Una mostra collettiva che restituisce un anno di ricerca, sperimentazione e pratiche condivise alla Scuola Piccola Zattere, tra installazioni, performance e nuovi immaginari sonori e spaziali
VENEZIA- Il venerdì 21 novembre 2025, Scuola Piccola Zattere ha inaugurato R.S.V.P. Résonnez, S’il Vous Plaît, una mostra collettiva che riunisce opere e progetti realizzati da Aliaskar Abarkas, Nabil Aniss, Diana Anselmo e dal gruppo Osservatorio Sant’Anna (Maria Eugenia Frizzele e Lemonot). I quattro nomi rappresentano la prima generazione di artisti e ricercatori coinvolti nel programma di residenze e fellowship dell’istituzione nel suo primo anno di attività.
La mostra presenta nuove produzioni – installazioni, sculture, video e opere sonore – nate da percorsi di ricerca autonomi ma anche da momenti di confronto e collaborazione, in dialogo con il programma tematico One Year Score, cardine della progettualità 2024–2025 della Scuola.
Il metodo RSVP: creazione come partitura condivisa
Il titolo della mostra richiama la teoria dei cicli RSVP formulata dall’architetto paesaggista Lawrence Halprin e dalla coreografa Anna Halprin, un sistema di progettazione che valorizza la circolarità, il dialogo e l’ascolto reciproco. Lo score – la partitura – è inteso come strumento operativo e al tempo stesso come linguaggio comune per comunicare processi creativi attraverso tempo e spazio.
Questo approccio risuona profondamente con la missione di Scuola Piccola Zattere, che indaga i modelli pedagogici, sostiene la sperimentazione artistica e promuove la costruzione collettiva del sapere.
Aliaskar Abarkas: il concerto come rituale collettivo
In residenza da settembre a novembre 2025, Aliaskar Abarkas (Isfahan, 1994; vive a Londra) esplora la dimensione somatica e acustica della partecipazione attraverso workshop e performance.
La sua installazione sonora prende ispirazione da Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione di Antonio Vivaldi, indagando la tensione fra individuo e collettività che il concerto mette in scena.
Una serie di vetrate-installazione traduce la partitura vivaldiana nel linguaggio simbolico dei cosmogrammi medievali, rievocando il legame profondo tra musica, ritualità, architettura sacra e comunità.
Nabil Aniss: lo spazio come dispositivo politico e spirituale
La nuova opera video di Nabil Aniss (Meknès, 1990; vive tra Bruxelles e Meknès), Where Architecture Ends, realizzata durante la fellowship di maggio–luglio 2025, indaga il ruolo della Zaouia, luogo di ritiro spirituale e aggregazione comunitaria nella tradizione religiosa marocchina.
Attraverso materiali d’archivio e nuove riprese con la performance del coreografo Bilal Elhad, la video installazione trasforma il corpo nel centro pulsante di un’indagine sul potere trasformativo dello spazio rituale: non un rifugio, ma un campo generativo dove limiti e angoli diventano zone di possibilità, identitarie e politiche.
Diana Anselmo: storie silenziate e ascolti alternativi
La ricerca di Diana Anselmo (Palermo, 1997; vive a Milano) si concentra sulle narrazioni marginalizzate e sui saperi delle comunità Sorde.
Per R.S.V.P. l’artista riconfigura in chiave installativa la lecture-performance Pas Moi, co-prodotta da Scuola Piccola Zattere.
L’opera intreccia storie minori e materiali d’archivio per ricostruire la genealogia tecnologica degli strumenti di registrazione e trasmissione della voce – microfono, telefono, grammofono – mostrando come essi siano stati utilizzati per “curare” o cancellare la sordità. Anselmo invita a sovvertire il paradigma fonocentrico e a interrogare modi alternativi di ascolto, relazione e presenza.
Osservatorio Sant’Anna: architettura come pratica civica
Il collettivo OSA – Osservatorio Sant’Anna, composto dalla curatrice Maria Eugenia Frizzele e dallo studio londinese Lemonot (Sabrina Morreale e Lorenzo Perri), ha trasformato l’ex infermeria militare di Sant’Anna, nel sestiere di Castello, in uno spazio autonomo di sperimentazione civica.
Grazie alla fellowship dedicata agli operatori culturali veneziani, OSA ha avviato nel 2025 workshop partecipativi, dinamiche assembleari, tavole rotonde, ascolti collettivi e performance gastronomiche, generando un laboratorio urbano in continua evoluzione.
In mostra, un archivio aperto racconta metodi, pratiche e scenari futuri immaginati per lo spazio, offrendo una riflessione critica sulla trasformazione civica e comunitaria dell’architettura.
Un anno di Scuola Piccola Zattere e uno sguardo sul futuro
R.S.V.P. è pensata come una restituzione pubblica del primo anno di attività della Scuola: un racconto corale fatto di ricerca, sperimentazione e collaborazione.
Durante l’inaugurazione del 21 novembre è stato presentato anche il nuovo programma di ricerca 2025–2026, con l’introduzione delle future fellowship e dei nuovi formati di programmazione.
L’invito, proprio come nel titolo della mostra, è a risuonare insieme, attivando uno spazio comune di ascolto, partecipazione e immaginazione condivisa.
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