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L’Ordine e il Collegio Ingegneri Venezia sono pronti a presentare la “Carta di Venezia Climate Change”, che definisce posizione, orientamenti e azioni concrete sul tema del cambiamento climatico. Si tratta di un importante lavoro multidisciplinare, senza precedenti, realizzato da una Commissione di ingegneri esperti.

 

L’inedito documento verrà presentato con un convegno a Venezia il prossimo 23 luglio alle ore 17.30, presso la prestigiosa Scuola Grande di San Rocco (registrazione dalle ore 17.00).

Gli ingegneri Mariano Carraro e Maurizio Pozzato, presidenti dell’Ordine e del Collegio, commentano con soddisfazione il prezioso lavoro poiché “i cambiamenti climatici sono alla base del fenomeno dell’incremento acque alte a Venezia, paradigma dei rischi che corrono tutte le aree costiere italiane e del Pianeta, ma che a Venezia, per l’insieme dei suoi elevati valori ambientali, paesaggistici, culturali, storici, evocano il culmine del rischio di perdita di un patrimonio che appare a tutti come insostituibile”.

 

“L’impressione è che questo importante tema non sia stato preso ancora di petto dai decisori, dalle amministrazioni e dai cittadini – evidenzia l’ingegner Sandro Boato Coordinatore della Commissione – che non ci riguardi direttamente, e vada sì affrontato, ma con una certa calma, come se fossero interessate solo le generazioni future; in realtà il tempo per agire è già scaduto, la temperatura del Pianeta sta aumentando e continuerà a salire, solo con azioni drastiche e decise l’aumento potrà essere limitato, ma non certo evitato”.

 

È quindi necessario agire – avvertono gli ingegneri – rapidamente e in modo coordinato avendo come faro l’ONU e l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). L’ONU ha adottato la Strategia 2030 per lo sviluppo sostenibile. La nuova Commissione Europea ha adottato il programma Green New Deal e l’Italia ha adottato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Sono tutti strumenti utili a fornire risposte efficaci per affrontare il problema e contenere i temuti effetti negativi. Entro il 2050, secondo il rapporto IPCC del 2018, dovranno essere azzerate le fonti di CO2, garantendo, nel contempo, la sostenibilità dell’economia del Pianeta. Anche l’opinione pubblica è stata sensibilizzata su questo tema, basti pensare al movimento “Friday for future” organizzato dall’adolescente svedese Greta Tunberg.

 

La “Carta di Venezia Climate Change” descrive lo scenario di riferimento, cioè come sta aumentando la temperatura, come si sta modificando il clima, rilevandone le cause e gli effetti. Sono le attività umane, nella loro molteplicità, la principale causa dell’aumento dei gas serra, che a loro volta causano l’incremento della temperatura. Ne sono responsabili i trasporti, le attività produttive, il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di vita e di lavoro, la produzione di energia.

 

Siamo davanti a una sfida difficile che comporterà una modifica radicale ai nostri stili di vita – ribadiscono gli ingegneri – tra enormi disuguaglianze sociali ed economiche si dovranno contenere e ottimizzare i consumi di energia, evitando gli sprechi. Gli oggetti di uso quotidiano dovranno essere utilizzati più a lungo, la consuetudine dell’”usa e getta” dovrà essere rivista se non abbandonata, puntando a beni durevoli, per consentire ai nostri figli e nipoti di usufruire ancora delle risorse del Pianeta. Attualmente consumiamo più di quanto il Pianeta è in grado di rinnovare. Il giorno dell’anno in cui si supera tale limite è chiamato Earth Overshoot Day. Nel 2019 è stato il 19 luglio. Ciò significa che in sette mesi l’umanità consuma quello che la terra avrebbe a disposizione per un anno, sottraendo risorse a chi verrà dopo di noi.

 

Come affrontare la sfida per cercare di raggiungere risultati concreti?

Bisogna agire su più fronti, coordinati e intervenire sulle cause del cambiamento climatico. Serve anche agire sugli effetti, per mitigare gli impatti, perché non si possono evitare. Sul fronte delle cause si dovrà agire riducendo fino ad azzerarle le emissioni di CO2 in atmosfera da tutte le fonti che la producono: industria, agricoltura, allevamento, trasporti. Un nodo fondamentale sarà costituito dalla transizione energetica. Si dovrà passare dalla produzione con utilizzo di combustibili fossili (attualmente la più diffusa) alla produzione da fonti rinnovabili come l’idrico (già ampiamente sfruttato) l’eolico, il solare termico, il fotovoltaico e altre fonti, con adeguati sistemi di accumulo.

 

Tra le principali priorità dei progetti di ingegneria si dovrà pensare all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, per evitare le dispersioni di calore estive ed invernali. Anche il sistema dei trasporti dovrà essere fortemente modificato con l’incentivazione del trasporto collettivo, l’utilizzo di veicoli a trazione elettrica, la riduzione del pendolarismo favorendo il lavoro da casa poiché l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che in molte situazioni ciò è possibile.

 

Sul fronte degli effetti del cambiamento climatico vanno adottate le misure di adattamento. Si dovranno piantumare grandi quantitativi di alberi nelle città e in tutto il mondo allo scopo di assorbire in modo naturale la CO2 prodotta. La disponibilità di acqua sarà sempre più scarsa, specie in alcuni periodi dell’anno. La gestione delle acque andrà quindi ottimizzata. Il territorio andrà salvaguardato e difeso dai rischi di frane, smottamenti, allagamenti. Le aree costiere più a rischio di inondazione dovranno essere adeguatamente protette da dighe e altri sistemi di difesa passiva.

 

Le conseguenze più preoccupanti riguarderanno probabilmente l’innalzamento dei mari. L’area veneta potrebbe essere davvero colpita pesantemente. Con un aumento della temperatura di 3,2° le previsioni stimano un innalzamento del mare fino a un metro. Ciò comporterebbe l’allagamento di vaste aree territoriali e perciò dovrebbero essere protette da adeguate arginature di contenimento.

 

In questo scenario preoccupante, nel condividere le indicazioni dell’ONU e dell’IPCC, gli ingegneri possono avere un ruolo attivo e propositivo. L’ingegneria, con le sue capacità multidisciplinari, lancia un appello a tutti i professionisti. Serve implementare le innovazioni e mettersi a disposizione per studiare progetti strategici e operativi.

 

La “Carta di Venezia Climate Change” invita tutti a mettere in atto alternative possibili per fornire le soluzioni tecnologiche più idonee ed efficaci ad affrontare il problema nel medio e lungo termine.

Trenta persone si sono finte morte ieri sera per appoggiare le richieste dei FridaysForFuture su clima, inceneritore e polo Amazon

 

Si aspettavano di essere in dieci ragazzi, ma hanno ricevuto supporto da numerosi cittadini i FridaysForFuture di Mogliano Veneto nel loro flash mob in Piazza Caduti, ieri sera.

 

Armati di ombrelli colorati opportunamente decorati di slogan, i giovani attivisti e i loro concittadini più “adulti” hanno sciamato per il centro città al ritmo della canzone “Stayn’ alive” dei Bee Gees, sparato da una cassa portatile.

 

“Esattamente un anno fa, eravamo molto felici – è cominciato così l’intervento dei ragazzi. – Era stato eletto come sindaco di Mogliano un uomo che si definiva ecologista, e che lo era nei fatti: aveva partecipato in prima linea alla grande lotta, vinta, contro l’inceneritore di rifiuti speciali che doveva essere costruito qui a Mogliano; inoltre dopo le elezioni aveva insistito per essere, oltre che sindaco, il nostro nuovo assessore all’Ambiente.
Una delle prime cose che aveva detto era che l’ambiente era al di sopra della politica. Oro colato.
Quando poi è stata istituita la commissione ambiente, eravamo in brodo di giuggiole”.

 

I ragazzi hanno poi evidenziato quanto su clima, inceneritore di Fusina e Polo Amazon siano però necessari più coraggio e meno passività da parte del Comune: in particolare, hanno chiesto ai consiglieri di scordarsi per un momento dei loro vari partiti e di provare a pensare solo al bene dei cittadini che li hanno eletti.

 

 

“È passato ormai un anno.
Qualche piccola cosa è stata fatta, ma…
– Il Comune di Mogliano non ha ancora dichiarato l’Emergenza Climatica ed Ecologica, rimanendo fermo rispetto al Parlamento e a città come Treviso e Preganziol.
– Il Comune di Mogliano non ha ancora adeguato i suoi obiettivi di decarbonizzazione a quelli europei, ed è rimasto indietro nella lotta contro la crisi climatica.
– Il Comune di Mogliano non ha ancora trovato la forza di opporsi seriamente al progetto del mega magazzino Amazon a Casale, che ci farebbe perdere per sempre 500 mila (500-mila) metri quadrati di terreno fertile e vegetazione che assorbono la co2.
– Il Comune di Mogliano non ha ancora ascoltato medici e cittadini, che chiedono di far fermare il progetto dell’Inceneritore di Fusina finchè non verrà controllato completamente e ridimensionato, per renderlo adatto al territorio. Nessuno qui in città è ancora stato davvero coinvolto, nessuno è stato davvero informato.
E sì che dopo il Covid dovevamo ripartire con il coraggio e con il buonsenso!”

 

Alla fine, al suono dell’allarme chimico lanciato dalla cassa, tutti e trenta i partecipanti hanno finto di soffocare e di cadere a terra stecchiti.
Tutto questo sotto lo sguardo dei normali avventori della piazza, la cui curiosità è stata testimoniata dal fatto che i centodieci volantini stampati dai manifestanti sono andati esauriti in breve tempo.

 

Sono seguiti un momento di feedback tra partecipanti, ragazzi e adulti, e un momento per mangiare insieme un gelato.
I ragazzi ora attendono segnali dal mondo della politica moglianese, speranzosi di essere ascoltati.

 

“Noi FridaysForFuture di Mogliano siamo delusi. Sappiamo che, dentro quel palazzo, su queste cose voi politici litigate e tentennate.
Ma come è stato detto fino alla nausea l’ambiente, il clima, il nostro futuro sono al di sopra della politica. A noi non interessa la politica, non interessa a nessuno. Semplicemente, voi non siete qui per servire il partito, qualunque esso sia, siete qui per proteggere i cittadini e i loro figli.
Fatelo, allora!
Vogliamo coraggio da voi!
Cosa state aspettando? Che noi si muoia nel frattempo?”

 

 

Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani celebra la Giornata Mondiale della Terra del 22 aprile 2020, istituita come giornata delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/63/278 del 2009. La prima celebrazione, tuttavia, precede la risoluzione dell’ONU e risale al 22 aprile 1970, quando 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per una manifestazione a difesa della Terra, protestando contro il degrado ambientale dovuto all’inquinamento, alla progressiva desertificazione e all’estinzione della fauna selvatica.

 

Da 50 anni a questa parte, essa rappresenta un puntuale appuntamento di riflessione sullo stato di salute del nostro Pianeta e, per il 2020, il tema individuato è l’azione per il clima. Nonostante la minaccia del virus che sta condizionando la nostra salute e la nostra libertà, l’azione sui cambiamenti climatici rimane la più urgente sfida per la sopravvivenza dell’intera umanità. La sua improrogabilità emerge dai dati sul surriscaldamento globale divulgati dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) delle Nazioni Unite, secondo cui le temperature raggiunte dall’aria superficiale nel 2019 sono le più elevate mai registrate.

 

Secondo lo studio del World Glacier Monitoring Service, inoltre, il 2019 è stato il 32° anno consecutivo in cui si è sciolto più ghiaccio di quanto se ne sia riformato e i livelli del mare hanno raggiunto il loro massimo innalzamento da quando sono iniziate le registrazioni.

 

Le suddette rilevazioni suscitano il concreto timore sull’impossibilità di rispettare gli obiettivi delle Nazioni Unite fissati proprio nella giornata internazionale della Terra del 2016 in cui, nella sede di New York, venne aperto alla firma l’Accordo per combattere il riscaldamento globale raggiunto a Parigi nel dicembre del 2015.

 

Anche nella situazione in cui ci troviamo, in cui un virus minaccia la sopravvivenza di una consistente parte della popolazione e le nostre libertà, non bisogna distogliere l’attenzione dall’urgenza di frenare i cambiamenti climatici e azzerare le emissioni di gas serra il più presto possibile.

 

La vulnerabilità climatica costituisce la più grande sfida per il futuro e il benessere dell’umanità poiché rappresenta una minaccia all’abitabilità del Pianeta, sia da un punto di vista biologico che sociale. Essa rischia di compromettere il nostro ecosistema vitale e le libertà umane, favorendo le discriminazioni tra i popoli e le disuguaglianze di genere.

 

Senza un radicale cambio di rotta, i cambiamenti climatici determineranno la perdita dei mezzi di sussistenza per le popolazioni più povere del mondo e le donne saranno le prime a farne le spese perché più povere, più esposte a malattie e dedite all’agricoltura.

 

Occorrono quindi delle azioni di tutela sia naturalistiche che sociali, riconducibili a quella che l’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco chiamata “ecologia integrale” in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri e l’impegno nella società risultino inseparabili.

 

Il CNDDU propone a tutti i colleghi di promuovere percorsi educativi allo sviluppo sostenibile che possano stimolare gli alunni ad esprimere la loro percezione della sfida climatica anche alla luce degli effetti positivi del lockdown sull’ecosistema, fino a delineare la loro “ricetta per il clima” ed esprimerla attraverso la produzione di file multimediali, brani di riflessione, poesie o immagini da​ condividere sulle piattaforme in uso per la didattica a distanza e con tutte le scuole d’Italia, attraverso il nostro sito.

 

Propone altresì di dare seguito al progetto delle “foreste scolastiche a distanza” realizzate con la piantagione dei noccioli disponibili in casa al fine di monitorare la crescita delle foreste multimediali e riflettere sulla semplicità delle azioni necessarie per salvare il clima.

 

Giornata della Terra 2020: le attività in programma

Tra le attività in programma per la giornata del 22 aprile, segnaliamo la pregevole iniziativa denominata OnePeopleOnePlanet: una maratona mediatica che sarà parte dell’evento globale Earthrise e che coinvolgerà i 193 Paesi membri delle Nazioni Unite con attività formative, ludico-educative e ricreative   disponibili per l’Italia, mentre il 24  aprile si svolgerà il 5° sciopero globale per il clima organizzato dal movimento Fridays for Future in modalità digitale.

 

L’invito che ci sentiamo di rivolgere a tutti i docenti è di trasferire ai nostri alunni il messaggio che le loro azioni per il clima, anche se realizzate da casa ed apparentemente insignificanti, possono invece salvare concretamente il nostro ecosistema; che nessuno di loro è impotente nel momento in cui contribuisce allo spegnimento dell’incendio con una piccola goccia: ce lo insegna la parabola africana del colibrì.

 

#lamiagocciaspegneràlincendio

In occasione della giornata, auguriamo a tutti gli alunni di essere come il colibrì: inarrestabili difensori della natura che, con il loro impegno, possano ispirare altri giovani fino a che tutti i giovani della terra possano ispirare anche gli adulti.

 

Quindi l’hashtags che lanciamo per la giornata è il seme che desideriamo germogli nei nostri alunni: “La mia goccia spegnerà l’incendio”.

Presente all’evento anche il climatologo premio Nobel Filippo Giorgi

 

Malattie tropicali e ondate di calore; eventi acuti e catastrofici, malattie croniche non trasmissibili, come patologie cardiovascolari e respiratorie, con conseguente riduzione della speranza di vita e mortalità prematura per ictus o cardiopatia coronarica ma anche perdita di biodiversità, carestie e migrazioni.

Sono questi alcuni dei temi che saranno trattati domani, venerdì 25 ottobre 2019, da medici e scienziati ambientali che tornano a confrontarsi sulle conseguenze sanitarie della febbre planetaria nel corso del convegno “Pianeta Terra e Salute”.

 

Promosso dal Centro Studi Psicosociali Antonio Calvani con il patrocinio dell’Università di Padova, il convegno vedrà gli interventi di climatologi, epidemiologi, economisti, infettivologi, veterinari e psicologi.

L’evento avrà luogo presso il “Park Hotel Villa Fiorita” di Monastier (Tv), sito in via Giovanni XXIII, 1, e vedrà la partecipazione anche di 6 istituti Superiori del Veneto che da un anno stanno lavorando sull’argomento.

 

Cosa ci attende nei prossimi decenni?

Filippo Giorgi ha fatto parte dell’IPCC, Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici, è stato vincitore del Premio Nobel nel 2007. Nel suo intervento ripercorrà le varie linee di evidenza che oggi portano a concludere che il riscaldamento globale in corso è un fatto scientifico inequivocabile. I vari scenari del clima che ci aspetta nel XXI secolo vengono prefigurati, dallo scenario di applicazione rigorosa degli accordi di Parigi a quello di non fare nulla per affrontare i cambiamenti, insieme con alcune delle loro conseguenze più importanti.

 

Molteplici gli effetti del riscaldamento globale e dell’inquinamento

Sono molti e diversi gli effetti dovuti al riscaldamento global e all’inquinamento. Nel corso della giornata saranno pertanto trattati i seguenti argomenti:
• Eventi acuti e catastrofici, come le inondazioni e le tempeste. Portano anche la testimonianza i sindaci Danilo De Toni di Alleghe (tempesta Vaia dell’ottobre 2018) e Alberto Polo di Dolo (tromba d’aria sulla Riviera del Brenta del luglio 2015)
• Eventi sub-acuti, come le ondate di calore, la siccità e l’erosione delle coste, e infine cambiamenti di più lungo termine, come la modificazione e l’impoverimento dell’ambiente fisico, la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento dei mari.

 

Malattie croniche non trasmissibili

Di questo ne parlerà l’epidemiologo Stefano Vella. È stato stimato che milioni di nuovi casi di malattie croniche ogni anno siano legati all’inquinamento atmosferico. Tra queste, patologie cardiovascolari e respiratorie, asma grave, riduzione della funzionalità polmonare. Nel lungo termine, questi effetti porteranno inevitabilmente a una riduzione della speranza di vita, e a mortalità prematura per ictus o cardiopatia coronarica, cancro ai polmoni, bronchite cronica e bronco-pneumopatie croniche ostruttive.

 

Inquinamento atmosferico sulla salute umana

Gli effetti verranno approfonditi nella sessione pomeridiana da Vitaliana Murgia I principali responsabili della contaminazione dell’aria sono il particolato atmosferico (i cosiddetti PM10 e PM2,5) e numerose sostanze chimiche tra cui il monossido di carbonio, l’ozono, gli ossidi di zolfo e di azoto, gli idrocarburi Policiclici Aromatici, il benzene e il piombo. La pianura padana è una delle regioni più inquinate d’Europa perché la conformazione orografica e le particolari condizioni meteoclimatiche del bacino padano rendono particolarmente difficile la dispersione degli inquinanti.

 

Insorgenza nuove malattie causa vettori dovuti alle variazioni di temperatura, umidità come zanzare, zecche e flebotomi

Ne parla Gioia Capelli. Le variazioni di temperatura, umidità… influenzano in vario modo la dinamica di popolazione dei vettori e di conseguenza anche la loro presenza, densità e pericolosità come vettori di malattie.

 

Migrazioni delle popolazioni più vulnerabili (soprattutto dell’Africa sub-sahariana)

Ne parla il sociologo Vittorio Filippi: una importante ricaduta della crisi ambientale è data dall’aumento delle a causa del loro accesso decrescente a risorse come acqua e terra o a causa dei disastri naturali. Con conseguente aumento di possibilità di conflitti.

 

Disuguaglianze tra paesi

Ne parlerà Roberto Vogli Non tutti i paesi del mondo sono ugualmente esposti ai cambiamenti climatici, con il paradosso che quelli più vulnerabili (ad es. il Niger e la Somalia) sono quelli che meno contribuiscono a determinarlo, mentre i paesi con maggiori emissioni di gas serra (in primis i paesi europei e gli USA) sono tra i meno vulnerabili. Molti studi concludono che l’equità nei paesi e tra i paesi è associata al benessere e a comportamenti ecologici più responsabili.

 

Politiche per i cambiamenti climatici

Ne parlerà l’economista Enrica De Cian Offre una breve sintesi degli obiettivi di mitigazione e adattamento che i paesi si sono dati nell’ultimo Accordo di Parigi.
Molti studi mostrano l’impatto della crisi ambientale sulla salute fisica delle popolazioni, e in particolare dei gruppi più vulnerabili, al punto che l’autorevole rivista Lancet definisce quella ambientale “la maggior emergenza sanitaria del 21° secolo”.

 

Riconoscimento del diritto del cittadino ad un ambiente sano.

Ne parlerà Gianni Tamino. Il Trattato dell’Unione Europea precisa che la politica dell’Unione in materia di ambiente si fonda sui principi della precauzione, dell’azione preventiva e della correzione alla fonte dei danni causati dall’inquinamento, nonché sul principio “chi inquina paga”. L’UE fornisce anche finanziamenti per progetti in materia di salute in tutto il territorio. Vi è poi la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale l’ambiente è un diritto quando siamo in presenza di un chiaro nesso con il diritto alla vita e all’integrità personale.

Tuttavia il lungo percorso verso la garanzia che l’ambiente sano sia un diritto è ancora lunga e spesso non bastano le leggi, se poi non vengono applicate.

 

Percezione dei cambiamenti ambientali e motivazione a intraprendere azioni positive per ridurli e mitigarli

Questo tema sarà trattato da Paolo Michielin ed Enrico Di Giorgi. A livello individuale, una motivazione forte può derivare dal fatto che la maggior parte dei comportamenti ecosostenibili sono gli stessi che favoriscono la salute, dall’alimentazione con meno carne rossa all’attività fisica. L’altra motivazione è di carattere morale e si basa su un’idea dell’ambiente, anzi della natura, come di cosa viva, che ha i suoi diritti e va rispettata, non solo sfruttata.

 

AZIONI POSITIVE: l’alimentazione sana e sostenibile

Ne parlerà Gianni Gallo. Mentre la mortalità prematura colloca l’Italia tra i 6 Paesi a minor rischio, la situazione si capovolge per i bambini: al 4° posto per maggiore obesità al Mondo. Le attività agricole se si includono le emissioni associate alle attività di pre e post produzione nel sistema alimentare globale, si stima siano del 21-37% delle emissioni nette totali di gas a effetto serra. La causa principale è legata alla produzione di carne, in particolare carne rossa, che determina oltre ad una alta produzione di gas serra elevati consumi di territorio e di acqua.

 

Creazione luoghi dove rigenerare la mente e il corpo

Ne parlerà Ilaria Doimo afferma che alberi e foreste stanno prendendo un ruolo di rilievo come soluzione ad una crescente domanda di contatto con la natura ma anche di servizi socio-sanitari. Non più solamente bacini di estrazione di legname o strumenti per la prevenzione e mitigazione del cambiamento climatico, ma luoghi dove rigenerare la mente e il corpo.

 

Mobilità individuale e collettiva

Tema che verrà approfondito da Pirous Fateh-Moghadam concorde a livello scientifico che alimentazione e la mobilità siano i due aspetti con maggiori sinergie positive tra promozione della salute e sostenibilità ambientale e quindi a favore dell’Agenda 2030. Partendo da alcune esperienze italiane, illustra il contrasto della sedentarietà attraverso la promozione del trasporto attivo.

 

Gestione responsabile dei rifiuti

Ne parlerà Franco Zanata. Spiegherà come la tutela della salute e la salvaguardia dell’ambiente possono trovare in una gestione corretta del settore dei rifiuti un contributo fondamentale e decisivo.

 

Presente all’evento anche l’attivista Aran Cosentino e moltissimi studenti

Aran Cosentino parla delle sue attività in favore dell’ambiente e del mondo di oggi visto da un giovane ragazzo ormai diciassettenne, diventato un attivista già all’età di dodici anni.

 

Parteciperanno inoltre gli studenti dei 6 istituti superiori di Tv e Pd (Besta e Canova di Treviso, Astori e Berto di Mogliano, Parini di Mestre e Dante Alighieri di Padova). I ragazzi esporranno i poster che sintetizzano il loro lavoro di approfondimento e di discussione su specifici temi ambientali.
Nel pomeriggio cercheranno, con la metodica del World Cafè (discussione libera attorno ad un tavolo, in gruppi di 5-6 e con una tovaglia di carta per annotare idee e proposte), di dare risposta alle domande:
1. Cosa può fare, da subito, la singola persona per riportare indietro il clima. Come farlo diventare di moda: motivazioni, barriere, opportunità.
2. Pensare globalmente ed agire localmente: cosa chiedere alle istituzioni locali (Comune, Regione) e come sostenere queste azioni.

 

Enrico Di Giorgi illustrerà i risultati del questionario, che è stato compilato da oltre 600 studenti degli stessi istituti. Verranno esposti poi i suggerimenti dei giovani per salvare il loro futuro.

 

 

Gravi saranno le conseguenze dell’inquinamento dell’atmosfera che sta causando l’innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci.

 

Secondo uno studio dell’ENEA, nel 2100 il mare sarà più alto di 1,035 metri o, peggio di 1,45 metri, mettendo a rischio inondazione 40 zone italiane per complessivi 5.684,4 chilometri quadrati.

 

In particolare la zona da Trieste a Ravenna, la foce del Pescara, del Sangro, le zone del Tronto, di Lesina e Taranto, La Spezia, Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, una zona dell’isola d’Elba, Grosseto, la pianura Pontina, la foce del Tevere e del Sele, Cagliari, Oristano, Fertilia e altre zone della Sardegna. Metaponto, Gioia Tauro.

 

La parte però più colpita sarà la pianura Padana con 264 chilometri di coste sommerse dal mare. In particolare a Venezia, per effetto anche dell’abbassamento del suolo, il livello del mare si alzerà di circa 1,64 metri e il MOSE dovrà operare per un gran numero di giorni con conseguente chiusura del porto.

 

Sarà un disastro per l’economia della città e del turismo per tutte le spiagge del veneziano.

 

La città di Mestre, almeno la sua parte centrale, sarà salva, visto che si trova a una altezza di 3 metri sul livello del mare.

La Cisl Belluno Treviso sostiene lo sciopero globale per il clima e venerdì 27 settembre parteciperà alle manifestazioni studentesche di Treviso e Belluno

 

In occasione del terzo Global Climate Strike proclamato dal movimento Fridays For Future per rivendicare una svolta decisa di lotta ai cambiamenti climatici, la Cisl territoriale sarà in piazza – senza bandiere – con i giovani e la società civile per rivendicare il diritto di vivere in un mondo sostenibile.

 

La Cisl, a livello nazionale, ha sottoscritto la Dichiarazione di Emergenza Climatica promossa dal movimento di Greta Thunberg e si è impegnata a realizzare il monitoraggio dei consumi energetici di tutte le proprie sedi di lavoro e a verificare nel corso del tempo l’efficacia della programmazione di interventi per la riduzione dell’impatto delle attività sull’ambiente. Ha inoltre l’obiettivo di definire nell’ambito del Patto per la Fabbrica un capitolo specifico per una Fabbrica più Verde e più Solidale.

 

 

“Sosteniamo il movimento globale per il clima – spiega il Segretario generale Cinzia Bonan – consapevoli che per una crescita ecosostenibile bisogna porre fine alla povertà con strategie che riducano le disuguaglianze sociali ed economiche, affrontando i cambiamenti climatici e lavorando per preservare i mari e le foreste. Per questo sosteniamo le nuove politiche dell’economia circolare e riteniamo fondamentale cogliere l’opportunità suggerita dalle trasformazioni indicate nell’Agenda 2030, con l’avvio di processi innovativi per ridurre il consumo del suolo e delle materie prime, per contrastare l’inquinamento e agire nella rigenerazione delle aree dismesse e/o inquinate. Per la Cisl è una questione cruciale: siamo convinti che rimodulare in senso circolare il nostro assetto produttivo abbia un impatto positivo sotto il profilo economico, sociale e ambientale. Stiamo affrontando e continueremo ad affrontare questi temi con determinazione ai vari livelli della nostra organizzazione, per spingere il governo, locale e nazionale, ad attivarsi urgentemente e agire in questa direzione, non più differibile ad un futuro remoto, visto che gli eventi del presente ci obbligano già a fare i conti con la gravità di danni tangibili determinati dal surriscaldamento del clima”.

A lanciare l’allarme è anche Peter Wadhams, uno dei massimi esperti dei ghiacci artici. Intervistato da un giornalista di Repubblica, ha così raccontato: “Sono tornato l’altro ieri dalla Groenlandia: è impressionante. Il ghiaccio si scioglie così velocemente da generare fiumi che scavano canyon e danno vita a cascate come quelle del Niagara”.

 

Le misurazioni effettuate da satellite hanno rilevato che lo scioglimento della calotta di ghiaccio ha raggiunto quota 57%.

 

“Sono stato sulla calotta di ghiaccio e ho potuto constatare che le condizioni sono davvero molto diverse rispetto a quelle che avevo osservato l’ultima volta che vi avevo fatto visita, nel 2014”, ha spiegato Wadhams.

L’esperto ricorda di essere stato sei volte in Groenlandia e di aver visto ogni volta gli effetti del riscaldamento globale. “Quello a cui ho assistito pochi giorni fa è senza precedenti. Ormai è un continuo susseguirsi di record: nei giorni in cui ero lì ci sono state temperature di 21 gradi, una cosa incredibile. Solo nel mese di luglio si sono sciolti 200 miliardi di tonnellate di ghiaccio.”

 

Secondo il professore, dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia “dipenderà l’innalzamento dei mari di tutto il Pianeta. La Groenlandia, infatti, è un grande serbatoio di ghiaccio e sarà la principale causa di innalzamento dei mari, con gravi problemi per le città costiere, a cominciare da Venezia.”

 

Per Wadhams il processo non è ancora irreversibile. Secondo l’esperto, è necessario focalizzare l’attenzione sullo studio e sullo sviluppo delle tecniche per eliminare la CO2 dall’atmosfera. “Credo” – continua Wadhams – “che sia un grande errore concentrare tutti gli sforzi nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Certo, aiuterà a rallentare il riscaldamento globale, ma non lo fermerà. Perché la CO2 che abbiamo emesso negli ultimi 200 anni resta lì e continuerà a produrre l’aumento delle temperature. Dunque continuerà lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento dei mari, l’alterazione delle correnti oceaniche. L’unico modo che abbiamo per fermare tutto questo è catturare l’anidride carbonica e toglierla dall’atmosfera: le basi scientifiche ci sono, ora occorre sviluppare la tecnologia in modo che sia conveniente dal punto di vista economico. Questa è la vera sfida di oggi: se la vinciamo possiamo risolvere il problema del riscaldamento globale”.

 

Fonte: Rai News

 

 

 

Photo Credits: www.insideinferno.com

“L’impegno a stanziare risorse c’è, adesso aspettiamo la Giunta al varco. La lotta ai cambiamenti climatici va presa sul serio: ne va del futuro delle giovani generazioni, costrette a fare i conti con disastri ambientali, dovuti alle emissioni di gas serra di cui non sono minimamente responsabili. Siamo vicini al punto di non ritorno”. È soddisfatto ma aspetta fatti concreti il consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente Andrea Zanoni dopo l’approvazione all’unanimità in Consiglio regionale dell’ordine del giorno, di cui era primo firmatario e sottoscritto dall’intero gruppo, sui finanziamenti per gli interventi di lotta ai cambiamenti climatici e per lo sviluppo della Green economy, all’interno dell’assestamento di bilancio.

 

 

“Dobbiamo puntare sull’innovazione ecologica in tutti i settori: industria, servizi, agricoltura, energia, trasporti, turismo, infrastrutture. Servono misure a ogni livello dall’Unione Europea ai singoli Stati passando per Regioni e Comuni. Il Veneto – prosegue Zanoni – nell’ambito delle proprie competenze, può assumere un ruolo di stimolo e guida su scala locale, con politiche concrete per la riqualificazione edilizia, la riduzione del consumo di suolo, la crescita della produzione di energie rinnovabili, la piantumazioni di alberi e la tutela delle foreste, la diminuzione drastica dell’uso dei combustibili fossili e il rafforzamento dei trasporti sui mezzi pubblici, decongestionando il traffico nelle città”.

 

 

“Entro fine anno sarà approvato in via definitiva il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pnec) che introduce, entro il 2030, nuovi obiettivi vincolanti a livello europeo, tra cui il miglioramento almeno al 32,5% dell’efficienza energetica, una quota minima del 32% da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti. Senza una svolta radicale nelle nostre politiche regionali, questi traguardi rischiano di restare delle chimere. E purtroppo avere un vice primo ministro e leader del principale partito di governo, che nega i cambiamenti climatici, non induce certo all’ottimismo”.

Senza azioni immediate e concrete, si stima che tra 80 anni l’aumento previsto delle acque modificherà irreversibilmente la morfologia attuale del territorio italiano, con profonde ripercussioni sul litorale costiero e sulle città che vi si affacciano. Uno dei casi più preoccupanti sarà Venezia, con un + 1,064 m.

 

Paola Zuliani, della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, ha consegnato al Santo Padre un video sui rischi dei cambiamenti climatici, in particolare per Venezia

 

A Roma, in Città del Vaticano, si è da poco concluso il Convegno Internazionale promosso dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice (www.centesimusannus.org) dal titolo La Dottrina Sociale della Chiesa dalle radici all’era digitale: come vivere la Laudato Sì. Un invito alla riflessione sull’Enciclica di Papa Francesco e allo sviluppo di un’ecologia integrale, che diventi sempre più una priorità per le persone, le aziende, le istituzioni e il mondo politico.

 

 

Insieme a numerosi relatori giunti nella capitale da tutto il mondo, l’incontro ha ospitato i gruppi italiani locali composti da imprenditori e professionisti, che hanno portato alla luce alcune tematiche vicine al proprio territorio geografico. Tra questi, il lavoro del Gruppo di Treviso – di cui Paola Zuliani (fondatrice dell’agenzia digitale WTN) ne è referente – ha portato all’attenzione del Convegno uno studio sui rischi per Venezia e sulle aree urbane che insistono sul mare.

 

Nell’udienza privata post Convegno con il Santo Padre, la referente del Gruppo locale di Treviso ha potuto parlargli e consegnarli direttamente il video del lavoro svolto, cogliendo una gioia sincera negli occhi del Pontefice.

 

Sono stati portati all’attenzione del Santo Padre i rischi per la città di Venezia dovuti all’aumento delle temperature che comporterebbero un innalzamento del livello del mare.

 

“Se non ci saranno azioni immediate e concrete – sottolinea Paola Zuliani – fra 80 anni si stima un innalzamento delle acque a Venezia di + 1,064 m”. Paola Zuliani ha messo in evidenza come uno dei casi più preoccupanti sarà Venezia, la città d’arte più minacciata dall’innalzamento del livello del mare e per la quale si rendono necessari interventi mirati.

 

 

L’appello di Papa Francesco

Se da una parte è vero che iniziano a manifestarsi diversi segnali incoraggianti – come un crescente investimento sulle risorse di energia rinnovabile e una maggiore sensibilità ai temi ecologici –, dall’altra tante restano ancora le sfide da affrontare.

 

In chiusura del Convegno, il Pontefice ha invitato tutti i partecipanti a impegnarsi nel portare avanti una testimonianza concreta dei valori e dei principi ispiratori della Enciclica Laudato Sì, e di sensibilizzare le persone sul tema dei cambiamenti climatici e sulle loro conseguenze.

 

A tal proposito, Papa Francesco ha ribadito che “il bene comune viene spesso messo a rischio da atteggiamenti di eccessivo individualismo, consumismo e spreco”. Per questo motivo, si rende difficile “promuovere la solidarietà economica, ambientale e sociale e la sostenibilità all’interno di un’economia più umana, che consideri non solo la soddisfazione dei desideri immediati, ma anche il benessere delle future generazioni”.

Importante è anche sottolineare come, nel suo intervento, Papa Francesco abbia ricordato che la Lettera Enciclica su cui si è incentrata la conferenza della Fondazione non sia una Enciclica verde, ma Sociale.

 

A supporto del messaggio del Pontefice, la presidente del Convegno Anna Maria Tarantola (già dirigente Banca d’Italia ed ex presidente Rai) ha evidenziato come tutti noi “dobbiamo agire subito e bene, per ritornare sul corretto sentiero di una crescita equa, solidale e sostenibile”.

Le azioni da intraprendere saranno efficaci solo se portate avanti da tutti gli attori coinvolti, quali la società, le imprese, le banche, i mercati, le istituzioni e i politici.

 

Altri interventi di spicco sono stati quelli proferiti dal Cardinale Pietro Parolin, dal Prof. Enrico Giovannini, dall’editore Ferruccio De Bortoli e da Mons. Nunzio Galantino, che hanno offerto numerose occasioni di confronto sulla Laudato Sì, a quattro anni dalla sua pubblicazione.

 

 

Photo Credits: © Servizio Fotografico – Vatican Media

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