Dibattito sulla responsabilità nelle scuole, in seguito alle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, del 13 aprile. L’organizzazione ha espresso considerazioni di ordine giuridico-istituzionale in merito ai fenomeni di danneggiamento del patrimonio scolastico e alle occupazioni degli edifici destinati a pubblica istruzione
ROMA. RichiamO innanzitutto il principio generale di responsabilità personale sancito dall’ordinamento giuridico. “Ogni condotta illecita, sia essa di natura disciplinare, civile o penale, comporta conseguenze proporzionate e conformi ai criteri di legalità, tipicità e colpevolezza”, si legge in una nota. Il danneggiamento di beni pubblici, inclusi gli edifici scolastici, configura una lesione dell’interesse collettivo e legittima l’attivazione dei procedimenti sanzionatori previsti dalla normativa vigente.
Tuttavia, il CNDDU evidenzia come l’esercizio del potere disciplinare in ambito scolastico debba necessariamente conformarsi ai principi costituzionali di proporzionalità, ragionevolezza e finalità educativa della sanzione. La scuola, quale istituzione preordinata alla formazione integrale della persona, non può esaurire la propria funzione nell’irrogazione di misure afflittive, ma deve garantire percorsi di responsabilizzazione orientati alla rieducazione e al reinserimento nella comunità scolastica.
Con riferimento alle occupazioni degli edifici scolastici, il CNDDU rileva che le stesse integrano, sotto il profilo giuridico, ipotesi di utilizzo non autorizzato di beni pubblici, potenzialmente riconducibili a fattispecie di illecito amministrativo o penale. Nondimeno, appare necessario operare una distinzione tra condotte connotate da dolo specifico di danneggiamento e manifestazioni collettive riconducibili all’esercizio, seppur improprio, di istanze partecipative e di espressione del dissenso.
In tale contesto, il CNDDU valuta positivamente l’indirizzo volto al rafforzamento degli strumenti di partecipazione studentesca, quali le consulte provinciali e gli spazi di autogestione previsti dai regolamenti scolastici, in quanto espressione del principio di democrazia scolastica e funzionali alla prevenzione di condotte conflittuali. Tali istituti, se effettivamente implementati, possono costituire sedi legittime di confronto e mediazione tra le diverse componenti della comunità educativa.
“Si sottolinea, altresì, l’opportunità di affiancare alle sanzioni tradizionali strumenti di giustizia riparativa, coerenti con i principi dei diritti umani e con le più recenti evoluzioni del diritto educativo, al fine di promuovere nei discenti la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e il ripristino del rapporto fiduciario con l’istituzione scolastica”, conclude il CNDDU.
Alla luce delle suesposte considerazioni, il CNDDU invita le istituzioni scolastiche e le autorità competenti a un’applicazione delle norme vigente che sia rigorosa ma al contempo conforme alla funzione educativa della scuola, nel rispetto dei diritti fondamentali degli studenti e del principio di legalità sostanziale.
Il CNDDU auspica un approccio equilibrato che coniughi rigore e funzione educativa, nel rispetto dei diritti degli studenti e del principio di legalità.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
