Home / Posts Tagged "cronaca"

L’odissea Covid di un 57enne di Pianiga, vivo per miracolo ma ancora provato: si è rivolto a Studio3A
per accertare eventuali profili di responsabilità su omissioni e ritardi subiti

 

Trentaquattro, 25 e 20. Non è un terno da giocare al lotto, ma sono alcuni dei “numeri” del calvario sanitario da Covid vissuto da un 57enne di Pianiga, che è vivo per miracolo ma porta ancora dentro di sé i segni fisici e psicologici di un’esperienza terribile e anche tanta rabbia per le risposte (non) ricevute da una parte della Sanità, in particolare (ma non solo) dal suo medico di base.

 

Trentaquattro sono le telefonate che il paziente ha infatti effettuato al suo dottore nel giro di pochi giorni per ricevere indicazioni fondamentali, nonché ricette e medicinali necessari: a queste il medico di famiglia ha risposto appena tre volte. Nessuna il 7 dicembre 2020, il giorno in cui è iniziato l’incubo allorché il 57enne apprende che un amico con cui era stato in contatto la settimana precedente è risultato positivo al Coronavirus e i suoi timori di essere rimasto contagiato sono acuiti dal fatto che la febbre gli è salita a 38. Telefona invano per cinque volte al suo dottore semplicemente per farsi prescrivere il tampone. Alla fine sua moglie deve passare alla guardia medica di Peraga a ritirare la ricetta per poter sottoporsi al molecolare, test che effettua nella stessa serata all’ospedale di Camposampiero (Padova).

 

Dopo un paio di giorni, il 9 dicembre, l’uomo, comprensibilmente in ansia, contatta di nuovo il medico curante, a cui l’Asl da prassi comunica l’esito del test, per conoscere il suo destino, ma anche stavolta sulle nove telefonate effettuate il dottore non risponderà mai: l’ultima, alle 18.45, viene riscontrata ma dalla sua segretaria personale, che lo tratta pure male (“non siamo tenuti a comunicare il risultato”) ma che alla fine gli riferisce che il tampone ha dato esito positivo. Finalmente, nel pomeriggio del 10 dicembre – dopo altre due telefonate senza risposta al mattino – il suo medico di base lo chiama, lo rimprovera per l’accesa discussione avuta con la sua segretaria, gli comunica che il 17 dicembre può sottoporsi a un nuovo tampone all’ospedale di Dolo e, soprattutto, gli ordina la cura: due antibiotici, del cortisone e delle iniezioni di Eparina.

 

I sintomi, però, si fanno sempre più gravi. L’11 dicembre nuova telefonata al medico che per una volta risponde assicurandogli che avrebbe inviato una mail all’Usca, Unità Speciale per la Continuità Assistenziale, per una visita a domicilio. Il 57enne aspetta l’11, 12 e 13 dicembre, ma non si vede nessuno e intanto la temperatura è schizzata a 39,5-40. Essendo domenica sua moglie contatta la guardia medica chiedendo il da farsi, per sentirsi rispondere di assumere Tachipirina “a manetta”. L’indomani, lunedì 14, non essendo scesa la febbre, il paziente fin dal mattino richiama, con le poche forze che gli restano, lo studio del medico di famiglia, ma su 17 telefonate riesce a parlare solo una volta con la “solita” segretaria: il dottore è impegnato. Lo richiama nel primo pomeriggio, ma solo per assicurargli che avrebbe ricontattato l’Usca, che però nemmeno l’indomani si vede.

 

A quel punto, nel pomeriggio del 15 dicembre, a sua moglie non resta che chiamare direttamente il 118 e il marito viene trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Camposampiero dove rimane più di un giorno per poi essere trasferito d’urgenza al monoblocco dell’ospedale di Padova e quindi nella Terapia Intensiva del Sant’Antonio, dove resta per una settimana. E qui comincia un’altra battaglia, quella per la vita, perché il virus è lì lì per avere la meglio, la saturazione di ossigeno crolla al 20% – il venti -, ma il suo fisico reagisce e i medici lo salvano per i capelli: il 5 gennaio 2021 viene dimesso.

 

Fisicamente distrutto e psicologicamente provato – una situazione che permane tuttora anche se un po’ alla volta si sta riprendendo -, il 57enne il giorno seguente, il 6 gennaio 2021, alle 10.22, riceve una chiamata del tutto inaspettata: l’Usca di Noale gli comunica che alle 11.15 sarebbero stati a casa sua per la visita domiciliare. La richiesta via mail del suo medico di base – sempre sia mai arrivata – è stata dunque evasa in 25 giorni. Peccato che nel frattempo fosse già tutto finito.

 

Troppo per resistere alla tentazione di denunciare tutto all’opinione pubblica e di voler accertare se in ciò che ha dovuto subire si profilino omissioni e violazioni deontologiche. Perciò il sopravvissuto si è rivolto a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e tutela dei diritti dei cittadini, che ha già fatto richiesta di acquisire tutta la documentazione clinica del paziente e che ha tutta l’intenzione di “esporre” i fatti alle autorità e agli organi competenti.

Si è messo alla guida della sua auto in evidente stato di ebbrezza e l’ha condotta per alcune centinaia di metri, con pericolosa andatura a zig-zag, prima di essere fermato dagli Agenti della Polizia locale. Protagonista, nel pomeriggio di ieri, domenica 24 gennaio, un mestrino di 27 anni seguito dalla pattuglia, che l’aveva visto, poco prima, bere alcolici sul piazzale della rotonda autostradale di Marghera.

 

Gli operatori, in perlustrazione a bordo di una radiomobile senza insegne, avevano notato delle persone consumare alcolici, tra le quali c’era anche il 27enne. Quest’ultimo, dopo essersi congedato dal gruppo, è salito sulla sua auto ed è partito, ma poco dopo, vista la sua andatura, è stato bloccato e sottoposto al test alcolometrico risultando in stato di grave ubriachezza, per un valore di 0,96 grammi/litro.

 

Gli Agenti hanno inoltre constatato che il 27enne era sprovvisto di patente, ritirata già a settembre scorso sempre per guida in stato di ebbrezza. Durante il controllo il ragazzo ha inveito più volte contro gli Agenti, arrivando anche a minacciarli di morte.

 

Il 27enne, con diversi precedenti a carico, è stato denunciato per minacce e oltraggio a Pubblico Ufficiale e guida in stato di ebbrezza. La sua auto è stata sottoposta a fermo per tre mesi in attesa di un provvedimento di confisca. Alle misure si è aggiunta un’ulteriore sanzione di 5mila euro per guida con patente revocata.

 

Foto da archivio

A seguito di controlli ad esercizi commerciali di Portogruaro e della provincia di Padova, la Guardia di Finanza di Venezia ha sequestrato oltre 6.000 prodotti illegali, in quanto riportanti marchi contraffatti e non in regola con la normativa in materia di sicurezza.

 

In un caso, addirittura, è emerso che sugli auricolari di un paio di cuffie erano riprodotti falsamente 2 distinti marchi di note case produttrici.

 

Le attività di controllo, partite dal comune di Portogruaro ed eseguite dai finanzieri della locale Compagnia, hanno interessato esercizi commerciali che, nelle proprie vetrine, esponevano accessori di telefonia delle più note e importanti marche.

 

Le perizie eseguite su alcuni campioni di tali articoli hanno permesso di accertarne l’irregolarità e hanno fatto scattare il sequestro di 1000 pezzi contraffatti, con conseguente segnalazione alla Procura della Repubblica di Pordenone di 3 imprenditori.

 

Dalla disamina dei documenti commerciali acquisiti i finanzieri sono risaliti ai fornitori della merce, 3 magazzini con sede a Padova gestiti da cittadini di nazionalità cinese.

 

Le successive ispezioni eseguite dalle fiamme gialle hanno permesso di rinvenire e sequestrare altri 5.000 articoli irregolari, tra accessori di telefonia, mascherine, schede di memoria, pen-drive e giocattoli privi del marchio CE e delle prescritte indicazioni di sicurezza a tutela dei minori.

 

I gestori dei magazzini sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Padova per i reati di commercio di articoli contraffatti, ricettazione e uso di segni mendaci.

Quando ha letto la comunicazione non poteva credere ai propri occhi:

“La S.V. si è resa responsabile della violazione dell’articolo 49 del dl 21 novembre 2007… per aver trasferito denaro contante per un importo complessivo di euro 4mila senza il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane”.

 

Cos’è successo? Cos’ho combinato? Si è chiesta stranita F.C., 60enne di Fossò, di fronte a quel preoccupante messaggio proveniente da un altrettanto preoccupante Ufficio Antiriciclaggio di Venezia. Ebbene, dopo aver approfondito la vicenda, la donna si è resa conto di essere incappata in una norma che, pur nata per punire le persone disoneste, nel corso degli anni ha fatto cadere nella propria rete anche tanti cittadini onesti e in buona fede.

 

In questo caso la norma sull’antiriciclaggio è stata applicata a causa di un matrimonio. Proprio così. S.V., infatti, ha anticipato 4mila euro per il banchetto nuziale al figlio il quale, una volta raccolti i soldi dalle buste degli invitati, ha restituito l’importo dovuto in tre tranche, due da 1.500 euro e una da mille. Appena ricevuti i soldi, la 60 enne di Fossò li ha depositati nella propria banca. A nulla è servito, però, redigere in quel frangente la modulistica antiriciclaggio perché la segnalazione è partita lo stesso, in riferimento allo “scambio” di denaro avvenuto fra madre e figlio.

 

Ora la donna si è rivolta all’ufficio legale dell’Adico dato che l’Ufficio antiriciclaggio le ha comminato una sanzione che oscilla fra 400 euro (il 10% di quanto versato in banca) e 50mila, con la possibilità di sanare l’infrazione pagando una “semplice” oblazione di 6mila euro.

 

“Inutile dire che stiamo sfiorando il ridicolo – attacca Carlo Garofolini, presidente dell’associazione Adico -. Ma ci rendiamo conto? Un semplice aiuto economico per il matrimonio del figlio si trasforma in una accusa di riciclaggio. Capiamo che la legge sia nata per fini lodevoli ma ci vuole anche un po’ di elasticità nell’interpretarla. Noi abbiamo scritto all’Ufficio antiriciclaggio di Venezia per rilevare la totale buona fede della nostra assistita e chiedere l’archiviazione della posizione anche perché, volendo andare nel particolare, la consegna dei soldi dal figlio alla madre è avvenuta in tre tranche di un valore inferiore al limite consentito dalla legge sui pagamenti in contanti, che è di 2 mila euro”.

 

In un recente passato Adico ha seguito le pratiche di decine di cittadini incappati nella stessa norma e puniti con sanzioni esorbitanti per aver effettuato pagamenti con assegni privi della dicitura “non trasferibile”.

Nella giornata di ieri, giovedì 22 ottobre, sono stati perpetrati dei furti ai danni di alcuni cittadini residenti a San Trovaso (frazione di Preganziol). Per le vittime si tratta già della seconda visita dei ladri, che hanno scassinato i garage, generando paura e insicurezza.

 

Ivan D’Amore, presidente del circolo territoriale di FDI PREGANZIOL, non appena avuta la notizia è accorso sul luogo della vicenda a manifestare la propria solidarietà ai diretti coinvolti.

 

“Più controllo del Territorio e meno slogan” commenta Ivan D’Amore, che in più sedi ha ribadito l’importanza di strutturare la sicurezza dei cittadini sotto ogni profilo. “L’amministrazione comunale è ferma e quasi arresa – conclude – all’idea di combattere questa piaga che affligge la nostra cittadina”.

Ecco Diesel, in tutta la sua fierezza, con la pettorina della Polizia Locale, mentre sembra addirittura sorridere alla fotocamera.

 

È proprio lui il protagonista della vicenda che ieri sera ha portato a compimento un’importante operazione antidroga nel coneglianese, ad opera del comando intercomunale di Polizia Locale di Cimadolmo, Vazzola e Gaiarine, congiuntamente ai Carabinieri di Conegliano.

 

Guidato dall’Agente Rudy Colodet, Diesel ha infatti contribuito in maniera rilevante al ritrovamento di sostanze stupefacenti, quali eroina e cocaina, durante una perquisizione.

 

Diesel è uno splendido esemplare di golden retriever regalato al sindaco di Cimadolmo, Giovanni Ministeri, quando era appena un cucciolo. Ma forse lui ha sempre sentito di essere destinato a cose più grandi. E allora Ministeri, che ha a cuore la sua cittadinanza, ha deciso di donarlo alla Polizia perché potesse essere di ausilio e a protezione della comunità.

 

All’età di cinque mesi Diesel è così entrato nel corpo di Polizia locale dove ora, dopo un percorso di educazione e addestramento, è riconosciuto da tutti come un compagno di squadra speciale.

Dieci anni fa era salito suo malgrado alla ribalta della cronaca perché, tornato nella sua casa Ater di via del Cortivo a Campalto, aveva trovato la porta sigillata a causa di una lunga morosità.

Ora R.F., 62 anni, vive in una residenza per persone non autosufficienti ma si ritrova ad affrontare una nuova “bega”, sempre legata a quella vecchia abitazione. All’uomo, che soffre di una malattia degenerativa, è stata infatti recapitata una raccomandata da parte di una società di recupero crediti – che ha ricevuto il credito da Eni gas e luce – nella quale si richiede il pagamento di una sessantina di fatture per una somma totale di circa 16mila euro. Una vera e propria mazzata per la quale ora la figlia, amministratrice di sostegno dell’uomo, ha chiesto l’intervento dell’ufficio legale dell’Adico, il quale si è già attivato per inquadrare meglio una situazione dai contorni poco chiari.

 

Le pretese economiche, infatti, si riferiscono ai consumi nella casa di via del Cortivo e riguardano un periodo molto lungo: dal 2004 al 2015. “In linea di massima le fatture sono tutte prescritte – sottolinea Carlo Garofolini, presidente dell’Adico. – Non solo. Quelle che si riferiscono agli anni che vanno dal 2010 al 2015 non sarebbero comunque addebitabili all’uomo che nel 2010 si è trovato la porta di casa sigillata e ha avuto solo il tempo di prendere alcuni effetti personali prima di abbandonare definitivamente l’alloggio. Con ogni evidenza la fornitura è rimasta aperta”.

 

Destano perplessità anche alcuni dei pagamenti richiesti dato che certe fatture contestano importi sproporzionati, fino a 450 euro. “Le verifiche naturalmente procederanno senza sosta – conclude Garofoloni – per capire cosa sia successo e perché sia stata inviata una fattura di questo genere al 62enne mestrino. Chiederemo naturalmente l’annullamento di ogni pretesa visto che non ne esistono i presupposti”.

POST TAGS:

La Polizia locale ha arrestato un cittadino di nazionalità nigeriana per spaccio di stupefacenti al termine di un’operazione antidroga condotta dal Nucleo Operativo, martedì pomeriggio. Intorno alle 16, nella zona compresa tra via Piave, via Dante e via Cappuccina, una pattuglia ha notato a distanza il contatto tra il pusher, già gravato da un precedente per lo stesso reato nei giorni scorsi, con un cittadino italiano. Dopo un breve colloquio tra i due, gli agenti hanno assistito alla consegna da parte dello spacciatore di tre ovuli contenenti eroina in cambio di una banconota da 50 euro. A seguito dello scambio il tossicodipendente è stato bloccato da una pattuglia e costretto a consegnare le dosi appena acquistate, 1,8 grammi di eroina.

 

 

All’uomo è stata inflitta una sanzione per detenzione di sostanze stupefacenti e notificato un daspo per la violazione del Regolamento di Polizia Urbana. Nel frattempo alcuni agenti in servizio in borghese hanno continuato a seguire i movimenti del cittadino africano, G. E. classe 1998, e dopo aver avuto conferma dalla pattuglia che gli ovuli appena venduti contenessero effettivamente sostanza stupefacente hanno raggiunto il pusher all’uscita del sottopasso che congiunge viale Stazione a via Rizzardi, a Marghera. L’uomo è stato quindi identificato e accompagnato negli uffici della Polizia locale per gli atti di rito. A seguito di perquisizione, lo spacciatore è stato trovato in possesso della somma di 50 euro ottenuta pochi minuti prima dal tossicodipendente e quindi accompagnato nella struttura di accoglienza Città Solare, a Mira, come disposto dal sostituto procuratore di turno. Questa mattina, al termine del processo per direttissima, per il nigeriano è scattata una condanna a 6 mesi e il divieto di dimora nel comune di Venezia.

 

Sempre ieri pomeriggio, a Mestre, gli uomini della Polizia locale hanno sanzionato per detenzione di sostanze stupefacenti un cittadino italiano, S. Z. di 53 anni, sorpreso a fare uso di droga nelle vicinanze di via Tasso. Alla vista degli agenti ha tentato invano di nascondere lo stupefacente, risultato poi essere eroina.

Il fatto è accaduto a Marghera Malcontenta. L’altra sera una giovane minorenne di 15 anni – mentre era con un gruppo di amici – è stata avvicinata da un giovane tunisino che con la scusa di dover fare una telefonata urgente, il quale si è impossessato del suo cellulare fuggendo verso via Bottenigo.
La giovane lo ha inseguito e raggiunto, ma il tunisino le ha puntato una forbice minacciandola e tentando di palpeggiarla.

 

Fortunatamente le voci dei giovani che chiamavano la ragazza hanno impaurito il tunisino che è fuggito verso la vaschette e via Bottenigo.
Scovato mentre si nascondeva dietro a dei containers, è stato identificato dalla Polizia nel frattempo giunta sul luogo. È persona nota per numerosi reati.

 

Gli abitanti di Marghera sono preoccupati della malavita dilagante e chiedono maggiore sicurezza.

Un ventiquattrenne di nazionalità nigeriana, è stato arrestato ieri dal Nucleo operativo e cinofilo della Polizia locale, nella zona di piazzale Bainsizza, a Mestre, con l’accusa di spaccio continuato e aggravato, dopo aver ceduto dosi di eroina a tre ragazzi di giovane età: una diciottenne di Camposampiero e un diciassettenne e una quindicenne, residenti entrambi nel Veneto Orientale.

 

L’ennesimo blitz antidroga compiuto dal Corpo nel Rione Piave è scattato verso le 16, dopo che una pattuglia in abiti civili ha notato il gruppo dei ragazzi a colloquio col nigeriano, giunto da loro in sella ad una bicicletta. Il pusher, in cambio di denaro, ha ceduto due dosi di droga, che teneva nascoste in bocca, dirigendosi poi verso il sottopasso ciclopedonale di via Dante, doveva è stato intercettato da una pattuglia del Nucleo cinofilo, che nel frattempo era stata allertata via radio.

 

Nel frattempo i tre giovani sono stati a loro volta fermati e identificati: la quindicenne, che è stata poi riconsegnata alla madre, giunta in treno a Mestre, in tarda serata, teneva anch’essa l’eroina appena acquistata in bocca.

 

Il cittadino nigeriano, vista la gravità dei fatti (spaccio a minorenni) è stato trasferito direttamente in carcere a Venezia. Il giovane vanta già arresti e denunce per spaccio di sostanze stupefacenti oltre che per vari altri reati (violazione di domicilio, danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale): nel maggio scorso era stato già arrestato, in quel caso a Marghera, dalla Polizia locale.

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni