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Quando ha letto la comunicazione non poteva credere ai propri occhi:

“La S.V. si è resa responsabile della violazione dell’articolo 49 del dl 21 novembre 2007… per aver trasferito denaro contante per un importo complessivo di euro 4mila senza il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane”.

 

Cos’è successo? Cos’ho combinato? Si è chiesta stranita F.C., 60enne di Fossò, di fronte a quel preoccupante messaggio proveniente da un altrettanto preoccupante Ufficio Antiriciclaggio di Venezia. Ebbene, dopo aver approfondito la vicenda, la donna si è resa conto di essere incappata in una norma che, pur nata per punire le persone disoneste, nel corso degli anni ha fatto cadere nella propria rete anche tanti cittadini onesti e in buona fede.

 

In questo caso la norma sull’antiriciclaggio è stata applicata a causa di un matrimonio. Proprio così. S.V., infatti, ha anticipato 4mila euro per il banchetto nuziale al figlio il quale, una volta raccolti i soldi dalle buste degli invitati, ha restituito l’importo dovuto in tre tranche, due da 1.500 euro e una da mille. Appena ricevuti i soldi, la 60 enne di Fossò li ha depositati nella propria banca. A nulla è servito, però, redigere in quel frangente la modulistica antiriciclaggio perché la segnalazione è partita lo stesso, in riferimento allo “scambio” di denaro avvenuto fra madre e figlio.

 

Ora la donna si è rivolta all’ufficio legale dell’Adico dato che l’Ufficio antiriciclaggio le ha comminato una sanzione che oscilla fra 400 euro (il 10% di quanto versato in banca) e 50mila, con la possibilità di sanare l’infrazione pagando una “semplice” oblazione di 6mila euro.

 

“Inutile dire che stiamo sfiorando il ridicolo – attacca Carlo Garofolini, presidente dell’associazione Adico -. Ma ci rendiamo conto? Un semplice aiuto economico per il matrimonio del figlio si trasforma in una accusa di riciclaggio. Capiamo che la legge sia nata per fini lodevoli ma ci vuole anche un po’ di elasticità nell’interpretarla. Noi abbiamo scritto all’Ufficio antiriciclaggio di Venezia per rilevare la totale buona fede della nostra assistita e chiedere l’archiviazione della posizione anche perché, volendo andare nel particolare, la consegna dei soldi dal figlio alla madre è avvenuta in tre tranche di un valore inferiore al limite consentito dalla legge sui pagamenti in contanti, che è di 2 mila euro”.

 

In un recente passato Adico ha seguito le pratiche di decine di cittadini incappati nella stessa norma e puniti con sanzioni esorbitanti per aver effettuato pagamenti con assegni privi della dicitura “non trasferibile”.

Nella giornata di ieri, giovedì 22 ottobre, sono stati perpetrati dei furti ai danni di alcuni cittadini residenti a San Trovaso (frazione di Preganziol). Per le vittime si tratta già della seconda visita dei ladri, che hanno scassinato i garage, generando paura e insicurezza.

 

Ivan D’Amore, presidente del circolo territoriale di FDI PREGANZIOL, non appena avuta la notizia è accorso sul luogo della vicenda a manifestare la propria solidarietà ai diretti coinvolti.

 

“Più controllo del Territorio e meno slogan” commenta Ivan D’Amore, che in più sedi ha ribadito l’importanza di strutturare la sicurezza dei cittadini sotto ogni profilo. “L’amministrazione comunale è ferma e quasi arresa – conclude – all’idea di combattere questa piaga che affligge la nostra cittadina”.

Ecco Diesel, in tutta la sua fierezza, con la pettorina della Polizia Locale, mentre sembra addirittura sorridere alla fotocamera.

 

È proprio lui il protagonista della vicenda che ieri sera ha portato a compimento un’importante operazione antidroga nel coneglianese, ad opera del comando intercomunale di Polizia Locale di Cimadolmo, Vazzola e Gaiarine, congiuntamente ai Carabinieri di Conegliano.

 

Guidato dall’Agente Rudy Colodet, Diesel ha infatti contribuito in maniera rilevante al ritrovamento di sostanze stupefacenti, quali eroina e cocaina, durante una perquisizione.

 

Diesel è uno splendido esemplare di golden retriever regalato al sindaco di Cimadolmo, Giovanni Ministeri, quando era appena un cucciolo. Ma forse lui ha sempre sentito di essere destinato a cose più grandi. E allora Ministeri, che ha a cuore la sua cittadinanza, ha deciso di donarlo alla Polizia perché potesse essere di ausilio e a protezione della comunità.

 

All’età di cinque mesi Diesel è così entrato nel corpo di Polizia locale dove ora, dopo un percorso di educazione e addestramento, è riconosciuto da tutti come un compagno di squadra speciale.

Dieci anni fa era salito suo malgrado alla ribalta della cronaca perché, tornato nella sua casa Ater di via del Cortivo a Campalto, aveva trovato la porta sigillata a causa di una lunga morosità.

Ora R.F., 62 anni, vive in una residenza per persone non autosufficienti ma si ritrova ad affrontare una nuova “bega”, sempre legata a quella vecchia abitazione. All’uomo, che soffre di una malattia degenerativa, è stata infatti recapitata una raccomandata da parte di una società di recupero crediti – che ha ricevuto il credito da Eni gas e luce – nella quale si richiede il pagamento di una sessantina di fatture per una somma totale di circa 16mila euro. Una vera e propria mazzata per la quale ora la figlia, amministratrice di sostegno dell’uomo, ha chiesto l’intervento dell’ufficio legale dell’Adico, il quale si è già attivato per inquadrare meglio una situazione dai contorni poco chiari.

 

Le pretese economiche, infatti, si riferiscono ai consumi nella casa di via del Cortivo e riguardano un periodo molto lungo: dal 2004 al 2015. “In linea di massima le fatture sono tutte prescritte – sottolinea Carlo Garofolini, presidente dell’Adico. – Non solo. Quelle che si riferiscono agli anni che vanno dal 2010 al 2015 non sarebbero comunque addebitabili all’uomo che nel 2010 si è trovato la porta di casa sigillata e ha avuto solo il tempo di prendere alcuni effetti personali prima di abbandonare definitivamente l’alloggio. Con ogni evidenza la fornitura è rimasta aperta”.

 

Destano perplessità anche alcuni dei pagamenti richiesti dato che certe fatture contestano importi sproporzionati, fino a 450 euro. “Le verifiche naturalmente procederanno senza sosta – conclude Garofoloni – per capire cosa sia successo e perché sia stata inviata una fattura di questo genere al 62enne mestrino. Chiederemo naturalmente l’annullamento di ogni pretesa visto che non ne esistono i presupposti”.

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La Polizia locale ha arrestato un cittadino di nazionalità nigeriana per spaccio di stupefacenti al termine di un’operazione antidroga condotta dal Nucleo Operativo, martedì pomeriggio. Intorno alle 16, nella zona compresa tra via Piave, via Dante e via Cappuccina, una pattuglia ha notato a distanza il contatto tra il pusher, già gravato da un precedente per lo stesso reato nei giorni scorsi, con un cittadino italiano. Dopo un breve colloquio tra i due, gli agenti hanno assistito alla consegna da parte dello spacciatore di tre ovuli contenenti eroina in cambio di una banconota da 50 euro. A seguito dello scambio il tossicodipendente è stato bloccato da una pattuglia e costretto a consegnare le dosi appena acquistate, 1,8 grammi di eroina.

 

 

All’uomo è stata inflitta una sanzione per detenzione di sostanze stupefacenti e notificato un daspo per la violazione del Regolamento di Polizia Urbana. Nel frattempo alcuni agenti in servizio in borghese hanno continuato a seguire i movimenti del cittadino africano, G. E. classe 1998, e dopo aver avuto conferma dalla pattuglia che gli ovuli appena venduti contenessero effettivamente sostanza stupefacente hanno raggiunto il pusher all’uscita del sottopasso che congiunge viale Stazione a via Rizzardi, a Marghera. L’uomo è stato quindi identificato e accompagnato negli uffici della Polizia locale per gli atti di rito. A seguito di perquisizione, lo spacciatore è stato trovato in possesso della somma di 50 euro ottenuta pochi minuti prima dal tossicodipendente e quindi accompagnato nella struttura di accoglienza Città Solare, a Mira, come disposto dal sostituto procuratore di turno. Questa mattina, al termine del processo per direttissima, per il nigeriano è scattata una condanna a 6 mesi e il divieto di dimora nel comune di Venezia.

 

Sempre ieri pomeriggio, a Mestre, gli uomini della Polizia locale hanno sanzionato per detenzione di sostanze stupefacenti un cittadino italiano, S. Z. di 53 anni, sorpreso a fare uso di droga nelle vicinanze di via Tasso. Alla vista degli agenti ha tentato invano di nascondere lo stupefacente, risultato poi essere eroina.

Il fatto è accaduto a Marghera Malcontenta. L’altra sera una giovane minorenne di 15 anni – mentre era con un gruppo di amici – è stata avvicinata da un giovane tunisino che con la scusa di dover fare una telefonata urgente, il quale si è impossessato del suo cellulare fuggendo verso via Bottenigo.
La giovane lo ha inseguito e raggiunto, ma il tunisino le ha puntato una forbice minacciandola e tentando di palpeggiarla.

 

Fortunatamente le voci dei giovani che chiamavano la ragazza hanno impaurito il tunisino che è fuggito verso la vaschette e via Bottenigo.
Scovato mentre si nascondeva dietro a dei containers, è stato identificato dalla Polizia nel frattempo giunta sul luogo. È persona nota per numerosi reati.

 

Gli abitanti di Marghera sono preoccupati della malavita dilagante e chiedono maggiore sicurezza.

Un ventiquattrenne di nazionalità nigeriana, è stato arrestato ieri dal Nucleo operativo e cinofilo della Polizia locale, nella zona di piazzale Bainsizza, a Mestre, con l’accusa di spaccio continuato e aggravato, dopo aver ceduto dosi di eroina a tre ragazzi di giovane età: una diciottenne di Camposampiero e un diciassettenne e una quindicenne, residenti entrambi nel Veneto Orientale.

 

L’ennesimo blitz antidroga compiuto dal Corpo nel Rione Piave è scattato verso le 16, dopo che una pattuglia in abiti civili ha notato il gruppo dei ragazzi a colloquio col nigeriano, giunto da loro in sella ad una bicicletta. Il pusher, in cambio di denaro, ha ceduto due dosi di droga, che teneva nascoste in bocca, dirigendosi poi verso il sottopasso ciclopedonale di via Dante, doveva è stato intercettato da una pattuglia del Nucleo cinofilo, che nel frattempo era stata allertata via radio.

 

Nel frattempo i tre giovani sono stati a loro volta fermati e identificati: la quindicenne, che è stata poi riconsegnata alla madre, giunta in treno a Mestre, in tarda serata, teneva anch’essa l’eroina appena acquistata in bocca.

 

Il cittadino nigeriano, vista la gravità dei fatti (spaccio a minorenni) è stato trasferito direttamente in carcere a Venezia. Il giovane vanta già arresti e denunce per spaccio di sostanze stupefacenti oltre che per vari altri reati (violazione di domicilio, danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale): nel maggio scorso era stato già arrestato, in quel caso a Marghera, dalla Polizia locale.

Un arresto per detenzione di stupefacenti destinata allo spaccio, uno per spaccio di droga e un altro per tentato furto aggravato. Questo il bilancio di tre diverse operazioni effettuate nel pomeriggio di ieri, lunedì 21 luglio, dalla Polizia locale durante il controllo del territorio in terraferma. Ad essere fermati tre uomini di 29, 21 e 26 anni.

 

La prima operazione che ha portato all’arresto del ventinovenne è avvenuta nel pomeriggio nel parco di Villa Tivan, dove una pattuglia radiomobile del Nucleo cinofilo è intervenuta dopo una recente segnalazione di possibili episodi di spaccio nell’area. Gli agenti hanno fermato per un controllo due persone (una delle quali con precedenti per spaccio), che erano sedute sopra un telo appoggiato a terra, vicine ad uno scooter parcheggiato nelle immediate vicinanze. Dopo aver consegnato i documenti e avendo capito che si sarebbe trattato di un controllo approfondito, i due si sono dati alla fuga. Uno di loro, durante la corsa, ha raccolto il suo casco da terra e lo ha gettato dentro al giardino di un’abitazione privata lungo via Terraglio. La sua fuga è stata fermata poco dopo ed è stato recuperato il casco che aveva l’imbottitura modificata per contenere sostanze stupefacenti. Al suo interno sono stati rinvenuti complessivamente una trentina di grammi tra eroina e cocaina, utili per il confezionamento di oltre 80 dosi. L’uomo, dopo l’arresto, è stato condotto davanti al giudice che lo ha condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione e a 4mila euro di multa, con l’obbligo di dimora a Spinea ed il divieto di uscire di casa dalle ore 18 alle 8.

 

La seconda operazione, avvenuta nelle stesse ore, è stata condotta dal Nucleo operativo nel Rione Piave. Gli agenti stavano perlustrando, in abiti civili, la zona compresa tra via Piave e via Dante e, anche con il supporto di videocamere dedicate, hanno notato l’incontro tra un 21enne e un altro uomo di 36 anni con quest’ultimo che, dopo aver consegnato al primo alcune banconote, ha ricevuto tre ovuli di sostanze stupefacenti che ha nascosto in bocca. Il cliente, fermato a debita distanza in via Cappuccina, è stato perquisito e sono stati ritrovati gli ovuli di stupefacente, due di eroina e uno di cocaina. Poco dopo è stato fermato anche lo spacciatore che, a seguito di una breve fuga in bici, è stato bloccato e arrestato e condannato a 1 anno e 8 mesi e 200 euro di multa, con pena sospesa. Il 21enne era stato già sorpreso a spacciare nella zona il primo luglio scorso. Sia lo spacciatore che il compratore sono stati sanzionati con daspo urbano e una multa di 450,00 euro.

 

La terza operazione è stata condotta in serata da una pattuglia della sezione di Mestre e una del Pronto impiego. L’intervento è avvenuto dopo la denuncia di una ragazza che aveva subito il furto della propria borsa nei pressi di un locale in piazza Ferretto. L’autore del furto stava ancora girando in quell’area ed è stato quasi subito individuato. Alla vista degli agenti ha tentato di disfarsi della borsa appena rubata, ma è stato fermato e arrestato. Si tratta del quarto arresto a carico del 26enne, già fermato in passato per furti e atti osceni. L’uomo è stato rimesso in libertà in attesa del processo.

Questa mattina, alle ore 10, in Fondamenta Rio Nuovo a Venezia ha preso il via un sit-in promosso da Forza Nuova, cui hanno preso parte famiglie, partite IVA, indipendentisti, forza nuova e comitati, tutti uniti per esprimere il proprio NO a TSO (trattamento sanitario obbligatorio), scuole lager e isolamento.

 

La protesta è avvenuta davanti alla Regione, per dare un segnale forte contro le recenti dichiarazioni del governatore Zaia.

 

“Le dichiarazioni lanciate in questi mesi dai media e dal governatore hanno contribuito a impoverire la città, vuota di turisti, e a spaventare famiglie e cittadini. – sostengono i militanti scesi in piazza a manifestare. – Isolamento in caso di positività al virus, arresti per chi non si sottomette al test o addirittura TSO sono dichiarazioni che fanno rabbrividire. Doppiamente perché dette da una figura importante come quella di un governatore di regione. Come la mettiamo? Si vuole dare una mano ai lavoratori o si vuole distruggere l’economia italiana? Si vuole andare avanti o si vogliono ancora terrorizzare le famiglie, magari fino a che non usiamo il vaccino comprato a Bill Gates?”.

 

Infine è stata lanciata una invettiva sull’argomento scuola: “I bambini non si toccano. Noi diciamo no a una scuola lager dove i bambini sono costretti a mascherine, misurazioni di febbre, distanziamenti vari e magari, al primo raffreddore, isolamento coatto. Siamo alla follia. Genitori e nonni sono mobilitati per difendere la salute dei loro figli e nipoti che passa prima di tutto da un’educazione alla socialità, ai rapporti con gli altri e al buon vivere. La scuola è maestra di vita e deve favorire la convivenza sociale. Tutto il resto lasciamolo a qualche dittatura lontana dalla nostra Italia”.

 

 

La notte scorsa, mezz’ora circa dopo la mezzanotte, i Vigili del fuoco sono intervenuti in via Brunacci a Marghera per l’incendio di un’autofficina: nessuna persona è rimasta ferita.

 

Le squadre dei pompieri, accorse da Mestre e Mira con due autopompe, due autobotti l’autoscala e quattordici operatori, sono in breve tempo riusciti a circoscrivere le fiamme evitando un incendio generalizzato.

 

Il rogo ha danneggiato alcuni veicoli che si trovavano all’interno e molte attrezzature tecniche. Una bombola di acetilene è stata coinvolta dall’incendio e sono intervenuti gli specialisti del nucleo NBCR (nucleare biologico chimico radiologico) per metterla in sicurezza e iniziare le procedure di bonifica, che sono proseguite anche questa mattina. Le cause dell’incendio sono al vaglio dei tecnici dei Vigili del fuoco.

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