “Questa iniziativa – ha proseguito Romor – rappresenta solo la punta dell’iceberg rispetto al grande lavoro dei Servizi di progettazione educativa, che con le loro attività e con i materiali messi a disposizione delle scuole contribuiscono a migliorarne i risultati”.

 

 

“La parola chiave – ha aggiunto Napoli – è consapevolezza, e questo vale sia per i ragazzi, che iniziano ad utilizzare dispositivi tecnologici sempre più presto, sia per gli adulti. Non basta infatti saper usare gli strumenti, è necessario conoscere quali possono essere le possibili conseguenze dei nostri comportamenti”. La dirigente ha poi sottolineato l’importanza di regolamentare e controllare l’uso di cellulari, tablet, computer da parte di bambini e ragazzi, garantendo il più possibile l’affiancamento da parte di un adulto quando si accede al web e la necessità di fermarsi a riflettere prima di condividere in rete materiali privati come, ad esempio, le fotografie. Napoli e Costa hanno inoltre segnalato alcuni degli strumenti che la Polizia postale mette a disposizione dei cittadini per chiedere informazioni sul tema o inviare segnalazioni, dal sito https://www.commissariatodips.it, alla pagina Facebook “Una vita da social” (https://it-it.facebook.com/unavitadasocial/) alla nuova app YouPol.

 

 

Gli incontri del ciclo “Crescere la generazione digitale, adulti e ragazzi a confronto”, che si sono tenuti con successo nei mesi scorsi, da dicembre 2017 a oggi, hanno coinvolto, non solo genitori – da quelli dei bambini di 3 anni a quelli con figli fino ai 17 anni – ma anche insegnanti di scuola primaria. A conclusione del percorso – ha spiegato Galvani – mercoledì 28 febbraio, al Palaplip di Mestre, in via San Donà 196, si terrà un convegno dal titolo “Cyberbullismo. La voce di ragazzi e adulti”, promosso dal Servizio di Progettazione educativa del Comune di Venezia, in collaborazione con la Polizia postale. La prima parte del convegno, dalle 9.30 alle 12.30, coinvolgerà oltre 200 ragazzi dai 14 ai 17 anni sui rischi e le opportunità della rete.

In particolare, saranno proposti due interventi “Antidoti al cyberbullismo. La voce dei ragazzi” e “Nativi digitali: rischi e opportunità della rete”, a cura di Veronica Vento e Alessandra Rossi, esperte del Servizio di Progettazione educativa del Comune di Venezia, con la collaborazione della Polizia postale e delle Telecomunicazioni.

 

 

I ragazzi visiteranno inoltre la mostra espositiva “Attraverso i tuoi occhi”, realizzata con i materiali prodotti  dai ragazzi dai 10 ai 14 anni nel corso dell’esperienza di laboratorio in classe “Un click sulle emozioni”. Nel pomeriggio, dalle 18 alle 20 nell’aula magna Dell’Itis C. Zuccante di Mestre, in via Baglioni 22, genitori, insegnanti e tutte le persone interessate sono invitate all’incontro tematico “Il lato oscuro della rete, annessi e… connessi”, con interventi formativi-informativi a cura di Antonio Sagliocca, socio e docente dell’Associazione italiana per la sicurezza informatica Clusit, e di Emanuela Cilona, studiosa dei fenomeni di cyberbullismo e crimini informatici su minori. Modererà l’incontro Claudia Carbonin, referente del Settore Servizi educativi del Comune di Venezia.

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