La mostra su Segantini, allestita al Museo Civico di Bassano, ha oltrepassato le 70000 presenze
BASSANO DEL GRAPPA (TV), Dove va ricercato il successo di questa esposizione? Senz’altro nel tam tam che c’è stato tra coloro che l’hanno visitata ed hanno riportato le emozioni che hanno provato nel vedere i dipinti di un pittore con una storia particolare, che ha saputo nella sua originalità diventare un unicum.
Ricordiamo infatti alcuni suoi tratti biografici per capire meglio quanto le sue vicende personali abbiano segnato la sua anima.
Giovanni Battista Emmanuele Maria, figlio di Agostino Segantini e Margarita de Girardi, nasce ad Arco, nella parte italofona del Tirolo, all’epoca appartenente all’impero austriaco, in una famiglia in condizioni economiche precarie. Alla morte della madre, nel 1865 è inviato dal padre a Milano, in custodia presso la figlia di primo letto Irene.
Giovanni a Milano vive la sua seconda infanzia in maniera chiusa e solitaria, perché privato di un ambiente familiare sano, al punto che viene arrestato per ozio e vagabondaggio. Nel 1870 è poi rinchiuso nel riformatorio Marchiondi , dal quale tenta di fuggire nel 1871 e nel quale rimane fino al 1873. Segantini è quindi affidato al fratellastro Napoleone, che vive a Borgo Valsugana, e, per mantenersi, lavora come garzone nella sua bottega. Rimane a Borgo fino al 1874. Al suo ritorno a Milano ha ormai sviluppato una sua prima coscienza artistica e passione per la pittura, tanto che si iscrive ai corsi serali dell’Accademia delle Belle Arti di Brera, che frequenta per quasi tre anni.
Comincia a dipingere, con evidenti influssi dal verismo lombardo, ma già nel 1879, durante l’esposizione nazionale di Brera , viene notato dalla critica ed ottiene i primi riconoscimenti: tra chi lo sostiene c’è Vittore Grubicy, con il quale instaura un rapporto di lavoro e di amicizia che durerà per lungo tempo.
Di questa fase giovanile di formazione, gli esiti più salienti risultano essere alcune vedute milanesi, di piccolo formato, dipinte secondo la moda del tempo, quali: Il coro della chiesa di Sant’Antonio, che mostra un notevole studio della luce, e Il Naviglio a Ponte San Marco, del 1880.
L’anno dopo conosce anche Luigia Bugatti (sorella di Carlo Bugatti), detta Bice, la donna che gli sarà compagna per tutta la vita. Con lei si trasferisce in Brianza e lavora grazie al sostegno economico di Grubicy. In questi anni la sua arte tenta di distaccarsi dalle impostazioni accademiche giovanili, ricercando una forma espressiva più personale e originale. Nel 1883 Segantini si svincola in modo definitivo dal sostegno di Grubicy, con il quale sottoscrive un apposito contratto.
Al periodo brianteo corrispondono anche i primi grandi riconoscimenti dell’artista, in Italia e all’estero: nel 1883 Ave Maria a trasbordo vinse la medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Amsterdam, mentre La tosatura delle pecore venne premiato ad Anversa. Il culmine fu raggiunto dalla monumentale composizione di Alla stanga, realizzato in sei mesi di lavoro.
Il nome e la fama di Giovanni Segantini si sono però legati indissolubilmente all’Engadina, non solo perché la valle svizzera lo ospitò nei suoi ultimi anni e più volte il pittore ne ritrasse i panorami alpini nelle sue opere, ma anche perché in Engadina si sono conservati i più importanti segni della presenza e dell’arte del pittore, visitabili dal pubblico.
A Maiola, il villaggio alpino che lo ospitò dal 1894 fino alla morte causata da una peritonite, insorta in seguito a un attacco di appendicite, vi sono i luoghi che il pittore frequentava, verso i quali passeggiava e nei quali traeva l’ispirazione per le sue opere.
E proprio queste suggestioni della natura che lo circondava che la mostra cerca di restituire.
Realizzata con il supporto del Segantini Museum di St. Moritz e della Galleria Civica G. Segantini di Arco, e in collaborazione con Dario Cimorelli Editore, la mostra si propone di ripercorrere l’intera parabola artistica di Segantini mettendo per la prima volta in dialogo le sue opere con quelle dei maggiori artisti europei del suo tempo, da Millet a Van Gogh, per raccontare la carriera di un astro della pittura che ha saputo contribuire e spesso influenzare i principali movimenti artistici del suo tempo.
Attraverso un centinaio di capolavori provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private italiane ed europee – dalMusée d’Orsay al Rijksmuseum di Amsterdam – alcune delle quali rintracciate a distanza di oltre un secolo dalla loro realizzazione, la grande rassegna dei Musei Civici di Bassano del Grappa permetterà al pubblico di scoprire, con occhi del tutto nuovi, uno dei più straordinari artisti dell’Ottocento.
In particolare, il progetto di allestimento, a cura di Mustafa Sabbagh, è stato molto gradito al pubblico, perchè mette in continuo dialogo luci e ombre, spazio e opere d’arte, trasformando il percorso espositivo in un palcoscenico drammatico in cui i colori vibranti delle opere risplendono, restituendo al visitatore un’esperienza emozionale e immersiva, ampliata da un crescendo visivo con un unico focus: l’arte di Segantini.
La mostra è stata preceduta da rilevantissime indagini non invasive sulle opere e sui materiali impiegati da Segantini. Queste ricerche hanno portato a sorprendenti scoperte, in particolare riguardo Ave Maria a trasbordo, opera simbolica del Segantini Museum di St. Moritz e dell’intera produzione segantiniana, eccezionalmente concessa in prestito al Museo Civico di Bassano del Grappa fino al 8 dicembre 2025.
Quindi si può desumere tutta l’eccezionalità e la peculiarità di questa mostra: un’occasione imperdibile per conoscere l’arte di Segantini.
Approfittatene dunque fino al 22 febbraio, giorno di chiusura di questa esposizione che tanto successo e tanto gradimento ha ha già ricevuto da chi ha potuto visitarla.
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