Più forte delle polemiche, più forte degli infortuni, delle critiche o dei problemi familiari. C’è un solo Re. Sinner is the King of New York.
NEW YORK – C’era una volta un Re… Iniziano così le favole, no?
C’era una volta un ragazzino a cui piaceva sciare, nato nella terra e nella neve dei più grandi sciatori. Ma a lui piaceva anche giocare a tennis. Così un giorno lasciò la famiglia. E decise che sarebbe diventato il numero uno al mondo. E così è stato.
Era freddo e distaccato, uno straniero in patria. Così diverso dal resto. Ma questo è diventato la sua forza. Più se ne parlava, più c’era gossip, più c’erano critiche e più lui diventava grande. Come se ogni bruttura della vita potesse aumentarne il potere.
Ma allo stesso tempo aumentava la sua umiltà, il suo valorizzare l’avversario e il suo staff. Senza mai cercare facili alibi.
Dicevamo.
C’era una volta un Re
E se parli di Re del Tennis pensi a Nadal, Federer e Djokovic. Almeno negli ultimi vent’anni. E poi. E poi la storia cambia. I vecchi Re lasciano, tra un acciacco e l’altro. Ed è ora per le nuove leve.
Sinner the King
Siamo a Flushing Meadows, campo centrale. Contro Taylor Fritz, il primo americano in finale dopo Agassi. Caso vuole (davvero) che proprio l’allenatore che lo ha guidato in tanti successi, ora sia quello di Sinner. L’italiano arriva da tutte le polemiche per il caso doping (e qui sarebbe da aprire un capitolo a parte per l’assurdità delle regole) ma con molta più leggerezza per esserne uscito allo scoperto.
È una battaglia di nervi. Tra il padrone di casa, figlio d’arte e con una Nazione intera sulle spalle, e il numero uno al mondo. Sembra più facile a dirsi che a farsi.
Primo set facile 6-3. Secondo anche, basta un break solo per vincerlo. Il terzo vede Fritz riuscire finalmente a fare il break sul 5-3. È fatta. Un set è americano.
Ma anche no.
Sinner ne mette una dietro l’altra. Finisce 5-7.
Jannik Sinner vince il secondo Slam di stagione in poco più di due ore e un quarto e chiuderà sicuramente da numero uno l’anno.
Non chiedete o commentate perché non sarà al primo turno di Coppa Davis domani.
È il momento della gloria, è il momento di festeggiare il campione dell’Us Open, il primo italiano a riuscirci dopo Flavia Pennetta nel 2015.
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