Il Sudan sprofonda in una crisi sempre più “apocalittica”, come definita dai ministri degli Esteri tedesco e britannico, con la caduta della città di Al-Fashir e la conseguente carneficina. La città, espugnata dai paramilitari delle Forze di Supporto Rapido (RSF) al termine di un sanguinoso assedio durato 18 mesi, è descritta come una “trappola di morte”
SUDAN. Immagini satellitari e le poche testimonianze rivelano uno scenario di orrore: esecuzioni sommarie, stupri, aggressioni, saccheggi e rapimenti. I corpi delle vittime sono stati abbandonati nelle strade, nelle sedi universitarie e nei siti militari. Con la presa di Al-Fashir, le RSF controllano ora tutte e cinque le principali città del Darfur.
L’allarme di medici senza frontiere: “Atrocità su larga scala”
Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato un drammatico appello. Nonostante le Nazioni Unite stimassero la fuga di oltre 65.000 persone da Al-Fashir (che contava 260.000 abitanti a fine agosto), solo 5.000 persone sono riuscite a raggiungere i team di MSF nei cinque giorni successivi alla caduta della città.
Michel Olivier Lacharité, responsabile delle emergenze di MSF, ha espresso profonda preoccupazione: “I numeri degli arrivi non quadrano, mentre crescono le testimonianze di atrocità su larga scala. La risposta più probabile, anche se spaventosa, è che vengono uccisi, bloccati e inseguiti mentre cercano di fuggire”.
I pochi sopravvissuti hanno riportato ai medici ferite da arma da fuoco, fratture e lesioni da percosse. Le testimonianze includono “omicidi di massa, bambini uccisi a colpi d’arma da fuoco davanti ai genitori, violenze sessuali e rapimenti a scopo di riscatto” sia in città che lungo le vie di fuga.
Il capo delle RSF, generale Mohamed Hamdan Dagalo (Hemedti), ha annunciato un’indagine sulle azioni dei suoi uomini dopo la diffusione di video che mostrano combattenti RSF giustiziare persone disarmate in città.
La crisi umanitaria e l’emergenza infanzia
Il conflitto, che vede contrapposte le RSF e l’esercito regolare di Khartoum guidato dal generale Abdel Fattah al Burhan, è diventato la più grave crisi umanitaria del mondo secondo l’ONU. Il Regno Unito ha risposto fornendo ulteriori 5 milioni di sterline in aiuti, oltre ai 120 milioni già stanziati.
La violenza ha conseguenze devastanti per i bambini. Edouard Beigbeder, Direttore regionale dell’UNICEF, ha denunciato che tra giugno e dicembre 2024 sono stati registrati più di 600 episodi di gravi violazioni contro i bambini, con l’80% costituito da uccisioni e mutilazioni, inclusi bombardamenti che hanno ucciso o ferito bambini a Omdurman e nello Stato di Khartoum a gennaio 2025.
Oltre alla violenza, la fame rappresenta un rischio mortale. L’UNICEF stima che nel 2025 770.000 bambini sotto i cinque anni soffriranno di malnutrizione acuta grave, con un rischio di carestia che si estende a 17 ulteriori località.
Le organizzazioni umanitarie continuano a chiedere un accesso continuo, senza ostacoli e sicuro per la consegna degli aiuti salvavita, reso estremamente difficile da posti di blocco e restrizioni.
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