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Ponte Morandi: cinque anni dopo il ricordo delle vittime

3 minuti di lettura

Oggi, 14 agosto 2023, ricorre il quinto anniversario del crollo del ponte Morandi, il viadotto che attraversava il Polcevera a Genova e che si spezzò improvvisamente sotto una pioggia battente, provocando la morte di 43 persone e il ferimento di altre decine. Un evento che ha segnato profondamente la città, il Paese e le famiglie delle vittime, che ancora oggi chiedono verità e giustizia.


Le vittime e i loro volti

Le 43 vittime del crollo erano persone di tutte le età, provenienze e professioni, unite dal destino di trovarsi sul ponte o sotto di esso in quel tragico momento. Alcune erano in viaggio per lavoro, altre per vacanza, altre ancora per andare a fare la spesa. Tra loro c’erano anche tre bambini e una donna incinta. I loro nomi e i loro volti sono stati ricordati in un video realizzato da Telenord, nel quale familiari, amici, personaggi dello sport, della cultura e dello spettacolo e rappresentanti delle istituzioni hanno letto le loro storie e le loro passioni.


Le cause e le responsabilità

Il crollo ha sollevato da subito interrogativi sulle cause e le responsabilità di una strage che si sarebbe potuta evitare. Il ponte, progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi e inaugurato nel 1967, era infatti da tempo oggetto di critiche e segnalazioni per il suo stato di degrado e per i problemi strutturali legati al suo particolare sistema di sostegno con tiranti in cemento precompresso. La manutenzione era affidata alla società Autostrade per l’Italia (Aspi), controllata dalla famiglia Benetton, che ne aveva ottenuto la concessione nel 1999. Un’inchiesta giornalistica ha rivelato che nei 19 anni di gestione privata, Aspi ha speso solo 440 mila euro per la sua manutenzione, pari a 23 mila euro l’anno, contro i 24,14 milioni di euro spesi nei 17 anni precedenti di gestione pubblica. Allo stesso tempo, Aspi ha distribuito ai suoi azionisti miliardi di euro di dividendi, tra cui 2,5 miliardi nel solo 2017.

Per accertare le responsabilità penali del crollo è in corso un processo che vede imputate 58 persone, tra dirigenti e tecnici di Aspi, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, della società Spea Engineering (incaricata dei controlli sul ponte) e della società Fincosit (che aveva eseguito alcuni lavori sul ponte). Il processo si basa su una perizia che ha individuato come causa principale del crollo la rottura di uno dei tiranti in cemento precompresso del pilone 9 del ponte, dovuta a corrosione e fatica del materiale. La perizia ha anche evidenziato gravi negligenze e omissioni da parte degli imputati, che non hanno effettuato adeguati controlli e interventi sul ponte, nonostante fossero a conoscenza dei rischi. Il processo è ancora in corso e si prevede che possa concludersi nel 2024 con la sentenza di primo grado.


La memoria e la solidarietà

Il crollo del ponte Morandi ha lasciato una ferita profonda nella memoria collettiva di Genova e dell’Italia. Per non dimenticare le vittime e per chiedere giustizia, i familiari hanno costituito un comitato, presieduto da Egle Possetti, che ha organizzato diverse iniziative e manifestazioni. Tra queste, la più significativa è stata la celebrazione del primo anniversario del crollo, il 14 agosto 2019, quando i familiari hanno rifiutato di partecipare alla cerimonia ufficiale organizzata dallo Stato e hanno preferito organizzare una propria commemorazione presso il campo sportivo della Valpolcevera, dove sono stati letti i nomi delle vittime e lanciati 43 palloncini bianchi in cielo. Il gesto ha espresso il senso di abbandono e di rabbia dei familiari nei confronti delle istituzioni, che a loro avviso non hanno fatto abbastanza per prevenire la strage e per garantire una giustizia rapida ed efficace.

Il crollo del ponte Morandi ha suscitato anche una grande ondata di solidarietà da parte della cittadinanza e della società civile. Molti genovesi si sono mobilitati per offrire aiuto e sostegno ai soccorritori, agli sfollati e ai familiari delle vittime. Tra le tante testimonianze di generosità e altruismo, si ricordano quelle dei volontari della Croce Rossa, dei vigili del fuoco, dei medici e degli infermieri, dei tassisti e dei ristoratori, dei calciatori e degli artisti. Anche da altre parti d’Italia e del mondo sono arrivati messaggi di vicinanza e di solidarietà a Genova. Tra questi, si ricorda quello di Papa Francesco, che ha inviato una lettera ai genovesi in occasione dell’inaugurazione del nuovo ponte, esprimendo il suo cordoglio per le vittime e il suo incoraggiamento per la rinascita della città.


Crediti fotografici: www.adnkronos.com

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