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Le visite

Il progetto finanziato dalla Regione Veneto con le risorse del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sarà rivolto nei prossimi mesi alle donne donatrici di AVIS Mirano tra i 40 e i 49 anni. Operativamente prevederà tre fasi: Webinar informativi per sensibilizzare le donne alla prevenzione della salute, visite di screening in collaborazione con la Casa di Cura Giovanni XXIII e campagne di promozione della prevenzione con particolare accento sulle patologie più frequenti nelle donne. «Il progetto è molto importante, soprattutto in questo momento di pandemia in cui le persone rinunciano alle visite specialistiche per il Covid 19 – spiegano Matteo Giordan, presidente di Avis Mirano e Laura Zanardo vice presidente vicario. – Il tumore al seno è uno dei più diffusi ma anche uno dei più curabili se diagnosticato in tempo». La medicina di genere, o meglio la medicina genere-specifica, consiste nello studio dell’influenza del sesso (termine che comprende anche aspetti socioculturali e psicologici), della fisiologia e delle malattie che colpiscono sia gli uomini che le donne. Differenze tra i sessi, infatti, si osservano nella frequenza, nei sintomi e nella gravità di numerose malattie, così come nella risposta alle terapie e nelle reazioni avverse ai farmaci. Molto rilevanti sono anche le differenze negli stili di vita, spesso diversi tra uomini e donne, e nella risposta a nutrienti e contaminanti ambientali. Esistono perciò delle patologie che colpiscono gravemente le donne (il tumore al seno, 1^ causa di morte da tumore nelle donne, o il tumore all’utero), ma che possono essere curate con una diagnosi precoce. Si rammenta che sono tanti gli studi scientifici che hanno dimostrato l’importanza della prevenzione e della promozione della salute per ridurre l’incidenza delle malattie, della mortalità e per favorire il mantenimento del benessere e della qualità della vita.

 

I webinar

Pensati sempre per le donne (ma non solo) partiranno il 19 marzo anche i Webinar dedicati al tumore al seno, alla medicina di genere e al tumore all’utero (nel mese dell’ottobre rosa). Capofila del progetto sarà AVIS Mirano che, per la realizzazione, ha richiesto la collaborazione di AIDO Mirano e la presidente Flavia Petrin, e AIDO Santa Maria di Sala con il presidente Sandro De Liberali. Un lavoro di squadra, mosso dall’obiettivo di lanciare una campagna di promozione della salute attraverso piattaforme social, depliant e locandine, con un focus di riguardo per le patologie più frequenti nelle donne.

«In questo periodo storico, dove gli incontri informativi svolti in presenza risultano di difficile esecuzione – spiega Zanardo – gli strumenti informatici diventano un mezzo efficace per la realizzazione di eventi di promozione della salute. I confini territoriali si perdono e le associazioni territoriali possono contribuire a promuovere la salute coinvolgendo un pubblico territorialmente più ampio con una conoscenza locale dei bisogni». Con questo progetto si desidera far acquisire alle donne una maggior consapevolezza delle patologie tipiche dell’universo femminile, in modo da ridurre il rischio dell’insorgere della malattia.

 

La campagna

Fondamentale la campagna di sensibilizzazione che si attuerà non solo con l’avvio di webinar, visite e promozione di uno stile di vita sano, ma anche con del materiale digitale, utile per ottenere azioni concrete di prevenzione. Un progetto, peraltro, che non si fermerà a livello locale. Infatti, grazie alla collaborazione di Avis Regionale Veneto, Avis comunali, dell’Avis provinciale Venezia e di altre realtà del Terzo Settore, il progetto potrà avere una diffusione regionale. Inoltre, per quanto concerne le attività di formazione, il sostegno più grande arriverà dalla Scuola di Formazione Interregionale del Triveneto, con cui Avis Mirano ha già collaborato nell’organizzazione di eventi formativi. A livello extra-associativo ci sarà, invece, la partnership di associazioni del dono quali Aido Mirano e Aido S. Maria di Sala, da sempre sorelle nei ruoli svolti.

 

La Casa di Cura Giovanni XXIII

Il Presidio Ospedaliero Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier di Treviso è una struttura polispecialistica privata, convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale e tra le più rinomate in Veneto. Prima nella regione, e quarta in Italia, per la protesica all’anca e al ginocchio, il Presidio Ospedaliero di Monastier è una struttura d’eccellenza anche per la spalla, l’urologia, la senologia e la medicina sportiva. Annovera professionisti di alto livello, oltre a una strumentazione all’avanguardia come il Robot da Vinci, la piattaforma più evoluta per la chirurgia mininvasiva, e macchine per la diagnostica di ultima generazione come la Risonanza Magnetica 1,5 Tesla con intelligenza artificiale o il Tomografo Assiale Computerizzato Somatom Drive a doppia energia.

In ambito senologico, alcune aree sono state riservate alle pazienti sottoposte a cure per il trattamento della neoplasia alla mammella, così da favorirne l’accoglienza in un momento della loro vita già molto critico. La diagnostica e cura del tumore alla mammella è infatti un’altra eccellenza, dopo l’ortopedia, della Casa di Cura “Giovanni XXIII”.

La struttura di Monastier è in grado di offrire alla donna un percorso completo dalla diagnostica, alla parte chirurgica, al post intervento con riabilitazione. Come anticipato sopra, ad assicurare l’efficacia del trattamento, è anche l’impiego di strumentazioni in grado di ottenere diagnosi molto precise, riducendo al minimo l’esposizione delle pazienti alle radiazioni. Per esempio, il CAD Stream, presente nella Casa di Cura di Monastier, è il più potente elaboratore presente sul mercato, che consente di individuare, in pochissimi secondi, la presenza o meno di lesioni neoplastiche al seno. Ancora, il Mammografo con Tomosintesi, la TAC a 128 strati, la Risonanza Magnetica da 1,5 Tesla.

In conclusione, si ricorda il percorso riservato alle donne per la prevenzione del tumore al seno. A loro è stata dedicata una zona del nuovo settore senologico, nella quale attendere prima di sottoporsi singolarmente a ciascuna prestazione.

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

L’Avis (Associazione volontari italiani del sangue) è un’organizzazione nazionale privata esclusivamente di volontariato e senza scopo di lucro, con sede a Roma, che persegue un fine di interesse pubblico: garantire una disponibilità di sangue e dei suoi emocomponenti a tutti i pazienti che ne abbiano necessità attraverso la promozione del dono, d’intesa con le strutture ospedaliere pubbliche.

 

Vi possono aderire tutti i maggiorenni che abbiano intenzione di donare volontariamente, anonimamente, periodicamente e gratuitamente il proprio sangue. Oggi è la più grande organizzazione di volontariato italiana del
sangue, che riesce a garantire circa l’80% del fabbisogno nazionale di sangue. Può contare complessivamente su oltre 1.300.000 soci che ogni anno contribuiscono alla raccolta di oltre 2.000.000 di unità di sangue.

 

Le sue diramazioni sono sparse praticamente su tutta la Penisola ed ogni sede funzionante è gestita da un Presidente e da un Consiglio di Amministrazione che regolano e coordinano sia le donazioni periodiche del sangue che il calendario di alcune manifestazioni ed eventi organizzate per promuovere l’iscrizione di nuovi soci.

 

La gestione dell’AVIS di Mogliano è sicuramente un modello per le altre sedi. È riuscita infatti ad esprimere in questi 60 anni che analizziamo un Presidente Nazionale nella persona della signora nobildonna Dall’Antonia e un Vice Presidente nella persona del signor Emilio Tessarin.

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Al Palaverde di Villorba la 63esima assemblea dell’Avis Provinciale di Treviso

 

Aumentano le donazioni di sangue e i giovani che si avvicinano attivamente alla solidarietà. L’attività dell’Avis Provinciale di Treviso centra l’obiettivo 2019 con un incremento delle donazioni pari all’1,07% e investe sulla promozione del dono tra le nuove generazioni e sulla ricerca scientifica quali asset strategici di un volontariato capace di tenere il passo per rispondere alle sfide del presente.

 

«Oggi più che mai dobbiamo essere capaci di dare continuità alla donazione per garantire l’autosufficienza nella cura dei pazienti che devono essere trasfusi. Grazie all’impegno dei nostri 33.873 soci stiamo dimostrando di saper andare al di là dell’emergenza Covid con gesti concreti e mirati al sostegno dell’attività ospedaliera. In questi mesi che hanno messo in discussione le nostre certezze, la risposta dei tanti donatori è ed è stata encomiabile, garantendo l’autosufficienza del DIMT (Dipartimento interaziendale di medicina trasfusionale) e l’impegno datoci dal CRAT (Coordinamento regionale per le attività trasfusionali) verso le altre province». Così Vanda Pradal, presidente dell’Avis Provinciale di Treviso ha salutato gli oltre 400 soci, in rappresentanza della 89 Avis Comunali della provincia, che hanno preso parte questo pomeriggio alla 63esima assemblea dell’Avis Provinciale di Treviso, ospitata al Palaverde di Lancenigo di Villorba, grazie all’impegno delle Avis comunali di Villorba e Povegliano. L’evento, inizialmente programmato a marzo e rinviato a causa dell’emergenza Covid, ha avuto luogo oggi, nel rispetto della normativa vigente.

 

Il 2019 ha registrato in provincia di Treviso una raccolta complessiva di 48.592 sacche di sangue con un incremento dell’1,07 % rispetto all’anno precedente (pari a + 514 sacche, rispetto alle 48.078 del 2018). Nel dettaglio: 38.981 unità di sangue intero, 7.656 di plasmaferesi (dato con un incremento rispetto all’anno precedente del 1,93%), e 955 di piastrine.

 

Positivo anche il dato relativo alla raccolta associativa che è stata di 13.593 unità con un incremento rispetto al 2018 dell’1,96%. «In un contesto sempre più sfidante sotto il profilo del fabbisogno di sangue per garantire le strutture sanitarie del territorio, il ricambio generazionale costituisce un apporto fondamentale per la prosperità di Avis.» sottolinea la presidente Pradal «Rinnoviamo pertanto il nostro appello alle giovani leve, dai 18 anni in su, invitandole a farsi avanti e a partecipare alla rete solidale avisina, con un segnale di maturità e umanità verso il prossimo».

 

Donatori. Trend positivo

Lo sforzo di tutta l’Avis trevigiana a tenere alta l’adesione al dono è stato premiato: al 31 dicembre 2019 i donatori attivi sono 31.082 con una netta diminuzione dei soci inattivi (4.988 non hanno effettuato alcuna donazione, vale a dire 580 in meno rispetto al 2018). La media delle donazioni pro-capite si attesta tra 1 e 3: 11.762 avisini (di cui 6.666 maschi e 5.096 femmine) si sono sottoposti a un prelievo, hanno invece effettuato 2 donazioni 8.729 avisini (5.887 maschi e 2.842 femmine) mentre si attestano su 3 donazioni 3.986 avisini (3.426 maschi e 560 femmine) mentre 1.174 soci hanno garantito 4 donazioni annuali (991 maschi e 183 femmine).

 

Accolto con grande favore il dato relativo ai nuovi iscritti all’Avis nel corso del 2019: sono stati 2.369. Con l’ingresso di 974 giovani tra i 18 e i 25 anni, 548 tra i 26 e i 35 anni, 444 tra i 36 e i 45 anni, 328 tra i 46 e i 55 anni e 75 di età compresa tra i 56 e i 65 anni. «La legittima soddisfazione per i risultati positivi della raccolta non deve essere occasione per cedere alla tentazione di qualche inerzia, anzi, deve rappresentare uno stimolo ad avvicinarsi ai giovani attraverso iniziative mirate, quali il servizio civile e il concorso dei Volti del dono che ogni anno elegge gli ambasciatori della donazione, chiamati ad essere testimonial di Avis tra i coetanei» ricorda Pradal. Il lavoro per potenziare la consapevolezza del dono ha visto l’Avis impegnata, ancora una volta, all’interno di 31 scuole della Marca, raggiungendo 148 classi per un totale di 7.753 studenti che hanno potuto approfondire l’operato di Avis attraverso la testimonianza dei suoi volontari.

 

 

L’Avis non si ferma neppure sul fronte della ricerca: lo scorso giugno è stato presentato il progetto di ricerca che ha riunito Università di Padova, ULSS2 Marca Trevigiana, Fondazione Tes e Avis Provinciale Treviso, nell’acquisto del macchinario Raphsody assegnato all’ospedale di Treviso. L’Avis provinciale ha sostenuto l’acquisto dei reagenti che consentiranno a questa moderna tecnologia di indagare il rapporto tra Covid-19 e sistema immunitario dei pazienti.

 

«Costruire una comunità fatta di cittadini attenti al dono, significa investire in salute, educazione e rispetto nei confronti del prossimo, valori preziosi e imprescindibili» prosegue Pradal «per riuscirci auspichiamo che ci siano sempre vicinanza e attenzione da parte dell’apparato politico, chiamato a rispondere alle istanze dei cittadini e quindi anche a impegnarsi per mantenere l’efficienza dei centri trasfusionali, garantendo servizi e orari adeguati per andare incontro alle richieste dei donatori. Siamo volontari per scelta, ma la considerazione di chi ci amministra è per noi indispensabile».

L’Avis Provinciale di Treviso sposa il progetto di raccolta fondi per sostenere le aziende sanitarie del territorio nell’acquisto del materiale sanitario necessario per affrontare al meglio questo delicato periodo di emergenza COVID-19.

 

«Oggi più che mai c’è bisogno dell’aiuto di tutti noi per supportare i nostri ospedali. Abbiamo dato seguito alle istanze di molti donatori e Avis Comunali che hanno manifestato di voler sostenere i bisogni delle strutture sanitarie in prima linea nel contrasto al Coronavirus ma anche fortemente impegnate nel garantire la raccolta di sangue necessaria per curare i pazienti che devono essere trasfusi. Adesso, così come nei prossimi mesi, dovremo garantire sempre, attraverso la prenotazione delle donazioni, una risposta responsabile ai malati» sottolinea Vanda Pradal, presidente dell’Avis Provinciale di Treviso.

 

L’iniziativa, condivisa da tutte le Avis Provinciali Veneto e ABVS insieme ad Avis Regionale, e promossa sui social con gli hashtag #distintimauniti e #insiemecelafaremo, estesa a tutti i cittadini che vorranno dare il loro prezioso contributo attraverso l’Iban: IT 21 P010 3012 0810 0006 1165 563

Beneficiario: Avis

Causale: Donatori di sangue raccolta fondi emergenza Covid-19 per materiale sanitario

 

 

Quanto raccolto verrà poi dettagliatamente rendicontato e, sentite le esigenze delle strutture sanitarie, si procederà agli acquisti necessari per supportare l’operatività del servizio ma anche per la sicurezza di donatori, pazienti e personale sanitario.

 

«Diamo voce insieme a questa raccolta fondi» conclude Pradal «questo impegnativo momento che ci sta mettendo a dura prova richiede a tutti un responsabile impegno civico per non lasciare solo nessuno».

Vanda Pradal, presidente dell’Avis provinciale di Treviso, rivolge un accorato appello a tutti gli avisini: una chiamata ad essere ancora più uniti e solidali per riuscire a soddisfare la richiesta di sangue che proviene dagli ospedali, chiamati a combattere l’emergenza Coronavirus ma anche a garantire le trasfusioni per tutti i pazienti.

 

Non abbiate paura donatori, siamo forti, siamo una squadra, siate bravi come sempre. Andate a donare

 

«Oggi più che mai dobbiamo andare a donare. Cari donatori e donatrici della provincia di Treviso, ma non solo, di tutto il territorio nazionale, abbiamo bisogno di tutti voi in questo momento critico: l’emergenza Coronavirus non deve frenare le donazioni». Vanda Pradal, presidente dell’Avis provinciale di Treviso, rivolge un accorato appello a tutti gli avisini, una chiamata ad essere ancora più uniti e solidali per riuscire a soddisfare la richiesta di sangue che proviene dagli ospedali, chiamati a combattere l’emergenza Coronavirus ma anche a garantire le trasfusioni per tutti i pazienti.

 

«Dobbiamo essere coesi e consapevoli del fatto che in Italia ci sono 1.800 persone che aspettano il nostro dono e ogni giorno devono essere trasfusi. Penso agli emofilici, a tutti i pazienti che hanno patologie con necessità di sangue, alle persone che vengono sottoposte a interventi chirurgici urgenti e indispensabili per salvare loro la vita. Noi dell’Avis dobbiamo continuare ad essere al loro fianco con il nostro dono» prosegue la presidente Pradal.

 

Attualmente le donazioni in provincia di Treviso hanno subito un calo del 20% circa e stanno continuando a calare, per questo è indispensabile invertire la rotta. Incidono in questa diminuzione la stagione influenzale alla quale si è aggiunta l’epidemia di COVID-19, per questo ora più che mai è fondamentale uno sforzo in più per sostenere la donazione e garantire il fabbisogno di sangue dei nostri ospedali.

 

«Donatori e donatrici, andate con serietà e responsabilità a donare il sangue – prosegue Pradal. – Dobbiamo tenere conto delle normative, rispettare la distanza e andare al centro trasfusionale solo se in ottima salute. La sicurezza viene prima di tutto ed è garantita nei centri trasfusionali così come nelle nostre articolazioni organizzative».

 

La raccolta viene effettuata nei sei centri trasfusionali di Treviso, Oderzo, Conegliano, Vittorio Veneto, Castelfranco e Montebelluna. Per concordare e prenotare la donazione o candidarsi a effettuare l’idoneità alla donazione è sufficiente chiamare il numero 0422.405077. Questo è anche il recapito valido per informarsi sulla raccolta associativa che ogni domenica viene effettuata in sei sedi della nostra provincia.

 

Per altre info:

www.avisprovincialetreviso.it e pagina Facebook Avis Provinciale Treviso.

Avis Veneto e Casa di cura “Giovanni XXIII” per la rinascita di Arquata del Tronto

 

Ad agosto 2016 il terremoto che ha devastato il paese. Ad aprile 2018 la posa della prima pietra. Il 24 gennaio 2020 l’inaugurazione del nuovo poliambulatorio, grazie a una raccolta fondi Avis nazionale, ad alcune realtà associative e a privati.

 

È stato realizzato in meno di due anni, con un grande supporto veneto e trevigiano, il nuovo poliambulatorio di Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Una parte della cifra raccolta e impiegata per la nuova costruzione viene, infatti, dalle Avis del Veneto e un altro importante contributo da proventi di mammografie ed esami diagnostici effettuati durante i mesi della prevenzione del tumore al seno alla Casa di cura Giovanni XXIII di Monastier (partner di Avis regionale Veneto nella raccolta fondi anche grazie ad un’idea del periodico avisino “Dono&Vita”). Il nuovo servizio sorge sui resti dell’ex “casa dei dottori” con il nome “Centro socio sanitario Assieme”, a dimostrare la forza della solidarietà laddove non arriva lo Stato.

 

Un servizio essenziale per la popolazione rimasta senza nulla dopo il sisma e per i turisti che, a poco a poco, stanno tornando nei parchi naturali della zona, rimettendo in moto un’economia profondamente ferita. In un paese “fantasma”, dove la popolazione vive ancora nelle casette prefabbricate e le rovine sono ovunque, il poliambulatorio, come il centro ricreativo costruito e donato dagli Alpini nel 2019, sono il simbolo della ripresa.

 

La struttura antisismica è tutta in legno e materiali naturali, progettata dallo studio Archdoc Orsini-Calvelli e composta da quattro ambulatori. Vi saranno eseguiti, in particolare, visite ed esami cardiologici, ginecologici e pediatrici.

 

Al taglio del nastro era presente una delegazione dell’Avis regionale Veneto e della Giovanni XXIII che hanno stretto un forte legame con gli amici di Arquata e con il medico di base del luogo, Italo Paolini. Presenti, tra gli altri l’ex presidente Avis regionale Gino Foffano, la presidente di Avis provinciale Treviso Vanda Pradal, il donatore-ciclista trevigiano che quest’estate ha raggiunto Arquata in bici Marco Toppan e il medico radiologo alla Casa di Cura, nonché consigliere Avis che ha fatto da “collettore” tra le due realtà, Bernardino Spaliviero.

 

“L’emergenza non è mai finita e basta vedere come viviamo per capirlo – spiega il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci. – In quattro anni il nostro territorio ha avuto quattro commissari diversi per la ricostruzione. E siamo ancora così. Il poliambulatorio è uno strumento per rispondere alle necessità dei cittadini comuni e alle esigenze quotidiane che, a livello sanitario, non possono essere ignorate”.

 

Il presidente Avis nazionale, dott. Gianpietro Briola: “Oggi è una giornata di gioia per tutti, per Avis e per i donatori di sangue. Il nostro impegno e il nostro lavoro è sempre rivolto alla salute e ai valori condivisi per la società in cui viviamo. Questo poliambulatorio è il simbolo della speranza per chi vuole continuare a vivere dove ha le proprie radici”.

Settanta uomini e donne in uniforme uniti per la donazione di sangue

 

Ieri, mercoledì 11 dicembre, al Centro trasfusionale dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso si è svolta l’edizione 2019 di “Uniformi nel donare”, evento che ha chiamato a raccolta numerosi agenti della Polizia di Stato, Penitenziaria, Provinciale e Locale, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale, Vigili del Fuoco, insieme a militari, piloti e specialisti dell’Aeronautica Militare.

 

«La Polizia di Stato ma anche tutte le altre Forze dell’Ordine hanno una particolare vocazione, e una inclinazione molto forte verso la solidarietà, per questo all’iniziativa “Uniformi nel Donare” promossa dell’Avis abbiamo risposto: presente. Riteniamo infatti che sia giusto far passare il concetto di sicurezza anche attraverso la solidarietà, la quale può fare da collante per una coesione sociale sempre più forte e contribuire a una migliore sicurezza della società» sottolinea Claudio Di Paola, vicequestore della Polizia di Stato, capo della Squadra Mobile di Treviso.

 

 

I dati

Nel corso del 2019 le 89 Avis Comunali e l’Avis provinciale a copertura dei 94 Comuni della Marca Trevigiana con i loro 34.300 soci hanno garantito il fabbisogno dei 6 ospedali del territorio e non solo, con un incremento delle donazioni superiore all’1.24% e una partecipazione sempre più estesa delle giovani generazioni che vengono coinvolte attraverso campagne di sensibilizzazione e forum dedicati. Nella Marca ogni 100 residenti 6 sono avisini e degno di nota è il dato sulle fasce d’età, che evidenzia una positiva presenza degli under 35: 39.16% degli avisini ha tra i 18 e 25 anni, il 22.89% tra i 26 e i 35 anni.

 

«Siamo soddisfatti delle donazioni in provincia di Treviso e un grazie sincero va a tutte le nostre Avis Comunali e ai cittadini che rispondono in maniera sempre partecipe alle nostre chiamate per garantire il costante bisogno di sacche di sangue che proviene dalle strutture sanitarie. Sono grata a tutti i donatori e li ringrazio di cuore» dice Vanda Prada, presidente dell’Avis Provinciale di Treviso.

 

A commentare con apprezzamento il trend positivo delle donazioni che ha contraddistinto l’anno in corso, è anche il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi, presente per un saluto agli uomini e alle donne delle Forze dell’Ordine che hanno presto parte a “Uniformi nel Donare”.

 

«Questa è una giornata importante perché le istituzioni sono riferimento puntuale e preciso per la sicurezza e il loro operato costituisce un indotto importante per tutta la collettività – commenta il dg Benazzi- Per noi il sangue è importante per garantire l’attività dei 6 ospedali e dello Iov, dove si fa tanta attività chirurgica e quindi il sangue è fondamentale per salvare le persone. Le donazioni sono aumentate grazie all’Avis che è una straordinaria realtà di puntiforme e capillare, capace di arriva in tutti i Comuni della Marca. La provincia di Treviso, anche grazie all’Avis che dona molto, è campionessa del volontariato. Possiamo sempre contare sull’Avis».

Domenica 06 ottobre, dalle ore 08.00 alle 10.30, presso il distretto sanitario di Casale sul Sile, si svolgeranno le consuete donazioni di sangue intero, a cura dell’AVIS comunale.

 

Si invita la cittadinanza a prenotarsi via SMS al numero 334.3693047 o via e-mail: [email protected].

 

C’è bisogno di sangue, Avis ti aspetta!

“È stata veramente una grande festa con le squadre, il pubblico e tutti i partecipanti, uniti per un obiettivo importante: il dono del sangue e la messa in sicurezza del Tempio internazionale del Donatore a Pianezze di Valdobbiadene, il nostro simbolo” spiega Vanda Pradal, presidente dell’Avis Provinciale di Treviso che sabato scorso ha organizzato il quadrangolare di calcio allo stadio comunale di Silea. All’evento sportivo hanno partecipato Avis Provinciale di Treviso, Ulss 2 Marca Trevigiana, Tv Pressing-Giornalisti del Veneto e XI di Marca.

 

Ospite il campione Dino Baggio, che ha premiato le squadre al termine del torneo, ribadendo l’importanza dell’iniziativa e lo spirito di solidarietà che ne è stato il motore. Tra i presenti il direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana Francesco Benazzi, il maestro del cristallo Marco Varisco, il pilota Alessandro Fassina, l’allenatore Ezio Glerean che guidava la squadra dell’Ulss 2 e illustri ex del calcio trevigiano quali Ivanoe Lanzara e Fabiano Ballarin. Ad allietare l’evento le allieve di Danzainsieme-Treviso.

 

Il ricavato del quadrangolare verrà devoluto al finanziamento dei lavori di rifacimento del tetto del Tempio Internazionale del Donatore. “L’Avis – ha ricordato nei giorni scorsi la presidente Pradal – fa il tifo per arrivare al più presto alla riapertura del Tempio, simbolo universale della donazione. Il quadrangolare è stato l’occasione per apprezzare tanto sport, per conoscere più da vicino l’attività avisina e per sostenere concretamente una buona causa. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e reso speciale l’iniziativa”.

 

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