Una serie televisiva di 5 puntate che attraverso interviste, immagini di archivio e testimonianze ci porta in un piccolo podere, nel comune di Coriano, San Patrignano.
Dal 78 al 95, nascita, crescita, fama, declino, caduta. Il docufilm è tutto in questi 5 episodi.
Al centro di lui Vincenzo Muccioli che fonda la comunità e mai se lo sarebbe immaginato. Dagli albori subito in una centrifuga, un frullatore dove privazioni, “chiusure“ e vessazioni prendono piede in nome di una cosa sola, uscire dall’eroina, da una dipendenza che ti cattura e ti uccide. E allora fughe rocambolesche, cerchi magici, collaboratori che si sfileranno partendo dal suicidio della gemella Natalia lanciatasi da una finestra e l’omicidio della porcilaia, dove la violenza pareva essere di casa con il giovane Maranzano che viene ucciso e trasportato per mezza penisola, fino poi ad essere ritrovato nei pressi di Napoli.
Processi interminabili e un loop da cui Vincenzo non riemergerà più. Lui che è tutto e il contrario di tutto, medium, leader innato, anfitrione con quella sfrontatezza che è quasi una difesa. Popolare e potente, con la politica abbarbicata sulla sua collina e figli di vip che fanno la spola sfidando catene e privazioni, ma tant’è. Taciti accordi ed omissioni per i suoi ragazzi e la giustizia sullo sfondo a dargli la caccia con pallettoni non propriamente carichi a salve.
Muccioli da sempre ha frequentato le frontiere della vita dei suoi ragazzi, maledettamente complicati, affamati di vita dopo aver visto ogni giorno la morte conscio che circumnavigare menti ottenebrate dagli oppiacei non sarebbe stato come bere un aperitivo a Formentera o giù di lì.
Sardonico e istrione, sotto i suoi baffoni autentico marchio di fabbrica ha raccolto anime per poi poterle farle rivivere appieno, proteggendole dapprima con quella sua imponente presenza, che ammaliava e scuoteva.
Questi 5 racconti hanno il compito di divulgare e porre dubbi e inquietudini, forse è giusto così SanPa.
Su Netflix.
Instacult di Mauro Lama
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