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Lasciando spazio ai nostri stati emotivi più leggeri e rilassati si parte, ecco il Mondiale del Qatar e la “catarsi”. Perché il Campionato del mondo di calcio appartiene al diario della nostra vita.

Tra giugno e luglio con le giornate assolate e lunghe, le interminabili notti magiche, il mundial, i rigori, le testate, le semifinali e le finali, ogni torneo appartiene al pantheon della nostra memoria e pigia sull’acceleratore dei nostri pensieri, delle nostre infinite emozioni.

1934, 1938 ,1982, 2006. Pozzo, Bearzot, Lippi, annate e C.T. che più vispi non si può, capaci di scalare il tetto del mondo, molte volte oltre le critiche e gli ineffabili pronostici.

Pablito che entra nelle reti e nelle case, regola gli umori ancora oggi quando si parla di goal, ma anche le notti del 90 con gli occhi spiritati di Totò Schillaci che poi alla fine non ebbe la fortuna con sé.

Oggi invece è novembre e mentre le giornate risucchiano brevemente il sole quasi fosse una sveltina, il Qatar ci svela un mondiale desueto, nel bel mezzo delle note polemiche, kafkiano per certi versi, surreale. Partendo dal pubblico che sembra arrivato per caso.

E il diario della nostra vita anche quest’anno non si arricchirà di nuovi capitoli, con gli azzurri del Mancio meritatamente a casa stretti nei loro tatuaggi, ma tantè. Nessuna discussione interminabile davanti ad una birra fresca, nessuna previsione di arrivare ai quarti contro il Brasile, nessun cazziatone al tecnico sulla formazione, perché ogni italiano nasce con il ciuccio, il pannolone e i suoi undici della nazionale in tasca.

Niente, tutti davanti alla televisione “aguardereglialtri“ e ovviamente a tifare per qualcheduno, Argentina, Brasile o Francia. Ma anche Spagna o Ecuador, che da stasera ha anche il suo capocannoniere.

Aspettando ovvio, l’ennesima finale ai rigori.

Instacult di Mauro Lama

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