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All’incirca ottant’anni fa iniziava lo sterminio degli Ebrei da parte del regine nazista tedesco, che per numero di vittime è stato il genocidio più paradossale e assurdo dell’intera storia del mondo.

 

Io mi sono chiesto più volte cosa possa avere spinto Hitler a decidere, ad un certo punto della sua irragionevole e demente carriera politico-militare, la indiscriminata condanna a morte in massa di quel popolo. Non ho trovato una sola risposta che potesse essere razionale per una mente sana come la mia e non malata come quella del Führer e che potesse giustificare quella presa di posizione e quella assurda determinazione che lo portò poi al reale sterminio degli Ebrei.

 

 

 

 

Io trovo che pulizia etnica, motivi razziali o simili affermazioni, non siano altro che delle parole senza senso, usate soltanto per mettere a posto, se possibile, la propria coscienza davanti alla storia. Credo anche che siano delle prese di posizione assurde, frutto di una mente malata e distolta nei confronti dei propri simili. La cosa che rende ancora più efferata quell’azione e più incomprensibile quel comportamento irragionevole, alla nostra intelligenza è che tutto quel processo di morte venne eseguito con una metodologia impeccabile e talmente categorica da mirare scrupolosamente alla distruzione totale del popolo ebreo.

 

L’olocausto e l’annientamento subiti dagli Ebrei non trovano nella storia del mondo altri esempi a cui possano essere paragonati, per le dimensioni e le caratteristiche organizzative e tecniche dispiegate dalla macchina di distruzione nazista per l’occasione. Ebbe inizio nel 1933 con la promulgazione delle funeste leggi razziali, emanate in Italia anche da Benito Mussolini, che si rese consapevole complice di quell’efferato genocidio, e fino al 1945 riuscì a produrre circa sei milioni di cadaveri da bruciare barbaramente interi dentro a dei forni crematori.

 

 

Noi ogni anno onoriamo la memoria delle vittime degli Ebrei perché ritenuti dai nazisti indesiderabili o di razza inferiore a quella ariana che vantavano loro, per motivi politici o razziali, ma non dobbiamo dimenticare lo sterminio di più di altri dieci milioni di persone che furono vittime dell’Olocausto nel resto del mondo, a cominciare dalle popolazioni slave dei Balcani e dell’Europa Orientale e quindi tutti i prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, massoni, minoranze etniche, gruppi religiosi, omosessuali e portatori di handicap mentali o fisici, tutte persone innocenti ed inermi.

 

Per tutti loro purtroppo noi oggi non possiamo fare altro che recitare nel silenzio della nostra mente una preghiera affinché perlomeno riposino in pace in Paradiso.

 

 

A cura di Nuccio Sapuppo

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani vuole porre l’attenzione sulla Giornata internazionale in favore delle Vittime della tortura, che proprio oggi, 26 giugno 2018, compie 20 anni da quando fu istituita dell’Assemblea Generale dell’ONU.

 

“Tale ricorrenza è ancor più importante in quanto il 10 dicembre 2018 si celebrerà il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che all’articolo 5 sancisce nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura, a trattamenti o a punizioni crudeli, inumani o degradanti.
Purtroppo ancora oggi in molti paesi si assiste a persecuzioni, genocidi e crimini di guerra, abusi e torture. Le persecuzioni inflitte spesso sono perpetrate verso gruppi o persone contro in genere non allineate con il potere anche solo ideologicamente. I regimi sia politici, etnici, che religiosi per sopravvivere avranno sempre bisogno del consenso anche se ottenuto con la paura e con pratiche disumane e aberranti come la tortura.

 

Fra pochi giorni ricorrerà un’altra importante data: il 5 luglio prossimo, l’Italia, nazione di Cesare Beccaria, che già nel 1764 scriveva e combatteva contro la pena di morte e tortura nel libro Dei delitti e delle pene, potrà vantare di aver introdotto nel suo codice penale il reato di tortura.

 

In questa nostra riflessione si vuole far focalizzare l’attenzione del mondo della scuola su alcune forme di tortura dei nostri tempi: le psico torture. Si è passati infatti dalle torture rosse, dove il rosso evoca il colore del sangue, alle torture bianche dei giorni nostri, che non sono da meno a quelle perpetrate in passato. Assistiamo quotidianamente a episodi di mobbing, di minacce verbali, sessuali, bullismo e altri fenomeni che creano, in chi li subisce degli stati depressivi e ansiosi, assimilabili a delle vere e proprie torture.

 

All’interno di questo vasto campo delle torture bianche, noi, come docenti volevamo evidenziare la questione del bullismo all’interno delle scuole. È infatti l’ISTAT a lanciare un grido d’allarme, dove in un recente studio, segnala che un ragazzino su due in età tra gli 11 e i 17 anni è vittima di bullismo. Per questo motivo è necessario che scuole, famiglie e forze dell’ordine lavorino in sinergia per educare e controllare i comportamenti dei ragazzi sia reali che virtuali per far si che non si creino spazi liberi senza controllo dove si possa scatenare l’ira di un individuo o di un branco.
Questo nostro auspicio passa anche dalla riaffermazione sociale del ruolo dell’educatore, docente, maestro, che è sempre più lasciato da solo, in balia anch’esso dei bulli.
Nel corso di quest’anno purtroppo c’è stato un’esplosione di fenomeni di bullismo e violenza con docenti coinvolti, di seguito riportiamo alcuni recenti episodi.

Te faccio scioglie’ in mezzo all’acido, te mando all’ospedale, queste parole venivano pronunciate, un anno fa, da uno studente di un istituto tecnico di Velletri alla sua professoressa. Il video è stato diffuso pochi mesi fa.

A Modena, due studenti, lo scorso ottobre, hanno lanciato due cestini dei rifiuti: uno contro un compagno di classe e un altro contro la professoressa che stava spiegando.

A Piacenza, il 30 gennaio uno studente ha picchiato una professoressa.

Sempre a gennaio, ad Avola, nelle scuole superiori si sono verificati due casi in cui i genitori hanno picchiato i docenti.

Il 1 febbraio, a Caserta, in una scuola superiore un alunno ha accoltellato la sua insegnante di italiano sfregiandole il volto.

Il 10 febbraio, a Foggia, in una scuola media un genitore ha picchiato un insegnante.

Ad Alessandria, lo scorso marzo, una supplente disabile è stata derisa e umiliata dagli studenti; anche in questo caso l’episodio è stato filmato con gli smartphone ed è stato diffuso in rete.

Il 5 aprile, a Palermo, un genitore ha picchiato e ferito un professore.

Il 6 aprile, in un istituto tecnico di Torino, dei genitori hanno aggredito un professore.

Sempre ad aprile, a Lucca, iniziava a girare sul web un video in cui un alunno umiliava davanti alla classe un docente e altri compagni filmavano i fatti con lo smartphone.

Infine, il 9 maggio ad Avellino, un alunno ha sferrato un pugno a un insegnante.

 

Il CNDDU vuole ribadire in questo giorno l’importanza dell’istruzione scolastica, affinché attraverso lo studio e la cultura si riesca a spezzare questa opprimente maglia che abbraccia vari aspetti della vita umana: torture religiose, torture a sfondo sessista, razziale, d’opinione e tutte quelle forme di torture psicologiche che colpiscono soprattutto i giovani più deboli e indifesi. Auspichiamo a tal proposito adeguate misure ministeriali e dirigenziali, che riescano a regolamentare l’utilizzo dei dispositivi elettronici (smartphone e tablet), in modo da garantire lo sviluppo di una didattica innovativa e laboratoriale e al contempo preservino i minori e il personale educativo e di sorveglianza dalla gogna del web e delle chat private.

 

Vogliamo a tal proposito dare massima visibilità a un famoso discorso tenuto da una giovane ragazza pakistana di 16 anni di nome Malala, presso il Palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York, dove con una forza dirompente che ha tenuto tutti i grandi capi di Stato e esponenti dei governi di tutto il mondo con il fiato sospeso fino alla fine, ha posto l’attenzione su molti punti fra i quali i giovani, la scuola, la religione e la libertà. Con questa e con altre testimonianze di pari valore noi vogliamo celebrare questo giorno, affinché le nuove generazioni siano impegnate attivamente per combattere l’indifferenza e il nichilismo che ci circonda”.

 

Dal discorso di Malala 2013: “Ci sono centinaia di attivisti per i diritti umani e operatori sociali che non solo parlano per i loro diritti, ma che lottano per raggiungere un obiettivo di pace, educazione e uguaglianza. Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e milioni sono stati feriti. Io sono solo uno di loro. Così eccomi qui, una ragazza come tante. Io non parlo per me stessa, ma per dare una voce a coloro che meritano di essere ascoltati. Coloro che hanno lottato per i loro diritti. Per il loro diritto a vivere in pace. Per il loro diritto a essere trattati con dignità. Per il loro diritto alle pari opportunità. Per il loro diritto all’istruzione.”

Il 26 maggio a Villa Torni le testimonianze dei familiari delle vittime

Sono stati quasi nove al giorno, nel 2016, le vittime di incidenti stradali, come rivelano i dati dell’ultimo rapporto ISTAT. Un dato che nel corso del 2017, sembra sia in preoccupante aumento, superiore al 7 %, nonostante siano calati gli incidenti che nel 2017 erano stati 175.791 incidenti stradali con lesioni a persone che hanno provocato oltre a 3.283 vittime (morti entro il 30° giorno) anche 249.175 feriti.

Sono numeri da bollettino di guerra (ma nel 2001 i morti erano stati oltre 7 mila), una cruda contabilità dietro alla quale però ci sono drammi di genitori che vedono mancare i figli, famiglie spezzate, traumatizzate per il resto della loro vita.

“Ricordare per cambiare” è il titolo ma anche l’obiettivo di un convegno che, patrocinato dal Comune di Mogliano, è stato promosso dall’AVISL, l’Associazione Vittime Incidenti Stradali e sul Lavoro, una onlus il cui scopo principale è l’ assistenza alle vittime di incidenti stradali e loro famiglie. Il convegno si svolgerà presso la barchessa di Villa Torni sabato 26 maggio (9.30), con la collaborazione del Liceo Artistico Modigliani di Padova.

Parteciperanno, dopo l’intervento del Sindaco Carola Arena, coordinati dal giornalista Mirco Cavallin, il comandante della Polizia Locale di Mogliano Veneto, Stefano Forte, che fornirà dati e statistiche sull’incidentalità stradale, il Presidente di AVISL, Domenico Musicco, che si occuperà di aspetti giuridici, il sostituto Procuratore di Treviso, Giulio Caprarola, che parlerà dell’applicazione della legge sull’omicidio stradale.

Se questa parte sarà molto interessante, sicuramente toccante sarà la seconda, nel corso della quale si susseguiranno numerose testimonianze di familiari di vittime di incidenti stradali, a cura di Elisabetta Barbacci che perse un figlio a causa di un incidente proprio a Mogliano Veneto.

 

“Tutta la mia solidarietà ai familiari e ai colleghi di Dragan Zekic, è inaccettabile, oltre che triste, come si debba quotidianamente aggiornare questo bollettino di guerra”. In una nota il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni esprime il proprio cordoglio per la morte dell’operaio croato, da tempo residente a Postioma di Paese, che ha perso la vita in un cantiere navale a La Spezia.

 

La sicurezza nei luoghi di lavoro deve diventare una priorità dell’agenda politica, coinvolgendo tutti gli attori, dalle imprese ai sindacati. Nei primi mesi del 2018 stiamo registrando due morti al giorno: non può e non deve essere questo il ‘prezzo’ della ripresa. La provincia di Treviso ha già pianto nove vittime, inclusi i residenti che hanno perso la vita altrove, persone che stavano semplicemente svolgendo il proprio dovere. 

 

Occorre fare un lavoro serio per costruire una cultura della prevenzione dei rischi e mettere in campo controlli costanti e sanzioni pesanti. Purtroppo in Veneto le cose non stanno andando così: ricordo l’allarme delle stesse Ulss per la carenza di personale degli Spisal dopo la riforma sanitaria. Da oltre un anno il Consiglio regionale ha approvato una mozione all’unanimità per chiedere alla Giunta il loro potenziamento, ma, al di là dei buoni propositi, non è accaduto ancora niente”.

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