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Perché la pandemia provocherà un calo demografico

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Secondo un articolo apparso su IFN, la pandemia potrebbe contribuire a far estinguere intere popolazioni nei prossimi decenni. È questo lo scenario scaturito da un inverno demografico dettato dalla crisi attuale. Giusto per fare un esempio, il Giappone, che è uno dei Paesi al mondo con la natalità più bassa e il più alto tasso di invecchiamento, è prossimo a registrare un nuovo record negativo di nascite. E nemmeno lo scenario italiano è dei più rosei, anzi.

 

2020 annus horribilis

Secondo fonti governative citate dall’agenzia di stampa Kyodo, il 2020 potrebbe chiudersi con 845mila nuovi nati in Giappone: mai così pochi nel Paese nipponico dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il dato è difatti molto inferiore rispetto a quello del 2019, quando le nascite erano state 865.239.
Per avere numeri certi bisognerà attendere ancora: il governo di Tokyo pubblicherà una prima stima a dicembre, mentre le statistiche definitive arriveranno all’inizio del nuovo anno. Tuttavia i funzionari del ministero della Salute sono già convinti che il 2020 segnerà un picco negativo sulla natalità.

 

Giappone, terra di centenari

Come riportano i dati pubblicati il 15 settembre dal ministero della Salute, in Giappone oggi abitano 80.450 ultracentenari, aumentati di 9.176 rispetto al 2019, che ha registrato il 50° aumento annuo consecutivo.
Nel 1963 (anno in cui il Paese ha iniziato il computo) le persone di età pari o superiore ai 100 anni erano appena 153.
Più o meno vent’anni dopo, nel 1981, il numero aveva già superato il migliaio e nel 1998 i giapponesi ultracentenari erano oltre 10mila. L’aspettativa di vita è certamente aumentata grazie ai progressi della scienza, ma l’invecchiamento del Paese rappresenta anche un campanello d’allarme demografico.

 

Rischio estinzione?

Nel corso di una recente conferenza stampa, Tetsushi Sakamoto, il ministro responsabile delle risposte al calo di natalità, ha dichiarato come: «La diffusione del coronavirus stia facendo preoccupare molte persone di rimanere incinte, dare alla luce e allevare bambini». Sul tema si espone anche la Japan Pediatric Association, rilevando che anche nei prossimi dieci anni potrebbe flettersi gravemente la curva delle nascite a causa della pandemia. La fase di incertezza dovuta al Covid-19 si riflette anche sui matrimoni, in netto calo rispetto allo scorso anno, con un -36,9%. Secondo Masaji Matsuyama, ex titolare del dicastero che si occupa del calo delle nascite, se la tendenza demografica resterà la stessa, sarà messa a rischio «l’esistenza stessa della nazione come la conosciamo».

 

I giapponesi siamo (anche) noi italiani

Questo scenario ci riguarda da vicino perché, se il Giappone guida la classifica mondiale per invecchiamento della popolazione, l’Italia gli è seconda. L’esistenza della popolazione, pertanto, è minacciata anche qui da noi. Qualche tempo fa il presidente dell’ISTAT Gian Carlo Blangiardo aveva lanciato l’allarme su come crisi economica, paura e incertezze incidano negativamente sulla natalità. Certamente non sono d’aiuto gli appelli dei medici all’astinenza sessuale o all’autoerotismo, e nemmeno la drastica riduzione dei rapporti sociali.

Secondo uno studio scientifico citato anche da Piero Angela, nell’anno 2100 la popolazione del nostro Paese passerà dagli attuali 60 milioni a non più di 28milioni. La riduzione comporterà un crollo del PIL, collocandoci al 25° posto tra i Paesi del mondo, e non più tra i primi dieci.

 

 

Fonte: ifamnews.com

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