Vademecum della Pontificia Accademia per la Vita sui temi di bioetica
Si auspica la collaborazione tra Chiesa e politica sui temi del fine vita.
Sul tema del fine vita e del suicidio assistito “rimane aperto lo spazio per la ricerca di mediazioni sul piano legislativo, secondo il tradizionale principio delle ‘leggi imperfette’” mentre, “nutrizione e idratazione artificiali”, rappresentando trattamenti medico-sanitari a tutti gli effetti, andrebbero valutati “caso per caso”. E quindi, potrebbero anche essere sospesi.
A dirlo, è il “Piccolo lessico del fine vita”, un documento-vademecum elaborato dalla Pontificia Accademia per la Vita – che il presidente mons. Vincenzo Paglia ha consegnato l’8 agosto a Papa Francesco – come bussola per districarsi nella difficile navigazione dei mari della bioetica, pubblicato in questi giorni dalla Lev. Un glossario da cui trapelano però posizioni più aperte al dialogo tanto più nel “contesto pluralista e democratico delle società in cui il dibattito si svolge – scrive nell’introduzione monsignor Paglia – soprattutto quando si entra nel campo giuridico”.
“La Chiesa ribadisce la sua assoluta contrarietà verso qualsiasi forma di eutanasia e suicidio assistito. Ma invita a riflettere su quanto l’ostinazione irragionevole (accanimento terapeutico) non sia espressione di una medicina e di cure davvero a misura e a favore della persona malata. La morte è purtroppo una dimensione della vita. È inevitabile. Certo, non dobbiamo mai accorciare la durata della vita, ma neppure ostinarci a voler ostacolare in ogni modo il suo corso.
Non ci sono “mediazioni accettabili” a priori.
“Sui temi fondamentali e delicatissimi del fine-vita è auspicabile che si raggiunga il più alto consenso comune possibile, e quindi che tiene conto in modo rispettoso delle diverse sensibilità e credi religiosi. È il compito della politica. La Chiesa può collaborare, in vista del bene comune di tutta una società. A lei spetta la formazione delle coscienze, più che l’elaborazione delle leggi” spiega Mons. Paglia.
Il tema del fine vita in Veneto
A metà gennaio scorso il Consiglio Regionale del Veneto ha bocciato il Pdl 217 d’iniziativa popolare sulle “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”. 25 i voti a favore, tra cui il Presidente Zaia, 22 i contrari. Non è scattata la maggioranza richiesta di 26 consensi. Il dibattito è comunque servito a rilanciare la necessità, anzi l’urgenza delle cure palliative e da questo punto di vista in Consiglio si è fatto riferimento all’appello, lanciato qualche mese fa, dai vescovi del Nordest.
Zaia “Dal Vaticano un’apertura lungimirante”

“Il documento-vademecum sui temi etici e sul fine vita dimostra ancora una volta come la Chiesa sia un’attenta osservatrice delle istanze che emergono dalla società, in particolare dal complesso universo di chi affronta malattie incurabili,” dichiara il Presidente Zaia, dopo aver appreso i contenuti del “Piccolo lessico del fine vita” elaborato dalla Pontificia Accademia per la Vita e consegnato a Papa Francesco.
“Anche dalla Chiesa si apre ora uno spazio di riflessione sulla possibilità di mediazioni giuridiche in materia di fine vita e suicidio assistito, in una società pluralista e democratica che oggi presenta un vulnus normativo su questo tema. Possiamo affermare che si tratta di un segnale significativo proveniente dal Vaticano. È fondamentale che venga approvata una legge che rispetti le diverse posizioni; un intervento legislativo deve essere richiesto da tutti coloro che desiderano che il fine vita sia normato per legge, e non gestito, come avviene attualmente, attraverso una sentenza,” aggiunge il Presidente Zaia.
“Oggi, infatti, in virtù della nota sentenza della Corte Costituzionale del 2019, un cittadino è già padrone di decidere il proprio fine vita, purché abbia una malattia con prognosi infausta, soffra intensamente, sia libero nella scelta e dipenda da supporti vitali. Tuttavia, la sentenza non stabilisce né le tempistiche né le modalità, e non legittima la gestione” “L’apertura lungimirante del Vaticano su questo tema, che tocca un aspetto etico profondo, riflette la complessità del contesto sanitario odierno, in cui le cure sono così avanzate da sollevare inevitabilmente questioni etiche.”
“È importante sottolineare che, almeno in Veneto, i casi di richiesta del fine vita non sono motivati dalla mancanza di cure palliative, che rappresentano la prima scelta e una priorità nella nostra regione, dove siamo leader in questo ambito. Tuttavia, non si può ignorare che alcuni pazienti che si avvicinano al fine vita rifiutano le cure palliative per motivi personali e intimi, una scelta che abbiamo l’obbligo di rispettare. Ricordiamo che, oltre alla sentenza della Corte Costituzionale, nel 2017 il nostro Paese si è dotato delle disposizioni anticipate di trattamento, che vanno nella stessa direzione. Questo è un tema etico e profondo che richiede rispetto per le idee di tutti, ma è altrettanto vero che la libertà di scelta del paziente deve venire prima di tutto,” conclude Luca Zaia.
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