Il dibattito sul finanziamento alle scuole paritarie torna al centro dell’attenzione, tra accuse di sottrazione di risorse alla scuola statale e richiami a principi costituzionali. Ma si può davvero parlare di equità se si continua a ignorare il diritto alla libertà educativa sancito dalla Costituzione? Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e Cavaliere al Merito della Repubblica, interviene con fermezza sulla questione, denunciando l’incoerenza di chi contesta i fondi alle paritarie
ITALIA. Occorre essere coerenti: quanti sostengono che i fondi stanziati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per le scuole paritarie, a sostegno della libertà di scelta educativa dei genitori, siano denari sottratti alla scuola statale, la sola, a loro dire, che può definirsi pubblica, e alla sua offerta formativa per la formazione dei giovani e poi citano don Milani a sostegno della loro tesi non solo non sono coerenti con se stessi ma dimostrano di non sapere granché della scuola, nella sua storia, nella sua struttura, nella sua evoluzione normativa.
Mi chiedo come sia possibile insistere pervicacemente nella politica condotta a forza di slogan, una politica che, in venticinque anni dalla legge sulla parità, non è stata in grado di trovare soluzioni certe e definitive per sanare un profondo vulnus recato ad un principio costituzionale. .Se, infatti, la Costituzione va rispettata, se all’interno di essa è previsto che lo Stato debba rispettare e individuare modalità concrete per consentire ai genitori l’esercizio della libertà di scelta educativa e, oggi, a distanza di ottant’anni la situazione è profondamente diversa da quanto previsto dalla Costituzione, ciò vuol dire che la classe politica si è dimostrata fortemente inadempiente a tutto danno dei cittadini, i più fragili per giunta.
Appellarsi a don Milani significa riferirsi a persone che hanno cercato in tutti i modi di formare cittadini attraverso una scuola che nel principio della libertà di scelta educativa vedeva il fondamento della propria opera; e, con don Milani, dobbiamo citare tutti i fondatori delle Congregazioni che hanno visto nella scuola il loro campo apostolico, nella convinzione che investire nei giovani significa rispondere alla speranza di un cambiamento, a partire da un bisogno della società cui la scuola deve dare una risposta. Si badi, nel pieno rispetto della scuola statale.
Invece si è preferito agire secondo la logica del divide et impera, si è preferito insistere: la scuola statale per tutti, si legga: per i poveri, la scuola paritaria per pochi, si legga: per i ricchi. Conseguentemente la povertà educativa si è radicata nella nostra società. La si vuole eliminare? Benissimo! Essa, però, viene sconfitta solo grazie ad un sistema scolastico libero, autonomo e plurale, sotto lo sguardo dello Stato, non con un sistema scolastico iniquo, regionalista e divisivo, quale ora è la scuola in Italia.
Tutto quello che avevamo previsto si sta realizzando: le scuole paritarie chiudono, rimangono solo quelle in cui i genitori possono pagare rette pari al costo medio studente (circa 7mila euro), la scuola statale non riesce ad accogliere gli studenti provenienti dalle paritarie chiuse e così la segregazione sociale è perfettamente attuata. La consolazione, certamente magra, è che le scuole paritarie non possono essere accusate di nulla: si sono indebitate, hanno ipotecato l’ipotecabile, hanno dovuto tenere testa a verifiche e controlli Imu, a fronte di un costo medio studente di 7 mila euro hanno ricevuto contributi pari a 700 euro. Eroismo allo stato puro.
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