Politiche securitarie e vie alternative, Mestre in un impasse
Mestre-Dà la vita per sventare una rapina, lutto cittadino a Venezia e a Jesolo.
L’omicidio di Giacomo Gobbato riporta per l’ennesima volta l’attenzione nazionale sulla città di Mestre, la “capitale dell’eroina”, da lunghi anni oggetto degli onori della cronaca, e non certo per virtù. La morte di un ragazzo di 26 anni, che ha «tentato generosamente di sventare una rapina», come ha dichiarato il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, acquisisce inevitabilmente colore politico: per la storia di questa città e per le caratteristiche, i protagonisti, di questo fatto di cronaca nera. Giacomo Gobbato, era un attivista di sinistra, del Centro Sociale Rivolta, ucciso a coltellate per aver difeso una donna da un rapinatore di origine moldava, senza fissa dimora. Dopo l’accaduto, la prima voce a farsi sentire, è quella dei suoi compagni, del suo amico, Sebastiano Bergamaschi. C’era anche lui la sera di venerdì 20 settembre, accorso in aiuto della vittima, rimanendo ferito alla gamba da quello stesso coltello che ha preso la vita di Giacomo.
Il dolore dei compagni e la via alternativa
Il Rivolta è una vivace realtà aggregativa, impegnata in battaglie sociali, nell’accoglienza ai senza fissa dimora, attenta alla questione climatica e molto altro ancora. I suoi soci chiedono di non strumentalizzare quanto accaduto, mettendo in chiaro la propria posizione: «Ora diciamo solo che esigiamo di non essere usati da chi semina odio. C’è un colpevole. È una persona, una singola. Non importa dove sia nato o di che colore abbia la pelle. E tutto questo succede in una città abbandonata da anni a se stessa.» Durante il presidio del 21 settembre per ricordare il compagno, Sebastiano Bergamaschi ha ribadito che dal dolore non deve scaturire altro odio. E lo striscione campeggiava tra la folla: «Per Giacomo, per noi, per tutti, Riprendiamoci la città». Quest’ultimo invito è il nome di un vasto coordinamento tra associazioni, comitati, gruppi, strutture e reti civiche, che propone una via alternativa alle gestione più muscolare di intere zone della città, ormai da tempo cadute preda di un estremo degrado. Mestre ostaggio della criminalità È innegabile che Mestre sia una città pericolosa, cuore pulsante della criminalità nella provincia di Venezia. La Serenissima si trova per la prima volta nella top ten della recente classifica delle città più insicure d’Italia redatta dal Sole 24 Ore, al nono posto. Parte della responsabilità di questa situazione, secondo i detrattori delle politiche securitarie messe in campo dall’amministrazione di centrodestra di Luigi Brugnaro, sarebbe da attribuire a una mancata integrazione di politiche sociali virtuose che, abbattendo le disuguaglianze, siano capaci di sfrondare il sottobosco urbano nel quale crescono forti le associazioni criminali dedite principalmente allo spaccio.

Pene più severe
Dalle fila dell’amministrazione comunale e regionale invece suona una musica diversa, a conferma e rincaro di un principio di sicurezza che si costruisce maggiormente con l’intervento diretto delle forze dell’ordine, eventualmente l’arresto e infine, quando possibile, con l’espulsione dei criminali. Il governatore della Regione, Luca Zaia, suggerisce che la migliore soluzione sia quella di inasprire le pene, anche per episodi di microcriminalità, a far da deterrente naturale alla voglia di delinquere. E in questi anni il sindaco Brugnaro ha molto investito nella sicurezza in questo senso, potenziando il corpo della polizia locale, impegnata in operazioni che hanno dato seguito a decine e decine di arresti.
La città chiede aiuto
Senza dubbio il problema persiste e gli interventi non sembrano soddisfare i cittadini di Mestre, che continua a cercare un dialogo con l’amministrazione, per trovare una soluzione. È un impasse: la morte di un ragazzo di 26 anni che dona la vita in nome della propria umanità è un punto di non ritorno. Si può solo guardare avanti e confrontare la questione con lo stesso coraggio che hanno dimostrato Giacomo Gobbato e Sebastiano Bergamaschi. Senza mai voltare lo sguardo da un’altra parte. Nel giorno delle esequie, ancora da stabilirsi, è stato disposto il lutto cittadino, anche a Jesolo, e con tale provvedimento tutti gli edifici del comune di Venezia esporranno il gonfalone della città a mezz’asta.
Articolo di Alfredo Baggio
Crediti fotografici: Ansa, Globalist.it
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
