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“La prossima settimana porteremo avanti, in un contesto non facile, una delibera innovativa. Il contenuto specifico sarà reso noto alla pubblicazione ma anticipo che cercherà di dare una risposta alla vera emergenza degli ospedali che è la mancanza di medici. Mancano 1300 medici in Veneto e 56.000 in Italia, il provvedimento cercherà di forzare un po’ il fronte in un momento di difficoltà che rischia di diventare tragico”.

Con questo annuncio il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia è intervenuto oggi all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove ha inaugurato il nuovo centro per l’Incontinenza e le Stomie. Accompagnato dall’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin, è stato ricevuto dal Direttore generale dell’Ulss Marca Trevigiana Francesco Benazzi e dal dr. Giulio Santoro, direttore del centro.

 

“La difficoltà è reale – prosegue il Governatore – la richiesta di cure è sempre più di qualità e sempre più in aumento. Abbiamo medici che fanno un lavoro eccezionale ma è pur vero che solo con più professionisti possiamo dare più risposte.  L’organico dei medici nella nostra Regione è diminuito di 250 unità su 11.000 in questi ultimi anni, quindi sfatiamo un dubbio: non è la Regione che non assume, ma si tratta della conseguenza di una errata programmazione degli accessi alle facoltà di medicina e della carenza di borse di studio di specialità. Mancano medici perché ci troviamo in un contesto in cui la difficoltà è trovare i medici; con un concorso per 80 da destinare al pronto soccorso siamo riusciti ad assumerne tre perché non se ne sono proprio presentati. Le borse di studio non sono dunque sufficienti, ma soprattutto, c’è il problema che in Italia la laurea non apre le porte della professione come negli altri paesi. I nostri laureati entrano nel mercato del lavoro cinque anni dopo i loro colleghi europei. La delibera porterà tante novità, forse anche contestazioni e ricorsi, ma abbiamo il dovere di intervenire in una situazione nazionale che se non cambia è la via migliore per chiudere punti nascita e reparti”.

Il primo centro in Italia

Il centro inaugurato oggi a Treviso, collocato all’ospedale Ca’ Foncello, è il primo del genere in Italia e rappresenta per l’Ulss 2 (all’interno della quale sono presenti anche due centri di secondo livello nei distretti di Pieve di Soligo e Castelfranco), il completamento della rete volta a garantire una presa in carico multidisciplinare e strutturata ai pazienti affetti da queste problematiche, secondo un modello avviato dalla Regione Veneto nel 2017. Con mezzi di diagnostica avanzata, assicura una presa in carico ottimale e garantisce uniformità di accesso alle cure e appropriatezza delle prestazioni ad una quota considerevole di popolazione. In Veneto, infatti, soffrono di incontinenza, urinaria o fecale, 97.000 uomini e 450.000 donne. La spesa per garantire loro un’assistenza ottimale, è di circa 36 milioni di euro l’anno.

 

“Un centro di grande visione e un investimento di natura organizzativa – sottolinea il Presidente Zaia -. Il paziente trova in un unico riferimento tutti i professionisti che si occupano della patologia. Ci conferma che in Veneto siamo i più attenti alle cure e abbiamo una visione della sanità che sia utile a tutti e quindi anche a chi soffre di una patologia come l’incontinenza urinaria e fecale che vanno affrontate in maniera scientifica dando una qualità della vita elevata”. 

 

“Queste patologie, oltre alle problematiche cliniche, nella maggior parte dei casi sono vissute con grande imbarazzo e come un tabù, portando molto spesso all’isolamento ed anche a forme di depressione le persone che ne soffrono – conclude Zaia -. Oggi, quindi, parliamo di una tragedia che in altre regioni non viene affrontata. Penso sia bene ricordarlo nel momento in cui ci sono zone d’Italia dove nei bar è specificato che non si serve Prosecco pensando di fare chissà quale contestazione contro il Veneto; sarebbe bene che in quelle stesse regioni si ponessero anche il problema del perché tanti loro cittadini sono costretti per curarsi a fare la valigia e andare altrove”.

È morta Francesca Intini, 39 anni, medico della Patologia Neonatale al Ca Foncello.

La Intini si è laureata a Padova con il massimo dei voti ed è subito entrata all’ospedale di Treviso, dedicandosi alla cura dei neonati.

Si è ammalata di un male incurabile contro il quale ha combattuto per cinque anni. Lascia il marito e la figlia Sofia.

 

Fonte: OggiTreviso

La piccola spinta dalla madre giù dal terrazzo di un appartamento di Zerman non è stata ancora dimessa dall’ospedale.

Non ha riportato gravi ferite, ma i medici hanno ritenuto opportuno trattenerla ancora nel nosocomio.

La madre, arrestata in un primo momento, si trova ora ricoverata nel reparto di psichiatria del Ca’ Foncello di Treviso.

“Tra le priorità che ho indicato ai Direttori Generali per il nuovo anno segnalo le geriatrie, che devono essere i reparti benchmark e non gli ultimi della catena, e gli investimenti in tecnologie, che significano diagnosi sempre più precise, cure ancora più tempestive ed efficaci, meno ospedalizzazione, perché la gente che sta male chiede di guarire presto e stare in ospedale il minimo necessario”.

 

E’ questo il messaggio lanciato ieri dal Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, durante l’inaugurazione, all’ospedale Cà Foncello di Treviso, del primo stralcio della ristrutturazione di Geriatria, con 200 mila euro di investimento, e di una PET CT di ultimissima generazione per la diagnosi e la cura dei tumori costata 2 milioni 700 mila euro.

 

“Sia ben chiaro – ha detto Zaia – che non siamo qui per portare un regalo di Natale tardivo, ma per inaugurare due opere che fanno parte di un programma annuale di investimenti, che nel 2017 è stato sostenuto con circa 70 milioni di finanziamenti, e lo sarà anche nel 2018. Per il pubblico investire in tecnologie – ha detto – non è per nulla facile, alle prese costantemente con lacci, lacciuoli, burocrazia asfissiante, mentre il privato riesce a muoversi con più agilità e anche a far valere le regole del mercato nelle trattative. Sia chiaro – ha tenuto a precisare – che ce l’ho con la burocrazia, non con i privati, tanto più in Veneto, dove fanno egregiamente il loro dovere in sinergia con la sanità pubblica”.

 

Burocrazia con la quale ha avuto il suo daffare anche il grande progetto della nuova Cittadella Sanitaria di Treviso. “Finalmente non ci sono più ostacoli e siamo partiti – ha detto Zaia – annunciando che si conta di concludere la parte muraria del monoblocco, cuore pulsante della struttura, nel 2020, avviando immediatamente dopo il trasloco di reparti e tecnologie. Qui ci saranno 600 posti letto ad altissima specializzazione che, per cure ed efficacia, valgono almeno dieci volte tanto rispetto a quelli tradizionali, che pur ci saranno in numero adatto (300) per realizzare una struttura di valenza che va ben oltre il livello territoriale”.

 

Visitando le rinnovate camere di geriatria, riservate ai pazienti allettati e dotate di climatizzazione, Zaia ha rivolto un pensiero ai pazienti più avanti con l’età: “In questi reparti – ha detto – vengono ricoverati i nostri anziani, quelli che in una vita di lavoro hanno costruito il Veneto migliore, cresciuto figli e nipoti, insegnato mestieri. A loro tutti noi dobbiamo riconoscenza. Un modo per dimostrarla è assisterli e curarli nel modo migliore, con competenza scientifica, ma anche con affetto”.

 

Dopo l’intervento inaugurato oggi, la Geriatria di Treviso verrà interessata da un secondo stralcio, che riguarderà le stanze di ricovero per i malati autosufficienti e che saranno dotate di climatizzazione e servizi igienici, non realizzati nell’area per gli allettati “semplicemente perché non possono muoversi e sono assistiti a letto per ogni loro esigenza – ha tenuto a specificare Zaia – non perché si sia voluto risparmiare”.

 

La PET CT, collocata nei locali della Medicina Nucleare, sarà in grado di erogare 2.650 esami di straordinaria precisione l’anno e di operare anche nell’ambito delle terapie con radiofarmaci. “Un nuova bella arma da schierare contro il tumore – ha detto il Governatore – che porta l’ospedale di Treviso ancor più addentro alla Rete Oncologica Veneta. In pochi conoscono la ROV – ha concluso il Governatore – ma è una straordinaria organizzazione che, grazie alla condivisione scientifica e alla messa in rete, garantisce a ogni cittadino il miglior livello di cure possibile, a prescindere da dove risiede”.

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