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Progetto di accoglienza per i figli di prigionieri politici bielorussi. La testimonianza di una giovane attivista

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Ospiti per alcune settimane al Centro “Morosini” del Lido di Venezia 23 bambini e 10 adulti, familiari di prigionieri politici bielorussi. Promosso dalla giovane attivista Yukhno e Iscos Toscana, il progetto vede la collaborazione di Cisl Veneto e il sostegno del Comune di Venezia.

Hanno conosciuto Venezia, si sono recati in visita al museo del vetro e a una remiera, tutti hanno visto per la prima volta il mare. Per i ventitré bambini e ragazzi bielorussi ospiti al centro “Francesco Morosini”, al lido di Venezia, questo è stato possibile grazie al progetto di accoglienza per famiglie di prigionieri politici bielorussi promosso da Yuliya Yukhno, attivista dell’Associazione Supolka (Bielorussi in Italia), e da Iscos Toscana. Un’iniziativa che ha trovato la collaborazione e il sostegno di Cisl Veneto, impegnatasi da subito per la sua realizzazione concreta.

Accompagnati da dieci adulti, nella maggior parte dei casi le loro mamme, i minori, che hanno tra i due e i sedici anni, sono stati accolti in Veneto per un periodo di soggiorno che terminerà il prossimo 7 ottobre e li ha visti finora coinvolti in attività ludiche e ricreative.

Per loro una parentesi di serenità – se pure breve –, in cui è anche stato garantito supporto psicologico. Arrivati qui a metà settembre dalla Bielorussia, la Polonia e la Lituania (due tra i Paesi maggiori ospitanti di bielorussi in fuga dalla seconda metà del 2020), sono i familiari di civili arrestati per essersi opposti al regime instaurato da Lukashenko.

Punto di forza del progetto, che gode del patrocinio di Iscos nazionale (ong di Cisl nazionale che da quasi quarant’anni si occupa di cooperazione internazionale), è la partnership virtuosa tra i diversi attori tra i quali si conta pure il Comune di Venezia che ha voluto contribuire per le spese di alloggio e i trasporti.

«Questo progetto è un segno concreto di vicinanza e solidarietà a quanti in Bielorussia stanno combattendo una battaglia per la libertà e la democrazia – spiega Gianfranco Refosco, segretario generale di Cisl Veneto –. Il nostro sindacato, fondato sui valori di solidarietà e di libertà, è da sempre impegnato a sostenere le lotte di liberazione in altri Paesi, in Europa e nel mondo. Ricordiamo anche che, per essersi opposti a Lukashenko e alla sua scelta di sostenere la guerra di Putin contro l’Ucraina, tutti i principali dirigenti del sindacato libero bielorusso sono stati privati della libertà. La nostra solidarietà si rivolge anche a tutti loro».

«Ho potuto raccogliere intorno al progetto grande attenzione e collaborazione concreta, e di questo ringrazio Cisl e Iscos. Rimarrò impegnata perché possa avere in futuro ulteriori sviluppi» assicura la giovane attivista ed ex detenuta politica in Bielorussia Yuliya Yukhno, che racconta: «Il mio cuore batte per la Bielorussia, ma batte anche per l’Italia. Un Paese che ho sempre amato e al quale mi sento molto legata, ma in cui certo non avrei mai pensato di tornare da richiedente asilo politico e in cerca di aiuto per il mio popolo».

La trentatreenne, infatti, era già stata in Italia nel 2011 e nel 2016, nel corso della sua carriera di modella che l’ha portata a viaggiare per molti anni in Europa. La sua vita subisce un cambiamento repentino nel 2020 quando, dopo il suo rientro in Bielorussia a causa della pandemia da Covid-19, Lukashenko “vince” le elezioni presidenziali con la repressione e la manipolazione dei risultati elettorali (presidente non riconosciuto dai Paesi dell’Unione Europea). Scoppia in Bielorussia un’ondata di opposizione da parte dei cittadini, brutalmente soffocata con la forza militare. In quel clima intenso di protesta contro il regime dittatoriale, Yuliya viene arrestata due volte, nel 2021, per essersi unita e schierata durante una manifestazione pubblica. Uscita dal carcere, la giovane continua il proprio impegno come attivista e per questo è stata avviata contro di lei una “causa criminale”. Oggi vive in Italia, a Prato, dove è in attesa di riconoscimento della richiesta di asilo politico inviata un mese fa, mentre il marito vive in Polonia dove sta aspettando lo stato di rifugiato politico.

Una testimonianza, la sua, a cui Cisl e il suo segretario generale Luigi Sbarra avevano dato spazio anche nel congresso confederale, lo scorso maggio.  In Italia, infatti, la giovane attivista è diventata portavoce dei numerosi civili bielorussi fuggiti dal Paese e richiedenti asilo (passati da poco più di 20mila a giugno 2020 a 250mila alla fine dello stesso anno) e delle persone detenute nelle carceri bielorusse per aver protestato contro il regime del presidente Lukashenko: ad oggi se ne contano oltre 1300, secondo i dati ufficiali, ma altre fonti parlano di cifre ben maggiori e drammatiche.

«Tre sono stati i cardini della nostra partecipazione al progetto. L’accoglienza per chi è costretto a lasciare il proprio Paese non essendo lì al sicuro; la solidarietà, quella che ampia abbiamo trovato sul territorio; infine, connesso ad essa, la rete che si è costruita» dice Anna Dalla Tor, presidente dell’Istituzione Centri di soggiorno del Comune di Venezia che gestisce anche il centro “Francesco Morosini”, evidenziando, oltre al supporto dell’amministrazione comunale, la collaborazione di Avm Actv, Alilaguna, Proloco, Municipalità Lido Pellestrina, Club nautico San Marco, Circolo ippico Venezia Lido, Wellnessandfitness, Artsystem, e anche di singoli volontari. «Confidiamo che i bambini e le famiglie ospitati abbiano davvero potuto trovare nel Centro una casa».

Per finanziare il progetto di accoglienza da inizio mese è stata avviata una raccolta fondi presso le diverse strutture Cisl, i lavoratori e i pensionati: in tanti hanno risposto all’appello, e dei 43mila euro complessivi previsti per la copertura dei costi, sono oltre 33mila i soldi già raccolti. Ma è ancora possibile donare per sostenere l’iniziativa con un bonifico bancario a Iscos Toscana (IT60Y0103002800000003892831) inserendo la causale “Per il progetto dei bambini bielorussi”.

Il progetto si muove in continuità con altre iniziative di sostegno al popolo bielorusso da parte di Cisl Veneto, concretizzatosi negli anni scorsi attraverso Iscos Veneto nella raccolta di fondi e beni di prima necessità in aiuto ai profughi in fuga lungo la rotta balcanica.

Questo è il primo progetto che Cisl Veneto e Iscos, mettono in campo per sostenere i profughi bielorussi e la loro lotta per la libertà. Ma continueranno, nei prossimi mesi le attività di sensibilizzazione e sostegno alla resistenza democratica bielorussa e si sta già iniziando a progettare altre iniziative concrete, mirate all’accoglienza e all’inserimento sociale e lavorativo di quanti hanno dovuto fuggire dalla Bielorussia e che scelgono l’Italia come Paese nel quale costruire il proprio futuro.

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