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A un anno dai primi casi di Covid-19 in Veneto, nel Padovano, il Tenente Colonnello Marco Turrini – oggi Comandante del nucleo operativo dell’Arma dei Carabinieri di Treviso – ci racconta in una intervista la sua esperienza in prima linea al fianco di medici e infermieri, ma soprattutto dei Cittadini

 

Giusto un anno fa ieri, a Vò Euganeo, iniziava una vera e propria battaglia contro un virus allora sconosciuto che avrebbe cambiato le nostre vite e quella “normalità” che oggi tanto ci manca e che tutti ci auguriamo di riavere al più presto.

In un certo senso, possiamo infatti affermare che quel 21 febbraio 2020 è una data entrata nella storia, benché probabilmente un anno fa non tutti abbiano avvertito da subito la gravità della situazione che ci avrebbe travolti. 

 

In qualità di Forze dell’Ordine, come avete reagito e vissuto quei momenti in cui i primi casi di Covid riscontrati qui nel Veneto hanno cambiato tutto?

“È stato un momento molto particolare, peraltro perché in quel periodo l’attenzione nazionale era focalizzata su una epidemia proveniente dalla Cina. Quindi si è trattato di un avvenimento del tutto inaspettato il fatto di avere i primi due casi a livello italiano proprio nei nostri territori. La prima notizia riscontrava dei casi sospetti all’ospedale di Schiavonia e quindi c’è stata fin da subito la necessità di isolare l’ospedale.

D’intesa con l’autorità sanitaria e con la prefettura di Padova, la nostra prima attività è consistita proprio nel cinturare il nosocomio e garantire che vi fosse una sorta di cordone sanitario e sicurezza su tutti i fronti, impedendo i transiti da e per l’ospedale.

Ricordo che la sera stessa ci siamo recati nei pressi della struttura ospedaliera per cercare di avviare questa attività, oltre che per capire quello che veramente stava succedendo”.

 

In un momento come questo si cristallizza infatti all’improvviso una situazione totalmente diversa, rispetto a una struttura che in quel momento ha tutta una vita sua: persone impegnate in esami diagnostici, persone ricoverate, persone in ingresso o in uscita dal pronto soccorso…

 

Comandante Turrini, qual è stata allora la chiave di volta per intervenire così prontamente in una situazione tanto inaspettata e delicata?

“Sicuramente la conoscenza delle persone e della zona, in altre parole il fatto che noi siamo stati i primi e gli unici presenti in questa primissima fase, in un territorio che conoscevamo benissimo perché fino al giorno prima era parte del nostro lavoro quotidiano avere contatti con i medici, l’ospedale, il pronto soccorso… proprio in virtù degli interventi che normalmente seguiamo come corpo di polizia, gli incidenti stradali ne sono un esempio.

Però ecco che mai ci saremmo immaginati che da queste normali attività di istituto, il contatto con i sanitari si tramutasse in una simile emergenza.

Dopo un momento iniziale di apprensione, abbiamo preso in mano la situazione e l’abbiamo prontamente gestita”.

 

Da allora, nell’arco dell’ultimo anno la nostra vita e le nostre abitudini sono state veramente trasformate… Se in un primo momento – quando cioè la situazione era del tutto nuova e sconosciuta, e probabilmente anche sottovalutata – l’impressione è che le infrazioni commesse dai cittadini fossero scaturite perlopiù da una mancata sensibilità o consapevolezza verso l’emergenza, il motivo che oggi li induce a “sgarrare” sembrerebbe maggiormente dovuto a un riscatto di quella libertà di cui non siamo più padroni.

 

• Come è cambiato, secondo Lei, l’atteggiamento dei cittadini, da quel giorno?

“Sulle scelte individuali non mi sento di interloquire, nel senso che ogni persona ha delle sensibilità diverse. Resta però il fatto che noi, come Forze di polizia, ci troviamo ovviamente a dover assicurare il rigoroso rispetto delle prescrizioni dal punto di vista normativo, le quali promanano da quelle che sono le determinazioni a livello sanitario.

In questo senso si possono condividere – e noi l’abbiamo fatto fin dall’inizio – l’ansia, la preoccupazione e il disagio delle persone. Abbiamo poi cercato di supportarle in vari modi, per esempio è stata fatta una convenzione con Poste Italiane per recapitare le pensioni a casa degli anziani che per qualche motivo non potevano muoversi e abbiamo aiutato i Servizi Sociali a consegnare la spesa a casa delle persone sole. Non parlo solo di Treviso, ma anche di paesini più piccoli e isolati, con anziani in difficoltà.

Abbiamo quindi fornito e continuiamo a fornire una serie di informazioni al Cittadino, attraverso la nostra centrale operativa e i nostri Carabinieri, proprio per diffondere in maniera corretta quella che è la norma vigente, anche alla luce dei diversi DPCM che si sono susseguiti nel corso del tempo.

Il nostro supporto non è mancato, e a volte c’è la comprensione verso alcune situazioni, però è innegabile che il nostro fine primario sia orientato al rispetto delle norme e delle disposizioni. Inoltre, il fatto di essere sul territorio ci aiuta, perché ci fa assumere questa duplice veste: se da un lato siamo rigorosi tutori delle norme, dall’altro siamo anche vicini alla popolazione. Questa situazione l’abbiamo vissuta al fianco dei Cittadini, fin dal primo momento”.

 

• C’è un evento, un aneddoto, in quest’anno di pandemia, che l’ha particolarmente segnata? A livello professionale o anche umano.

“L’esperienza di Vò è stata unica, sia dal lato professionale che umano. In generale mi ha colpito proprio l’atteggiamento degli abitanti di questo paesino che, proiettati su un palcoscenico mondiale per una emergenza assoluta, hanno avuto una dignità, un senso civico e una compostezza davvero unici. Per esempio quando si sono sottoposti all’attività di screening, non solo nel loro stretto interesse per appurare se avessero contratto personalmente il virus, ma anche a scopo di ricerca, ovvero lo hanno fatto a fattor comune anche per gli altri, affinché tutti ne potessero beneficiare. E da questo punto di vista nutro una grande ammirazione.

E poi ho impressa un’immagine dall’elicottero, durante un sorvolo che mi è capitato di fare in pieno lockdown sopra alla zona di Abano e più in generale sulla provincia di Padova. È stato abbastanza impressionante osservare una circolazione di veicoli pressoché assente e dei territori che sembravano deserti o quasi disabitati. In testa ho questa fotografia di Padova vista dall’alto, in un modo così particolare”.

 

La sfida per il 2021: sensibilizzare giovani e giovanissimi sui pericoli della droga

• Un’ultima domanda che esula dal contesto Covid: un rapido confronto tra il Padovano, dove era in servizio fino a non molto tempo fa, e il Trevigiano, dove è in servizio ora, rispetto ai reati per droga, spaccio, furto, incursione.

“Padova e Treviso sono due province simili con comunità operose ed è chiaro che dove c’è un’economia così florida vi siano innegabilmente anche tanti rischi.

Questi due territori trovano delle similitudini anche nelle problematiche. Una di queste è il consumo di stupefacenti. Il comando provinciale di Treviso con il Colonnello Magro, Comandante provinciale, ha dato una spinta notevole nel campo del contrasto allo spaccio di stupefacenti, con particolare riguardo ai contesti giovanili. Questa è una problematica che proprio il Comandante Magro ha inteso affrontare e promuovere sia sotto il profilo della strategia di contrasto (quindi la repressione, i sequestri e gli arresti) che della prevenzione, cercando sempre più frequentemente di discutere questo pericolo attuale e concreto nelle scuole, al fine di educare e sensibilizzare i Cittadini ma in particolar modo le giovani generazioni”.

 

 

Photo Credits: padovaoggi.it

La Grande Distribuzione Organizzata si è mobilitata in questi mesi per accogliere le richieste del mercato. Gli obiettivi prioritari sono stati continuare a fornire il miglior servizio possibile bilanciando i maggiori costi di distribuzione, dati dall’aumento delle richieste di consegne a domicilio, ritiro in negozio e aumentare velocità degli approvvigionamenti in tempi di Covid-19, senza infine mancare proteggere la sicurezza dei suoi lavoratori. Per grande distribuzione qui intendiamo le catene organizzate di negozi diffusi su tutto il territorio italiano che intendono soddisfare le necessità delle famiglie italiane in un unico negozio a 360°. Come vedremo l’offerta per il cliente si sta davvero ampliando in quest’ultimo periodo.

 

Quali sono gli articoli più richiesti?

Con il rientro alle normali attività lavorative e l’apertura delle scuole, il tempo da dedicare alle attività giornaliere e routinarie come lo è fare la spesa si è decisamente ridotto, per questo molti italiani hanno scelto di risparmiare tempo sfruttando l’ampliamento dell’offerta di servizi a domicilio o di ritiro in negozio da parte di molti supermercati con cui molti hanno avuto a che fare durante i mesi più difficili. Acquistare i prodotti da casa soprattutto i generi alimentari i più cliccati sono pasta, biscotti, vino, conserve. Insomma, prodotti non rapidamente deperibili che possono tranquillamente essere messi in credenza e conservati a lungo senza sprechi. Inoltre, la loro qualità è già apprezzata e conosciuta dal consumatore che non ha bisogno di valutare prima dell’acquisto come avviene ancora invece per carni, verdure ed il reparto del fresco.

 

Come fare acquisti online nella GDO?

Dal periodo del lockdown, la tendenza degli italiani a ordinare la spesa online non ha subìto un sostanziale ridimensionamento per cui gli esercenti hanno adottato tutte le misure per soddisfare i livelli attuali di acquisti, predisponendo dei servizi di consegna a domicilio sempre più efficienti e potenziando la capacità di accettare ordini per i clienti che decidono di ritirare in negozio. La più sicura gestione dei pagamenti per facilitare i corrieri nelle consegne e per diminuire al massimo i rischi è sempre quello di pagare online utilizzando l’ormai ampia offerta di sistemi di pagamento come le tradizionali carte di credito/debito, o i pagamenti totalmente digitali come Google Pay Apple pay e Satispay. Questi ultimi pur essendo entrati da poco nel mercato dei pagamenti digitali sono già sistemi totalmente rodati e affidabili.

 

La novità del settore con grandi e piccoli elettrodomestici

Il grosso vantaggio della spesa online sembra essere quello di una maggiore varietà di scelta tra varie catene e la possibilità di confronto di diverse catene oramai a portata di click. È proprio il nuovo volantino MD, infatti, a mostrarci un’intera sezione dedicata alle offerte di grandi elettrodomestici per la casa. Così come MD, le varie piattaforme web su cui è possibile fare acquisti stanno infatti potenziando l’offerta di articoli come ad esempio i grandi e piccoli elettrodomestici per i loro clienti. Per orientarsi su questi prodotti è possibile scegliere comodamente da casa consultando le nuove offerte a scadenza settimanale o bisettimanale sui pratici volantini messi in rete, evitando di ingombrare il proprio bidone della carta e rispettando l’ambiente. L’MD, che si vuole porre come leader di questo mercato, riserva per i suoi clienti delle promozioni disponibili a volte solo per chi acquista online.

 

In conclusione: nuove possibilità

Del periodo di incertezza che ci troviamo ancora a vivere, potremo dire, magari tra qualche mese, che l’Italia sarà uscita con una forte dose in più di digitalizzazione in più e una conoscenza sempre più capillare delle risorse per gli acquisti che sono oggi offerte dalla rete nella grande distribuzione che con il suo impegno cerca di sigillare un rapporto di fiducia sempre più stretto con i propri clienti per una gamma sempre più ampia di prodotti.

Secondo un articolo apparso su IFN, la pandemia potrebbe contribuire a far estinguere intere popolazioni nei prossimi decenni. È questo lo scenario scaturito da un inverno demografico dettato dalla crisi attuale. Giusto per fare un esempio, il Giappone, che è uno dei Paesi al mondo con la natalità più bassa e il più alto tasso di invecchiamento, è prossimo a registrare un nuovo record negativo di nascite. E nemmeno lo scenario italiano è dei più rosei, anzi.

 

2020 annus horribilis

Secondo fonti governative citate dall’agenzia di stampa Kyodo, il 2020 potrebbe chiudersi con 845mila nuovi nati in Giappone: mai così pochi nel Paese nipponico dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il dato è difatti molto inferiore rispetto a quello del 2019, quando le nascite erano state 865.239.
Per avere numeri certi bisognerà attendere ancora: il governo di Tokyo pubblicherà una prima stima a dicembre, mentre le statistiche definitive arriveranno all’inizio del nuovo anno. Tuttavia i funzionari del ministero della Salute sono già convinti che il 2020 segnerà un picco negativo sulla natalità.

 

Giappone, terra di centenari

Come riportano i dati pubblicati il 15 settembre dal ministero della Salute, in Giappone oggi abitano 80.450 ultracentenari, aumentati di 9.176 rispetto al 2019, che ha registrato il 50° aumento annuo consecutivo.
Nel 1963 (anno in cui il Paese ha iniziato il computo) le persone di età pari o superiore ai 100 anni erano appena 153.
Più o meno vent’anni dopo, nel 1981, il numero aveva già superato il migliaio e nel 1998 i giapponesi ultracentenari erano oltre 10mila. L’aspettativa di vita è certamente aumentata grazie ai progressi della scienza, ma l’invecchiamento del Paese rappresenta anche un campanello d’allarme demografico.

 

Rischio estinzione?

Nel corso di una recente conferenza stampa, Tetsushi Sakamoto, il ministro responsabile delle risposte al calo di natalità, ha dichiarato come: «La diffusione del coronavirus stia facendo preoccupare molte persone di rimanere incinte, dare alla luce e allevare bambini». Sul tema si espone anche la Japan Pediatric Association, rilevando che anche nei prossimi dieci anni potrebbe flettersi gravemente la curva delle nascite a causa della pandemia. La fase di incertezza dovuta al Covid-19 si riflette anche sui matrimoni, in netto calo rispetto allo scorso anno, con un -36,9%. Secondo Masaji Matsuyama, ex titolare del dicastero che si occupa del calo delle nascite, se la tendenza demografica resterà la stessa, sarà messa a rischio «l’esistenza stessa della nazione come la conosciamo».

 

I giapponesi siamo (anche) noi italiani

Questo scenario ci riguarda da vicino perché, se il Giappone guida la classifica mondiale per invecchiamento della popolazione, l’Italia gli è seconda. L’esistenza della popolazione, pertanto, è minacciata anche qui da noi. Qualche tempo fa il presidente dell’ISTAT Gian Carlo Blangiardo aveva lanciato l’allarme su come crisi economica, paura e incertezze incidano negativamente sulla natalità. Certamente non sono d’aiuto gli appelli dei medici all’astinenza sessuale o all’autoerotismo, e nemmeno la drastica riduzione dei rapporti sociali.

Secondo uno studio scientifico citato anche da Piero Angela, nell’anno 2100 la popolazione del nostro Paese passerà dagli attuali 60 milioni a non più di 28milioni. La riduzione comporterà un crollo del PIL, collocandoci al 25° posto tra i Paesi del mondo, e non più tra i primi dieci.

 

 

Fonte: ifamnews.com

L’analisi dell’economia italiana post-lockdown impone di vagliare in primo luogo la situazione debitoria della popolazione, tenendo anche conto delle restrizioni imposte dal Governo e del conseguente aggravamento della crisi economica già in atto da alcuni anni.

 

Infatti, per contingentare il più possibile il rischio di contagio da Coronavirus, nel periodo intercorrente da marzo a maggio, le competenti autorità hanno adottato una serie di provvedimenti destinati a ridurre drasticamente gli spostamenti delle persone per evitare il verificarsi di rischiosi assembramenti.

Inoltre la chiusura delle attività produttive non ritenute indispensabili a livello nazionale ha influito negativamente sulle condizioni reddituali dei nuclei familiari direttamente o indirettamente destinatari delle suddette misure.

 

Tuttavia, contrariamente ad ogni aspettativa in merito, le famiglie italiane hanno continuato ad accendere nuovi prestiti o finanziamenti per sopperire a spese di varia natura e di diversa rilevanza.

 

A tale riguardo, ponendo l’attenzione sull’incidenza delle nuove linee di credito sui redditi dei cittadini, da recenti statistiche emerge che nei primi sei mesi del 2020 si è verificato un incremento pari al 4,8%, rispetto a quanto registrato lo scorso anno.

La ragione di tale andamento è probabilmente da ascrivere anche alla convenienza delle operazioni finanziarie in seguito al progressivo ribasso del costo del denaro.

 

Dalla medesima indagine si evince anche che nell’ultimo periodo sono in costante aumento i finanziamenti finalizzati, come ad esempio quelli per l’acquisto di elementi di arredo o elettrodomestici oppure quelli stipulati per comprare vetture e motocicli, a scapito dei prestiti personali.

 

Per quanto invece riguarda il peso delle rate mensili subito dalle famiglie italiane, la somma media impiegata dalla platea dei debitori per restituire il capitale ricevuto ammonta a 333 euro (contro i 364 euro del 2016), a fronte di una esposizione di debiti che generalmente ruota sui 30 mila euro.

Si nota quindi una particolare attenzione dei richiedenti alla comodità della rateizzazione rispetto alle proprie capacità effettive di rimborso, che spesso li induce ad optare per l’allungamento della durata del finanziamento con consequenziale diminuzione dell’importo impegnato ciascun mese.

 

Tra i finanziamenti più diffusi sul mercato finanziario vi sono i prestiti destinati ai dipendenti statali, che in virtù della solidità del loro contratto lavorativo e del loro datore di lavoro possono usufruire di condizioni agevolate sia nei tassi che nelle modalità di richiesta.

Nel dettaglio hanno la possibilità di accedere ad un Piccolo Prestito ovvero ad un Prestito Pluriennale diretto o garantito, qualora abbiano raggiunto i requisiti richiesti, come l’anzianità di servizio e l’iscrizione alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie (per ulteriori approfondimenti sui prestiti per dipendenti statali: Calcoloprestito.org).

Riportare l’attenzione sul tumore al seno, il cancro che colpisce con più frequenza le donne, in un momento storico in cui la sanità è concentrata nella lotta alla pandemia da Covid-19. Questo uno degli obiettivi dell’iniziativa “Coltiva il tempo della prevenzione”, nell’ambito della campagna Nastro Rosa.

 

Per promuovere questo messaggio stamattina, davanti al Municipio di Mestre, gli organizzatori hanno consegnato alle donne che fanno parte dell’Amministrazione comunale un cofanetto con il melograno, simbolo della lotta al tumore al seno.

 

“Abbiamo avviato questa collaborazione con realtà come la Lilt e il Centro di Medicina Mestre già nel 2015, sposando una causa importante come quella della comunicazione della prevenzione al tumore al seno”, ha detto la presidente Damiano. “Purtroppo quest’anno non abbiamo avuto la possibilità di operare come in passato, a causa della pandemia che ha bloccato lo sviluppo di alcune iniziative, ma a maggior ragione siamo chiamati, ognuno di noi nel proprio piccolo, a fare il massimo per diffondere questo messaggio di prevenzione e cura”.

 

Obiettivo rimane quello di sottolineare che, come sostenuto da Lilt, la prevenzione non deve essere messa da parte. Lo scorso anno, secondo dati di Airtum, sono stati diagnosticati 53.500 nuovi casi di tumore al seno a livello nazionale, di cui 5mila in Veneto. Grazie alla diagnosi precoce, viene sottolineato, sono aumentate anche le probabilità di guarigione e sopravvivenza, con percentuali superiori all’80%. La campagna, organizzata a livello nazionale, punta a diventare virale grazie all’hashtag #ioprevengo, collegato al cortometraggio “Coltiva il tempo della prevenzione”, realizzato dal Gruppo Centro di medicina e Casa di cura Villa Maria. Il video nel giro di poche settimane ha già superato le oltre 25mila visualizzazioni su YouTube.

 

 

Palazzi illuminati di rosa e screening senologici

Nell’ambito delle iniziative locali legate al mese rosa della prevenzione, il Centro di Medicina Mestre ha illuminato di rosa la sede di viale Ancona durante tutto ottobre, per allinearsi alla Lilt con la campagna “Nastro Rosa 2020”. Inoltre, il Centro devolverà alla Lilt di Venezia parte del ricavato degli screening senologici del mese di ottobre, effettuati dalla equipe di Senologia Diagnostica che può usufruire del Mammografo 3D con Tomosintesi.

 

“Tra gli effetti collaterali negativi della diffusione del Covid – ha aggiunto Damiano – c’è anche la diminuzione di terapie, di cure  e di attività di prevenzione adeguate tra le donne per poter combattere il cancro al seno. E questa è una tendenza che va assolutamente invertita, anche perchè sono sempre più le donne sotto i 50 anni che si ammalano. La diagnosi e la prevenzione fin da giovani sono essenziali, sono vita e non bisogna abbassare la guardia, perchè il cancro al seno esiste, è presente e se non preso in tempo non lascia scampo. Ma per fortuna gli strumenti ci sono, così come sono presenti realtà importanti come la Lilt e il Centro di Medicina che svolgono un compito essenziale per il territorio. Per questo – ha concluso – mertitate tutta la gratitudine della comunità”.

Siamo all’assurdo: mentre ieri è stato diramato un nuovo DPCM con il quale vengono anticipatamente chiuse attività di ogni genere a causa di una grave situazione dei contagi, attività commerciali vitali
gente ridotta quasi alla fame. Sconsigliato vivamente trasferirsi da un comune all’altro se non per lavoro, studio o urgenza, chiuse palestre e piscine, fermi i locali pubblici alle 18, ed ora… durante un’intervista fatta al primario dello Spallanzani di Roma ci sentiamo dire che il vaccino anti Covid prodotto in Italia verrà probabilmente testato in Sudamerica perché la situazione contagi qui da noi non è così grave come dicono.
E allora, a che gioco stiamo giocando? Dobbiamo credere ai politici che ci rinchiudono e ci impauriscono o al medico delle Spallanzani, che ci rassicura?

 

Ascoltate voi stessi il video girato da Matteo Gracis, giornalista e libero pensatore, che ringraziamo.

 

 

Il materiale raccolto conta complessivamente oltre 800 disegni, 54 disegni-scultura, 13 sculture, 76 pensieri-messaggi

 

Speravano di allestirla questo autunno, ma le misure anti Covid degli ultimi DPCM hanno in qualche modo costretto gli organizzatori a rimandarla alla prossima primavera.

 

“È un impegno preso con tutti i giovani e giovanissimi che durante il lockdown hanno mandato i loro disegni o altri elaborati alla Regione. Da essi viene una testimonianza viva, un invito a condividere e rielaborare attraverso gli occhi dei bambini le emozioni vissute da tutti. La mostra, che coinvolgerà ogni provincia, la faremo a primavera. Ma quest’attesa renderà ancora più significativa la riflessione su quanto è accaduto alla luce delle esperienze di bambini e ragazzi”.

Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha annunciato che uno dei primi appuntamenti culturali nella nostra Regione del nuovo anno sarà l’esposizione delle opere realizzate dai giovanissimi durante la chiusura delle scuole a causa della pandemia.

 

Il materiale raccolto conta complessivamente oltre 800 disegni, 54 disegni-scultura, 13 sculture, 76 pensieri-messaggi: tutte opere cui il Presidente ha già dato in parte risalto durante il punto stampa quotidiano che ha tenuto regolarmente durante il lockdown.

Fu proprio in una di quelle circostanze che un creativo lanciò al Governatore l’idea di un’esposizione riassuntiva e ragionata. L’idea fu subito accolta dalla Regione, ed ora – insieme al Teatro Stabile del Veneto – messa in pratica.

 

 

Una mostra in tour

La mostra è stata pensata per fare sosta in ogni capoluogo di provincia della regione, ospitato in un edificio altamente rappresentativo del territorio (più una significativa permanenza a Vo’ Euganeo, comune divenuto simbolo dell’impegno dei cittadini in questo momento storico).

 

Queste le tappe individuate per il percorso espositivo:

  • Vicenza, Basilica Palladiana, dal 16 novembre al 4 dicembre;
  • Venezia, M9 (Mestre), dall’11 dicembre al 1° gennaio;
  • Treviso, Palazzo dei Trecento, dall’8 al 29 gennaio;
  • Rovigo, Pescheria e Gran Guardia, dal 5 al 26 febbraio;
  • Verona, Castelvecchio, dal 5 al 26 marzo;
  • Belluno, Palazzo Bembo dal 2 al 23 aprile;
  • Padova, Palazzo della Ragione, dal 30 aprile al 21 maggio;
  • Vo’, Villa Contarini, dal 29 maggio al 18 giugno.

 

 

“I giovani e i giovanissimi – ha commentato il Governatore – hanno dimostrato grande serietà di fronte alla pandemia. Responsabilmente hanno subìto la mancanza di quella vita relazionale che è fondamentale alla spensieratezza della loro età. Il dialogo empatico che si è instaurato tramite i loro messaggi e disegni con chi era impegnato a livello istituzionale sono la conferma che non sono stati degli spettatori inerti e insensibili ma, a modo loro, hanno preso a cuore la vita collettiva con grande partecipazione”.

Il candidato consigliere alle elezioni regionali Cristian Rossetto di Fratelli d’Italia ha indotto ieri 16 settembre una conferenza presso Signore & Signori a Treviso dal tema “Il mondo degli eventi e dello spettacolo: prospettive e soluzioni” a cui hanno partecipato diversi esponenti di questo mondo tra cui il Dj internazionale, speacker radiofonico Mistericky e il tenore del Teatro La Fenice di Venezia Domenico Altobelli.

Alla conferenza presente anche Giuseppe Montuori, Coordinatore Provinciale per Fratelli d’Italia Treviso.

 

“Ho deciso di indire questa conferenza dopo una polemica scatenata sui social in merito a un post dove esprimevo la mia solidarietà e supporto per tutti i lavoratori e professionisti del settore. Questo mondo è troppo spesso tenuto in scarsa considerazione. Dimenticato dalle voci degli aiuti pubblici e adesso messo in ginocchio: il mondo dello spettacolo visto come forma di divertimento e quindi giudicato non essenziale.” Queste le parole di Rossetto che ha continuato: “Non  solo il danno economico dei gestori, anche quello dell’indotto: camerieri, p.r., baristi, Dj, vocalist, musicisti, molti dei quali a partita Iva che si trovano a cercare lavoro in un settore bloccato da restrizioni e obblighi.

6000 attività chiuse in tutta Italia, il cui giro d’affari in gioco a causa della chiusura è di 4 miliardi. 25.000 famiglie di persone che lavorano nel settore il cui futuro ora è incerto.”

 

La riunione ha voluto operare un confronto costruttivo al fine portare all’attenzione questo tema sia al Governo ma anche al pubblico per far capire che è un mondo dove operano persone serie che si trovano in difficoltà come in altre attività imprenditoriali colpite dall’attuale situazione socio-sanitaria dovuta al Covid.

 

Le parole di Mistericky: “La gestione e l’applicazione delle misure limitative, le regole imposte non erano facili da rispettare e probabilmente c’è stata un po’ di negligenza da parte della clientela. C’è stato anche un mancato controllo delle forze dell’ordine che è stato più un multare i gestori che il cercare di far rispettare le regole in modo collaborativo. Probabilmente nella testa di molte persone significava che tutto era concesso. L’unico sostentamento sono stati i 600 euro per chi era iscritto alla cassa previdenziale, per quei pochi a cui sono arrivati”.

 

 

Il tenore del Teatro La Fenice di Venezia Domenico Altobelli: “Anche per noi non è stato facile ma abbiamo cercato di riorganizzarci. Abbiamo disposto l’orchestra dove normalmente era disposta la platea portando la capienza da 1200 a 350 persone. Sono state prese ora diverse misure di sicurezza che permettono di tenere aperto con un pubblico più ristretto.”

 

 

 

Il coordinatore Montuori: “Noi avevamo segnalato che il mondo dello spettacolo avrebbe avuto problemi per la chiusura, la cosa odiosa è stato dire che era un settore non essenziale. Tutti i settori che portano indotto o dove vivono famiglie sono essenziali.”

 

La riunione è continuata con diversi esponenti del settore che hanno espresso il loro parere in merito alla situazione tra cui vogliamo ricordare Barbara Abiti – cantante, Samuel Valeri – Dj Produttore e speacker radiofonico, Antonio Giglio – Organizzatore di eventi, Roby Canzian – Dj.

Si è conclusa oggi, alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico 2020/2021, la distribuzione porta a porta, ad opera della Protezione Civile comunale, delle mascherine a tutti gli alunni iscritti all’istituto “L. Luzzatti” di Cimadolmo.

 

Durante l’estate, infatti, l’Amministrazione Comunale – in collaborazione con alcune Aziende del territorio – si è impegnata nella promozione di una bellissima iniziativa, quale segno di ripartenza scolastica in sicurezza.

 

Grazie al generoso contributo di CDM, La Tiesse, Acqua Design, Europiave e Lavanderia Piave, ogni alunno di età compresa fra i 6 e i 14 anni iscritto all’istituto ha così ricevuto in dono n. 3 mascherine protettive in tessuto colorato, lavabili e riutilizzabili, a tutela della propria (e altrui) salute, realizzate dalla Jetros di Maserada sul Piave.

 

La consegna porta a porta delle mascherine è stata accompagnata dalla lettera a firma del sindaco, Giovanni Ministeri, che ha concluso il suo messaggio rivolgendo a studenti, docenti, dirigente e personale scolastico i suoi più sinceri auguri di buon lavoro.

 

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